Tuesday, May 23, 2023

VISIONAREA- IEROGAMIA-La Guarigione attraverso il Mito e il Rito

Si inaugura, martedì 30 maggio 2023, il nuovo appuntamento della stagione di VISIONAREA Art Space, progetto che, per il settimo anno consecutivo apre con l’artista ANGELO CRICCHI con la mostra dal titolo IEROGAMIA - La Guarigione attraverso il Rito e il Mito, a cura di Gianluca Marziani. 
Prima Sala In esclusiva per VISIONAREA un progetto fotografico che mette assieme diversi lavori inediti con opere antologiche che qui trovano un rilucente tracciato espositivo. “Ildegarda con ancelle” si staglia sul fondo della parete centrale, un bosco oscuro che calamita la prospettiva nei riti della guarigione ancestrale. Ai suoi lati, ricreando stereofonie visive di un’ideale cerchiatura labirintica, spuntano due allegorie: “Ildegarda bambina” e “Ildegarda adulta”, doppio close-up che scivola fuori dal bosco per isolare l’irradiazione elettrica di una donna dalla modernità atomizzante. Sui due lati lunghi si trovano due dittici e una sequenza in tre scatti: da una parte le ritualità ierogamiche tra le selve del bosco, messe in relazione “pericolosa” con la figura maschile del mandylion; dall’altra un labirinto sotto un sole mediterraneo, tra figure archetipiche che esprimono l’essenza fantasmagorica del clima umano nel tempo sospeso degli immaginari. La ierogamia o hieròs gámos (dal greco ιερογαμία, «matrimonio sacro») di cui è sinonimo teogamia (dal greco θεογαμία, «matrimonio divino») indica un rito sessuale in cui due o più partecipanti umani rappresentano la sacra unione o sizigia (congiunzione) tra un dio e una dea. mandylion (dal greco μανδύλιον, “panno, fazzoletto”) o immagine di Edessa era un telo, venerato dalle comunità cristiane orientali, sul quale era raffigurato il volto di Gesù. Il mandylion era conservato a Edessa di Mesopotamia, nel X secolo venne traslato a Costantinopoli, finché nel 1204 se ne persero le tracce. Alcuni studiosi ritengono che esso fosse lo stesso telo noto oggi come Sindone di Torino. Ildegarda di Bingen è stata una monaca benedettina tedesca con spiccate doti mistiche e letterarie. Venerata come santa dalla Chiesa Cattolica, nel 2012 è stata dichiarata Dottore della Chiesa da Papa Benedetto XVI. Nella sua complessa vita dimostrò numerosi talenti, spiccando come erborista, naturalista, gemmologa, cosmologa… 
Seconda Sala A dominare la scena un vero giardino edenico da calpestare, sorta di portale installativo che attiva il rito sensoriale e porta l’orecchio verso il video “The secret life of plants”. Alle pareti altre immagini fotografiche che completano la vertigine ierogamica della mostra, un intrico districabile che officia il nostro salto pagano nella catarsi botanica dei corpi liberati. “Santa Cecilia” e “Santa Veronica” chiudono la seconda sala con un volo nel bianco, quasi a farci respirare pura sensualità metafisica dopo il dosaggio di clorofilla e mitologie attorno ai rituali agonistici di Ildegarda… Il sottotitolo della mostra dispiega le sue “cure” nel gioco di apparenze naturali e testimonianze sensoriali. Gli effetti non sono farmacologici, ovvio, ma rivelatori di connessioni plausibili, passaggi segreti, salti specisti. 
Angelo Cricchi ci proietta nel rito fotografico che stabilizza l’istante mentre mineralizza il dinamismo biologico dei contenuti: ed è proprio la fotografia a disegnare il passaggio segreto del testo letterario, la sua funzione visiva di unguento estetico che cura la conoscenza mentre indica la reminiscenza. IEROGAMIA secondo Angelo Cricchi 
Una mostra ideata come un circuito narrativo lungo le pareti e i pavimenti delle due sale. Un rituale di passaggi visivi e tematici in cui il corpo registra le trasformazioni metamorfiche degli atti catartici, diventando geografia alchemica di una navigazione sacrale, intrisa di mitologie e tracce esoteriche, trasformando quel bianco della galleria in un bosco, un labirinto, un orizzonte nascosto, un fondale metafisico, un mistero… 
Scrive Anna Simone: “Le ierogamie che Angelo Cricchi presenta in questa mostra - termine attraverso cui si indicano i riti nuziali tra due divinità, così come tra il divino e l’umano - materializzandosi in miti e riti curativi che attraversano anche il simbolico del maschile e del femminile, travalicano le narrazioni identitarie delle religioni monoteiste sino a restituire un pluralismo di interregni tra corpo e spirito, tra esperienza sensuale, trascendenza e immanenza, tra natura e cultura…” Le narrazioni ierogamiche vanno dalla mitologia greca all’origine della figura di Cristo, dai rituali antropologici connaturati all’umida madre terra sino al simbolismo cinese e all’innesto tra umanità e divinità animale. Questi codici narrativi diventano, lungo la mostra, vere e proprie “Imago” che materializzano il fatidico inconscio, quel teatro innato e nascosto in cui gli umani percepiscono tanto i fatti della vita quanto le personali proiezioni fantasmatiche e archetipiche. In una imago si trova tutto: il sogno, il concetto, il riflesso, l’allegoria, la vita stessa. Oltrepassando i canoni della mera rappresentazione effimera, le “imago” di Cricchi diventano esse stesse curative perché intrise di sentimenti arcaici e poetiche contemporanee. Ciò che guardiamo con la retina si trasforma, dentro un ideale poetico, nel modo plausibile di guarire il “malessere” attraverso un concatenarsi ciclico di riti e miti. 
La Guarigione attraverso il Rito e il Mito Il sottotitolo della mostra dispiega le sue “cure” nel gioco di apparenze naturali e testimonianze sensoriali. Gli effetti non sono farmacologici, ovvio, ma rivelatori di connessioni plausibili, passaggi segreti, salti specisti. Angelo Cricchi ci proietta nel rito fotografico che stabilizza l’istante mentre mineralizza il dinamismo biologico dei contenuti: ed è proprio la fotografia a disegnare il passaggio segreto del testo letterario, la sua funzione visiva di unguento estetico che cura la conoscenza mentre indica la reminiscenza. 
Scrive Gianluca Marziani: Angelo Cricchi ha gradualmente plasmato la sua lunga relazione col corpo umano in un habitat fotografico. L’esperienza nel sistema Moda gli ha dato strumenti d’ingaggio per definire l’azione sublimante del corpo nello spazio funzionale del contesto; al contempo si è formata nella sua retina una vita genomica parallela, un habitat dai fondamenti letterari e filosofici, attinenti alle rivelazioni che le azioni iconografiche determinano. Siamo di fronte ad un artista che ha costruito il suo environment privilegiato, definendo un giardino delle proprie meraviglie, un profumato eden che rivela bellezza ma nasconde veleni pungenti e frutti rossi della discordia primordiale… 
 Epilogo in forma di VASO 
SI chiude questo viaggio con l’oggetto più arcaico e universale tra i manufatti umani: il vaso in ceramica smaltata, recipiente dal valore pratico e dalle storie infinitamente complesse. Le forme esposte sono diverse e tracciano sensualità morbide in cui l’eros della tattilità accarezza la figura femminile che si ripete lungo i margini, quasi fosse parente cronofotografica di Étienne-Jules Marey. Quella sintesi di erotismo alla Isadora Duncan, quei veli bianchi o neri che diventano ali traslucenti di una danza terrestre, quello scivolamento del corpo nella pasta neutra del vaso, tutti riti agonistici e fotografici che attirano i nostri respiri ottici mentre sembrano sussurrarci una cosa: tutto il mistero di questa mostra potrebbe uscire dai vasi irradianti o rientrarci dentro fino alla prossima Pandora. Attorno ai volumi sinuosi dei vasi chiudiamo questo cammino nel bosco elettrico di Angelo Cricchi. Tra le piante appaiono corpi di sante, martiri, eroine e donne che hanno concesso l’eternità alla propria storia su questo pianeta. Sono figure archetipiche, guide spirituali che si muovono con erotismi sinuosi tra gli edifici verticali - alberi - che la natura produce. Tutte loro compiono gesti minimi ed essenziali, come se la vita “agonistica” le avesse condotte nel rito della guarigione, qui nel silenzio di un bosco che accoglie i loro corpi e la loro energia invisibile. Donne che sono maschile e femminile dentro ogni singola postura, donne che ci guidano con il loro sguardo di fertilità seminali, donne che tessono fili sentimentali tra i rami di quel bosco familiare.






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