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Wednesday, May 13, 2026

THE FEDERATION OF MINOR PRACTICES

Il Padiglione bulgaro - The Federation of Minor Practices - è concepito come sede di un laboratorio di ricerca ipotetico che opera nell'ambito di un immaginario politico orientato alla cura. Proiettato oltre il presente, il padiglione guarda all'inizio del XXI secolo come al momento in cui sono diventate visibili per la prima volta le condizioni di questo futuro.

Il recente passato di questa formazione è presentato attraverso quattro film realizzati appositamente per l'occasione:

- “UWU Channel Radiance” di Gery Georgieva, che mobilita miti e profezie digitali per mettere in discussione i regimi di identità, piacere e verità mediata.
- “Spray and Pray” di Veneta Androva, un'opera che esamina le infrastrutture della disinformazione attraverso l'ecologia dei “mushroom websites” e dei sistemi algoritmici.
- “Geography Is Destiny” di Rayna Teneva Ã¨ un nuovo film che ripercorre l'intreccio tra lavoro, cura e violenza nella Valle delle Rose che circonda la città bulgara di Kazanluk, dove la raccolta delle rose coesiste con la produzione di armi.
- Il lavoro in corso di Maria Nalbantova presso la palude di Dragoman in Bulgaria si sviluppa come una pratica a lungo termine di cura ecologica, che combina ricerca artistica, manutenzione ambientale e registrazione di narrazioni locali umane e non umane.

Pensato come un ambiente interattivo basato su un videogioco, The Federation of Minor Practices raccoglie i segnali dei quattro film e li attiva attraverso il gioco come pratica di orientamento collettivo. Dal punto di vista di un futuro immaginario, il Padiglione appare come un primo laboratorio di sperimentazione, dove atti condivisi di attenzione, cura e gioco hanno iniziato a costruire un'immaginazione politica post-sovrana.

La curatrice Martina Yordanova afferma: “Il Padiglione non propone un futuro. Sostiene le condizioni attraverso le quali i futuri iniziano a prendere forma collettivamente, con attenzione e cura”.

La commissaria Dessislava Dimova, Galleria Nazionale di Sofia, sostiene che: “The Federation” è un audace progetto curatoriale che intreccia le pratiche di quattro artisti che non hanno mai lavorato insieme prima d'ora in una narrazione condivisa. Il padiglione segna la quarta partecipazione consecutiva della Bulgaria alla Biennale Arte negli ultimi anni. Stiamo costruendo una forte presenza a Venezia attraverso progetti che testimoniano la vitalità della scena artistica bulgara e la sua consapevolezza della nostra responsabilità storica nel presente.



Tuesday, May 12, 2026

EglÄ— BudvytytÄ— - Animism sings anarchy -Biennale di Venezia

 Alla 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia del 2026, EglÄ— BudvytytÄ— rappresenta la Lituania, presentando la nuova installazione filmica multicanale animism sings anarchy. L’opera è esposta alla La Fucina del Futuro, Castello 5063/B, 30122 Venezia. 

Il progetto è stato commissionato dal Lithuanian National Museum of Art, sotto la guida della Commissaria Lolita JablonskienÄ—, direttrice della National Gallery of Art, una suddivisione del Lithuanian National Museum of Art. La curatela è affidata a Louise O’Kelly, curatrice indipendente con base a Londra e direttrice fondatrice di Block Universe, importante festival internazionale di performance art ed ente committente. EglÄ— BudvytytÄ— è un’artista con base tra Vilnius e Amsterdam che lavora all’intersezione tra arti visive e performative. La sua pratica, che spazia dal canto, video e performance, esplora il potere persuasivo della collettività, della vulnerabilità e delle relazioni permeabili tra corpi, pubblico e ambiente.

Girato in 16mm, animism sings anarchy Ã¨ un tentativo performativo e poetico di tradurre la ricerca archeologica e i suoi materiali in canti, emozioni, movimenti e stati alterati di coscienza. Il film attinge alle ricerche dell’antropologa e archeologa lituana Marija Gimbutas sulle società neolitiche matrilineari e animiste – fonte di ispirazione per artisti, accademici ed ecologisti legati al femminismo della seconda ondata. Le riprese si sono svolte nel sud-est dell’Italia, nei pressi di Grotta Scaloria, sito di un culto neolitico dell’acqua dove Gimbutas condusse scavi alla fine degli anni Settanta. Proseguendo una pratica che lavora attraverso il corpo e in relazione al luogo, BudvytytÄ— struttura le scene del film intorno a interni museali e a un tratto di costa pugliese popolato da grotte antiche e luoghi di sepoltura acquatici. Modellate da questi luoghi, le sequenze si dispiegano come movimenti rituali: una forma di preghiera animista che ancora la coreografia al paesaggio e ai resti del passato. Facsimili di divinità antropomorfe – sotto forma di figurine stampate in 3D e modeste fotocopie – offrono un locus devozionale per coreografie tenere e tremanti: gesti che evocano stati alterati di trance, estasi e compassionevole resa.

La Curatrice Louise O’Kelly ha dichiarato: “Sono onorata di lavorare con EglÄ— alla creazione di questa nuova importante opera, uno dei suoi lavori più ambiziosi e significativi fino a oggi. Girato per la prima volta in 16mm, animism sings anarchy carica di possibilità anarchiche i reperti archeologici, le melodie polifoniche e le coreografie tremanti. Nel processo di collaborazione con la sua comunità di creativi, sento che sta maturando qualcosa di speciale: una medicina quanto mai necessaria per i nostri tempi”.




Sunday, May 10, 2026

Scotland + Venice: Bugarin + Castle- SHAME PARADE

 

Per la 61ª Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, Scotland + Venice presenta Shame Parade degli artisti Bugarin + Castle

con base a Glasgow, a cura di Mount Stuart Trust.

 

La mostra sarà visitabile da sabato 9 maggio a domenica 22 novembre 2026 presso Olivolo, Castello 59/C 30122, Venezia e tornerà poi in Scozia per essere presentata presso il Mount Stuart Trust, sull’isola di Bute, nell’estate 2027.

Saturday, May 9, 2026

Ronald Ventura: Luna | Collateral Event of the 61st International Art Exhibition – La Biennale di Venezia

 In occasione della 61ª Esposizione Internazionale d’Arte - La Biennale di Venezia, l’artista filippino Ronald Ventura - una delle principali voci del Sud-est asiatico - presenta “Ronald Ventura: Luna”, una mostra di grande scala che riunisce più di una dozzina di opere di nuova realizzazione. La mostra, curata da Ruel Caasi e promossa dalle istituzioni organizzatrici MUSE Science Museum Trento e Castel Belasi – Contemporary Art Center for Eco Thought, si sviluppa come Evento Collaterale di Biennale Arte 2026, “In Minor Keys”, della compianta Koyo Kouoh, per mettere in scena un vivido dialogo tra Venezia e Malabon - due comunità modellate dall’acqua, legate da maree, commercio, memoria e vulnerabilità ecologica.

Concepita come un intervento site-specific presso Docks Cantieri Cucchini, “Ronald Ventura: Luna” offre una riflessione attuale sui processi di sedimentazione interculturale e sulle loro ramificazioni storiche così come socio-ecologiche. Il nuovo corpus di opere prosegue così l’esplorazione sfaccettata dell’artista della realtà culturale vissuta quotidianamente nelle Filippine, mettendo il villaggio di pescatori di Malabon in dialogo con la città di Venezia. L’acqua come forza ambigua - capace sia di sostenere sia di distruggere la vita - agisce come ponte tra i due luoghi, il cui passato, presente e futuro distinti sono strettamente legati all’elemento circostante. Le maree che si abbassano e si innalzano, orchestrate dalla luna, diventano lo sfondo di una meditazione su come le realtà locali possano risuonare con questioni globali. Simbolo mitologico e riferimento spirituale, il corpo astrologico emerge come fulcro di “Ronald Ventura: Luna”, mentre Ronald Ventura esplora il motivo della luna attraverso pittura, scultura e installazione. Sopra l’acqua, la luna presiede, elevandosi come un arco narrativo che collega Malabon e Venezia.

Assemblando nuove opere attraverso diversi generi - dai dipinti a olio ai disegni a carboncino, dalle composizioni scultoree in resina alle sculture in vetro di Murano, accanto a installazioni video - Ronald Ventura crea un ambiente immersivo per dare una voce visivamente intrigante agli strati e ai livelli della storia, le cui implicazioni hanno continuato a plasmare gli intricati intrecci identitari dello stato insulare. Lo spazio dell’ex cantiere navale diventa così il palcoscenico per una riflessione su questioni pertinenti legate all’ecologia della natura acquatica delle due città, e funge da punto di partenza per ulteriori riflessioni. Materia, memoria e metafora si raccolgono e si fondono in una narrazione, parlando attraverso i frammenti di un quotidiano carico di storia il cui presente frammentato risiede negli archivi di un corpo celeste sopra le geografie di due luoghi immersi nell’acqua.

Nel suo cuore, “Ronald Ventura: Luna” si dispiega dunque come una contemplazione sull’interconnessione. Da Venezia, punto d’incontro di culture e commerci, a Malabon, microcosmo della sopravvivenza precaria delle Filippine, Ronald Ventura affronta una delle questioni più urgenti di oggi: la connessione perduta tra la società moderna e i ritmi e valori essenziali della natura, attraverso una stratificazione accurata di linguaggi visivi divergenti. Il fotorealismo sfuma nella grandiosità rinascimentale mentre i cartoni animati dialogano con i detriti testuali del riferimento classico. Un pastiche di riferimenti come cenno alla complessità dell’identità contemporanea.










Saturday, April 20, 2024

LA BIENNALE DI VENEZIA: PADIGLIONE ITALIA - DUE QUI / TO HEAR

Si intitola Due qui / To Hear il progetto espositivo per il Padiglione Italia alla 60. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia (20 aprile – 24 novembre 2024), promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura. A cura di Luca Cerizza(con l’assistenza di Francesca Verga), il progetto ha il suo nucleo centrale in una grande installazione sonora e ambientale dell’artista Massimo Bartolini, che torna alla Biennale dopo la partecipazione al Padiglione Italia alla Biennale Arte 2013. In un’attenta relazione con il contesto espositivo, Due qui / To Hearpropone un itinerario attraverso tutti gli spazi del Padiglione Italia, incluso il giardino di pertinenza, in cui l’alternarsi di vuoti e pieni, di movimenti e soste, conduce a incontri inaspettati con opere e installazioni di natura sonora e performativa.

 

Partendo dalla traduzione apparentemente sbagliata, “Two here” (due qui) e “To hear” (sentire/udire), il titolo del progetto suggerisce già come l’ascoltare, il “tendere l’orecchio”, sia una forma di azione verso l’altro. Incontro e ascolto, relazione e suono sono, d’altronde, elementi indissolubili nella pratica ultratrentennale di Bartolini. In Due qui / To Hear il paradigma acustico va letto, quindi, sia come esperienza fisica che come metafora e invito all’attenzione, all’apertura verso l’altro.

 

Il progetto per il Padiglione Italia dialoga in questo senso con il tema della 60. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia Stranieri Ovunque / Foreigners Everywhere, a cura di Adriano Pedrosa, proponendo un’ulteriore declinazione per la quale il non essere straniero deve iniziare con il non essere stranieri a se stessi. “Ascoltare se stessi” è dunque cruciale per comprendere la posizione dell’individuo nel mondo e nella serie di relazioni che stabilisce all’interno della società.

 

Questa attitudine all’ascolto di se stessi e dell’altro è evidente anche nel dialogo che il progetto instaura tra forme e stilemi della tradizione culturale italiana (il giardino e la musica barocca), se non veneziana (la musica antifonale e la tradizione organistica), con quelli di altre culture e latitudini (l’arte e la spiritualità buddhista), tra una rappresentanza nazionale e la partecipazione al progetto di Massimo Bartolini di musicisti e scrittori stranieri.

Due qui / To Hear Ã¨, infatti, il risultato più complesso e ambizioso di una pratica collaborativa usata con frequenza attraverso gli anni dall’artista. In un lungo processo di dialogo e scambio, curatore e artista hanno definito una rete di relazioni, che danno vita a un lavoro collettivo in cui vengono coinvolti artisti di diverse discipline e provenienze geografiche. Le giovani compositrici Caterina Barbieri e Kali Malone e uno dei musicisti più importanti della musica sperimentale degli ultimi cinquant’anni, Gavin Bryars (insieme al figlio Yuri Bryars), hanno contribuito alle opere sonore di Bartolini, mentre la scrittrice e illustratrice per l’infanzia Nicoletta Costa e il romanziere e poeta Tiziano Scarpa sono stati invitati a concepire nuovi testi per l’occasione, per diventare parte del Public Program.

 

Componendosi di opere scultoree, installative, sonore e performative, Due qui / To Hear propone un itinerario molteplice e multisensoriale. L’intervento, nato da un rispettoso dialogo con gli spazi del Padiglione – ai quali non è stata apportata nessuna aggiunta strutturale né alcuna forma di “display” – si presenta come un itinerario tripartito che si sviluppa in due direzioni equivalenti e invita lo spettatore a muoversi liberamente all’interno degli ambienti. Nella Tesa 2, per esempio, si viene accolti dalla statua in bronzo di un Pensive Bodhisattva, figura iconografica dell’arte buddhista che rappresenta un uomo che, raggiunta l’illuminazione, vi rinuncia volontariamente per indicare la via agli altri uomini, abbracciando l’inazione. Questa statua è posta emblematicamente all’inizio di una lunga colonna poggiata a terra, linea di demarcazione che, dietro la fattezza architettonica, mostra la sua vera natura di canna d’organo producendo un suono prolungato. Il tempo sospeso introdotto dal Bodhisattva è quindi rafforzato da questa bassa vibrazione che suggerisce un tempo circolare.

 

Il percorso si sviluppa anche per tutta la Tesa 1, attraverso una complessa struttura di natura labirinticacostruita con materiali per ponteggi, il risultato di un sofisticato lavoro ingegneristico e musicale che rimanda alle macchine sonore barocche. La pianta di questo spazio attraversabile rievoca il disegno di un immaginario giardino barocco all’italiana. Un po’ come la fontana di questo giardino stilizzato, il centro dello spazio è occupato da una scultura circolare dal rigore minimalista (Conveyance, 2024). Quella che si presenta come una seduta intorno alla quale è possibile sostare e incontrarsi, è anche il punto dove poter contemplare i moti di un’onda conica. È questa oasi silente – cuore pulsante dell’intero progetto – che garantisce il miglior punto per ascoltare la composizione scritta per l’occasione da due musiciste tra le più riconosciute in ambito elettronico e sperimentale: Caterina Barbieri (1990, Italia) e Kali Malone (1994, Stati Uniti).

 

Un’ulteriore suggestione acustica è custodita dal Giardino delle Vergini incluso nel progetto del Padiglione: un coro per tre voci, campane e vibrafono composto da uno dei maestri della musica di ricerca e minimalista Gavin Bryars (1943, Gran Bretagna), insieme a suo figlio Yuri Bryars (1999, Canada). La composizione si ispira al testo del poeta argentino Roberto Juarroz (1925-95, Argentina) A veces ya no puedo moverme (Certe volte non riesco più a muovermi), che allude ad un essere umano che si percepisce come un albero ed è connesso al mondo attraverso radici, in un rapporto osmotico tra sé e l’altro “come se tutte le cose nascessero da me / o come se io nascessi da tutte le cose”. Un altro modo di suggerire possibili relazioni tra uomo e ambiente, dell’uomo come ambiente, che ritroviamo anche in Audience for a Tree (2024): uno spazio temporaneo creato da un cerchio di persone “piantate” intorno a un albero del giardino, in bilico tra atti di protezione e contemplazione. Nelle prossimità di questo teatro temporaneo, in alcuni momenti dedicati verranno performati due testi che rimandano al contesto del giardino e alla presenza di un albero, commissionati appositamente per il progetto alla scrittrice e illustratrice per l’infanzia Nicoletta Costa (1953, Italia) e al romanziere e poeta Tiziano Scarpa (1963, Italia) e che si svolgeranno all’interno dello spazio del Giardino nei giorni dell’inaugurazione e come parte del Public Program.

 

La mostra Due qui / To Hear Ã¨ accompagnata da un Public Program promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura e curato da Luca Cerizza. Il programma si sviluppa in vari appuntamenti dentro e fuori gli spazi del Padiglione Italia ed è diviso in tre sezioni. La prima consiste negli eventi performativi che hanno luogo nei giorni di pre-apertura della Biennale Arte 2024 (16-17-18 aprile) e nel primo giorno di apertura pubblica (20 aprile); la seconda si caratterizza per eventi e incontri legati strettamente ai contenuti del Padiglione Italia e che si svolgono nei mesi di maggio, giugno, luglio e settembre (in collaborazione con Gaia Martino); mentre la terza comprende due progetti speciali di natura performativa e musicale che si terranno al di fuori del contesto veneziano: un evento che avrà luogo nel Parco Internazionale di Scultura di Banca Ifis a Mestre (VE) e una nuova performance sonora itinerante in Italia, appositamente concepita da Massimo Bartolini.









Thursday, April 18, 2024

GLASSTRESS 8½

Venezia - La Fondazione Berengo e Berengo Studio presentano GLASSTRESS 8½, a cura di Umberto Croppi alla Tesa 99 dell’Arsenale Nord di Venezia e alla Fondazione Berengo Art Space di Murano. 

“Quando abbiamo aperto la prima edizione di GLASSTRESS nel 2009, l’abbiamo fatto con il desiderio di creare una piattaforma in cui il pubblico potesse testimoniare l'enorme varietà di artisti contemporanei che lavorano con il vetro e il potenziale illimitato che questo mezzo racchiude” afferma Adriano Berengo, Presidente di Berengo Studio e di Fondazione Berengo, che prosegue: “Così come siamo cresciuti negli anni, anche GLASSTRESS Ã¨ cresciuta e sono felice che quest’anno la mostra ritorni a Murano con quest’edizione speciale per celebrare i 35 anni da quando ho fondato Berengo Studio nel 1989”.

In concomitanza con la 60. Esposizione Internazionale d'Arte di Venezia, GLASSTRESS ritorna nella sua sede originale, la vecchia fornace sull’isola di Murano trasformata in spazio espositivo dal 2009, con un’incursione alla Tesa 99 dell’Arsenale Nord.

Il titolo della mostra, in un omaggio a Fellini e al suo capolavoro che si impernia intorno al tema della creazione artistica, intende richiamare l’ottava edizione di GLASSTRESS alla Fondazione Berengo Art Space di Murano a cui si aggiunge un’edizione “espansa” dove il 1/2 indica le due grandi istallazioni inedite che sono allestite nello spazio della Tesa 99 all’Arsenale Nord.

Qui hanno trovato posto un’opera monumentale di Koen Vanmechelen e un’installazione di Sabine Wiedenhofer. Completa il lavoro di Vanmechelen un suo intervento di fronte al Padiglione Venezia, all'interno dei Giardini della Biennale. 

A Murano sono in mostra circa 30 opere di artisti che hanno collaborato con lo Studio Berengo, la fornace creativa per il vetro che dal 1989 si caratterizza come uno spazio in cui gli artisti possono collaborare liberamente avvalendosi della competenza tecnica dei maestri vetrai dell’isola.

Sono tutte opere inedite, fra cui quelle di Monica Bonvicini (Venezia, Italia, 1965. Vive e lavora a Berlino, Germania), Tony Cragg (Liverpool, Gran Bretagna, 1949. Vive e lavora a Wuppertal, Germania), Nathalie Djurberg & Hans Berg (Lysekil, Svezia, 1978 e Rättvik, Svezia, 1978. Vivono e lavorano in Svezia e nel Regno Unito), Fariba Ferdosi (Teheran, Iran, 1976. Vive e lavora a Firenze, Italia), Ryan Gander (Chester, Gran Bretagna, 1976. Vive e lavora tra Suffolk e Londra), Marya Kazoun (Beirut, Libano, 1976. Vive e lavora a Venezia, Italia), Majida Khattari (Erfoud, Marocco, 1988. Vive e lavora a Parigi), Chila Kumari Burman(Bootle, Gran Bretagna, 1957. Vive e lavora a Londra), Alfredo Pirri (Cosenza, Italia, 1957. Vive e lavora a Roma), Laure Prouvost (Croix, Francia, 1978. Vive e lavora a Sint-Jans-Molenbeek, Belgio), Arne Quinze (Belgio, 1971. Vive e lavora a Sint-Marens-Latem, Belgio), Ayako Rokkaku (Chiba, Giappone, 1982. Vive e lavora tra Berlino, Porto, e Amsterdam), Thomas Schütte (Oldenburg, Germania, 1954. Vive e lavora a Düsseldorf, Germania).

GLASSTRESS Ã¨ un progetto di Adriano Berengo dedicato a promuovere le connessioni tra l’arte contemporanea e il vetro. A partire dal debutto nel 2009 come evento collaterale della Biennale di Venezia, negli anni GLASSTRESS ha fatto appassionare al mestiere tradizionale della soffiatura del vetro di Murano decine di artisti e designer di fama internazionale, che si sono cimentati nel creare suggestive e innovative opere in vetro con il supporto dei maestri di Berengo Studio. 

Le mostre GLASSTRESS sono state presentate in importanti musei e istituzioni di tutto il mondo, tra cui il Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo, il Boca Raton Museum of Art, Florida, il London College of Fashion e The Wallace Collection a Londra, il Museo d'Arte Riga Bourse a Riga, il MillesgÃ¥rden Museum di Stoccolma, il Museum of Arts and Design (MAD) di New York, il Beirut Exhibition Center (BEC) a Beirut.









Tuesday, May 10, 2022

BIENNALE ARTE 2022 - IL LATTE DEI SOGNI

Quella del 2022 è stata definita la Biennale delle opere enormi e in effetti con i suoi 48 ettari di territorio, collocati nel margine orientale della Città Antica, l'Arsenale ospita al centro della prima sala una grande scultura in bronzo di Simone Leigh, premiata col Leone d'Oro per la miglior partecipazione alla mostra 2022 con «Sovereignty».  Tra tutti i padiglioni, in effetti, quello degli Stati Uniti è tra quelli che più mi è piaciuto. 
Simone Leight trasforma l'esterno del padiglione coprendo il tetto con della paglia e installa una monumentale figura stilizzata in bronzo nero lucido nel piazzale, alta, molto magra con un viso a forma di piatto. Bellissima l'imponente scultura in bronzo Last Garment nella prima galleria del padiglione, che raffigura una donna china a lavare i panni su una roccia incastonata in una piscina nera. 
 Anche il padiglione danese: We Walked the Earth, di Uffe Isolotto, è tra quelli che mi sono piaciuti di piu. La Isolotto ci immerge in una fiaba nordica, raccontandoci una tragedia di vita e morte che ruota attorno ad una famiglia di tre centauri super realistici, essi sono il risultato fisico di un tentativo biotecnologico e transumano di sopravvivere in un mondo in cui non basta più essere umani. Il centauro maschio si è tolto la vita impiccandosi mentre il centauro femmina giace a terra nella stanza adiacente, dando alla luce un piccolo centauro. 
 Ancora più immersivo è Il Padiglione Italia: Storia della notte e destino delle comete. Il curatore Eugenio Viola e l’artista Gian Maria Tosatti hanno trasformato duemila metri quadrati del Padiglione Italia in un viaggio nella storia industriale post guerra del nostro Paese. La prima parte dell’installazione Storia della notte, ci porta in una fabbrica dismessa, c'è un'enorme sala piena di macchine da cucire inutilizzate, sono spazi cristallizzati dentro uno sviluppo che c’è stato. Si prosegue attraverso un corridoio che conduce alla seconda parte dell’opera, Destino delle comete, dove il visitatore vede nell’oscurità della stanza delle luci flebili riflesse nell’acqua, la speranza delle lucciole. La prima parte racconta l’ascesa e il declino del sogno industriale italiano, nella seconda la natura oltraggiata, fin dai tempi del diluvio, riprende i propri spazi. 

ARSENALE:





PADIGLIONE USA:

PADIGLIONE DANIMARCA:

PADIGLIONE ITALIA: 








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