Friday, November 16, 2018

ROMA STREET STYLE - VIA OTTAVILLA

Giulia Vecchio
Actress

Tuesday, November 13, 2018

LA CULTURA VA DI MODA - SPAZIO NONOSTANTEMARRAS

Milano-Dall' 8 novembre, lo spazio NonostanteMarras presenta la mostra La cultura va di moda, nata nell’ambito del progetto della Casa Editrice Zanichelli rivolto alla sensibilizzazione sulla lingua, italiana e straniera. Il progetto “La cultura va di moda” è iniziato a ottobre 2018 direttamente sui marciapiedi di varie città italiane, promuovendo in forma di graffiti urbani con l'hashtag #laculturasifastrada, occasioni di riflessione sulle capacità di espressione, confermando l’editore nel proprio ruolo di educatore e divulgatore. Ma la cultura è anche moda e arte: dalla strada alla passerella e Zanichelli ha chiesto ad Antonio Marras di plasmare il vocabolario di italiano per eccellenza: lo Zingarelli. Un connubio inedito accomunato dalla volontà di diffondere la cultura e dalla convinzione che, come dichiara lo stesso Marras: “La cultura non è mai andata fuori moda. È qualcosa di così connesso con la nostra esistenza che non se ne può fare a meno. È come l'aria. Credo che il mio lavoro implichi un'aderenza alla realtà e quindi alla cultura che ci circonda. Quel che ho provato a fare nel tempo è far dialogare questa disciplina che è la moda con altre discipline: arte, danza, poesia, cinema, teatro, letteratura.” Il risultato sono 16 opere d'arte originali nelle quali la materia del vocabolario è stata trattata e fusa con altri elementi. Antonio Marras, motiva con entusiasmo questo progetto e aggiunge: “L'urgenza di tradurre in segno quel che c'è intorno e dentro di me, nel tempo, si è fatta sempre più pressante… Un foglio bianco, piccoli spazi di pagine già scritte, quaderni usati, vecchie copertine di libri, carta o cartone, cartoline, brandelli di stoffa, tutto chiede di essere riempito. Da incosciente quale sono un vocabolario diventa l’oggetto ideale per raccontare, fuori dalle righe, fuori dai margini. Linee, disegni, pasticci, garze, fil di ferro, cemento, occhi di bambola, soldatini, bruciature, spine, suture, bulloni, trasferibili, sono le mie parole inespresse, il codice attraverso cui si materializza il mio mondo. Accumuli, stratificazioni, assemblaggi si oppongono a levare, sottrarre, ridurre. Lottano contro la platitude, la piattezza, la banalità, il luogo comune. Vince l’eccesso, l’eccentricità.” Per l'occasione negli spazi di Nonostante Marras sarà allestito un vero e proprio percorso museale in cui le 16 opere, protette da teche, saranno visibili fino al 21 novembre.
Virginia Woolf - Antonio Marras ©daniela zedda

Adele Hugo - Antonio Marras ©daniela zedda 

Annemarie Schwarzenbach -Antonio Marras ©daniela zedda

Antonia Pozzi - Antonio Marras ©daniela zedda

Camille Claudel - Antonio Marras ©daniela zedda

Diane Arbus - Antonio Marras ©daniela zedda

Emily Dickinson - Antonio Marras ©daniela zedda

Eva Calvino Mameli - Antonio Marras ©daniela zedda 

Francesca Woodman -Antonio Marras ©daniela zedda

Frida Kahlo - Antonio Marras ©daniela zedda 

Isadora Duncan - Antonio Marras ©daniela zedda 

Lilya Brik - Antonio Marras ©daniela zedda

Paska Devaddis -Antonio Marras ©daniela zedda

Pina Bausch - Antonio Marras ©daniela zedda

Monday, November 12, 2018

THE WESTERN BOOTS

The western boots originated in the American Southwest during the mid-1800s, and since have remained extremely popular. Today, these boots are worn by both men and women, and not just in the United States. There are two basic styles of cowboy boots, western (or classic), and roper.Classic cowboy boots are the most common and iconic of all western boots. These boots have an angled heel of intermediate height. The shaft of most cowboy boots usually reaches to about mid-calf. Cowboy boots are normally made from cowhide leather but are also sometimes made from "exotic" skins such as alligator, snake, buffalo..The toe of western boots was originally rounded or squared in shape. The narrow pointed toe design appeared in the early 1940s. A newer design, the "roper" style, has a short boot shaft that stops above the ankle but before the middle of the calf, with a very low and squared-off "roper" heel, shaped to the sole of the boot, usually less than one inch high. Roper boots are usually made with rounded toes, but, correlating with style changes in streetwear, styles with a squared toe are seen.
 The shoes designers took inspiration from these boots..take a look here below at my selection:
TOP: Alexa Chung €480 - AllSaints -  €285 - Asos Design €130 - Country Outfitters $420 - Dolce&Gabbana €895
DOWN: Fendi €990 - Ganni €519 - Givenchy  €995 - Isabel Marant €920 - Joseph €595

TOP: MCQ Alexander McQueen €525 - Miu Miu €780 - MM6 Maison Margiela €590 - Prada €980 - Saint Laurent €895
DOWN: Top Shop €130 - The Texan Boots Company $750 - Zara €149 - Zimmerman €950 - Asos Design €54

Friday, November 2, 2018

WEED PARTY III

Torino- Sabato 3 Novembre 2018, al PAV Parco Arte Vivente, nella cornice di Artissima, verrà inaugurata la prima personale italiana dell’artista cinese Zheng Bo (Pechino 1974). La mostra, a cura di Marco Scotini, aprirà la nuova stagione espositiva dedicata, in particolare, al rapporto tra ecologia e arte nel continente asiatico. Intitolata Weed Party III, la mostra è pensata appositamente per il PAV e si confronta con specie vegetali del territorio piemontese. Attento indagatore del rapporto tra piante, società e politica, Zheng Bo, è tra i più interessanti artisti cinesi dell’ultima generazione. Presente a Manifesta 12 a Palermo, è reduce della seconda Yinchuan Biennale e coinvolto nella prossima Taipei Biennale, che aprirà in novembre. Nella sua serie di opere Propaganda botanica, Zheng Bo fa ricorso a slogan storici marxisti che ricrea con l’uso di elementi vegetali in modo da espandere nozioni come “uguaglianza”, “lavoratore” o “socialismo” oltre la sfera dell’umano. Il suo ultimo slogan “Earth Workers Unite”, concepito per Yinchuan Biennale e costituito di 370 piante di pioppo, lasciava aperta la possibilità di una doppia interpretazione: non tanto che fossero i lavoratori del pianeta Terra ad unirsi tra loro (secondo la versione ortodossa), quanto che diventasse possibile l’associazione tra Terra e lavoratori contro lo sfruttamento comune. Il Weed Party concepito per il PAV si pone come il terzo appuntamento dopo il giardino d’erbacce e terra realizzato per l’interno del Leo Xu Projects di Shanghai nel 2015 e il lavoro sulle felci per TheCube Project Space di Taipei nel 2016. In questa serie di episodi espositivi, Zheng Bo indaga il rapporto (ben oltre la metafora) tra il carattere incontrollabile dei movimenti politici spontanei e il potere infestante e inestirpabile delle piante cosiddette parassitarie. La possibilità di disseminarsi e di riprodursi continuamente, la capacità di resistere a lungo e in condizioni sfavorevoli, il fatto di rappresentare una minaccia per il campo coltivato, sono tutti attributi che connotano le forme di vita tanto delle insorgenze attiviste che delle specie vegetali rispetto all’ecosistema in cui viviamo.







Wednesday, October 31, 2018

BROCADE AND GREEN SOFA

                                            photo:Nicolangelo Gerlormini www.nicolangelogelormini.com



Early 60's brocade silver top, vintage chiffon long skirt, vintage sandals by L'Autre Chose, gold bracelets by Caterina Gambardella

Next Collections:
S/S 2019 Resort - Top: Prada - Dolce&Gabbana - Michael Kors
Down: Alexa Chung

Dolce&Gabbana S/S2019 - Christian Pellizari F/W2018/19 - Christopher Kane F/W2018/19 
Related Article:http://www.scostumista.com/2018/10/60s-brocade-top.html

Tuesday, October 30, 2018

60's BROCADE TOP


Brocade is a precious fabric worked with a jacquard weave, characterized by interwoven patterns in relief, often in gold and silver. The manufacture of brocade began in China around 400 A.C. Dating back to the Middle Ages, brocade fabric was one of the few luxury fabrics worn by nobility throughout China, India, Persia, Greece, Japan, Korea and Byzantium. Brocades were also an important fabric during the Renaissance, and especially the Italian Renaissance.The complexity and high quality of luxurious silk fabrics caused Italy to become the most important and superior manufacturer of the finest silk fabrics for all of Europe. The almost sculptural lines of the fashions during the Renaissance were paired perfectly with the exquisite beauty and elegance of brocade, damask, and other superior silk textiles.

Il Broccato è una preziosa stoffa lavorata con tessitura a jacquard, caratterizzata da disegni intessuti a rilievo, spesso in oro e argento. La produzione di Broccato inizia in Cina intorno al 400 d.C. Risalente al Medioevo, il tessuto in broccato era uno dei pochi tessuti di lusso indossati dalla nobiltà in Cina, India, Persia, Grecia, Giappone, Corea e Bisanzio. I broccati erano anche un tessuto importante durante il Rinascimento, e specialmente il Rinascimento italiano. La complessità e l'alta qualità dei lussuosi tessuti di seta fecero sì che l'Italia diventasse il più importante e superiore produttore dei migliori tessuti di seta per tutta l'Europa. Le linee quasi scultoree delle mode durante il Rinascimento erano perfettamente abbinate alla bellezza e all'eleganza raffinate di broccato, damasco e altri tessuti di seta di qualità superiore.



CLOSET CASTLE di Annapaola Brancia d'Apricena







Early 60's Silver Brocade Top
David Bailey for Vogue UK, 1968.

Jane Shrimpton 1966

1963 Harper's Bazaar

1966   -   1967   -   1968

1968

1960 Carven

1968 Jean-Louis Scherrer

Audrey Hepburn

Veruschka, 1967

1968

Grace Kelly and Ranieri di Monaco

1968 Pierre Balmain

Twiggy by Bert Stern, 1967
Related Article:http://www.scostumista.com/2018/10/brocade-and-green-sofa.html

Friday, October 26, 2018

DEL BELLO IDEALE- GIULIO PAOLINI IN MOSTRA A MILANO

Da oggi a Milano è possibile visitare la mostra personale di Giulio Paolini: Del bello ideale, a cura di Francesco Stocchi, inaugurata ieri alla Fondazione Carriero che prosegue il suo percorso di indagine dell’arte concettuale analizzando l’opera dell'artista genovese.
 Del bello ideale ripercorre l’intero arco dei suoi 57 anni di carriera, esponendo capisaldi della sua produzione come Senza titolo (1961), Monogramma (1965), AB 3 (1966), Nécessaire (1968), Controfigura (critica del punto di vista) (1981), alcuni dei suoi celebri autoritratti, fino a tre nuove opere appositamente concepite per l’occasione.
Tre sono i nuclei tematici individuati come punti di riferimento nel percorso espositivo, presentati singolarmente, uno per ogni piano della Fondazione, ma mantenendo una relazione reciproca e costante tra loro. Al piano terra l’allestimento ruota attorno al tema del Ritratto e Autoritratto, fulcro della poetica di Paolini, che fin dall’inizio degli anni Sessanta si è cimentato in modo fortemente personale con l’analisi di questa tematica, distillandola fino ad arrivare alla sottrazione dell’autore nella sua opera. La sezione al primo piano si intitola In superficie e sviluppa la relazione con il tema della prospettiva nelle sue varie declinazioni, dall’indagine sulla linea alla simbologia dell’orizzonte fino all’uso della specularità, della tautologia e della ripetizione come strumenti di analisi dello spazio e del tempo. Infine, la sala rococò del secondo piano fa da cornice a Uno di due, che presenta una selezione di lavori che indagano il rapporto tra il mito e la classicità nell’universo artistico di Paolini, emblemi di quella bellezza ideale che crea una distanza apparentemente incolmabile tra opera d’arte e osservatore.
Fino al 10 febbraio
Fondazione Carriero Via Cino del Duca 4 – Milano
Giulio Paolini
Senza titolo (Plakat Carton), 1962

Giulio Paolini
Necessaire, 1968

Giulio Paolini
Idem IV, 1974

Giulio Paolini
Mimesi, 1975

Giulio Paolini
Caleidoscopio,1976

Giulio Paolini
Ritratto dell'artista..1980,parte2

Giulio Paolini
Controfigura,1981

In studio, Torino 1965, foto Anna Piva

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