Showing posts with label mostre a prato. Show all posts
Showing posts with label mostre a prato. Show all posts

Sunday, December 15, 2024

INFORMALLY SPEAKING. Una grammatica universale

 La Galleria Open Art di Prato presenta, dal 14 dicembre 2024 al 1 marzo 2025, Informally Speaking. Una grammatica universale, esposizione che presenta uno spaccato delle esperienze informali italiane ed internazionali, attraverso un arco temporale che abbraccia oltre mezzo secolo di storia, dagli anni Cinquanta del Novecento fino ai primi decenni del nuovo millennio.


La mostra, che sarà inaugurata sabato 14 dicembre alle ore 17.30, è accompagnata da una monografia (Edizioni Masso delle Fate, 2024) curata da Mauro Stefanini con un testo critico di Maria Letizia Paiato.

Senza pretendere di coprire tutta la complessità del movimento, Informally Speaking si concentra su opere e personalità che riflettono le inquietudini dell'epoca, mettendo in evidenza anche la dimensione globale di una produzione che unisce esperienze culturali variegate.

Il percorso espositivo si sviluppa negli spazi della galleria con opere di Renata Boero, Alberto Burri, Rafael Canogar, Jean Dubuffet, Walter Fusi, Osvaldo Licini, Paolo Scheggi, Toti Scialoja, Norman Bluhm, James Brooks, Sam Francis, John Hultberg, Paul Jenkins, Conrad Marca-Relli, John Ferren, John Grillo, Roberto Matta, Fernando de Szyszlo, Ben Nicholson, Edouard Pignon, Gerard Ernest Schneider, Leopold Survage, Silvano Bozzolini, Eugenio Carmi, Achille Perilli, Bruno Querci, Elio Marchegiani, Mauro Reggiani, Jiří Kolář, Jacob Hashimoto.

Attraverso i dipinti esposti - scrive Maria Letizia Paiato - sarà possibile percepire «quell'invisibile linea fluida capace di restituire la complessità, ma anche l'unità di un panorama di esperienze internazionali. [...] Trentuno nomi di caratura internazionale che fanno di Informally Speaking la mostra, fra quelle organizzate in spazi privati, più ricca e completa di questi ultimi anni».

14 dicembre 2024- 1 marzo 2025
Paul Jenkins- Phenomena Sight Unseen by Day, 2003 acrilico

Walter Fusi - Composizione,1962 olio su tela

Conrad Marca Relli I L 1 83, 1983 collage e tecnica mista

Fernando de Szyszlo - Composicione, 1954 acrilico su tela

Norman Bluhm - Untitled,1967 olio su tela


Tuesday, February 20, 2024

WALTER ALBINI. IL TALENTO, LO STILISTA

Presentata nella prima giornata della Milano Fashion Week la grande mostra che la Fondazione Museo del Tessuto di Prato dedica a Walter Albini, lo stilista pioniere assoluto del Made in Italy, padre nobile del prêt-à-porter e del total look. 
 Dal 23 marzo al 22 settembre, Walter Albini. Il talento, lo stilista offrirà una rilettura di tutto il percorso professionale di un protagonista della moda italiana tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Ottanta, nata da un lungo lavoro di ricerca condotto dalle curatrici Daniela Degl'Innocenti ed Enrica Morini allo scopo di delineare un ritratto dello stilista, per molti quasi sconosciuto.  Fondazione Museo del Tessuto di Prato Via Puccetti 3, Prato www.museodeltessuto.it Con il patrocinio della Fondazione Museo del Tessuto di Prato presenta WALTER ALBINI. IL TALENTO, LO STILISTA a cura di Daniela Degl’Innocenti ed Enrica Morini Una grande mostra che attraverso più di 300 oggetti, molti dei quali inediti , tra disegni , fotografie , bijou , tessuti e abiti , racconta oltre un ventennio di produzione di un pioniere assoluto del Made in Italy , stilista , padre nobile del prêt - à - porter e del total look
La mostra, che vanta il patrocinio della Camera Nazionale della Moda Italiana, è stata presentata da Carlo Capasa, Presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana, da Fabia Romagnoli, Presidente della Fondazione Museo del Tessuto, da Filippo Guarini, direttore del Museo del Tessuto , e dalle curatrici dell'esposizione durante l'incontro che si è tenuto in uno dei luoghi storici e iconici del capoluogo lombardo, la Casa del Manzoni.









Saturday, December 18, 2021

CENTRO PECCI | SPAZIO RADICALE

 La mostra SPAZIO RADICALE / RADICAL SPACE prosegue e approfondisce la ricognizione sulle esperienze dell'Architettura Radicale raccolte al Centro Pecci di Prato, avviata con la sintetica presentazione di TRILOGIA URBANA dedicata a film, progetti originali e documenti d'archivio dell'anarchitetto Gianni Pettena e dei gruppi fiorentini Superstudio e UFO. La nuova mostra propone dal 18 dicembre 2021 al 30 aprile 2022 diversi progetti includendo inoltre opere della collezione museale, insieme a materiali del CID/Arti Visive e in particolare dell'Archivio Lara-Vinca Masini, per allargare il contesto delle ricerche "radicali" fra la seconda metà degli anni Sessanta e gli anni Settanta del Novecento e offrire confronti inediti fra l'architettura sperimentale e l'arte contemporanea.   La mostra SPAZIO RADICALE è concepita come una nuova occasione per valorizzare il patrimonio di ricerche per immagini, oggetti e idee che compongono le varie raccolte e si trovano oggi negli archivi del Centro Pecci. Il percorso presenta, in modo articolato e ricco di suggestioni, le perlustrazioni dello "spazio" proposte da architetti "radicali" e artisti contemporanei: lo spazio immaginato, ideato e quello ripreso dal vero; il luogo possibile e il suo opposto, l'improbabile; l'ambito condiviso, vissuto oppure quello contestato, combattuto; l'esplorazione analitica e la trasfigurazione metaforica.











©photoElaBialkowskaOKNOstudio


Tuesday, September 8, 2020

VUOTO - JACOPO BENASSI EXHIBITION

Prato - Venticinque anni di fotografia al Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato, nella prima personale in un museo dedicata a Jacopo Benassi: con la mostra Vuoto, a cura di Elena Magini, dall’8 settembre al 1 novembre 2020 il museo di Prato offre uno sguardo sul lavoro potente, personalissimo, privo di mediazioni, del fotografo spezzino. Dallo studio dell’artista parzialmente ricreato all’interno della mostra nelle sale del Centro Pecci, il progetto espositivo si sviluppa in una spazialità dilatata che accoglie alcune delle serie e dei lavori più significativi dell’autore, e si riversa anche negli spazi cittadini, in cui la mostra viene annunciata da un progetto site specific di affissioni. La sua prima fotografia è quella di un gruppo punk in un centro sociale: dalla fine degli anni Ottanta Jacopo Benassi si forma nell’alveo della cultura underground spezzina, sviluppando nel tempo uno stile particolare fatto di mancanza di profondità di campo e flash; una fotografia cruda, vera, pur nella totale mancanza di luce reale: un atto forzato, un evento creato dall’artista in cui lo scatto perfetto non esiste. I soggetti di Benassi sono i più disparati, dall’umanità che abita la cultura underground e musicale internazionale (a partire dall’esperienza del club Btomic, gestito dallo stesso fotografo con alcuni amici) a ritratti di modelle, attrici, artisti, stilisti pubblicati nelle più importanti riviste italiane, fino all’indagine sul corpo, che varia dalla documentazione autobiografica di incontri sessuali, allo sguardo intenso sulla statuaria antica e che può essere considerato il “filo rosso” della sua produzione pantagruelica. Un posto speciale nell’opera di Benassi è occupato dall’autoritratto, spesso legato al suo percorso performativo: la sperimentazione sulla performance, sua o di altri, si lega costantemente alla musica e viene sempre mediata dall’immagine fotografica, soggetto e oggetto della sua ricerca.
 Brutal Casual, 2020

Pogo, 2018

The Belt, 2020

 BLONDIE (Debbie Harry), 2009-10


Tuesday, June 2, 2020

REN HANG - NUDI

Tra i primi nuovi progetti a inaugurare in un museo italiano dopo la chiusura per l’emergenza sanitaria, dal 4 giugno al 23 agosto 2020 il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato presenta per la prima volta in Italia un corpus di opere dell’acclamato fotografo e poeta cinese Ren Hang (1987- 2017), tragicamente scomparso a neppure trent’anni. Curata da Cristiana Perrella, la mostra Nudi raccoglie una selezione di 90 fotografie di Ren Hang provenienti da collezioni internazionali, accompagnate dalla documentazione del backstage di un suo shooting nel Wienerwald nel 2015 e da un’ampia selezione dei libri fotografici da lui realizzati. Ren Hang, che non ha mai voluto essere considerato un artista politico – nonostante le sue fotografie fossero ritenute in Cina pornografiche e sovversive – è noto soprattutto per la sua ricerca su corpo, identità, sessualità e rapporto uomo-natura, che ha per protagonista una gioventù cinese nuova, libera e ribelle. Per lo più nudi, i suoi soggetti appaiono su un tetto tra i grattacieli di Pechino, in una foresta di alberi ad alto fusto, in uno stagno con fiori di loto, in una vasca da bagno tra pesci rossi che nuotano oppure in una stanza spoglia, i loro volti impassibili, le loro membra piegate in pose innaturali. Cigni, pavoni, serpenti, ciliegie, mele, fiori e piante sono utilizzati come oggetti di scena assurdi ma dal grande potere evocativo. Sebbene spesso provocatoriamente esplicite nell'esposizione di organi sessuali e nelle pose, che a volte rimandano al sadomasochismo e al feticismo, le immagini di Ren Hang risultano di difficile definizione, scottanti e allo stesso tempo permeate da un senso di mistero e da un’eleganza formale tali da apparire poetiche e, per certi versi, melanconiche. I corpi dei modelli – tutti simili tra loro, esili, glabri, dalla pelle bianchissima e i capelli neri, rossetto rosso e unghie smaltate per le donne – sono trasformati in forme scultoree dove il genere non è importante. Come ha ammesso l’autore: “Il genere […] per me è importante solo quando faccio sesso”. Piuttosto che suscitare desiderio, queste immagini sembrano voler rompere i tabù che circondano il corpo nudo, sfidando la morale tradizionale che ancora governa la società cinese. In Cina, infatti, il concetto di nudo non è separabile da quello di pornografia e il nudo, come genere, non trova spazio nella storia dell’arte. Le fotografie di Ren Hang sono state per questo spesso censurate. “Siamo nati nudi…io fotografo solo le cose nella loro condizione più naturale” (Ren Hang).
 Nato nel 1987 a Chang Chun, nella provincia di Jilin, soprannominato la "Detroit della Cina", Ren Hang ha studiato Comunicazione all’Università di Pechino, interrompendo i suoi studi per iniziare, da autodidatta, la carriera di fotografo, primo soggetto il suo coinquilino. Con fotocamere digitali a basso costo e un uso crudo del flash, ha messo a punto uno stile che lo ha reso riconoscibile e gli ha permesso di affermarsi fuori dal suo paese, diventando un autore di culto. Tra le sue mostre principali la collettiva FUCK OFF 2 al Groninger Museum nel 2013, curata da Ai Weiwei, la personale al FOAM, Amsterdam, nel 2017, quella alla Maison de la Photographie a Parigi e a C/O a Berlino, entrambe nel 2019. Ha pubblicato il suo lavoro in numerosi libri autoprodotti a bassa tiratura, oggi introvabili. Accanto alle sue fotografie ha sviluppato una produzione poetica che ne condivide temi e toni. Spesso teneri, sensuali e completamente privi di censura, i suoi versi sono stati un altro strumento per infrangere i tabù sociali, per esplorare i temi della vita, della morte, del desiderio. Affetto da grave depressione, Ren Hang si è tolto la vita a Pechino, nel 2017.
Dal 4 giugno al 23 agosto 2020
Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato 
 Viale della Repubblica 277
Ren Hang - Untitled 2015
Courtesy OstLicht Gallery and Ren Hang Estate

Ren Hang - Nude, 2016
Courtesy Stieglitz 19 and 
Ren Hang Estate

Ren Hang - Girl with Ants, 2014
Courtesy 
Stieglitz 19 and Ren Hang Estate

 Ren Hang - Kissing Roof, 2012 Courtesy Stieglitz 19 and Ren Hang Estate
 Ren Hang - Muur, 2016 
Courtesy Stieglitz 19 and Ren Hang Estate

Ren Hang - Peacock, 2016
Courtesy Stieglitz 19 and 
Ren Hang Estate

Ren Hang - Portrait Plant, 2012 
Courtesy Stieglitz 19 and Ren Hang Estate

Ren Hang - Two Girls Dress, 2018
Courtesy Stieglitz 19 and Ren Hang Estate

Ren Hang - Untitled 2012
Courtesy Stieglitz 19 and Ren Hang Estate


Ren Hang - Untitled 2015
Courtesy OstLicht Gallery and Ren Hang Estate

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...