Monday, November 29, 2021

VIRGIL ABLOH: IL DESIGNER CHE HA RIVOLUZIONATO LA MODA

“Everything I do is for the 17-year-old version of myself,” sono le parole di Virgil Abloh riportate  da sua moglie in un post su Instagram annunciando la morte del marito che a soli 41 anni ci ha lasciato domenica 28 novembre a causa di un raro tumore al cuore con cui combatteva da due anni, un angiosarcoma cardiaco. 

 Virgil Abloh, il designer del marchio Off-White, acquisito dal colosso LVMH, e della linea uomo di Louis Vuitton, non si definiva un designer ma un "maker", per lui gli abiti non erano indumenti ma simboli, frutto di rimescolamenti creativi tra arte, design e filosofia. infatti l'enorme influenza di Abloh non ha attraversato solo la moda, ma anche l'arte. Attraverso collaborazioni, mostre personali e progetti, Abloh ha contribuito a inaugurare uno stile che sfidava ogni genere e che prendeva in prestito molto dalla storia dell'arte e dalle strade.
Non a caso Virgil Abloh non frequenta un istituto di fashion design, ma si laurea in ingegneria con un master in architettura, lavora come dee jay e come designer di mobili, fino all'incontro con Kanye West, la loro collaborazione con Fendi e nel 2013 la creazione del marchio Off-White grazie anche alla visione e alla imprenditorialità di Davide De Giglio e Marcelo Burlon, co-fondatori di New Guards Group, poi acquistato dai proprietari di Farfetch nel 2019. Il nome Off-White ha un significato preciso: «l’area grigia tra il bianco e il nero come il colore bianco sporco». Grazie alla collaborazione con marchi di ogni genere e all' idea che puoi prendere un design esistente e cambiarlo solo un po', riqualificandolo come nuovo, Abloh, il Marcel Duchamp di questo millennio, ha rivoluzionato completamente i codici della moda. 


Di seguito alcuni pezzi iconici che hanno fatto la storia di Off-White:






Off-White al Met in "America: A Lexicon of Fashion" 
F/W 2020-21


Dall'ultima sfilata Off-White F/W 2021-22

Dall'ultima sfilata Louis Vuitton  F/W 2021-22


Thursday, November 25, 2021

progetto “Anima” per lo scambio culturale tra Italia e Uzbekistan

Progetto “Anima” scambio culturale tra Italia e Uzbekistan con l’Università Europea di Design di Pescara e il Tashkent Institute of Textile and Light Industry per scoprire e apprezzare la cultura tessile uzbeka Nell’ambito del processo di internazionalizzazione dell’Università Europea del Design di Pescara, a fine 2019 è stato firmato un Protocollo d’Intesa (MOU) tra la UED e il Tashkent Institute of Textile and Light Industry (TITLI), con lo scopo di stimolare lo scambio culturale tra Italia e Uzbekistan attraverso la formazione e il reciproco scambio di know-how. In questa ottica l’UED si è subito mossa per integrare, all’interno del corso triennale di Fashion Design, una esercitazione che permettesse agli studenti di scoprire e apprezzare la cultura tessile uzbeka. Il corso di Fashion Lab, di fatti, ha assegnato ai suoi 20 studenti il progetto “Anima” per la creazione di una serie di accessori ispirati alla storia dei tessuti e dei costumi uzbeki. Questo tipo di ricerca e progettazione rientra nell’ambito del concetto di glocalizzazione, che consiste in un nuovo paradigma economico capace di sfruttare al meglio i risultati della globalizzazione ma partendo dalla bellezza e dalle particolarità delle culture locali, valorizzando le differenze stilistico/culturali di diversi popoli per poterli poi portare, grazie alla progettazione e attualizzazione, alla ribalta del mondo globalizzato. La UED e il TITLI iniziano proprio un percorso di questo tipo. Un percorso che è mirato a magnificare le differenti culture, ad averne rispetto e a renderle note a livello globale. Nell’ambito del corso di Fashion Lab (secondo anno di formazione in Fashion Design) è stato assegnato lo sviluppo di un progetto intitolato “Uzbekistan” con l’obiettivo di incentivare una ricerca sperimentale e di decontestualizzazione volta alla progettazione di prodotti innovativi e di tendenza. In questo percorso materiali semplici acquisiscono un significato culturale attraverso l’attribuzione di un linguaggio legato alla cultura uzbeka. Vetro, plastica, legno, carta, vecchi abiti e tessuti vengono così rielaborati dagli studenti dell’UED in nuovi concetti e prodotti capaci di stimolare la loro creatività. Nel processo creativo che si genera è insita la bellezza della trasformazione, di significato e di linguaggio, derivante dal processo di decontestualizzazione degli oggetti che compongono i nuovi prodotti. Il progetto “Anima” è focalizzato sul concetto di sostenibilità, in particolare l’ispirazione è avvenuta dalla triste storia del lago d’Aral, situato alla frontiera tra l'Uzbekistan e il Kazakistan, che si è prosciugato fino a scomparire. Per questo si è deciso quindi di affrontare il tema della sostenibilità, utilizzando materiali naturali come il cotone, il lino e la canapa. Il progetto nasce dall’idea di raccontare l’essenza di un Paese, del quale, apparentemente, siamo meno informati, ma che ha una grande ricchezza sia dal punto di vista storico che artistico. Il design utilizzato dagli allievi si ispira alla cucina uzbeka, alla tipica focaccia obi, che somiglia al pane Naan indiano per la sua forma a disco. Il pane viene considerato sacro grazie ad una leggenda che racconta della passione di ogni nuovo governatore per la creazione di speciali monete. Altro elemento fondamentale da cui si è preso ispirazione sono le lunghe trecce che distinguevano una donna sposata da una nubile. Sono state create borse immaginando che fossero gli occhi e l’anima delle donne, consapevoli dei loro valori, desiderose di una riscoperta della loro identità più profonda. La borsa è stata interpretata con disegni e motivi geometrici caratteristici dell’architettura indo-islamica, che metaforicamente diventano finestre sull’infinito. I colori riprendono le brillanti tonalità del posto: turchese, rosso e smeraldo. L’architettura uzbeka, elemento fondamentale per trarre maggiore ispirazione è stata rivisitata in chiave moderna, destrutturandola e ricomponendola attraverso una sorta di rinascita. Punto di riferimento per le creazioni la piazza del Registan di Samarcanda, simbolo della vita uzbeka e importante centro storico. È proprio dalle tre scuole islamiche, che incorniciano questo ambiente, che parte l’idea alla base della collezione. Se iniziassimo a camminare per le vie dei mercati agricoli di Bazar Sia di Samarcanda ci sembrerebbe di aver posato lo sguardo all’interno di un caleidoscopio: giochi di luci, di colori, di armonie che si mischiano tra loro e creano sempre nuove percezioni. Da qui è nato lo spunto che ha dato vita ad una collezione che è un contenitore di storia. Per quanto riguarda i tessuti e i colori si sono utilizzati il velluto e un tessuto stampato, che riportano colori caldi. I diversi elementi realizzati, inoltre, presentano dei punti luce e delle nappe, elemento tipico della cultura del Paese. Per rappresentare il più possibile la cultura uzbeka si è deciso di utilizzare due materiali che fanno parte della sua terra e della sua cultura: il rame e la lana. Due materiali molto diversi, ma che intrecciati tra loro definiscono un equilibrio perfetto dando vita ad eleganza e positività, rispecchiando quello che è il carattere del popolo uzbeko. Il progetto ha avuto come obiettivo quello di concatenare tra loro tradizione e modernità. In rappresentanza della prima si è voluto riproporre i colori dei mausolei religiosi e dei portali presenti all’interno della città, che ancora oggi conservano il loro fascino inestimabile. Per la seconda invece è stata scelta una delle più rivoluzionarie e innovative tecnologie del XXI secolo ovvero la stampa 3D. Il progetto “Anima”, attraverso le sue creazioni, porta a viaggiare con la mente nel lontano ed affascinante Uzbekistan.






Giulia Tomassini e Luisa Sulpizio

Silvia Bianco e Francesco Venditti

Sveva Venanzie Celine Romano


Monday, November 22, 2021

NEXT TREND IT WAS A 90's TREND

Fashion is going back to the 1990s,the return of the low waist trend made its appearance on the catwalks last September during Spring/Summer 2022 Fashion Week.
Let's check the low rise mini skirt from latest catwolks here below:
 


Miu Miu

Christian Dior

Blumarine

N.21

Versace

 

Friday, November 19, 2021

BASIL KINCAID -The Rolling Fields to My House

Spinto dalla voglia di comprendere la trama della propria identità personale e culturale all'interno della diaspora africana, filtrata dalle sovrastrutture della sua esperienza americana, l’artista Basil Kincaid (1986, St. Louis, Missouri) debutta con un corpus di opere inedite presso la sede milanese della Galleria Poggiali nella sua prima mostra personale italiana dal titolo The Rolling Fields to My House. Attraverso collage, fotografie, installazioni, performance e soprattutto con la tecnica del quilting (assemblaggio di frammenti di trapunte) – realizzate con materiali trovati, recuperati e donati – Basil Kincaid interroga i costumi sociali mentre disegna tessuti culturali alternativi. L'intraprendenza e la libertà di immaginazione emergono come componenti critiche per un’ideale liberazione dello spirito, così da co-creare luoghi che stimolino la memoria ancestrale dell'amore inteso nella sua accezione di libertà insita in noi al fine di attivare spazi che partecipino alla liberazione condivisa su scala locale e globale. The Rolling Fields to My House utilizza la pratica del “world building” ovvero della creazione di un mondo immaginario completamente nuovo per creare un senso di appartenenza. Le trapunte, le sculture e i disegni esposti in mostra rappresentano un linguaggio interno che l’artista ha coltivato per creare un luogo che avesse senso per l'unico ragazzo nero in una classe di coetanei bianchi. Il trasferimento di Kincaid in Ghana nel 2020 gli ha permesso di rivisitare mondi precedentemente sviluppati e realizzarli in nuovi formati. L'entità nera che appare in queste opere rappresenta una versione ancestrale di sé stesso e dell’osservatore; un testimone onnisciente in sintonia con tutte le versioni di sé attraverso le proprie dimensioni esponenziali. Probabilmente un corpo da sempre presente che ha pianificato di incontrare ed esplorare la natura policromatica dell'identità nera diasporica su vari terreni, questa volta sul suolo italiano. In tutto il suo lavoro, Basil si concentra su come il luogo in cui ci troviamo modelli la nostra prospettiva, la nozione di appartenenza e il modo in cui ci percepiamo. Il suo lavoro è composto principalmente da materiali trovati o donati che hanno un grande significato emotivo per coloro che un tempo li hanno apprezzati. La pratica della trapuntatura ha una lunga storia nella sua famiglia che si tramanda da oltre 7 generazioni. Il quilting, all'interno della tradizione culturale nera, è sempre servito come uno spazio rivoluzionario di gioia, coraggio e comunità in diretto contrasto con la sottomissione sociale e finanziaria. “È un modo per onorare i miei predecessori mentre affronto le domande e le preoccupazioni su dove sono, siamo, oggi. – Afferma Basil Kincaid – È un modo per restaurare e ricostruire con l'intraprendenza insita dentro di noi.” 
 Basil Kincaid è fra gli artisti selezionati da Yinka Shonibare per la mostra estiva presso la Royal Academy of Arts di Londra dal titolo 'Reclaiming Magic' in programma dal 22 settembre 2021. 

Galleria Poggiali | Milano 
 Foro Bonaparte 52, Milano

Prorogata fino al 23 dicembre 2021









Wednesday, November 17, 2021

PHOTO VOGUE FESTIVAL 2021: Annabel Elgar. La sicurezza degli oggetti

Milano - In occasione del Photo Vogue Festival 2021, in programma a Milano dal 16 al 19 novembre, Nonostante Marras, in collaborazione con Metronom, presenta la mostra Annabel Elgar. La sicurezza degli oggetti, a cura di Marcella Manni, aperta al pubblico dal 18 novembre 2021 al 10 gennaio 2022. All’inaugurazione sarà presente l’artista. 
 La mostra personale di Annabel Elgar si colloca al confine tra realtà e finzione, come il suo lavoro: l’artista parte da uno spazio completamente vuoto, che via via va popolandosi di oggetti, trovati o realizzati dall’artista, che abitano il luogo e interagiscono tra loro in modi spesso imprevisti. Le venticinque opere originano da questa composizione un meticoloso e preciso percorso di ricerca che impiega spesso mesi per essere compiuto. Gli oggetti che Elgar realizza, vere e proprie sculture, o gli elementi installativi che costituiscono le scene sono elementi quotidiani di vite immaginate, in cui i protagonisti non compaiono se non nelle tracce che lasciano. Luoghi abbandonati, anonimi che possono essere trasformati in qualcos’altro. Un ‘bricolage allegorico’ che dà forma all’immaginazione, spesso disturbata, di personaggi altrettanto immaginari, tra mito e leggenda: il culto dei russi che si rintanavano nelle grotte perché convinti dell’imminente Armageddon o coloro che vedono espressioni del satanismo nei codici a barre dei supermercati. I protagonisti ci sono ma sembrano voler essere altrove, in un tempo sospeso tra il presente e un passato che sa di fiaba ma anche della cronaca nera dei quotidiani, con dettagli sempre avvolti dal mistero. Sono appunto gli oggetti il fulcro della pratica di Elgar, sia che si formalizzi in fotografie, ricami o installazioni: gli oggetti scolpiti, fotografati, ricamati su tele o assemblati, hanno in comune un approccio alla ricerca che sta a metà tra l’ossessività del trovarobe e la perizia dell’artigiano. Un castello di pane, un unicorno intagliato nel sapone, portauova schierati a battaglione, domestici banchi da lavoro… 
Le opere di Annabel Elgar sono frutto di fantasie che l’artista compie su questi stessi oggetti, fantasie che consentono di passare dalla monotonia della vita quotidiana degli immaginati protagonisti ad una dimensione diversa, ulteriore, come se con il lavorare su questi quasi piccoli trofei, si possa compiere una sorta di evasione da esistenze monotone e socialmente disturbanti. 
 Lo spazio di NonostanteMarras si popola dei personaggi e delle storie che Elgar costruisce e racconta, in una sorta di infinta e autogenerante possibilità narrativa, storie enigmatiche che sembrano opporsi, volutamente con garbo e ironia, a ogni tentativo di soluzione.








Saturday, November 13, 2021

GENIUS LOCI - EXHIBITION

Bergamo - Ha inaugurato ieri,venerdì 12 novembre, alle ore 18, Genius Loci, una nuova mostra promossa dalla Fondazione Bortolaso Totaro Sponga e curata da Giovanni Berera, al primo piano del Palazzo del Teatro Nuovo di Bergamo, luogo di indiscusso fascino, non più accessibile al pubblico e che tornerà ad accogliere eccezionalmente i visitatori fino a domenica 28 novembre. 
In mostra opere di Italo Chiodi, Hannah Quinlivan e Guido Nosari De Danieli. Frammenti e memoria si intrecciano indissolubilmente in una mostra che indagherà profondamente l'essenza di uno spazio tanto importante per la città, già centro vitale di produzione culturale. 
 Genius Loci 
 Palazzo Teatro Nuovo Bergamo 
 dal 12 al 28 novembre 2021

Quinlivan, Polyrhythm
ph. E. Kilicarslan

Chiodi, Nei blu oltremare
ph E. Kilicarslan

Nosari, LA Stardust Night e Particolare 
 ph. E. Kilicarslan

Quinlivan, Polyrhythm
ph E.Kilicarslan

Friday, November 12, 2021

TREND: Spacchi, incroci, oblò, cut out

Balmain  -  Christian Dior

Courreges  -  Monot

Valentino  -  Giambattista Valli

Marni  -  Nina Ricci

Nensi Dojaka  -  N.21

Rckh  -  Philosophy di Lorenzo Serafini

Versace  -  Roberto Cavalli

Rick-Owens  -  Victor Glemaud

Stella Stella McCartney  -  Saint Laurent

alvatore Ferragamo  -  Supriya Lele