Friday, December 30, 2022

BYE BYE VIVIENNE WESTWOOD

Vivienne Westwood è morta il 29 dicembre, serenamente e circondata dalla sua famiglia, a Clapham, nel sud di Londra. La Westwood ha segnatola storia del costume come "regina del punk". 
Nata a Glossop nel Derbyshire e figlia di operai tessili Dora e Gordon Swire che la chiamarono Vivienne Isabel in omaggio a Vivienne Leight, si forma Glossop Grammar School. Profetico per la sua carriera il motto dell'istituto: "Virtus, veritas, liberate". Dopo un breve matrimonio con Derek Westwood si lega al musicista Malcom McLaren, dando alla luce nel '68 Joseph Ferdinand, titolare del marchio Agent Provocateur. 
Nel 1970 Vivienne e Malcom aprono il negozio Let it Rock  al 430 di King's Road. Antesignano delle contaminazioni, vende dischi anni '50 e abiti ispirati a quell'epoca. Nel '72, nella stesso negozio che si chiamerà Too Fast to Live, Too Fast to Die, presenta la sua prima collezione dedicata ai Rockers. I due si fanno notare rappresentando così una cultura giovanile urbana e anarchica. Il negozio vendeva capi in pelle e gomma agli amanti della moda punk e vado-maso.
All'inizio degli anni '80 la Westwood lancia il look da pirata e il 'New Romantic" , che la riportano alla ribalta del mondo della modano enormi gonne a spirale, fibbie, rouche, cappelli da pirata e stivaloni. In questo periodo i suoi abiti vengono esposti al Victoria and Albert Museum.
Nell'82, dopo Mary Quant, è la prima inglese ad essere accolta nel calendario delle passerelle parigine.
Nel 1983 sfila Witcher, frutto dei rapporti sempre più stretti con il graffiataro Keith Haring. 
Nell'1985 il successo per la Crini Collection, con mini crinoline zeppe altissime.
Tornata a sfila re a Londra nell'87 con la collezione Harris Tweed, dall'89 al '91 insegna all'Accademia delle Arti Applicate di Vienna in qualità di docente di moda.
Nel '90 debutta con la collezione uomo presentata a Firenze nell'ambito di Pitti Uomo.
La sua fama è ormai all'apice tanto che la regina Elisabetta , dimenticando l'affronto di God Save the Queen le dà l'onorificenza dell'Order British Empire.
Viene poi premiata ben cinque volte ai British Fashion Award, aggiudicandosi per ben due volte il titolo di Designer of the Year, nel 1990 e nel 1991. 
 Creatrice totalmente anticonformista, la Westwood afferma apertamente il proprio disinteresse per l'aspetto sartoriale dello stiliamo, mentre tutta la sua attenzione è rivolta a come e dove la stoffa tocca il corpo. Per i suoi modelli è solita tagliare scalfi extra-large, maniche molto più lunghe del necessario, strappa stoffe, crea pantaloni a sbuffo, t-shirt in pelle, cappelli a cilindro e presenta reggiseni indossati sopra altri indumenti. Anarchici e perversi, con colori tenui o tetri, con  i suoi capi  reinventa nuove dimensioni della moda.
“Continuerò con Vivienne nel mio cuore - ha detto Andreas Kronthaler, marito e partner creativo della stilista -. Abbiamo lavorato fino alla fine e lei mi ha dato un sacco di cose con cui andare avanti. Grazie tesoro”. “



Pirate Collection

Pirates Collection
Crini Collection F/W 1987

Witcher collection
Spring 1993


Harris Tweed collection

Andreas Kronthaler per Vivienne Westwood F/W 19/20

Thursday, December 22, 2022

Salvatore Emblema - La materia del Cielo

 Il 23 dicembre inaugura nel nuovo spazio “ART GATE” all’Aeroporto Internazionale di Napoli (area imbarchi, C20), la mostra “Salvatore Emblema. La materia del Cielo” (23 dicembre 2022-23 gennaio 2023) a cura di Sylvain Bellenger realizzata da Gesac in collaborazione con il Museo e Real Bosco di Capodimonte e il Museo Emblema. 

La mostra Salvatore Emblema. La materia del Cielo suggella una più stretta collaborazione tra l’Aeroporto Internazionale di Napoli e il Museo e Real Bosco di Capodimonte, due importanti attori dello sviluppo in chiave turistica della città di Napoli, e inaugura un nuovo spazio espositivo “ART GATE” nella zona imbarchi. Uno spazio interamente dedicato alla scena artistica campana, in cui si alterneranno periodicamente mostre capaci di mettere in risalto la vivacità culturale di una città stratificata di storia e di arte, sempre protesa verso la sperimentazione di nuovi linguaggi e l’accoglimento delle più svariate istanze culturali. 

 La mostra si compone di cinque grandi opere pittoriche risalenti alla prima metà degli anni Sessanta, quando Salvatore Emblema declinava la sua formazione di matrice informale in una ricerca di tipo spiccatamente materico e gestuale. Ricorrenti le forme dell’ovale e del quadrato che da un lato hanno memoria della pittura pompeiana e dall’altro sembrano aprire finestre ipotetiche all’interno dello spazio del quadro. “Autoritratti”, li chiamava l’artista scherzando. Ammiccando così alla possibilità di una pittura, sempre più libera da schemi compositivi complessi, capace di poter diventare quasi una superficie riflettente, come uno specchio. Superficie che l’artista carica di materia, inserendo cenere e sabbie vulcaniche all’interno dell’impasto coloristico.

 La Materia del Cielo è una mostra su Emblema non priva di una calibrata valenza di studio su un periodo breve ma intenso di ricerca. Sono i primi anni Sessanta e l’artista va selezionando progressivamente gli elementi distintivi del proprio lavoro. Si riconoscono già le fasce quadrangolari degli anni successivi. L’interesse verso la trama e l’ordito della tela che in alcuni punti è già portata alla luce tra le masse di colore. E’ già rintracciabile quel ragionare per moduli compositivi minimi che accompagneranno la produzione di Emblema per tutti i successivi anni Settanta. Una mostra sul cielo in cui l’aria si traduce in massa fisica ed il riflesso luminoso è quasi scavato nella materia pittorica. D’altronde il cielo, nella storia dell’arte, non ha mai nascosto una sua certa ambiguità: è una massa indivisa di spazio che si può rappresentare solo per frammenti. Ed è proprio nel tentativo di restituire l’emozione del cielo, della luce cangiante di un tramonto e del gioco delle nuvole che la pittura ha iniziato a diventare movimento.

autoritratto, 1963

autoritratto, 1964



senza titolo, 1961

senza titolo, 1966

senza titolo, 1967




Sunday, December 18, 2022

Gioielli in Fermento

Gioielli in Fermento oltre 45 episodi espositivi in 12 anni di attività per promuovere il gioiello d'autore 
 A special Christmas Sale in collaboration with @archivionegroni in Milan till December 22nd by appointment* and on Sunday Dec.18th hrs. 2-6pm nella sala espositiva di Archivio Negroni, via Filippo Tajani 3

Christina Vandekelder, Bruxelles BE


Rho Tang, New York US

Eriko Unno, Shizuoka JP

Eriko Unno, Shizuoka JP


Tuesday, December 6, 2022

"L’incanto del buio. Racconto di Natale”

La nuova proposta espositiva di Tricromia ArtGallery è dedicata alle tavole di Claudia Palmarucci, tratte dal racconto di Francesca Scotti “L’incanto del buio. Racconto di Natale” edito da Orecchio Acerbo. Nella realtà, l’intesa armoniosa tra chi scrive e chi illustra. Nella finzione, un magnifico gioco d’immaginazione e sensazioni tra due piccoli amici. Un racconto autentico d’infanzia, un ritratto del legame profondo e inesauribile che due bambini si regalano a vicenda, lontano dal mondo reale e dalle lucine dell’albero. 
 Oggi è Natale. In attesa di scambiarsi i regali, Pietro e Giulia, amici da sempre, giocano a buio: il loro gioco preferito che può occupargli interi pomeriggi. Nell’oscurità della camera, al tatto, gli oggetti che hanno raccolto e poi sparso sul pavimento diventano altro nelle loro parole: una forchetta può essere a chiave di un forziere, una scarpa è forse il letto di una fata. Quando le loro mani si incontrano al buio, viene naturale per Giulia e Pietro dare un nome anche ai loro sogni reciproci: un’archeologa e un cigno sta per dire Pietro, un pilota d’aereo e un cervo, sta pensando Giulia. Qualcuno apre la porta e accende la luce. Il buio svanisce e l’incanto s’interrompe, i loro sogni tornano svelti a nascondersi, ma non spariscono, perché è nel domani la chiave per diventare realtà. 
 CLAUDIA PALMARUCCI 
Nata a Tolentino (MC) nel 1985, Claudia Palmarucci studia all’Accademia di Belle Arti di Macerata, dove ora è arrivata a insegnare. Di certo, ai grandi maestri della pittura Claudia guarda costantemente, e all’illustrazione dedica le sue energie e i suoi pensieri. Nel catalogo di Orecchio acerbo: “Le case degli altri bambini” di Luca Tortolini (2015), “I musicanti di Brema” dei fratelli Grimm (2012) e “La Rosa” di Ljudmila Petruševskaja (2011) il suo album d’esordio, con il quale è stata selezionata a Illustr’arte 2011 e al prestigioso CJ Picture Book 2011. Il suo ultimo libro illustrato “Marie Curie nel paese della scienza”, su testo di Irène Cohen-Janca, ha vinto il Bologna Ragazzi Award 2020 nella sezione Non Fiction. 

 dal 6 all’11 dicembre
 Tricromia 
Via Roma Libera 10 - Roma