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Sunday, May 10, 2026

Scotland + Venice: Bugarin + Castle- SHAME PARADE

 

Per la 61ª Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, Scotland + Venice presenta Shame Parade degli artisti Bugarin + Castle

con base a Glasgow, a cura di Mount Stuart Trust.

 

La mostra sarà visitabile da sabato 9 maggio a domenica 22 novembre 2026 presso Olivolo, Castello 59/C 30122, Venezia e tornerà poi in Scozia per essere presentata presso il Mount Stuart Trust, sull’isola di Bute, nell’estate 2027.

Saturday, May 9, 2026

Ronald Ventura: Luna | Collateral Event of the 61st International Art Exhibition – La Biennale di Venezia

 In occasione della 61ª Esposizione Internazionale d’Arte - La Biennale di Venezia, l’artista filippino Ronald Ventura - una delle principali voci del Sud-est asiatico - presenta “Ronald Ventura: Luna”, una mostra di grande scala che riunisce più di una dozzina di opere di nuova realizzazione. La mostra, curata da Ruel Caasi e promossa dalle istituzioni organizzatrici MUSE Science Museum Trento e Castel Belasi – Contemporary Art Center for Eco Thought, si sviluppa come Evento Collaterale di Biennale Arte 2026, “In Minor Keys”, della compianta Koyo Kouoh, per mettere in scena un vivido dialogo tra Venezia e Malabon - due comunità modellate dall’acqua, legate da maree, commercio, memoria e vulnerabilità ecologica.

Concepita come un intervento site-specific presso Docks Cantieri Cucchini, “Ronald Ventura: Luna” offre una riflessione attuale sui processi di sedimentazione interculturale e sulle loro ramificazioni storiche così come socio-ecologiche. Il nuovo corpus di opere prosegue così l’esplorazione sfaccettata dell’artista della realtà culturale vissuta quotidianamente nelle Filippine, mettendo il villaggio di pescatori di Malabon in dialogo con la città di Venezia. L’acqua come forza ambigua - capace sia di sostenere sia di distruggere la vita - agisce come ponte tra i due luoghi, il cui passato, presente e futuro distinti sono strettamente legati all’elemento circostante. Le maree che si abbassano e si innalzano, orchestrate dalla luna, diventano lo sfondo di una meditazione su come le realtà locali possano risuonare con questioni globali. Simbolo mitologico e riferimento spirituale, il corpo astrologico emerge come fulcro di “Ronald Ventura: Luna”, mentre Ronald Ventura esplora il motivo della luna attraverso pittura, scultura e installazione. Sopra l’acqua, la luna presiede, elevandosi come un arco narrativo che collega Malabon e Venezia.

Assemblando nuove opere attraverso diversi generi - dai dipinti a olio ai disegni a carboncino, dalle composizioni scultoree in resina alle sculture in vetro di Murano, accanto a installazioni video - Ronald Ventura crea un ambiente immersivo per dare una voce visivamente intrigante agli strati e ai livelli della storia, le cui implicazioni hanno continuato a plasmare gli intricati intrecci identitari dello stato insulare. Lo spazio dell’ex cantiere navale diventa così il palcoscenico per una riflessione su questioni pertinenti legate all’ecologia della natura acquatica delle due città, e funge da punto di partenza per ulteriori riflessioni. Materia, memoria e metafora si raccolgono e si fondono in una narrazione, parlando attraverso i frammenti di un quotidiano carico di storia il cui presente frammentato risiede negli archivi di un corpo celeste sopra le geografie di due luoghi immersi nell’acqua.

Nel suo cuore, “Ronald Ventura: Luna” si dispiega dunque come una contemplazione sull’interconnessione. Da Venezia, punto d’incontro di culture e commerci, a Malabon, microcosmo della sopravvivenza precaria delle Filippine, Ronald Ventura affronta una delle questioni più urgenti di oggi: la connessione perduta tra la società moderna e i ritmi e valori essenziali della natura, attraverso una stratificazione accurata di linguaggi visivi divergenti. Il fotorealismo sfuma nella grandiosità rinascimentale mentre i cartoni animati dialogano con i detriti testuali del riferimento classico. Un pastiche di riferimenti come cenno alla complessità dell’identità contemporanea.










Tuesday, April 16, 2024

Willem de Kooning e l’Italia

Willem de Kooning, uno degli artisti più rivoluzionari e influenti del XX secolo, è il protagonista di una grande mostra nelle sale dedicate alle esposizioni temporanee presso le Gallerie dell’Accademia di Venezia.

Willem de Kooning e l’Italia aprirà al pubblico il 17 aprile 2024, in concomitanza con la 60. Biennale d’Arte di Venezia, e sarà visitabile fino al 15 settembre 2024.

È la prima esposizione che esplora i periodi che Willem de Kooning trascorse in Italia nel 1959 e nel 1969 e il profondo impatto che questi soggiorni ebbero sul suo lavoro. Il progetto espositivo riunisce 75 opere, che ne fanno la più grande retrospettiva dell’artista mai organizzata in Italia.

I curatori della mostra, Gary Garrels e Mario Codognato, hanno accertato l’influenza che l’Italia ebbe sulle opere successive, dipinti, disegni e sculture, che de Kooning eseguì in America; aspetto che finora non era mai stato analizzato in modo esaustivo. L’effetto a lungo termine di questi due periodi creativi è testimoniato da un’eccezionale selezione di lavori, che vanno dalla fine degli anni Cinquanta agli anni Ottanta.

Giulio Manieri Elia, Direttore delle Gallerie dell’Accademia, ha dichiarato: “Siamo convinti che proporre de Kooning sia stata la scelta giusta per diverse ragioni: prima di tutto per l’importanza dell’artista. In secondo luogo, per il tema e la speciale connessione con l’Italia, aspetti che ci sono cari e vicini. Va aggiunto che dopo la morte di de Kooning, le sue opere sono state esposte solo raramente in Italia, l’ultima mostra dedicata al suo lavoro risale a diciotto anni fa. Infine, ciò che ci ha convinto è stata la qualità della selezione compiuta dai curatori: circa 75 opere che rappresentano la rilevanza dei periodi più espressivi della sua pratica”.

L’esposizione include una selezione dei grandi e suggestivi disegni Black and White Rome che de Kooning realizzò durante il primo lungo soggiorno nella capitale nel 1959. I lavori sono esposti insieme a opere della fine degli anni cinquanta eseguite nel periodo precedente la sua prima visita in Italia.

Sono esposti insieme per la prima volta anche tre dei Pastoral Landscapes più noti di de Kooning, Door to the River, A Tree in Naples e Villa Borghese. Dipinti a New York nel 1960, dimostrano in modo evidente i persistenti ricordi del suo viaggio. Questa sezione della mostra comprende anche grandi opere figurative della metà degli anni sessanta che hanno aperto la strada al suo interesse per la scultura.

In uno spazio dedicato alla scultura si possono ammirare tredici piccoli bronzi che de Kooning realizzò a Roma. Creati dopo un incontro casuale con un amico scultore, sono il risultato dei primi esperimenti dell’artista con l’argilla che lo portarono a produrre un consistente corpus di opere a New York tra il 1972 e il 1974.

L’esposizione apre anche un dialogo tra pittura e scultura con i disegni degli anni Sessanta e Settanta. Le opere più significative includono quattro disegni a inchiostro che de Kooning eseguì a Spoleto nel 1969, presentati insieme a una selezione complementare di lavori intimi e gestuali, concettualmente legati alle sculture, in cui l’artista frammenta la figura, lasciando spesso spazi vuoti contrapposti a linee vigorose.

L'allestimento progettato da UNA/UNLESS diretto dall'architetto Giulia Foscari, si conclude con una selezione degli ultimi dipinti di de Kooning realizzati negli anni ottanta, in cui il linguaggio della forma tridimensionale viene trasfigurato in una nuova poesia astratta. In questi lavori i riferimenti figurativi sono più vaghi e caratterizzati da tonalità con dominanti bianche, bilanciate da bande e aree dai colori brillanti. Sono tra le opere più sublimi di de Kooning, in cui riecheggiano accenni alla composizione barocca.

Gary Garrels e Mario Codognato, curatori, hanno dichiarato: “Per creare il suo lessico personale Willem de Kooning attingeva alla cacofonia dell’eccitazione visiva, alla luce e al movimento della vita quotidiana. L’impatto di ogni esperienza visuale poteva tradurre o generare un’idea per realizzare un nuovo disegno o un nuovo dipinto. Osservando come New York ed East Hampton, le sue città, hanno influenzato le sue opere, si può concludere che lo stesso si sia verificato a Roma, generando una Gestalt di ‘scorci’. Durante i periodi formativi nella capitale, de Kooning trasse da tutto ciò che lo circondava un nuovo modo di guardare e di dare vita al suo medium, grazie all’osservazione diretta dei dipinti e delle sculture classiche ma anche al lavoro dei suoi nuovi amici artisti italiani”.



Willem de Kooning Biografia
Willem de Kooning (1904, Rotterdam, Paesi Bassi - 1997, East Hampton, USA) è uno dei grandi artisti del XX secolo. Nel 1948 ottiene il consenso della critica con una mostra personale di dipinti a olio e smalto, non figurativi e riccamente lavorati, tra cui i suoi ormai ammiratissimi dipinti in bianco e nero. Poco dopo, nel 1950, completa Excavation, un’opera astratta a grande scala. Il lavoro, probabilmente una delle tele più importanti del XX secolo, viene scelto, insieme ad altri, per rappresentare gli Stati Uniti alla 25a Biennale di Venezia, dal 3 giugno al 15 ottobre 1950, la prima delle sei a cui partecipa (1950, 1954, 1956, 1978, 1986 e 1988).

Pittore anticonformista, rifiuta le norme stilistiche consolidate dissolvendo il rapporto tra primo piano e sfondo e utilizzando la pittura per creare gesti emotivi e astratti. Tra la fine degli anni quaranta e l’inizio degli anni cinquanta, de Kooning, insieme ai suoi contemporanei, viene variamente etichettato come “Action Painter”, “espressionista astratto” o semplicemente appartenente alla “Scuola di New York”. Fu uno dei pochi innovatori a cui, negli anni successivi alla Seconda guerra mondiale, si deve lo storico spostamento del centro dell’avanguardia artistica da Parigi a New York.



Pirate (Untitled II), 1981,
oil on canvas, 88 x 77 inches (223,4 x 194,4 cm)
Red man with moustache,1971
oil on paper mounted on canvas museo nacional thyssen bornemisza madrid the willem de kooning foundation-siae
screams of children come from seagulls untitled xx,1975-
oil on canvas glenstone museum potomac maryland -the-willem de kooning foundation-siae
Untitled #12, 1969,
bronze, 7 ½ x 9 ¼ x 5 ¾ inches (19,1 x 23,5 x 14,6 cm)
Untitled (Rome), 1959,
ink on paper, 40 x 30 inches (101,6 x 76,2 cm)

Friday, June 30, 2023

The Floating Realm

IN’EI 
presenta

 

 

Studio h220430

The Floating Realm

a cura dell’architetto giapponese Satoshi Itasaka 板坂 諭

 

 

Per il secondo appuntamento dedicato al design

la galleria invita tutti a tornare al gioco,

ai sogni e ai sentimenti del regno fluttuante dell’infanzia.

 

Per avvicinarsi a questa immersione, da oggi sarà possibile accedere alla versione nel Metaverso della galleria e di questa mostra

Galleria IN’EI

Sestiere San Polo, Riva dei Vin, 1100, Venezia 


1° luglio – 20 agosto 2023








Monday, May 9, 2022

MARLENE DUMAS "OPEN-END" - PALAZZO GRASSI

Last weekend I was in Venice for the Biennale. Arriving late on Friday many museums were already closing. I managed to enter Palazzo Grassi where there is a Marlene Dumas  exhibition. An artist I didn't know at all.
The exhibition, entitled “open-end”, is curated by Caroline Bourgeois in collaboration with Marlene Dumas. It brings together over 100 works and focuses on her whole pictorial production, with a selection of paintings and drawings created between 1984 and today, including unseen works made in the last few years. Presented over the two floors of Palazzo Grassi, the works exhibited come from the Pinault Collection, as well as from international museums and private collections. Considered one of the most influential artists on the contemporary art scene, Marlene Dumas was born in 1953 in Cape Town, South Africa. She grew up and studied fine arts during the brutal Apartheid regime. In 1976, she came to Europe for further studies and settled in Amsterdam, where she still lives and works. If in the early years of her career she was known for her collages and texts, Marlene Dumas today works mainly with oil on canvas and ink on paper. Her work largely consists of portraits, which are universal representations of suffering, ecstasy, fear, desperation, but are also often comments on the act of painting itself. A crucial aspect of her work is her use of images from which she draws inspiration, be it in newspapers, magazines, film stills, films or polaroids she herself has taken. Of her work she says: “I am an artist who uses second-hand images and first-hand emotions”. 
 Love and death, gender and race, innocence and blame, violence and tenderness are the major questions she raises, and which combine the intimate sphere with socio-political aspects, news stories and main topics of art history. Her work is based on an awareness that the endless flow of images we see daily impacts our perception of ourselves and our ability to read the world. For her, painting is a very physical act, revolving around eroticism and its different histories. Marlene Dumas’ work focuses on the representation of human figures dealing with the most intense emotions















Tuesday, May 16, 2017

SVOLGIMENTO DI UN QUADRO

Se siete a Venezia per la Biennale segnalo anche questa mostra alla Fondazione Querini Stampalia:
Maria Morganti-Svolgimento di un quadro.
“Io non faccio il colore, lo trovo. Non lo invento, non lo progetto, non lo produco, non lo riproduco... tendo verso di esso. Lo ascolto e lo vedo farsi. Lo vedo nascere sulla tela” Maria Morgantia mette in relazione con la Caffetteria progettata dall’architetto Mario Botta con il quale l'artista si è confrontata per il progetto Svolgimento di un quadro.L'installazione permanente vede coinvolte le pareti di questo spazio, rivestite da arazzi creati e sviluppati in strettacollaborazione con Bonotto, una delle manifatture tessili più creative al mondo. L’idea ha origine dal Quadro per la Sala dell’800 che Maria Morganti ha dipinto nel 2008 durante le visite alle Collezioni del Museo. Quando nel 2015 accoglie l’invito di Chiara Bertola a confrontarsi con gli spazi della caffetteria, Maria Morganti decide di tornare a quel quadro e al suo diario di pennellate. “Sono partita dal ‘grumo’, dal fiore, assumendolo simbolicamente come fosse il punto condensato del pensiero del pittore, per domandarmi come espandere questo gesto intimo e denso. Come allargarlo nello spazio? Come pensare ad un gesto ampio? Ciò che muove Maria Morganti in questo progetto è la relazione, la sintonia, la ricer-ca di similitudini, uguaglianze e non differenze, la consapevolezza che partendo dai punti di contatto, dall’aderenza con un’altra esperienza possono nascere nuove con-giunture. con la manifattura tessile Bonotto la Morganti è riuscita a confrontarsi in maniera empatica. “Ho immaginato di tradurre il gesto del pittore – spalmare colore ad olio sulla tela – nella pratica dell’azienda Bonotto – formare il tessuto attraverso una trama e un ordito – e ho traslato così ogni singolo strato di colore in una tela colorata. Dalla tela come supporto della pittura, alla tela come materia-colore essa stessa”, afferma Maria Morganti. “Se ogni singola pennellata di colore è costituita da tantissime gra-dazioni, così il tessuto che ho elaborato con Giovanni Bonotto è composto da tanti fili diversi che assieme vanno a creare un unico colore. Da lontano appaiono come gran-di campiture monocrome, ma quando ci avviciniamo capiamo che il colore è com-posto da tantissime sfumature. Si tratta dell’ingigantimento del gesto pittorico, senza 4mediazione, senza distanza: costringe ad un rapporto ravvicinato e diretto con il colo-re.

 Stratificazione con Amazzonite 

Dalla Querini a Castelvecchio
 Diario di viaggio. Pellestrina, 6 - 15 agosto 2016

 Sedimentazione 2015 #4

 Sedimentazione 2014 #4

Friday, April 14, 2017

DAMIEN HIRST-TREASURES FROM THE WRECK OF THE UNBELIEVABLE

Until December 3, 2017, Palazzo Grassi and Punta della Dogana present "Treasures from the Wreck of the Unbelievable", a new project by British artist Damien Hirst that will run across both venues. Damien Hirst's latest project has been ten years in the making. The exhibition is curated by Elena Geuna, curator of the monographic shows dedicated to Rudolf Stingel (2013) and Sigmar Polke (2016) presented at Palazzo Grassi. This will be the first major solo show dedicated to Damien Hirst in Italy since the 2004 retrospective at the Museo Archeologico Nazionale in Naples.
The story of Cif Amotan II, a freed slave from Antioch, relates that the slave accumulated an immense wealth  that he invested to build a lavish collection of artefacts deriving from the lengths and breadths of the ancient world that were brought together on board a colossal ship, the Apistos.
But the vessel foundered, the collection lay submerged in the Indian Ocean for some two thousand years.
Only in 2008, a vast wreckage site was discovered off the coast of East Africa. Damien Hirst rediscover it for this great solo exhibition in Venice: five thousand square meters of works that invite the viewer to become a legend. Resurface sculptures and artifacts encrusted with fake corals and sponges (almost kitch) complete with videos of the discovery.

Fino al 3 dicembre 2017, Palazzo Grassi e Punta della Dogana presentano "Treasures from the Wreck of the Unbelievable", un nuovo progetto dell'artista inglese Damien Hirst che verrà esposto in entrambe le sedi. L' ultimo progetto di Damien Hirst è durato dieci anni di lavoro. La mostra è curata da Elena Geuna, curatrice delle mostre monografiche dedicate a Rudolf Stingel (2013) e Sigmar Polke (2016) presentato a Palazzo Grassi. Questa è la prima importante personale  dedicata a Damien Hirst in Italia dalla retrospettiva del 2004 proposta dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli.
 La storia di Cif Amotan II, un liberto di Antiochia, narra che, dopo l’affrancazione, lo schiavo accumulò un’immensa ricchezza che investì collezionando oggetti provenienti da ogni angolo del mondo che furono caricati tutti insieme sulla gigantesca nave Apistos. Ma l’imbarcazione affondò e la collezione rimase sul fondo dell’Oceano Indiano per circa duemila anni. Solo ne 2008 al largo della costa orientale dell’Africa fu scoperto il relitto della nave naufragata. Damien Hirst lo riscopre per questa grande personale a Venezia: cinquemila metri quadrati di opere che invitano lo spettatore ad entrare nella leggenda. Riaffiorano sculture e manufatti incrostati di finti coralli e spugne (al limite del kitch) con tanto di video del ritrovamento.

                                                                                                                 credits:Alessandra Pugliese





















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