Friday, June 21, 2024

Louise Bourgeois - Do Not Abandon me

Firenze - Aprirà al pubblico dal 22 giugno al 20 ottobre 2024. Due eccezionali mostre – Do Not Abandon me e Cell XVIII (Portrait) – che impegneranno il Museo Novecento e il Museo degli Innocenti, consolidando la collaborazione avviata negli ultimi anni tra le due istituzioni. Un progetto che porta per la prima volta le opere di Louise Bourgeois (Parigi, 1911 - New York, 2010) a Firenze costruendo un significativo rapporto di osmosi tra le sue creazioni e il contesto espositivo. Cifra sempre ricorrente nelle mostre del Museo Novecento che dal 2018 ha svolto un ruolo fondamentale nella diffusione dei linguaggi artistici moderni e contemporanei in città, in stretta collaborazione con le maggiori istituzioni museali fiorentine.

 

In concomitanza con il decimo anniversario dalla sua apertura, il Museo Novecento celebra dunque Louise Bourgeois, una delle protagoniste assolute dell'arte del XX e XXI secolo, con la mostra Do Not Abandon Me curata da Philip Larratt-Smith e Sergio Risaliti in collaborazione con The Easton Foundation. Pensata in stretto dialogo con l'architettura delle Ex Leopoldine - complesso dalla forte vocazione sociale gestito per secoli da comunità interamente femminili - l'esposizione darà modo di apprezzare dal vivo  quasi cento opere dell'artista, tra cui molte su carta, tra gouache e disegni, realizzate negli anni duemila oltre a sculture di varie dimensioni, in stoffa, bronzo, marmo e altri materiali. Grande attesa, inoltre, per SpiderCouple (2003), una delle creazioni più celebri ed emblematiche della Bourgeois, che verrà installato nel cortile del museo.


La mostra Do Not Abandon Me  occuperà quasi per intero l'edificio delle Ex Leopoldine, tra le sale al piano terra e al primo piano. Si tratta della più estesa e importante rassegna di gouaches rosse di Louise Bourgeois con un focus tematico sul motivo della madre e del bambino. Il titolo della mostra fa riferimento alla paura dell'abbandono che Bourgeois ha sempre nutrito e che in questo caso si riferisce alla diade madre-bambino, che costituisce il modello di tutte le relazioni future. La maternità e le inquietudini ad essa correlate erano al centro della concezione che Bourgeois aveva di sé stessa. Allo stesso tempo, man mano che la vecchiaia la rendeva più fragile e più dipendente dagli altri, uno spostamento inconscio verso la madre ha caratterizzato nuovamente il suo lavoro. Realizzate negli ultimi cinque anni della sua carriera, le gouaches esplorano i cicli della vita attraverso un'iconografia di sessualità, procreazione, nascita, maternità, alimentazione, dipendenza, coppia, unità familiare e fiori. Per realizzarle Bourgeois lavorava "bagnato su bagnato", il che significava rinunciare a un certo controllo sul risultato finale per accogliere il gioco del caso e del destino. Il rosso, tra i colori preferiti e più ricorrenti nel suo lavoro, evoca all'interno delle gouache i fluidi corporei, come il sangue e il liquido amniotico. Particolarmente interessante è la collaborazione di Louise Bourgeois con l'artista britannica Tracey Emin (Margate, 1963).  In mostra verrà presentata una serie di sedici stampe digitali su tessuto intitolata Do Not Abandon Me (2009-10), nata dall'incontro tra le due artiste.   Il chiostro del Museo ospiterà Spider Couple (2003), uno dei celebri grandi ragni dell'artista, realizzato in bronzo. La mostra sarà inoltre completata dall'esposizione di due importanti installazioni: Peaux de Lapins, Chiffons Ferrailles à Vendre (2006), una delle Celle dell'artista, verrà presentata in una sala al piano terra del museo. L'opera Cross (2002) sarà presentata altresì nella ex chiesa dell'edificio rinascimentale, dove a suo tempo era proibito l'ingresso alle donne durante le celebrazioni dei riti religiosi.


Attraverso la sua arte, Louise Bourgeois ha indagato le complesse dinamiche della psiche umana e ha spesso affermato che il processo creativo era una forma di esorcismo: un modo per ricostruire ricordi ed emozioni al fine di liberarsi dalla loro presa. Sebbene si sia dedicata ampiamente alla pittura e al disegno, nel corso degli anni sarà soprattutto la scultura a costituire una parte fondamentale del suo lavoro, tutto incentrato su elementi autobiografici, tensioni e traumi familiari, spesso rielaborati in chiave metaforica. Si ammanta di carattere fondativo soprattutto il complesso rapporto con i genitori: legami interrotti o mai recisi, trasposti da Louise Bourgeois in numerose opere che narrano l'esperienza sconvolgente dell'abbandono e il desiderio di connettersi. Il suo mondo, fatto di intensità emotiva e ossessioni, trae ispirazione dall'inconscio, cercando di esprimere l'indicibile. Bourgeois si apre così a una poetica del perturbante, in grado di esorcizzare traumi e inibizioni. Straordinaria è la varietà dei mezzi e delle tecniche impiegate, una fertilità e curiosità nello sperimentare che pone Louise Bourgeois a fianco dei grandissimi artisti del secolo scorso. Fino agli ultimi giorni della sua lunghissima carriera, non è mai stata inattiva, né ha esaurito la sua curiosità intellettuale e la sua energia creativa in percorsi e obiettivi continui e ben definiti.    




Tuesday, June 18, 2024

Michelangelo Pistoletto Love Difference

Love Difference, è una monumentale e variopinta installazione luminosa composta da 20 scritte al neon, in cui la frase “amare le differenze” è tradotta nelle lingue più diffuse del mondo. Questo lavoro, concepito per la prima volta nel 2005 come parte di Luci d’Artista a Torino, nasce nell’ambito del più ampio e articolato progetto del 2002 Love Difference – Movimento Artistico per una Politica InterMediterranea, nato per promuovere il rispetto e la comprensione reciproca tra le diverse culture attraverso l’universalità dell’arte. A più di vent’anni dalla sua fondazione, il suo messaggio è oggi più attuale che mai:

 

“Da una parte la differenza tra etnie, religioni e culture è, oggi, causa di terribili conflitti; dall'altra vi è una drammatica situazione prodotta dalla supremazia dei poteri che producono l'uniformità e il livellamento delle differenze [...] Uniformità e differenza sono i due termini antagonisti che rappresentano la massima tensione conflittuale nell'attuale realtà planetaria. Una politica che porti ad “amare le differenze” è vitale per lo sviluppo di nuove prospettive nell'intera compagine sociale”. (M. Pistoletto, Manifesto Love Difference, 2002, in "Journal 7", Cittadellarte, Biella 2002, p. 47).

 

Installata come una delle grandi insegne luminose che si incontrano ai margini delle strade, Love Difference si affaccia per la prima volta su quel Mar Mediterraneo che è crocevia di culture ed elemento che congiunge terre e popoli diversi, in un momento che nello stesso luogo, come già detto, ha appena visto riunirsi i grandi che governano il mondo. Questa particolare cornice spaziale e temporale amplifica il messaggio di pace e comunione tra i popoli di cui l’opera è portavoce, ricordandoci che il dialogo, la tolleranza e l’accettazione dell’altro sono i principi su cui fondare la nostra società.

 

A rafforzare il senso di questo gesto, Michelangelo Pistoletto ha concepito un’opera specchiante, prodotta in occasione di questo progetto e donata a ciascuno dei membri del G7. Ispirandosi alla celebre Creazione di Adamo della Cappella Sistina, “conTatto” riproduce una mano che riflettendosi ne crea un’altra virtuale, a ricordarci la necessità di trovare un equilibrio tra il mondo naturale e quello artificiale. L’opera contiene al suo interno il libro La Formula della Creazione in cui Pistoletto, nel ripercorre l’evoluzione della sua pratica artistica e della sua riflessione teorica, restituisce anche il suo significato religioso, politico e scientifico, evidenziando come l’arte, che l’artista definisce “demopratica”, non sovverta ma generi, armonizzi e interconnetta ogni forma di governo esistente.

Fino al 20 ottobre 2024

 

Ex IMARFA
Strada Provinciale 90, Litoranea Torre Canne – Savelletri, Fasano




Sunday, June 16, 2024

GIANFRANCO MEGGIATO. Risveglio

Il Comune di Forte dei Marmi, la Fondazione Villa Bertelli Oblong Contemporary Art Gallery presentano, dal 15 giugno al 30 settembre 2024, una mostra d'arte pubblica di Gianfranco Meggiato (Venezia, 1963), con opere allestite nelle strade e nelle piazze di Forte dei Marmi (LU). L'inaugurazione si terrà sabato 15 giugno, alle ore 18.30, in Piazza Garibaldi.

Intitolata Risveglio, l'esposizione vuole essere un'occasione per sollecitare il risveglio delle coscienze e indurre alla riflessione, portando l'arte fuori dai musei, nelle piazze, tra la gente. Per tutto il periodo estivo, gli angoli più rappresentativi della città toscana diventeranno, infatti, uno spazio culturale liberamente accessibile al pubblico.

L'arte, con Gianfranco Meggiato, non è solo contemplazione, ma soprattutto azione. Mutando gli spazi urbani in palcoscenici, dove attrici principali diventano le sue grandi sculture astratte, l'artista sottolinea il carattere universale del linguaggio artistico, capace di connettere passato e presente e di tramandare messaggi.

Le opere di Meggiato - realizzate in alluminio, con la tecnica della fusione a staffa, e in bronzo, con la tecnica della fusione a cera persa, poste su basi in acciaio inox, in altezza variabile da due a cinque metri - tracciano un itinerario tra il lungomare e le vie del centro della città di Forte dei Marmi, in dialogo con gli spazi urbani e il paesaggio circostante.

Risveglio, l'opera che dà il titolo alla mostra, è una scultura inedita alta quattro metri, che viene presentata in anteprima per l'occasione. Con il suo movimento a spirale tendente verso l'alto simboleggia un volo, un risveglio, un riscatto dell'essere umano che acquisisce la consapevolezza per liberarsi dai condizionamenti. Plasticamente, infatti, sono proprio due ali stilizzate che sostengono e sospingono verso l'alto una grande sfera lucente che simboleggia la coscienza.

Nel dare il titolo Risveglio alla mostra, Meggiato allude al fenomeno di risveglio delle coscienze che è in atto a livello planetario da diversi anni. Convinto che non si possa vivere solo per se stessi, predando gli altri e la natura e pensando esclusivamente alla materialità, l'artista vuole sostenere attraverso la propria ricerca l'assunzione di un atteggiamento più libero e consapevole, per aprirsi gradualmente alla comprensione del mondo e del senso della vita.

Nello stesso periodo, Oblong Contemporary Art Gallery ospita, nei propri spazi di Forte dei Marmi (Via Carducci, 45), diverse sculture del maestro veneziano a completamento del percorso di conoscenza dell'artista e della sua produzione.

Gianfranco Mrggiato. Risveglio
Forte dei Marmi (LU), 15 giugno - 30 settembre 2024











Saturday, June 15, 2024

Vittorio Matino – Divampa colore

Dal 15 giugno al 6 ottobre 2024 la Fondazione Biscozzi | Rimbaud di Lecce presenta la mostra Vittorio Matino – Divampa colore, a cura di Nathalie Vernizzi Matino e Gabriele Matino, sesto appuntamento espositivo dal 2022 dell’istituzione fondata nel 2018 dai coniugi Luigi Biscozzi e Dominique Rimbaud con l’intento di promuovere l’arte moderna e contemporanea.

Vittorio Matino (1943-2022), pittore di origini pugliesi formatosi in Veneto, ha fatto del colore l’elemento centrale della sua poetica. Dopo aver trascorso gli anni Sessanta assimilando l’irraggiamento del colore-luce proprio della tradizione pittorica veneziana, si trasferisce a Milano nel 1971, con lunghe permanenze a Parigi, viaggiando in Europa e negli Stati Uniti per approfondire la conoscenza dei maestri della modernità europea e americana. L’artista trascorse lunghi periodi anche in Puglia, alla riscoperta delle proprie radici, tanto da eleggere Otranto a sua residenza estiva. Per vent’anni, fino all’estate del 1993, Matino ha partecipato attivamente alla vita politica e culturale di Otranto, contribuendo in maniera incisiva alla difesa del territorio e alla tutela del suo patrimonio. L’artista ha all’attivo un centinaio di mostre personali e numerose collettive in Europa e Nord America, in gallerie, musei e spazi pubblici. Le sue opere si trovano nei maggiori musei italiani e in collezioni private, tra cui Fondazione Prada, Museo del Novecento e Gallerie d’Italia a Milano e il Mart di Rovereto.

La mostra segna il ritorno di Matino alla sua terra d’origine con un’importante rassegna monografica, la prima dopo la scomparsa del pittore, presentando venti tele, selezionate dalla collezione personale dell’artista e per la maggior parte esposte per la prima volta con l’intenzione di creare una immersione totale nel colore e uno spazio espositivo avvolgente per lo spettatore.

Le opere esposte ripercorrono anni di intensa produzione e riassumono i passaggi del percorso artistico di Matino dal 2004 al 2013 con il diffondersi della luce e del colore sulla tela, dal bianco intenso (Dittico rouge et noir, 2005) al profondo nero (Solfeggio in nero, 2004; Nigro Aires, 2005), esplorando tutte le possibili sfumature della gamma cromatica (Viola di sera, 2005; Acero rosso, 2009; Piccolo verde, 2009; Anima nera, 2013). Si segnalano inoltre Surya’s Grace e Red for Chennai, quadri sorti dopo un viaggio in India nel 2008 che appartengono a un gruppo di opere esposte in parte alla Sundaram Tagore Gallery di New York nel 2009.

La mostra intende anche creare delle sinergie tra spazio visivo e spazio sonoro, riproponendo un approccio proprio dell’artista che era solito dipingere ascoltando musica jazz, Mozart, oppure musica classica indiana, e questa suggestione è confermata anche da alcune opere come Round Noon (2013), All Blues (2009), e Stormy Sunny Sunday (2010), ispirate fin dal titolo dalle emozioni sensoriali indotte all’artista dalla musica.

15 giugno 2024 – 6 ottobre 2024

Fondazione Biscozzi | Rimbaud

Lecce, piazzetta Giorgio Baglivi 4

All Blues 2009
Round Noon 2013
Solfeggio In Nero 2004
Stormy Sunny Sunday 2010
Stripes of Barnett 2011
Viola di sera, 2005

Valeria Patrizi | Cantica

La Galleria Orizzonti Arte Contemporanea di Ostuni prosegue la proposta espositiva all’interno della project room con l’inaugurazione, sabato 15 giugno 2024 alle ore 19.00, della personale dell’artista romana Valeria Patrizi, dal titolo Cantica, a cura di Caterina Acampora.

“Ponimi come un sigillo sul tuo cuore come un sigillo sul tuo braccio.”

Cantico dei Cantici (Ct 2,8-16; 8,6-7)

Cantico dei cantici, quando mi è stato raccontato il riferimento letterario dietro cui si stava costruendo la mostra che state per vivere, la mia mente è andata inevitabilmente al ben più noto “cantico delle creature” di San Francesco; confesso che avevo trovato in maniera istintuale una perfetta corrispondenza tra la cantica di Francesco e l’opera di Valeria Patrizi, ho pensato subito al suo saio/tela dove la natura si dipana eterea e si innalza verso qualcosa di più alto. Sono stata bruscamente svegliata da questa costruzione, era un testo molto più antico quello che mi si stava chiedendo di approfondire. Un testo sottile, intenso che poi ho scoperto appartenere all’antico testamento. Ed ora devo ringraziare questo equivoco, questa perdita di coordinate, se sono entrata in contatto con uno dei testi più belli della letteratura sacra. E forse è proprio quello che deve fare l’arte: farti spogliare dalle certezze che il mondo del prima ti ha cucito addosso per rigettarti nel dopo in una condizione inimmaginabile al momento del tuo arrivo. Quello che succede in mezzo è l’esperienza universale e Valeria Patrizi lo sa bene, è evidente dal modo discreto in cui ti catapulta in questo triangolo: tu, spogliato dalla tua verità, la sua opera e lei, silenziosa, impalpabile e al tempo stesso presente. Tra di voi tutto il tempo e lo spazio del mondo senza cornici a delimitare confini. E poi ci sono loro, naturalmente, i suoi personaggi. Carne e sangue, c’è un prima e c’è un dopo, questo è chiaro, ma noi li osserviamo in un momento di raccoglimento, di riflessione, di sospensione drammaturgica

L’artista non ci racconta chi sono e come sono finiti, a volte insieme, a volte soli, su quella tela, né che relazione ci sia tra di loro, tra l’animale e la donna, eppure non potrebbero essere che lì, con noi. Non c’è niente di voyeuristico nell’opera di Valeria Patrizi; riesce a spogliare il soggetto che rappresenta mettendolo in una comunicazione profonda con lo spettatore che sente quasi la necessità di voltarsi indietro a controllare di non essere visto da nessuno, a sperare che quanto sta accadendo stia accadendo con lui e per lui; la materia, la carnalità, l’animale che diventa spirito guida di un umano assorto, finalmente presente, lontano da un quotidiano che lo vuole distante da un contatto profondo con la natura, con sé stesso. E suona quasi ironico pensare quanto ci fa apparire semplice questa ricerca, bastava scomporre la parola stessa: anima-le che, seppur per definizione “privo di coscienza”, è lui stesso che riesce a spostare il piano della realtà della tela, è il suo istinto a raccontarci l’umano. Lasciarsi andare a questa consapevolezza ci porta a vivere l’opera di Valeria Patrizi come l’attraversamento di un bosco d’estate, le macchie delle sue tele diventano il modo per vedere il cielo attraverso gli alberi, mentre la vita si insinua ad ogni livello. I colori che sceglie seguono questo lento incedere; sono toni pacati, gentili, leggeri, pieni di cura, la stessa cura con la quale l’artista costruisce le sue tele e le srotola davanti ai miei occhi nel suo studio del Pigneto, a Roma, dove la si può incontrare con le sue opere arrotolate sotto il braccio.

dal 15 giugno al all'11 luglio 2024

 

GALLERIA ORIZZONTI ARTE CONTEMPORANEA

Piazzetta Cattedrale (centro storico)-Ostuni





Friday, June 14, 2024

Artekyp - MODENA

Artekyp di Modena presenta, dal 15 al 29 giugno 2024, la mostra degli artisti Giorgio Ferretti, Barbara Nicoletto e Michael Peddio dal titolo Exit. Curata da Francesca Baboni e Stefano Taddei, l'esposizione sarà inaugurata sabato 15 giugno, alle ore 18.30.

«La collettiva - spiegano Francesca Baboni e Stefano Taddei - presenta il lavoro di tre artisti che intendono uscire dagli schemi consueti per rivelare nuovi scenari. Pittori sostanzialmente differenti, sia come estetica che come stilemi, con soggetti diversificati tra figurazione e astrazione, ma che trovano un linguaggio comune nella ricerca di percorsi percettivi, di strade che si incrociano attraverso la pittura, nei giochi dei cromatismi e in un immaginario archetipico».

Giorgio Ferretti espone una selezione di recenti opere a tecnica mista su tela raffiguranti volti femminili. Superando i canoni della ritrattistica tradizionale, l'artista trasforma le donne, tratte da indagini fotografiche del presente o da riviste di moda, in muse oniriche, estranee ad ogni contesto spaziale e temporale.

Barbara Nicoletto presenta a Modena un viaggio nel colore attraverso vari dipinti astratti, realizzati con la tecnica del sealing, da lei messa a punto nel 2023. Sigillando le tele con policarbonato e colore, l'artista ottiene un effetto lucido, apparentemente cristallizzato, che sottende tuttavia un assemblaggio magmatico, dinamico e mai uguale.

Traslando l'immaginario consolidato delle pitture rupestri, Michael Peddio espone alcune opere di recente produzione, facendo presagire la possibilità di riallacciarsi ad un passato sempre vivo nella memoria. Piccole storie nella Storia, di animali e di uomini, raccontate attraverso il segno essenziale, la figurazione sintetica e l'uso pastellato del colore.

I tre artisti, tutti reggiani per nascita o per adozione, hanno lavorato insieme in varie occasioni, a seguito di momenti condivisi di dialogo e riflessione. Si segnalano, in particolare, le tri-personali presso la Galleria Reart a Reggio Emilia (2019) e la Galleria Radium Artis a Pietrasanta (2020) e San Martino in Rio (2021).


Barbara Nicoletto, Different twins, 2024,
 tecnica mista e policarbonato su tela, cm 40x80, particolare
Barbara Nicoletto, Opale Arlecchino giallo, 2023,
tecnica mista e policarbonato su tela, cm 120x80
Barbara Nicoletto, Protezione divina, 2023,
tecnica mista e policarbonato su tela, cm 100x40
Barbara Nicoletto, White 2, 2024,
tecnica mista e policarbonato su tela, cm 80x80
Giorgio Ferretti, Iris, 2023,
tecnica mista su tela, cm 50x40
Giorgio Ferretti, Stairway, 2023,
tecnica mista su tela, cm 50x40
Giorgio Ferretti, Teogonia di Esiodo, 2023,
 tecnica mista su tela, cm 50x40
Michael Peddio, Danza Rupestre, 2024,
tecnica mista su tela, cm 40x40
Michael Peddio, La caccia 2 - Natura dentro, 2023,
tecnica mista su tela, cm 70x50
Michael Peddio, Primordi della Vita, 2023,
 tecnica mista su tela, cm 60x50

Thursday, June 13, 2024

Salvatore Arancio Bruno's House

È un gruppo di opere realizzate nel 2023 sulla base di suggestioni e ricordi di una visita al Bruno Weber Park – parco di sculture costruito a Dietikon, nel Canton Zurigo, dall’architetto e artista svizzero Bruno Weber – al centro di Bruno’s House, la personale di Salvatore Arancio che dal 14 giugno al 28 settembre 2024 si articola nelle sale del MACTE – Museo di Arte Contemporanea di Termoli.

La mostra, a cura di Caterina Riva con Marta Federici, raccoglie diversi lavori, alcuni dei quali entrati nella collezione del museo grazie al PAC Piano per l’Arte Contemporanea: un video, un paesaggio sonoro e alcune sculture che ricompongono un viaggio immaginifico tra le architetture e le presenze del parco svizzero, luogo che celebra la fantasia, il piacere e la sperimentazione dell’Arte nelle più svariate forme.

 

Bruno’s House si snoda in una serie di ambienti avvolgenti, dalla rotonda centrale e le sale laterali fino al giardino del MACTE, dove è installata la scultura permanente Voyager messa in opera dall’artista a settembre 2023. La pratica di Arancio elabora un universo fantasmagorico e meraviglioso che lascia l’immaginazione del pubblico libera di associare forme e colori. Senza voler imporre interpretazioni o significati univoci, le sue opere aprono campi di possibilità, sollecitano le facoltà percettive, invitano a diventare spettatori attivi, proponendosi come alternativa ai canoni cui abitualmente siamo abituati.

 

In mostra, una serie di sculture di proporzioni e dimensioni straripanti dalle forme sinuose e organiche che rimandano a frammenti di corpi metamorfici tra vegetale, minerale e umano, e le cui smaltature rilucenti, realizzate durante una residenza in Ungheria, generano una vertigine di riflessi e colori cangianti in contrasto con la materia grezza dei mattoni che le sostengono.

 

Il video Bruno’s House, con soundtrack originale commissionata al musicista britannico Robin Rimbaud/Scanner, propone uno stridente montaggio di immagini lisergiche girate da Arancio tra le architetture caleidoscopiche del Bruno Weber Park, accompagnate da un suono che introduce un cupo senso di inquietudine, spostando la narrazione visiva fuori da un tempo lineare. Ne risulta una sequenza di scene che compone un viaggio allucinato, fatto di visioni oniriche e atmosfere acide.

 

Nello spazio aperto la scultura permanente nel giardino si presenta come una seduta composta da tre blocchi in cemento di diverse dimensioni e colorazioni pastello, che mimano pezzi di argilla grezza: sulle sue superfici sono incastonate formelle in bronzo che sembrano emergere dalla materia: un volto nero triangolare con un sorriso al contrario, un dito-coda blu e forme organiche che decorano i lati inferiori.


14 giugno – 28 settembre 2024

MACTE Museo di Arte Contemporanea di Termoli

Via Giappone, Termoli (CB)
www.fondazionemacte.com





Friday, June 7, 2024

ELENA KETRA. Lo sguardo di Lilith

Dal 7 giugno al 4 luglio 2024 Mucciaccia Gallery presenta nella sede di Mucciaccia Gallery Project, Roma, in via Laurina 31, la mostra ELENA KETRA| Lo sguardo di Lilith, a cura di Cesare Biasini Selvaggi.

Nelle parole del curatore, Cesare Biasini Selvaggi: “Il contributo di Elena Ketra all'arte e all’evoluzione della visione della società odierna è una manifestazione di ribellione creativa e di impegno per un mondo più inclusivo e consapevole, cosa che la rende una voce autorevole e influente nell'arte contemporanea”.

La mostra è ispirata a un’irrefrenabile figura matriarcale primordialeLilith. Secondo le religioni mesopotamiche, Lilith è stata la prima donna ad aver vissuto sulla Terra, incarnando l’autodeterminazione e la ribellione contro i ruoli di genere imposti dalla società. La sua presenza si rivela già nel primo capitolo della Genesi dove si intreccia con il mito biblico di Adamo ed Eva. Fin dalla fine dell’Ottocento, Lilith è divenuta l’icona del femminile indomito, una forza inarrestabile che si sottrae all’assoggettamento maschile. 

Elena Ketra, in sintonia con questo ethos, ha reinterpretato Lilith come un’energia vitale in perpetuo movimento, una presenza eterea ma vibrante che oggi ispira le opere in mostra alla Mucciaccia Gallery Project,  che testimoniano il suo anelito verso mondi in cui la diversità di genere diventa un valore promotore di uguaglianza, libertà, indipendenza, e del ritrovato amor proprio necessario per l’affermazione dell’indipendenza affettiva, la presa di coscienza di sé e delle proprie capacità, forza e bellezza.

Tra gli altri lavori esposti, Girlpower, un tirapugni a dondolo per “bambine impavide”, la serie Serialmirrors, specchi feticcio che raccontano storie di donne assassine su cui si basano diversi stereotipi legati all’universo femminile, e Utereyes, un arazzo che simboleggia l’autodeterminazione attraverso un utero con gli occhi che non subisce ma sceglie.

Con Grandmotherfucker Elena Ketra vorrebbe abbattere gli stereotipi attraverso l’irriverente e provocatorio stravolgimento di strumenti domestici, come le presine da cucina, che l’artista ha commissionato alla nonna di 93 anni e su cui ha, successivamente, ricamato termini del gergo sessuale in lingua inglese, in cui ogni lettera dell’alfabeto corrisponde a una parola diversa.


Elena Ketra, formatasi all’Accademia di Belle Arti di Venezia, vive tra Treviso e Roma. Ha realizzato mostre in istituzioni nazionali e internazionali come il Museo Madre di Napoli, il Silesian Museum di Katowice e la Stichting Artes di Amsterdam. È stata insignita dell’Exibart Prize nel 2022 per la parità di genere e l’inclusione sociale; figura, inoltre, come finalista al Premio Combat, all’Exibart Prize e nel 2024 è nella shortlist dei finalisti del premio internazionale Arte Laguna con l’opera-manifesto Utereyes. Ha portato la sua visione innovativa anche al Centro Europeo di Psicologia Investigativa e Criminologia (Cepic) come docente del Corso di formazione di eccellenza, “CONsenso”, finanziato dal Ministero di Giustizia – Dipartimento per gli affari di giustizia, per affrontare il tema “L’arte come terapia”.

7 giugno – 4 luglio 2024

Mucciaccia Gallery Project

Roma, via Laurina 31

Grandmother fucker
Serialmirrors
Utereyes
Toy Boy

Youporn

Girl Power

Alma Rattenbury
Venus

Madama




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