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Wednesday, May 15, 2019

CUORI DI CRISTALLO

Nel 2018, RvB Arts ha lanciato il suo progetto MANI, acronimo di Manualità Armonia Narrazione Italiana con il quale voleva affermare un'identità incentrata sui giovani artisti in cui il rapporto con le radici nella tradizione artistica italiana e i suoi “mestieri” è sempre fonte di nutrimento.
 Quest’anno, per la seconda edizione della manifestazione, RvB Arts ha scelto di presentare la mostra personale di Giuliano Macca, un emergente artista siciliano che con il suo lavoro rappresenta perfettamente i punti cardine che hanno guidato le scelte curatoriali della galleria fin dal principio. Cuori di Cristallo è il titolo scelto da Macca (Noto, 1988) per la sua nuova, inedita collezione di ritratti. Macca non si sofferma solo sulle caratteristiche fisiche che contraddistinguono ciascun individuo; si concentra anche sugli aspetti intimi, nascosti ed emozionali, facendo così affiorare in superficie una realtà interna altra, che, con la sua forza, delinea gli sguardi e scolpisce gli zigomi. Dallo sdoppiamento dell’immagine e attraverso la moltiplicazione degli occhi cogliamo la complessità dell’identità, costituita da vari elementi che coesistono. I suoi ritratti introspettivi mettono a nudo la persona; la neutralità dello sfondo ne accentua la solitudine e allo stesso tempo il pathos e la fragilità – il cuore di cristallo.

Dal 16 maggio al 2 luglio 2019.
RvB Arts - Via delle Zoccolette 28,
 00186 Roma






Tuesday, April 16, 2019

DAVID LACHAPELLE + AFTERMODERNISM

Roma - Mercoledì 17 aprile 2019, alle ore 18.00, inaugurano due importanti mostre nei due spazi espositivi che animano da qualche anno piazza Borghese.
 La Galleria Mucciaccia presenta il notissimo artista americano David LaChapelle in una mostra che celebra la sua carriera, dagli esordi agli ultimi lavori. La galleria Mucciaccia Contemporary, invece, dà avvio a una nuova sfida, esponendo in Italia un inedito gruppo di artisti internazionali riuniti dal grande collezionista americano Hubert Neumann sotto la sigla AFTERMODERNISM: il primo capitolo di questa serie di mostre è dedicato a James Busby e Justin Samson. Le due esposizioni, che hanno ricevuto il patrocinio dell’Ambasciata degli Stati Uniti in Italia, si propongono come vetrina sull’America odierna, una singolare analisi sull’evoluzione dell’arte contemporanea e sull’approccio del collezionismo attuale.

 Galleria Mucciaccia 
David LaChapelle Trentaquattro opere in mostra ripercorrono tutta la produzione del grande artista americano, a partire dagli anni Ottanta, quando si allontana dal mondo dei rotocalchi e della pubblicità per avvicinarsi all’arte, fino alle opere più recenti. Atmosfere hawaiane, paesaggi inaspettati, figure mitologiche e suggestioni oniriche, popolano le opere di LaChapelle, in una mostra che procede a ritroso nel tempo: dagli ultimi lavori, New World, Lost and Found e Behold, suggestive foto scattate nel 2017 nell’incontaminata foresta pluviale delle Hawaii, dense di misticismo e spiritualità, a quelli meno recenti, realizzati a Los Angeles, come i due grandi pannelli della serie Aristocracy (2014), della monumentale Showtime at the Apocalypse (2013), il famoso ritratto di Natale della famiglia Kardashian, dei Landscape, delle floreali Earth Laughs in Flowers e di Rape of Africa (2009), un’opera provocatoria contro la violenza subita dal continente africano, che dà il titolo all’omonimo progetto presentato nel 2008. Del 2007, l’anno di svolta della produzione di Lachapelle, è la serie The deluge e After the deluge, ispirato dalla visione della Cappella Sistina. Il riferimento al capolavoro michelangiolesco si mescola a quello di marchi della società dei consumi, generando una visione apocalittica con un finale dove oggetti, opere d’arte e persone appaiono sommerse dall’acqua, come in Cathedral, Statue e Awakened. Concludono l’esposizione la serie di fotografie realizzate tra il 1984 e il 2009 che guardano al mondo dello spettacolo e delle star di Hollywood, come i tre ritratti di Michael Jackson che ne celebrano la beatificazione mediatica, quello hollywoodiano di Faye Dunaway in Day of the Locust (1996), Dynamic Nude e l’unica fotografia in bianco e nero scattata a New York: Good News for Modern Man del 1984.
Dal 18 aprile al 18 giugno 2019

 Mucciaccia Contemporary
AFTERMODERNISM. A Perspective on Contemporary Art. Chapter 1. James Busby - Justin Samson 
 La Galleria Mucciaccia Contemporary apre al pubblico la mostra Aftermodernism. A Perspective on Contemporary Art. Chapter 1. James Busby - Justin Samson, a cura di Cesare Biasini Selvaggi. Con dieci opere di James Busby (Rock Hill, SC, USA, 1973) e quindici di Justin Samson (Milford, CT, USA, 1979), il progetto espositivo intende presentare in Italia un nuovo gruppo di artisti internazionali (prevalentemente americani o residenti in USA, ma con una discreta presenza anche di europei) riuniti sotto la sigla AFTERMODERNISM, da parte di uno dei più grandi e singolari collezionisti del nostro tempo, Hubert Neumann. Ottantasettenne con una passione smodata per l’arte contemporanea ereditata dal padre Morton, Neumann possiede una raccolta di oltre 2.600 opere (molte delle quali capolavori) del Cubismo, Astrattismo europeo, Scultura d’avanguardia, Espressionismo Astratto americano, Pop Art e Graffitismo, di alcuni dei più importanti artisti del XX secolo. Tra questi Picasso, Léger, Miró, Kandinsky, Kline, Giacometti, Dubuffet, Rauschenberg, Lichtenstein, Haring, Basquiat, Koons, solo per citarne alcuni. L’unico filo conduttore su cui si basa questa straordinaria collezione è la conoscenza diretta degli artisti. Dotato di un fiuto eccezionale come il padre, Neumann ha continuato a selezionare, all’albore dei loro esordi, artisti che sarebbero poi diventati di fama internazionale. Negli ultimi anni la sua attenzione di collezionista si è focalizzata su un gruppo di artisti (per lo più generazione anni Settanta, Ottanta e Novanta), attualmente una quarantina in tutto, in cui Neumann ravvisa quella che per lui è una vera e propria nuova corrente artistica su cui investire, definita appunto AFTERMODERNISM, di cui James Busby e Justin Samson sono i primi esponenti a essere presentati in Italia.
 Dal 18 aprile al 29 giugno 2019

DAVID LACHAPELLE










JAMES BUSBY




JUSTIN SAMSON





Monday, April 15, 2019

COMPOSIZIONI DA SCOMPOSIZIONI - LUCA ZARATTINI

Composizioni da Scomposizioni, da domani la mostra personale di Luca  Zarattini a Roma presso RvB Arts.

Le ultime opere di Luca Zarattini evidenziano in modo particolare il processo con cui sono state eseguite, indipendentemente dalle sembianze che hanno assunto nel loro divenire. L'aspetto finale appare quasi come un “accidente”, o una scoperta in fieri, frutto di una visione dove si mescolano il caso e il caos - dalla loro armoniosa articolazione e gestione scaturiscono forme compiute e riconoscibili; in una parola, l'ordine. Ma ciò che avviene prima di questa rivelazione è altrettanto importante e consiste nel riutilizzare le proprie opere, dando loro una nuova veste: dalla frammentazione (letterale) e reinterpretazione del proprio passato emergono originali composizioni, fatte di strati di carte dipinte, strappate e incollate. Lentamente, una forma inaspettata si assembla per addizione, tra echi pasoliniani e omaggi a figure chiave dell'arte del Novecento, come Van Gogh. Un nuovo mondo prende vita dalla riorganizzazione della materia.




Friday, June 2, 2017

I PESCI NON PORTANO FUCILI (FISH CANNOT CARRY GUNS)- MACRO ROME

The Alfredo Pirri's exhibition I pesci non portano fucili ( fish cannot carry guns) was extended until September 3, 2017 at the MACRO Testaccio.
 The exhibition brings together 50 of the most important and meaningful works made by the artist throughout his career, from the 1980s to the present, emphasising his rhythmic alternation between fluidity and firmness, where rapid technique changes become an allegory of a mental time, marked by the elements that have always distinguished the artist’s research: space, colour and light. “This exhibition,” as the curator Ludovico Pratesi states, “allows for a comprehensive and reasoned reading of Alfredo Pirri’s complex research, through an itinerary structured as if it were a work of art itself. The space of the Macro Testaccio is interpreted by the artist so as to emphasise the fundamental components of his thought, to invite the visitor to share an immersive experience, playing on the harmony between space, light and colour.” The exhibition opens with a work the artist created during his months of research in a temporary studio set up at Nomas Foundation: Quello che avanza (That Which Advances, 2017), conceived as a continuation of the research on light and colour that has always characterised his practice. Made up of 144 prints, the work is the result of his investigation on the technique of cyanotype, which allows the creation of large-scale photographic images off-camera, characterised by intense variations of blue. Of these prints, 130 testify to the phases of production of a work and the residuals produced by it, while 14 are the result of a unique procedure, with the use of feathers impressed directly onto sheets prepared with chemical substances and exposed to UV rays. Among the other selected works, there is also Gas (1990), which combines conceptual and minimalist elements, and whose title evokes the invisible matter that crosses and fills the surrounding space; Squadre plastiche (Plastic Teams, 1987-88), with their immobility as mute witnesses and at the same time their painted colours, which reverberate on the wall like live energy; Verso N (Towards N, 2003), an installation in which fragments compose an imaginary horizon, a spiritual landscape crossed by beams of light that radiate into space, reflecting the colours of the painting; La stanza di Penna (Penna’s Room, 1999), made up of book covers arranged to create an urban skyline, a landscape bathed in dim light that recalls the colours of the sunset. As a link between the two sections, the work Passi (Steps) acts as a threshold. This is a site-specific installation made up of mirrored floors that crumble under the footsteps of the artist and the viewer, creating deformed narratives that promote a dialectic dialogue with the surrounding space, its nature and its history.

 Ãˆ stata prorogata fino al 3 settembre 2017 la mostra di Alfredo Pirri al MACRO Testaccio, i pesci non portano fucili, la prima antologica dedicata all’artista curata da Benedetta Carpi De Resmini e Ludovico Pratesi e promossa da Roma Capitale.Il titolo del progetto è stato scelto dallo stesso Pirri in omaggio all’opera The Divine Invasion di Philip K. Dick (1981), in cui l’autore immagina una società disarmata e fluida come il mare aperto dentro il quale immergersi e riemergere dando forma ad avvenimenti multiformi. L’esposizione riunisce 50 opere tra le più importanti e significative realizzate dall’artista nel corso della sua carriera dagli anni ‘80 ad oggi, sottolineando l’alternarsi ritmico di fluidità e fissità, dove i repentini mutamenti di tecnica diventano allegoria di un tempo mentale, scandito dagli elementi che da sempre contraddistinguono la ricerca dell’artista: lo spazio, il colore e la luce. Apre la mostra l’opera che l’artista ha realizzato nei mesi di ricerca all’interno del laboratorio allestito alla Nomas Foundation: Quello che avanza (2017). Costituito da 144 stampe, il lavoro è frutto di una ricerca sulla tecnica della cianotipia, che consente di realizzare immagini fotografiche off-camera di grandi dimensioni, caratterizzate da intense variazioni di blu. Tra le altre opere scelte, Gas (1990), lavoro che combina elementi concettuali e minimalisti, capace già nel titolo, di evocare una materia invisibile che attraversa e riempie lo spazio circostante; le Squadre plastiche (1987-88), con la loro immobilità di testimoni mute e contemporaneamente la loro pittura che si riverbera sulla parete come energia viva; Verso N (2003), installazione in cui i frammenti costruiscono un orizzonte immaginario, un paesaggio spirituale attraversato da fasci di luce che si irradiano nello spazio riflettendo i colori della pittura; La stanza di Penna (1999), costituita da copertine di libro disposte in modo da creare uno skyline urbano, paesaggio bagnato da una luce diffusa che ricorda i colori del tramonto. A fare da raccordo tra le due sezioni l’opera Passi, che assume la valenza di una soglia. Si tratta di un’installazione site specific costituita da pavimenti di specchi che si frantumano sotto i passi dell'artista e dell'osservatore, creando narrazioni deformate che promuovono un dialogo dialettico con lo spazio circostante, la sua natura e la sua storia.
















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