Showing posts with label exhibition art. Show all posts
Showing posts with label exhibition art. Show all posts

Friday, March 12, 2021

ROGELIO LOPEZ CUENCA. A QUEL PAESE

Dal 12 marzo al 13 giugno 2021 la Real Academia de España en Roma e Acción Cultural Española AC/E, in collaborazione con la Fondazione Baruchello, presentano la mostra A quel paese, prima retrospettiva in Italia dell’artista Rogelio López Cuenca, a cura di Anna Cestelli Guidi. La mostra, prodotta dalla Real Academia de España insieme ad Acción Cultural Española AC/E, ha ottenuto il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Roma. 
 Realizzata nell’ambito delle celebrazioni del centocinquantenario della Real Academia de España en Roma, A quel paese completa il ciclo di esposizioni che hanno avuto come protagonisti alcuni dei più talentuosi ex borsisti dell’Accademia. Dopo Gregorio Prieto e Pepe Espaliú, la retrospettiva di Rogelio López Cuenca, borsista a Roma nel 1995-1996, si compone di 16 opere fortemente rappresentative dei lavori dell’artista andaluso e del suo legame con Roma nato durante il soggiorno all’Accademia e realizzate tra gli inizi degli anni Novanta e oggi. 
 L’esposizione si articola in tre sedi: il nucleo più sostanzioso dei lavori sarà esposto negli spazi dell’Accademia di Spagna sul Gianicolo, dove verranno eccezionalmente aperti al pubblico anche la terrazza-giardino e lo spazio di co-working, due opere alla Fondazione Baruchello a Monteverde e nello spazio pubblico della Città di Roma. Il Comune di Roma ha infatti messo a disposizione alcuni dispositivi pubblicitari dove verranno installati manifesti, adesivi e segnali urbani realizzati dall’artista. A quel paese si compone di pitture, installazioni, video, testi editoriali che illustrano alcune delle problematiche fondamentali e ricorrenti nella ricerca di López Cuenca, quali il viaggio, le politiche migratorie, la memoria storica, la speculazione urbana e la spettacolarizzazione della cultura in funzione del turismo, nel tentativo di sovvertire l’ordine costituito e aprire gli occhi sul “capitalismo delle immagini”. Il leitmotiv che lega tutte le opere, nonostante l’uso da parte dell’artista di tecniche e materiali sempre diversi, è l’indagine sul linguaggio, sulla parola, sulla sua tradizione e traduzione. Prima di tutto poeta e secondariamente artista, López Cuenca gioca sui doppi sensi, sulla fonetica, sullo scarto di senso che permette la parola scritta e verbale. Si spiega così anche il titolo, A quel paese, che nella sua voluta ambiguità semantica diventa esortazione, imprecazione, invito, ed è esemplare di quel “campo poetico espanso” che caratterizza il lavoro di López Cuenca.










Tuesday, June 2, 2020

REN HANG - NUDI

Tra i primi nuovi progetti a inaugurare in un museo italiano dopo la chiusura per l’emergenza sanitaria, dal 4 giugno al 23 agosto 2020 il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato presenta per la prima volta in Italia un corpus di opere dell’acclamato fotografo e poeta cinese Ren Hang (1987- 2017), tragicamente scomparso a neppure trent’anni. Curata da Cristiana Perrella, la mostra Nudi raccoglie una selezione di 90 fotografie di Ren Hang provenienti da collezioni internazionali, accompagnate dalla documentazione del backstage di un suo shooting nel Wienerwald nel 2015 e da un’ampia selezione dei libri fotografici da lui realizzati. Ren Hang, che non ha mai voluto essere considerato un artista politico – nonostante le sue fotografie fossero ritenute in Cina pornografiche e sovversive – è noto soprattutto per la sua ricerca su corpo, identità, sessualità e rapporto uomo-natura, che ha per protagonista una gioventù cinese nuova, libera e ribelle. Per lo più nudi, i suoi soggetti appaiono su un tetto tra i grattacieli di Pechino, in una foresta di alberi ad alto fusto, in uno stagno con fiori di loto, in una vasca da bagno tra pesci rossi che nuotano oppure in una stanza spoglia, i loro volti impassibili, le loro membra piegate in pose innaturali. Cigni, pavoni, serpenti, ciliegie, mele, fiori e piante sono utilizzati come oggetti di scena assurdi ma dal grande potere evocativo. Sebbene spesso provocatoriamente esplicite nell'esposizione di organi sessuali e nelle pose, che a volte rimandano al sadomasochismo e al feticismo, le immagini di Ren Hang risultano di difficile definizione, scottanti e allo stesso tempo permeate da un senso di mistero e da un’eleganza formale tali da apparire poetiche e, per certi versi, melanconiche. I corpi dei modelli – tutti simili tra loro, esili, glabri, dalla pelle bianchissima e i capelli neri, rossetto rosso e unghie smaltate per le donne – sono trasformati in forme scultoree dove il genere non è importante. Come ha ammesso l’autore: “Il genere […] per me è importante solo quando faccio sesso”. Piuttosto che suscitare desiderio, queste immagini sembrano voler rompere i tabù che circondano il corpo nudo, sfidando la morale tradizionale che ancora governa la società cinese. In Cina, infatti, il concetto di nudo non è separabile da quello di pornografia e il nudo, come genere, non trova spazio nella storia dell’arte. Le fotografie di Ren Hang sono state per questo spesso censurate. “Siamo nati nudi…io fotografo solo le cose nella loro condizione più naturale” (Ren Hang).
 Nato nel 1987 a Chang Chun, nella provincia di Jilin, soprannominato la "Detroit della Cina", Ren Hang ha studiato Comunicazione all’Università di Pechino, interrompendo i suoi studi per iniziare, da autodidatta, la carriera di fotografo, primo soggetto il suo coinquilino. Con fotocamere digitali a basso costo e un uso crudo del flash, ha messo a punto uno stile che lo ha reso riconoscibile e gli ha permesso di affermarsi fuori dal suo paese, diventando un autore di culto. Tra le sue mostre principali la collettiva FUCK OFF 2 al Groninger Museum nel 2013, curata da Ai Weiwei, la personale al FOAM, Amsterdam, nel 2017, quella alla Maison de la Photographie a Parigi e a C/O a Berlino, entrambe nel 2019. Ha pubblicato il suo lavoro in numerosi libri autoprodotti a bassa tiratura, oggi introvabili. Accanto alle sue fotografie ha sviluppato una produzione poetica che ne condivide temi e toni. Spesso teneri, sensuali e completamente privi di censura, i suoi versi sono stati un altro strumento per infrangere i tabù sociali, per esplorare i temi della vita, della morte, del desiderio. Affetto da grave depressione, Ren Hang si è tolto la vita a Pechino, nel 2017.
Dal 4 giugno al 23 agosto 2020
Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato 
 Viale della Repubblica 277
Ren Hang - Untitled 2015
Courtesy OstLicht Gallery and Ren Hang Estate

Ren Hang - Nude, 2016
Courtesy Stieglitz 19 and 
Ren Hang Estate

Ren Hang - Girl with Ants, 2014
Courtesy 
Stieglitz 19 and Ren Hang Estate

 Ren Hang - Kissing Roof, 2012 Courtesy Stieglitz 19 and Ren Hang Estate
 Ren Hang - Muur, 2016 
Courtesy Stieglitz 19 and Ren Hang Estate

Ren Hang - Peacock, 2016
Courtesy Stieglitz 19 and 
Ren Hang Estate

Ren Hang - Portrait Plant, 2012 
Courtesy Stieglitz 19 and Ren Hang Estate

Ren Hang - Two Girls Dress, 2018
Courtesy Stieglitz 19 and Ren Hang Estate

Ren Hang - Untitled 2012
Courtesy Stieglitz 19 and Ren Hang Estate


Ren Hang - Untitled 2015
Courtesy OstLicht Gallery and Ren Hang Estate

Wednesday, January 29, 2020

OLAF BREUNING - We Are All In the Same Boat. The weight of colour

Milano- dal 30 gennaio 2020 al 28 marzo 2020 la Galleria Poggiali presenta , la prima personale in Italia di Olaf Breuning nato in Svizzera ma newyorkese d’adozione, We are All In the Same Boat. The weight of colour, a cura di Lorenzo Bruni.
 Breuning si è fatto conoscere, tra le altre, attraverso le mostre personali in diverse autorevoli istituzioni come il Palais de Tokyo di Parigi, la Chisenhale Gallery di Londra, la Kunsthall di Stavanger, l’Institute of Modern Art di Brisbane e attraverso la partecipazione a biennali quali la Biennale del Whitney New York e la Biennale de l'Image en mouvement a Ginevra.
 Olaf Breuning, per la sua mostra nello spazio milanese della Galleria Poggiali, in Foro Buonaparte 52, ha concepito un ambiente immersivo per riflettere su come gli attuali stimoli della vita quotidiana sono metodicamente registrati, metabolizzati e riproposti dagli “utenti” digitali. Esplicativo di questo approccio è la grande scultura al centro dello spazio che consiste in una scala di metallo, su cui è montata la sagoma in acciaio lucido di un volto stilizzato con al centro un cuore. La struttura bidimensionale diviene volumetrica e inafferrabile per effetto delle immagini che inesorabilmente riflette. Tale dimensione “multidisciplinare” e “multidimensionale” è adottata dall’artista per tutta la mostra fino anche all'installazione di disegni a china nera raffiguranti scene ‘possibili’, ma immaginarie, che suggeriscono un’inedita narrazione intima e corale. Le opere presenti alla mostra We Are All In the Same Boat alla Galleria Poggiali sono di anni e soprattutto media diversi, sia site specific che immagini autonome, poste dall'artista in un nuovo stretto dialogo per far emergere domande ovvie quanto conturbanti: per chi sono i messaggi che produciamo giornalmente nel mondo del web e perché li produciamo? Olaf Breuning risponde mettendo al primo posto la dimensione esperienziale che ha a che fare con l'evento in tutti i suoi aspetti fisici e psicologici.






Friday, December 2, 2016

BELLOTTO E CANALETTO - LO STUPORE E LA LUCE EXHIBITION IN MILAN

A magnificent exhibition is being held in Milan: Bellotto and Canaletto - Wonder and Light, at the museum situated in Piazza Scala. This is the first exhibition project dedicated by Milan to the pictorial genius and creative intelligence of two leading artists of the European 18th century, Antonio Canal, known as “Canaletto” (Venice, 1697-1768), and his nephew Bernardo Bellotto (Venice, 1722-Warsaw, 1780).
The exhibition, which will remain open to the public from 25 november to 5 March 2017, is organised by Intesa Sanpaolo, curated by Bożena Anna Kowalczyk.  Comprising 100 works, including paintings (overall 72, counting 10 by Canaletto and 62 by Bellotto), 14 drawings (2 by Canaletto and 12 by Bellotto) and 14 etchings (2 by Canaletto, 9 by Bellotto and 3 by Fabio Berardi), the exhibition track is studied to illustrate one of the most fascinating episodes of European painting, Venetian Vedutismo (landscape painting), through the works of two artists who, bound by family ties, expertly transformed this particular genre into the avant-garde current that was so typical of the 1700s. Bellotto and Canaletto, painters whose talent far surpasses that of the landscape artists who anticipated them, achieve the highest standards of this artistic genre.
They were once acknowledged as the precursors of photography, but this exhibition, instead, underscores their affinity to the art of cinema, considering the combined use of manual sketches and preparatory drawings produced using the dark room, thus anticipating the creation of the photogram. Many are the differences between the two artists who dialogue today along an exhibition track structured in ten sections laid out thematically rather than chronologically to highlight the core interests of Bellotto, compared to those of Canaletto. While the latter met with success on the European scene by exploiting particular procedures of composition resulting from the rationalism of Enlightenment and from modern research on optics (the exhibition also includes the “optical chamber” he perfected and used for his creations), Bellotto understood his technical secrets and then developed his own original contribution according to his personal interpretation. Indeed, the nephew distinguishes himself from his uncle in many aspects: he initially followed him, and then found his personal vision of reality. Despite remaining within Canaletto’s schemas of composition, he changes the light and the technique with a more impressive effect. His shadows are deeper, he enhances the silver hue of light, and pays more attention to details and daily life.
The artistic journey commenced in Venice and reached Rome, Florence, Verona, Turin, Milan, where Bellotto applied Canaletto’s teachings to his views and landscapes that feature magnificent modern traits. He then moved on to Europe, with portraits of London, Dresda, Warsaw or Wilanòw, reaching both fantastic and imaginary locations that he depicted in his memorable Capricci

A Milano è in corso una grande mostra su Bellotto e Canaletto nella sede museale di Piazza Scala.
 Lo stupore e la luce, il primo progetto espositivo che Milano dedica ai due artisti di spicco del Settecento europeo: Antonio Canal, detto “il Canaletto” (Venezia 1697-1768) e suo nipote Bernardo Bellotto (Venezia 1722-Varsavia 1780).
La mostra, aperta al pubblico dal 25 novembre al 5 marzo 2017, è organizzata da Intesa Sanpaolo con la curatela di Bożena Anna Kowalczy.
Con 100 opere, tra dipinti (72 in tutto, di cui 10 di Canaletto e 62 di Bellotto), 14 disegni (2 di Canaletto e 12 Bellotto) e 14 incisioni (2 di Canaletto, 9 di Bellotto e 3 di Fabio Berardi), il percorso espositivo intende illustrare uno dei più affascinanti episodi della pittura europea, il vedutismo veneziano, attraverso l’opera dei due artisti che, legati da vincolo di parentela, seppero trasformare questo genere nella corrente d’avanguardia che tanto caratterizzò il Settecento. Se in passato Canaletto e Bellotto sono stati riconosciuti come i precursori della fotografia, questa mostra invece evidenzia la loro affinità con la cinematografia: l’uso combinato di schizzi a mano e disegni preparatori, tracciati utilizzando la camera oscura, anticipano lo sviluppo del fotogramma.
Molte le differenze fra i due artisti, che oggi dialogano in un percorso di mostra articolato in dieci sezioni e caratterizzato da un’impostazione non cronologica bensì tematica con l’obiettivo di mettere in rilievo gli interessi più importanti di Bellotto a confronto con quelli di Canaletto. Mentre quest’ultimo si impose sul teatro europeo grazie ai particolari procedimenti compositivi risultato del razionalismo di matrice illuminista e delle più moderne ricerche sull’ottica (è in mostra anche la “camera ottica” che egli mise a punto e utilizzò per le sue creazioni), Bellotto ne comprese i segreti della tecnica per poi sviluppare secondo una personale chiave interpretativa il proprio originale contributo. Il nipote si distingue infatti dallo zio per molti aspetti: agli inizi lo segue per poi trovare un suo modo di vedere la realtà. Pur mantenendosi negli schemi compositivi canalettiani, modifica la luce, cambia tecnica, risultando così più incisivo: vede le ombre più profonde, la luce più argentata, dedica maggior attenzione al particolare e al quotidiano.
Il viaggio artistico parte da Venezia per toccare Roma, Firenze, Verona, Torino, Milano – dove Bellotto mette a frutto l’insegnamento di Canaletto nelle sue vedute e paesaggi di stupefacente modernità – e prosegue quindi alla volta dell’Europa, con i ritratti di Londra, Dresda, Varsavia o Wilanòw, fino a raggiungere luoghi fantastici e immaginari, immortalati nei memorabili “capricci”.


Bernardo Bellotto
Il Canal Grande verso sud, dai Palazzi Foscari e Moro Lin fino a Santa Maria della Carità, Venezia , 1738
The Grand Canal Looking South, from Palazzi Foscari and Moro Lin to Santa Maria della Carità, Venice, 1738
Bernardo Bellotto
 Piazza San Marco Venezia, 1742

Bernardo Bellotto
Dresda dalla riva sinistra dell'Elba, a valle dei bastioni , 1748
Dresden from the Left Bank of the Elbe, below the Fortifications, 1748

Bernardo Bellotto
Pirna dal villaggio dei pescatori, 1753-1754
 Pirna from the Boatmen’s Village, 1753-1754

Bernardo Bellotto
Pirna dalla Fortezza di Sonnenstein , 1754-1756
 Pirna from the Sonnenstein Fortress, 1754-1756


Canaletto
Il Canal Grande con il Ponte di Rialto da sud, Venezia, 1740 
The Grand Canal with the Rialto Bridge from the South, Venice, 1740 
Canaletto
La Piazza San Marco verso ovest, Venezia, 1753
 Piazza San Marco Looking West, Venice, 1753



Thursday, September 1, 2016

LAST DAYS FOR THE UGO RONDINONE'S EXHIBITION IN ROME

Thursday 1st September 2016 is the last day to admire inside the exedra of the Mercati di Traiano group of 5 casts of ancient olive trees (winter moon, starvation moon, wind moon spring moon, moon flowers) still present in Puglia and Basilicata, in white painted aluminum. Continue until September 11, however, the exhibition days of giorni d’oro+ notti d’argento at MACRO Testaccio, where the dazzling environment, dominated by light and color, is pervaded by the large installation vocabulary of solitude. In the two locations the Swiss artist Ugo Rondinone has devised a unique itinerary which will be developed around 2 great environmental installations conceived as 2 cycles, giorni d’oro+ notti d’argento, which will transform the spaces into fantastic settings, where the visitor can engage with the works as a visual and conceptual experience. Pavilion 9B of the MACRO Testaccio will house giorni d’oro+ notti d’argento, which gathers together some of the artist’s works in a dazzling setting dominated by lights and colours and animated by the large installation vocabulary of solitude, the work consists of 45 clowns which with their 45 different postures, represent activities of everyday life, at the same time expressing the anguish of human solitude:be. breathe. sleep. dream. wake. rise. sit. hear. look. think. stand. walk. pee. shower. dress. drink. fart. shit. read. laugh. cook. smell. taste. eat. clean. write. daydream. remember. cry. nap. touch. feel. moan. enjoy. float. love. hope. wish. sing. dance. fall. curse. yawn. undress. lie. Dressed in clothes of different colors, the clowns get their names from the verbs of human activity: to think, to be, to remember, to lie, and so on. Faces with eyes hidden behind white masks, like melancholic and joyous metaphores of individuals who live in a world dominated by artifice, mute and silent protagonists of a stage enlivened by sparks of light and color in hundreds of drawings of rainbows created for Rondinone by the young students of Roman schools. This is not a gathering of works, but a single installation, where the obsession with repetition, a feature of the artist’s work, becomes a universe of suggetions, made more intense and poetic, almost psychedelic, by an architectural space where every wall is transformed into a sculptural element, in perfect symbiosis with the work of art. Inside the exedra of the Mercati di Traiano Rondinone presents, for the first time in Italy, giorni d’oro + notti d’argento, a group of 5 casts of thousand-year old olive trees which arestill standing in Puglia and in Basilicata, in aluminium and coated in white enamel. The artist, who wants to pay homage to the original land of his family which emigrated to Switzerland from Matera, has conceived the idea of bringing the monument back to an ancestral era, in a sort of petrified forest similar to those of the prehistoric era. A flower at the same time fossil and contemporary, loaded with a dramatic and expressive dimension, almost epic, suspended between natural and artificial, between history and prehistory. Space and work of art are united by the same original temporal dimension: the olive trees were planted in the same years that the architect Apollodorus from Damascus built the Markets for the Emperor Trajan, around 100-110 a.D. Rondinone’s trees are silhouetted like a fantastical and surreal vision,and awe the spectator through a strong connection between architecture and nature. The installation will be transferred to Place Vendome in Paris in October 2016 for the forthcoming FIAC. An exhibition of dialogue, but also of contrast: the explosion of colours around the imagery of a man in his 24 hour day at MACRO Testaccio against the monochrome/white of the trees at the installation of the Mercati di Traiano, conceived as an allegory of the 12 month full moon phases. The title of the trees are: winter moon, hunger moon, wind moon, spring moon, flower moon.



   Mercati di Traiano, via Quattro Novembre 94, Roma
   MACRO Testaccio, Padiglione 9B, piazza Orazio Giustiniani 4, Roma

Friday, December 18, 2015

ATTERRARE STANCA-LESS IS MORE

Gli areoplanini di alluminio colorato del duo italo/berlinese Blue&Joy, atterrano a Roma alla storica Galleria Ca' d'Oro in via del Babuino, dopo un lungo giro tra Tokyo, Parigi, Londra, Hong Kong, Los Angeles, Miami, Berlino ed altre 25 città. Da qui il titolo della mostra: Atterrare stanca.
Se l'alluminio sostituisce l'estemporaneità della carta, ciò che in lontananza sembra una composizione di pietre colorate è in realtà un agglomerato di caramelle e di capsule medicinali che compongono due rosoni.
Stupire e ingannare la mente sono le regole di questo gioco che vive di equivoci semantici e semiotici.
“Il divertimento e il ritorno all’infanzia che regalano le opere del duo italo-berlinese non sono un banale invito allo svago, con un conseguente azzeramento del senso critico, ma un’articolata analisi della società e delle ossessioni umane. L’ironia è l’unica strada percorribile per sopravvivere e non prendersi troppo sul serio in una realtà che acclama e rende arte qualsiasi cosa, purché incomprensibile” commenta la curatrice della mostra Maria Letizia Tega.
Fino al 9 Gennaio 2016

CCLXV-Caramelle, gelatina e resina su masonite

CCLXV-Caramelle, gelatina e resina su masonite (dettaglio)

CCLXVI-Capsule medicinali e resina su masonite

Senza titolo-spry su alluminio

Senza titolo-spry su alluminio (dettaglio)

Senza titolo-Spry in alluminio

Senza titolo-Spry in alluminio

Senza titolo-Spry in alluminio (dettaglio)


Tuesday, December 15, 2015

RUDOLF POLANSZKY-PARADOX TRANSFORMATIONS EXHIBITION

Opens today  the exhibition dedicated to the Austrian artist Rudolf Polanszky: Paradox Transformations Project XXI Fondazione Donnaregina for contemporary arts /  MADRE museum and ed. 2015, in collaboration with  Fondazione Morra Greco, at Fondazione Mondragone  (Piazzetta Mondragone 18, Naples).
 Showcasing  twenty works, made between the 90s and 2015, both on canvas and sculptures, which take form in the act of physical creation, exploring the relationship between abstraction and space of human action.  Polanszky interested to space research of the '60s, and witness to the experience of Viennese Actionism in his attitude more gestural and immediate, he develops an intimate language, even deliberately cryptic, giving shape to his gestures and dissociative time, starting from the use of waste materials. The artist's approach is accomplished in an attempt to analyze the fundamentals of creative language: space, light, color, rhythm. Meaning the creative practice as a genuine expression of cognitive, non-intellectual knowledge generates the art making, which becomes an attempt to get to know the unknown. The sculptures of the artist, in particular, is compose of a series of recurring elements, such as steel, wood, plexiglass, feathers, foam, colors, reflections, insecurity, memory. Joined together, these elements trace the shape of the blank, expressed in an idiosyncrasy toward the gravity. The same tension is found in the artist's paintings, real reliefs that enhance the properties of the materials. Work and artist's intentions evolve, so, along with the conceptual research, focused on the status of the artwork, its definition and its perception. Keeping  as horizon the reflection about space, Polanszky manipulates in this way, the matter up to the vacuum, up to prefer processes the forms, ideas to achievements, the view to the touch, the emptiness, the silence, the absence. Each work is itself a metaphor of his own inner life.
 Fondazione Mondragone, which houses the exhibition, has a permanent exhibition of dresses, hats, umbrellas walking gloves, dating from the late 800 and half of the '900.
Until February 20, 2016

 Inaugura oggi la mostra personale dedicata all’artista austriaco Rudolf Polanszky: Paradox Transformations, Progetto XXI della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee/ museo MADRE ed. 2015, in collaborazione con Fondazione Morra Greco, presso Fondazione Mondragone (piazzetta Mondragone 18, Napoli).
 In mostra una ventina di opere, realizzate tra gli anni ’90 e il 2015, sia su tela che scultoree, le quali prendono forma nell’atto fisico della creazione, esplorando la relazione tra l’astrazione e lo spazio dell’agire umano. Interessato alla ricerca spaziale degli anni ’60, e testimone dell’esperienza dell’Azionismo Viennese nella sua attitudine più gestuale ed immediata, Polanszky sviluppa un linguaggio intimo, anche consapevolmente criptico, dando ai suoi gesti forma e tempo dissociativi, a partire dall’impiego di materiali di scarto. L’approccio dell’artista si compie nel tentativo di analizzare gli elementi fondamentali del linguaggio creativo: spazio, luce, colore, ritmo.
Intendendo la pratica creativa come genuina espressione cognitiva, il non-sapere intellettuale genera il fare artistico, che diviene un tentativo per conoscere l’incognito. Le sculture dell’artista, in particolare, si compongo di una serie di elementi ricorrenti, come acciaio, legno, plexiglass, piume, schiuma, colori, riflessi, precarietà, memoria. Uniti fra loro, questi elementi tracciano la forma del vuoto, espressa in una idiosincrasia verso la gravità. La stessa tensione si ritrova nelle tele dell’artista, veri e propri bassorilievi che esaltano le proprietà dei materiali. Il lavoro e le intenzioni dell’artista si evolvono, così, insieme con la ricerca concettuale, concentrata sullo statuto dell’opera d’arte, la sua definizione e la sua percezione. Mantenendo come orizzonte il pensiero sullo spazio, Polanszky manipola in questo modo la materia fino ad arrivare al vuoto, fino a preferire i processi alle forme, le idee alle realizzazioni, la vista al tatto, il vuoto, il silenzio, l’assenza. Ogni opera è a sua volta una metafora della sua stessa interiorità.
La Fondazione Mondragone che ospita la mostra, vanta una esposizione permanente di abiti, cappelli, ombrelli da passeggio guanti, databili tra la fine dell''800 e la metà del '900.
Fino al 20 Febbraio 2016





Fondazione Mondragone

Fondazione Mondragone

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...