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Wednesday, November 16, 2022

Yelena Yemchuk. Characters

In occasione del Photo Vogue Festival 2022, in programma a Milano dal 17 al 20 novembre, Nonostante Marras, in collaborazione con Metronom, presenta la mostra Yelena Yemchuk - Characters, a cura di Marcella Manni, aperta al pubblico dal 18 novembre 2022 all’8 gennaio 2023. All’inaugurazione sarà presente l’artista. 
 La mostra personale di Yelena Yemchuk raccoglie due serie di lavori, una recente (finalizzata nella pubblicazione YYY, Depart Pour L’image, 2022) e Ten Years After (2006) nata dalla collaborazione con Antonio Marras. Characters sono tutti i personaggi che danno forma e caratterizzano l’immaginario dell’artista e che ne invadono le rappresentazioni, tra tratto dipinto, costumi e messa in scena di set. Creando una rottura tra i confini disciplinati, le opere presentate si costruiscono, frammento dopo frammento, come narrazione surreale ed enigmatica. 
 Come all’interno di un montaggio cinematografico si presentano allo sguardo soldati, ballerine, spose, pin up, marinai, uomini travestiti da orsi, bambine con le trecce, gatti e pesci… questi sono solo alcuni dei protagonisti delle storie surreali che Yemchuk, osservatrice silenziosa ma attenta, ci racconta. L’elemento comune che riesce ad iscrivere ogni personaggio nello stesso grande romanzo è la stranezza e il mistero che naturalmente codifica i progetti dell’artista: la fotografia, come il disegno, sono i mezzi con i quali è possibile creare un ponte con la realtà ordinaria, per stravolgerla e donarle una sfumatura onirica e fantastica. Arricchendosi di dettagli e gesti teatrali il quotidiano riscopre una nuova veste, si trasforma in sogno animato da apparizioni e visioni. 
 David Lynch, descrive il suo processo creativo come un costante rischio di innamorarsi di un’idea e cadere all’interno del vortice che essa porta con sé. Yemchuk sembra aderire a questo atteggiamento, e nella sua caduta da innamorata porta con sé i personaggi che incontra lungo la sua strada: i suoi soggetti vengono così ritratti, scoperti e indagati per la loro capacità di allusione ad un mondo altro, quello immaginato e immaginario dell’artista. La costellazione caleidoscopica dei personaggi sembra però essere tenuta insieme da un filo invisibile, un filo che unisce, collega e compone in sequenze e atmosfere che si ritrovano: le donne e gli uomini che si muovono nella Sardegna di Ten Years After ballano la stessa danza magica dei personaggi, quasi degli attori di improvvisazione, di ?YY. Characters coinvolge l’osservatore per guidarlo in questi luoghi e atmosfere, velate dal ricordo. Lo sguardo di Yemchuk, poetico, carico di nostalgia e affetto riporta a una dimensione di infanzia e di libertà. 

 Yelena Yemchuk vive e lavora a New York. Nata a Kiev (UA) si trasferisce all’età di undici anni in America, a New York studia Arti Visive presso la Parsons School of Design e successivamente Fotografia presso l’Art Center di Pasadena. Ha collaborato come fotografa di moda con Vogue, Dazed & Confused, AnOther, Numéro, TAR Magazine, The New Yorker e altri. Tra le mostre Gidropark, Gitterman Gallery, New York (2011); Ten Years After, Fondazione Sandretto Re Rebaduengo, Torino (2006); Sensitive, Dactu Fondation, New York (2004); No Vacancy, Eastwick Gallery, Chicago (2001). Inoltre ha pubblicato una serie di libri tra i quali: Odesa, Gost Books (2022); YYY, Départ Pour L’Image (2022), Mabel, Betty & Bette, Kosminek Books (2021); Anna Maria, United Vagabonds (2017); Gidropark, Damiani (2011).

Yelena Yemchuck, Mirabelle Bloody Nose, 2018
courtesy the artist

Yelena Yemchuck, ana and Triss, 2019
courtesy the artist

Yelena Yemchuck, Guinevere #18, 2018
courtesy the artist

Yelena Yemchuck, 120, Rue de la Gare, 2017
courtesy the artist

Yelena Yemchuck, Hands, Puglia, 2018
courtesy the artist

Yelena Yemchuck, House of Stranger, 2009
 courtesy the artist

Yelena Yemchuck, The Bigamist, 2009
courtesy the artist

Yelena Yemchuck, Warrior Girls #2, 2020
courtesy the artist

Yelena Yemchuck, Mykolaiv, 2019
 courtesy the artist


Wednesday, October 4, 2017

WHITE SPACE-SUSANNA KANNISTO E NONOSTANTE MARRAS

Inaugura giovedì 5 ottobre 2017 negli spazi di NonostanteMarras a Milano, la mostra White Space personale dell’artista Sanna Kannisto, prodotta da Metronom, in collaborazione con NonostanteMarras.
L’evento è inserito nel programma della seconda edizione del PhotoVogue Festival (15 – 19 novembre, Milano), la manifestazione interamente dedicata alla fotografia di moda.
 In mostra una selezione di lavori dalla serie Fieldworks, realizzata in oltre dieci anni di lavoro di viaggio e studio nelle foreste del Centro America, insieme a opere più recenti della serie Local Vernacular, realizzate in Finlandia, nella riserva naturale della penisola di Hanko, esposte per la prima volta in Italia. Il lavoro di Sanna Kannisto prende avvio da un interesse verso la rappresentazione della natura, sia in ambito scientifico che in ambito artistico. La foresta tropicale, vissuta in prima persona dall’artista che ha preso parte a numerose spedizioni sul campo, si presenta come il luogo ideale per esplorare le potenzialità e i confini di questa tematica. Così come sono svariate le teorie, i metodi e i concetti di partenza per la conoscenza e la comprensione della natura, così sono i mezzi utilizzati dall’artista, alla ricerca di nuove modalità e possibilità di visione. Le prime riproduzioni a stampa nei manuali di storia naturale sono accomunate dall’uso dello sfondo bianco, un white space appunto, di cui Kannisto fa propria misura, cifra e canone. Bianco è lo sfondo in cui volano i colibrì della serie Act of Flying, bianco è lo sfondo dei ‘teatrini’ che trasformano uno studio fotografico portatile, bianco è lo sfondo per gli uccelli della recente serie Days of Departure (2015). Su uno sfondo bianco gli oggetti (animali, fiori, piante, uccelli, farfalle...) sono pronti per essere classificati. L’arte, al pari della scienza, cerca di esercitare un controllo sul mondo, ma Kannisto denuncia l’impossibilità di questo processo attraverso una certa componente di assurdità che caratterizza le sue immagini, dove campeggiano improbabili strumenti scientifici, forzature compositive, abbigliamenti inadeguati... l’insieme rompe gli schemi e le aspettative, generando uno scarto, uno spazio aperto alla visione personale dello spettatore. Dal regno del caos delle foreste pluviali all’osservazione di ambienti naturali più vicini al suo luogo di origine in Finlandia, Sanna Kannisto ha costruito un metodo di lavoro che applica sia nella ricerca sul campo che nell’attività di studio. Con la pratica del ‘prelievo’ studia oggetti, piante, fiori, uccelli avulsi dal loro habitat naturale per rappresentarli all’interno di uno studio fotografico. Infatti per l’artista scienza e fotografia si sono da sempre compenetrate vicendevolmente: “fin da quando la fotografia è stata inventata è stata messa a servizio della scienza, con l’assunto di un’innata oggettività in comune.” Lo still life diventa, con un certa dose di sfida verso la natura animata dei soggetti, il canone privilegiato, con palese riferimento agli antichi modelli realizzati nei musei e nelle collezioni di storia naturale e utilizzati a scopo didattico, in cui ogni dettaglio e parte della composizione è accuratamente studiato e realizzato.

Sanna Kannisto, Act of Flying (12), 2006
 C-print mounted on aluminium 3mm, cm 44 x 56
©Sanna Kannisto, Courtesy Metronom


Sanna Kannisto, Mineral Spring, 2015
C-print mounted on aluminium, cm 106 x 138
©Sanna Kannisto, Courtesy Metronom

Sanna Kannisto, Mineral Spring, 2015
 C-print mounted on aluminium, cm 106 x 138
 ©Sanna Kannisto, Courtesy Metronom


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