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Wednesday, January 12, 2022

GióMARCONI | Programma 2022

Milano - Importanti protagonisti del Novecento come Emilio Tadini e Louise Nevelson, giovani donne come Kerstin Brätsch e Trisha Baga, artisti di fama internazionale come André Butzer e Jorge Pardo, sperimentazione attraverso linguaggi e pratiche differenti – dalla pittura alla scultura, dalla performance ai video, dal design all’architettura – sono i cardini della stagione espositiva 2022 di GióMARCONI. Dopo il successo delle ultime esposizioni dedicate a Emilio Tadini dalla Fondazione Marconi, a febbraio torna una mostra dedicata all’artista e intellettuale milanese che intrattenne un’intensa relazione di lavoro e amicizia con Giorgio Marconi. Milano- Galleria Giòmarconi-Programma 2022:Da fine marzo, in occasione dell’Art Week milanese, torna per la terza volta a esporre in galleria l’artista e scultore cubano Jorge Pardo, il cui lavoro esplora l'intersezione tra pittura, design, scultura e architettura contemporanei. Sempre in primavera, negli spazi della sede di via Tadino 15, verrà dedicato un importante omaggio alla scultrice ucraina, naturalizzata americana, Louise Nevelson. Da maggio a luglio, in concomitanza con l’apertura della Biennale di Venezia, la galleria presenta la terza personale della pittrice tedesca Kerstin Brätsch. In autunno, invece, torna in galleria per la seconda volta l’artista americana di origine filippine Trisha Baga, tra le giovani film-maker e artiste più innovative e attive della sua generazione. La sua pratica include dispositivi e medium differenti, tra cui installazioni, sculture, performance e video. Accanto a lei un altro ritorno, quello dell’artista tedesco André Butzer, tra i più interessanti della sua generazione.


Emilio Tadini Viaggio in Italia, 1971
Acrylic on canvas 200 x 300.5 x 3 cm
Courtesy/ Gió Marconi, Milan

Jorge Pardo nstallation view
Gió Marconi, Milan 2006

Louise Nevelson Untitled. 1976-1978
Black painted wood 125 x 248 x 48 cm

Kerstin Brätsch Installation view
Gió Marconi, Milan 2016. Photo Andrea Rossetti

Trisha Baga Installation view
Gió Marconi, Milan 2014. Photo Filippo Armellin

André Butzer Installation view
Gió Marconi, Milan 2021. Photo Fabio Mantegna


Thursday, March 28, 2019

EMILIO TADINI 1967-1972 - FONDAZIONE MARCONI MILANO

Milano- Fondazione Marconi presenta Emilio Tadini 1967-1972, la terza mostra dedicata all’artista e intellettuale milanese Emilio Tadini. Dopo Emilio Tadini 1960-1985. L’occhio della pittura del 2007 e Emilio Tadini 1985-1997.
 I profughi, i filosofi, la città, la notte del 2012, questo nuovo progetto espositivo pone l’attenzione sugli esordi della produzione artistica di Tadini, dal 1967 al 1972, ovvero dal primo ciclo Vita di Voltaire, che segna la nascita del suo linguaggio pittorico, fino ad Archeologia.
 Considerato uno tra i personaggi più originali del dibattito culturale del secondo dopoguerra italiano, fin dagli anni Sessanta Emilio Tadini sviluppa la propria pittura per grandi cicli, popolati da un clima surreale in cui confluiscono elementi letterari, onirici, personaggi e oggetti quotidiani, spesso frammentari, dove le leggi di spazio e tempo e quelle della gravità sono totalmente annullate. Le opere di Tadini nascono da un clima emotivo, da un flusso mentale “in qualche zona semibuia della coscienza” dove le immagini emergono in un procedimento freudiano di relazioni e associazioni e dove le situazioni “reali” che il pittore raffigura sono immerse nell' atmosfera allucinata del sogno, in un clima surrealista-metafisico. Questo processo automatico si sviluppa, più che sulla prima immagine del quadro, sulla serie: da un’immagine ne scaturiscono altre, modificandola e alterandola. Ogni volta l’artista produce un racconto, tanto che la sua pittura cresce a cicli, come una serie di romanzi a puntate. La lettura delle sue opere richiede strumenti di natura concettuale, le immagini apparentemente semplici e immediate, nascondono molteplici significati (“tutto accade davanti ai nostri occhi… il pensiero si ripara… dietro lo sguardo”), non mancano i riferimenti al Surrealismo e alla Metafisica di de Chirico, come anche alla psicanalisi di Lacan e Freud. Punto di partenza è la pop art, ma non sono tuttavia le aggressive manifestazioni tipiche del pop americano a interessarlo, bensì le varianti più introspettive e personali, a volte intellettuali, politiche e critiche, del pop britannico. Un occhio particolare è rivolto all’arte di Kitaj, Blake, Hockney e Allen Jones ma anche a Francis Bacon e Patrick Caufield, alla Figuration narrative di Adami, Arroyo e Télémaque. Sarà questa una fase di passaggio che l’artista abbandonerà negli anni Ottanta, destinata comunque a lasciare un segno indelebile nei suoi lavori successivi.
Dal 28 Marzo al 28 Giugno 2019

Fondazione Marconi is presenting Emilio Tadini 1967-1972, its third exhibition dedicated to the Milanese artist and intellectual. This new show follows Emilio Tadini 1960-1985. The Eye of Painting in 2007, and Emilio Tadini 1985-1997.
 Refugees, Philosophers, the City, the Night in 2012, and will focus on the early years of Tadini’s career from 1967 to 1972, namely from his first cycle The Life of Voltaire up until Archeology. Emilio Tadini is considered one of the most original personalities of Italy’s post-World War II cultural debate. From the early 1960s he began to evolve an original painting style which he applied to major cycles of surrealist works, populated by a confluence of literary, dreamlike elements and everyday characters and objects, often fragmentary, in which the laws of space, time and gravity are totally suspended. Tadini’s work stems from an emotional state, from a mental flow “in some semi-dark area of consciousness”, from which images emerge in a Freudian process of relationships and associations, and where the “real” situations he depicts are immersed in an hallucinatory, dreamlike atmosphere presented in a surrealist-metaphysical form. This automatic process develops not only in the first image of each painting but over the entire series: from one image emerge others that modify and alter it. Each of Tadini’s works tells a story, so that his painting develops in cycles, like a series of serialised novels. Interpreting his works requires conceptual tools: apparently simple, straightforward images hide a multiplicity of meanings (“everything happens before our eyes... thought takes refuge ... behind the eyes”), there are references to Surrealism and de Chirico’s Metaphysics, as well as to Lacan and Freud’s psychoanalysis. His point of departure was Pop Art, but Tadini was not interested in the aggressive manifestations typical of American Pop Art but in the more introspective, personal, and at times intellectual, political and critical variants of British Pop Art. He paid particular attention to the art of Kitaj, Blake, Hockney and Allen Jones, but also to that of Francis Bacon, Patrick Caufield, and the figurative narratives of Adami, Arroyo and Télémaque. This was a transitional phase, however, which Tadini abandoned in the 1980s, but nevertheless it was to leave an indelible mark on his subsequent work.
From 28th March to 28th June 2019

Emilio Tadini
Color & Co. n. 5, 1969
Acrilici su tela

Emilio Tadini
Archeologia con de Chirico, 1972
Acrilici su tela

Emilio Tadini
Copertina per un settimanale, 1968
Matita e acrilici su carta
Emilio Tadini ritratto nel cortile dello Studio Marconi in occasione della mostra “Viaggio in Italia”, ottobre 1971
photo Enrico Cattaneo


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