Saturday, June 15, 2024

Vittorio Matino – Divampa colore

Dal 15 giugno al 6 ottobre 2024 la Fondazione Biscozzi | Rimbaud di Lecce presenta la mostra Vittorio Matino – Divampa colore, a cura di Nathalie Vernizzi Matino e Gabriele Matino, sesto appuntamento espositivo dal 2022 dell’istituzione fondata nel 2018 dai coniugi Luigi Biscozzi e Dominique Rimbaud con l’intento di promuovere l’arte moderna e contemporanea.

Vittorio Matino (1943-2022), pittore di origini pugliesi formatosi in Veneto, ha fatto del colore l’elemento centrale della sua poetica. Dopo aver trascorso gli anni Sessanta assimilando l’irraggiamento del colore-luce proprio della tradizione pittorica veneziana, si trasferisce a Milano nel 1971, con lunghe permanenze a Parigi, viaggiando in Europa e negli Stati Uniti per approfondire la conoscenza dei maestri della modernità europea e americana. L’artista trascorse lunghi periodi anche in Puglia, alla riscoperta delle proprie radici, tanto da eleggere Otranto a sua residenza estiva. Per vent’anni, fino all’estate del 1993, Matino ha partecipato attivamente alla vita politica e culturale di Otranto, contribuendo in maniera incisiva alla difesa del territorio e alla tutela del suo patrimonio. L’artista ha all’attivo un centinaio di mostre personali e numerose collettive in Europa e Nord America, in gallerie, musei e spazi pubblici. Le sue opere si trovano nei maggiori musei italiani e in collezioni private, tra cui Fondazione Prada, Museo del Novecento e Gallerie d’Italia a Milano e il Mart di Rovereto.

La mostra segna il ritorno di Matino alla sua terra d’origine con un’importante rassegna monografica, la prima dopo la scomparsa del pittore, presentando venti tele, selezionate dalla collezione personale dell’artista e per la maggior parte esposte per la prima volta con l’intenzione di creare una immersione totale nel colore e uno spazio espositivo avvolgente per lo spettatore.

Le opere esposte ripercorrono anni di intensa produzione e riassumono i passaggi del percorso artistico di Matino dal 2004 al 2013 con il diffondersi della luce e del colore sulla tela, dal bianco intenso (Dittico rouge et noir, 2005) al profondo nero (Solfeggio in nero, 2004; Nigro Aires, 2005), esplorando tutte le possibili sfumature della gamma cromatica (Viola di sera, 2005; Acero rosso, 2009; Piccolo verde, 2009; Anima nera, 2013). Si segnalano inoltre Surya’s Grace e Red for Chennai, quadri sorti dopo un viaggio in India nel 2008 che appartengono a un gruppo di opere esposte in parte alla Sundaram Tagore Gallery di New York nel 2009.

La mostra intende anche creare delle sinergie tra spazio visivo e spazio sonoro, riproponendo un approccio proprio dell’artista che era solito dipingere ascoltando musica jazz, Mozart, oppure musica classica indiana, e questa suggestione è confermata anche da alcune opere come Round Noon (2013), All Blues (2009), e Stormy Sunny Sunday (2010), ispirate fin dal titolo dalle emozioni sensoriali indotte all’artista dalla musica.

15 giugno 2024 – 6 ottobre 2024

Fondazione Biscozzi | Rimbaud

Lecce, piazzetta Giorgio Baglivi 4

All Blues 2009
Round Noon 2013
Solfeggio In Nero 2004
Stormy Sunny Sunday 2010
Stripes of Barnett 2011
Viola di sera, 2005

Valeria Patrizi | Cantica

La Galleria Orizzonti Arte Contemporanea di Ostuni prosegue la proposta espositiva all’interno della project room con l’inaugurazione, sabato 15 giugno 2024 alle ore 19.00, della personale dell’artista romana Valeria Patrizi, dal titolo Cantica, a cura di Caterina Acampora.

“Ponimi come un sigillo sul tuo cuore come un sigillo sul tuo braccio.”

Cantico dei Cantici (Ct 2,8-16; 8,6-7)

Cantico dei cantici, quando mi è stato raccontato il riferimento letterario dietro cui si stava costruendo la mostra che state per vivere, la mia mente è andata inevitabilmente al ben più noto “cantico delle creature” di San Francesco; confesso che avevo trovato in maniera istintuale una perfetta corrispondenza tra la cantica di Francesco e l’opera di Valeria Patrizi, ho pensato subito al suo saio/tela dove la natura si dipana eterea e si innalza verso qualcosa di più alto. Sono stata bruscamente svegliata da questa costruzione, era un testo molto più antico quello che mi si stava chiedendo di approfondire. Un testo sottile, intenso che poi ho scoperto appartenere all’antico testamento. Ed ora devo ringraziare questo equivoco, questa perdita di coordinate, se sono entrata in contatto con uno dei testi più belli della letteratura sacra. E forse è proprio quello che deve fare l’arte: farti spogliare dalle certezze che il mondo del prima ti ha cucito addosso per rigettarti nel dopo in una condizione inimmaginabile al momento del tuo arrivo. Quello che succede in mezzo è l’esperienza universale e Valeria Patrizi lo sa bene, è evidente dal modo discreto in cui ti catapulta in questo triangolo: tu, spogliato dalla tua verità, la sua opera e lei, silenziosa, impalpabile e al tempo stesso presente. Tra di voi tutto il tempo e lo spazio del mondo senza cornici a delimitare confini. E poi ci sono loro, naturalmente, i suoi personaggi. Carne e sangue, c’è un prima e c’è un dopo, questo è chiaro, ma noi li osserviamo in un momento di raccoglimento, di riflessione, di sospensione drammaturgica

L’artista non ci racconta chi sono e come sono finiti, a volte insieme, a volte soli, su quella tela, né che relazione ci sia tra di loro, tra l’animale e la donna, eppure non potrebbero essere che lì, con noi. Non c’è niente di voyeuristico nell’opera di Valeria Patrizi; riesce a spogliare il soggetto che rappresenta mettendolo in una comunicazione profonda con lo spettatore che sente quasi la necessità di voltarsi indietro a controllare di non essere visto da nessuno, a sperare che quanto sta accadendo stia accadendo con lui e per lui; la materia, la carnalità, l’animale che diventa spirito guida di un umano assorto, finalmente presente, lontano da un quotidiano che lo vuole distante da un contatto profondo con la natura, con sé stesso. E suona quasi ironico pensare quanto ci fa apparire semplice questa ricerca, bastava scomporre la parola stessa: anima-le che, seppur per definizione “privo di coscienza”, è lui stesso che riesce a spostare il piano della realtà della tela, è il suo istinto a raccontarci l’umano. Lasciarsi andare a questa consapevolezza ci porta a vivere l’opera di Valeria Patrizi come l’attraversamento di un bosco d’estate, le macchie delle sue tele diventano il modo per vedere il cielo attraverso gli alberi, mentre la vita si insinua ad ogni livello. I colori che sceglie seguono questo lento incedere; sono toni pacati, gentili, leggeri, pieni di cura, la stessa cura con la quale l’artista costruisce le sue tele e le srotola davanti ai miei occhi nel suo studio del Pigneto, a Roma, dove la si può incontrare con le sue opere arrotolate sotto il braccio.

dal 15 giugno al all'11 luglio 2024

 

GALLERIA ORIZZONTI ARTE CONTEMPORANEA

Piazzetta Cattedrale (centro storico)-Ostuni





Friday, June 14, 2024

Artekyp - MODENA

Artekyp di Modena presenta, dal 15 al 29 giugno 2024, la mostra degli artisti Giorgio Ferretti, Barbara Nicoletto e Michael Peddio dal titolo Exit. Curata da Francesca Baboni e Stefano Taddei, l'esposizione sarà inaugurata sabato 15 giugno, alle ore 18.30.

«La collettiva - spiegano Francesca Baboni e Stefano Taddei - presenta il lavoro di tre artisti che intendono uscire dagli schemi consueti per rivelare nuovi scenari. Pittori sostanzialmente differenti, sia come estetica che come stilemi, con soggetti diversificati tra figurazione e astrazione, ma che trovano un linguaggio comune nella ricerca di percorsi percettivi, di strade che si incrociano attraverso la pittura, nei giochi dei cromatismi e in un immaginario archetipico».

Giorgio Ferretti espone una selezione di recenti opere a tecnica mista su tela raffiguranti volti femminili. Superando i canoni della ritrattistica tradizionale, l'artista trasforma le donne, tratte da indagini fotografiche del presente o da riviste di moda, in muse oniriche, estranee ad ogni contesto spaziale e temporale.

Barbara Nicoletto presenta a Modena un viaggio nel colore attraverso vari dipinti astratti, realizzati con la tecnica del sealing, da lei messa a punto nel 2023. Sigillando le tele con policarbonato e colore, l'artista ottiene un effetto lucido, apparentemente cristallizzato, che sottende tuttavia un assemblaggio magmatico, dinamico e mai uguale.

Traslando l'immaginario consolidato delle pitture rupestri, Michael Peddio espone alcune opere di recente produzione, facendo presagire la possibilità di riallacciarsi ad un passato sempre vivo nella memoria. Piccole storie nella Storia, di animali e di uomini, raccontate attraverso il segno essenziale, la figurazione sintetica e l'uso pastellato del colore.

I tre artisti, tutti reggiani per nascita o per adozione, hanno lavorato insieme in varie occasioni, a seguito di momenti condivisi di dialogo e riflessione. Si segnalano, in particolare, le tri-personali presso la Galleria Reart a Reggio Emilia (2019) e la Galleria Radium Artis a Pietrasanta (2020) e San Martino in Rio (2021).


Barbara Nicoletto, Different twins, 2024,
 tecnica mista e policarbonato su tela, cm 40x80, particolare
Barbara Nicoletto, Opale Arlecchino giallo, 2023,
tecnica mista e policarbonato su tela, cm 120x80
Barbara Nicoletto, Protezione divina, 2023,
tecnica mista e policarbonato su tela, cm 100x40
Barbara Nicoletto, White 2, 2024,
tecnica mista e policarbonato su tela, cm 80x80
Giorgio Ferretti, Iris, 2023,
tecnica mista su tela, cm 50x40
Giorgio Ferretti, Stairway, 2023,
tecnica mista su tela, cm 50x40
Giorgio Ferretti, Teogonia di Esiodo, 2023,
 tecnica mista su tela, cm 50x40
Michael Peddio, Danza Rupestre, 2024,
tecnica mista su tela, cm 40x40
Michael Peddio, La caccia 2 - Natura dentro, 2023,
tecnica mista su tela, cm 70x50
Michael Peddio, Primordi della Vita, 2023,
 tecnica mista su tela, cm 60x50

Thursday, June 13, 2024

Salvatore Arancio Bruno's House

È un gruppo di opere realizzate nel 2023 sulla base di suggestioni e ricordi di una visita al Bruno Weber Park – parco di sculture costruito a Dietikon, nel Canton Zurigo, dall’architetto e artista svizzero Bruno Weber – al centro di Bruno’s House, la personale di Salvatore Arancio che dal 14 giugno al 28 settembre 2024 si articola nelle sale del MACTE – Museo di Arte Contemporanea di Termoli.

La mostra, a cura di Caterina Riva con Marta Federici, raccoglie diversi lavori, alcuni dei quali entrati nella collezione del museo grazie al PAC Piano per l’Arte Contemporanea: un video, un paesaggio sonoro e alcune sculture che ricompongono un viaggio immaginifico tra le architetture e le presenze del parco svizzero, luogo che celebra la fantasia, il piacere e la sperimentazione dell’Arte nelle più svariate forme.

 

Bruno’s House si snoda in una serie di ambienti avvolgenti, dalla rotonda centrale e le sale laterali fino al giardino del MACTE, dove è installata la scultura permanente Voyager messa in opera dall’artista a settembre 2023. La pratica di Arancio elabora un universo fantasmagorico e meraviglioso che lascia l’immaginazione del pubblico libera di associare forme e colori. Senza voler imporre interpretazioni o significati univoci, le sue opere aprono campi di possibilità, sollecitano le facoltà percettive, invitano a diventare spettatori attivi, proponendosi come alternativa ai canoni cui abitualmente siamo abituati.

 

In mostra, una serie di sculture di proporzioni e dimensioni straripanti dalle forme sinuose e organiche che rimandano a frammenti di corpi metamorfici tra vegetale, minerale e umano, e le cui smaltature rilucenti, realizzate durante una residenza in Ungheria, generano una vertigine di riflessi e colori cangianti in contrasto con la materia grezza dei mattoni che le sostengono.

 

Il video Bruno’s House, con soundtrack originale commissionata al musicista britannico Robin Rimbaud/Scanner, propone uno stridente montaggio di immagini lisergiche girate da Arancio tra le architetture caleidoscopiche del Bruno Weber Park, accompagnate da un suono che introduce un cupo senso di inquietudine, spostando la narrazione visiva fuori da un tempo lineare. Ne risulta una sequenza di scene che compone un viaggio allucinato, fatto di visioni oniriche e atmosfere acide.

 

Nello spazio aperto la scultura permanente nel giardino si presenta come una seduta composta da tre blocchi in cemento di diverse dimensioni e colorazioni pastello, che mimano pezzi di argilla grezza: sulle sue superfici sono incastonate formelle in bronzo che sembrano emergere dalla materia: un volto nero triangolare con un sorriso al contrario, un dito-coda blu e forme organiche che decorano i lati inferiori.


14 giugno – 28 settembre 2024

MACTE Museo di Arte Contemporanea di Termoli

Via Giappone, Termoli (CB)
www.fondazionemacte.com





Friday, June 7, 2024

ELENA KETRA. Lo sguardo di Lilith

Dal 7 giugno al 4 luglio 2024 Mucciaccia Gallery presenta nella sede di Mucciaccia Gallery Project, Roma, in via Laurina 31, la mostra ELENA KETRA| Lo sguardo di Lilith, a cura di Cesare Biasini Selvaggi.

Nelle parole del curatore, Cesare Biasini Selvaggi: “Il contributo di Elena Ketra all'arte e all’evoluzione della visione della società odierna è una manifestazione di ribellione creativa e di impegno per un mondo più inclusivo e consapevole, cosa che la rende una voce autorevole e influente nell'arte contemporanea”.

La mostra è ispirata a un’irrefrenabile figura matriarcale primordialeLilith. Secondo le religioni mesopotamiche, Lilith è stata la prima donna ad aver vissuto sulla Terra, incarnando l’autodeterminazione e la ribellione contro i ruoli di genere imposti dalla società. La sua presenza si rivela già nel primo capitolo della Genesi dove si intreccia con il mito biblico di Adamo ed Eva. Fin dalla fine dell’Ottocento, Lilith Ã¨ divenuta l’icona del femminile indomito, una forza inarrestabile che si sottrae all’assoggettamento maschile. 

Elena Ketra, in sintonia con questo ethos, ha reinterpretato Lilith come un’energia vitale in perpetuo movimento, una presenza eterea ma vibrante che oggi ispira le opere in mostra alla Mucciaccia Gallery Project,  che testimoniano il suo anelito verso mondi in cui la diversità di genere diventa un valore promotore di uguaglianza, libertà, indipendenza, e del ritrovato amor proprio necessario per l’affermazione dell’indipendenza affettiva, la presa di coscienza di sé e delle proprie capacità, forza e bellezza.

Tra gli altri lavori esposti, Girlpower, un tirapugni a dondolo per “bambine impavide”, la serie Serialmirrors, specchi feticcio che raccontano storie di donne assassine su cui si basano diversi stereotipi legati all’universo femminile, e Utereyes, un arazzo che simboleggia l’autodeterminazione attraverso un utero con gli occhi che non subisce ma sceglie.

Con Grandmotherfucker Elena Ketra vorrebbe abbattere gli stereotipi attraverso l’irriverente e provocatorio stravolgimento di strumenti domestici, come le presine da cucina, che l’artista ha commissionato alla nonna di 93 anni e su cui ha, successivamente, ricamato termini del gergo sessuale in lingua inglese, in cui ogni lettera dell’alfabeto corrisponde a una parola diversa.


Elena Ketra, formatasi all’Accademia di Belle Arti di Venezia, vive tra Treviso e Roma. Ha realizzato mostre in istituzioni nazionali e internazionali come il Museo Madre di Napoli, il Silesian Museum di Katowice e la Stichting Artes di Amsterdam. È stata insignita dell’Exibart Prize nel 2022 per la parità di genere e l’inclusione sociale; figura, inoltre, come finalista al Premio Combat, all’Exibart Prize e nel 2024 è nella shortlist dei finalisti del premio internazionale Arte Laguna con l’opera-manifesto Utereyes. Ha portato la sua visione innovativa anche al Centro Europeo di Psicologia Investigativa e Criminologia (Cepic) come docente del Corso di formazione di eccellenza, “CONsenso”, finanziato dal Ministero di Giustizia – Dipartimento per gli affari di giustizia, per affrontare il tema “L’arte come terapia”.

7 giugno – 4 luglio 2024

Mucciaccia Gallery Project

Roma, via Laurina 31

Grandmother fucker
Serialmirrors
Utereyes
Toy Boy

Youporn

Girl Power

Alma Rattenbury
Venus

Madama




Monday, June 3, 2024

FLAVIO PAOLUCCI. Natura senza confini

La mostra Natura senza confini di Flavio Paolucci, in programma dal 4 giugno al 13 settembre 2024 negli spazi di KROMYA Art Gallery Lugano, celebra il legame tra la Galleria e l'Artista, che nel corso dell'esposizione festeggerà il suo novantesimo compleanno.
 
La personale sarà inaugurata martedì 4 giugno, alle ore 18.30, alla presenza dell'artista e del curatore Marco Franciolli, già direttore del MASI - Museo d'arte della Svizzera italiana.

In esposizione, una quindicina di opere di recente produzione, alcune delle quali inedite, che evidenziano l'inesauribile ricerca di Flavio Paolucci, tesa all'esplorazione della connessione imprescindibile tra l'essere umano e il mondo naturale che lo circonda.

«Il sentimento della natura che pervade le opere dell'artista - spiega Marco Franciolli - trova nel mondo naturale non solo una fonte di ispirazione, ma anche lo specchio di emozioni e sentimenti profondi. La volontà dell'artista di trascendere l'imitazione della realtà per esprimere una prospettiva personale e originale conferisce una dimensione autenticamente universale e atemporale al suo discorso artistico. Accanto a forme e oggetti peculiari della poetica dell'artista - ramo, foglia, sasso, casa, vetro - affiorano nei dipinti e nelle sculture recenti elementi inediti che accrescono ulteriormente il vocabolario della raffinata poetica di Paolucci».

Sia nei dipinti su carta che nelle sculture in bronzo ricorre, ad esempio, la forma archetipa della casa, posta in dialogo con il biomorfismo dei rami che fuoriescono dal tetto o dalle finestre. Non un processo metafisico, ma l'interiorizzazione di situazioni reali, osservate dall'artista nel corso delle sue camminate in natura.

Una pratica artistica nella quale si fondono sensibilità percettiva e immaginazione, anche attraverso la giustapposizione di elementi naturali e forme geometriche, espressione figurata della dualità fra uomo e natura. Paolucci evoca, infatti, la realtà, ma le sue composizioni sono sempre di carattere mentale e poetico.

«Attraverso l'uso di diversi mezzi espressivi quali dipinti, carte e sculture, l'artista esprime la propria visione del mondo, le proprie emozioni e riflessioni», scrive Franciolli. «Le sue sono creazioni aperte a vari significati e interpretazioni, lasciano spazio alla creatività e all'immaginazione dello spettatore. Questa possibilità di interpretazione, diversa da persona a persona, rende le opere di Flavio Paolucci particolarmente coinvolgenti, offrendo di fatto un'esperienza estetica unica e personale a chi le osserva».

«Flavio Paolucci è un artista verso il quale nutriamo una grandissima stima e ammirazione, dichiara Tecla Riva, fondatrice di KROMYA Art Gallery e direttrice della sede di Lugano. Lo abbiamo presentato più volte nelle sedi di Lugano e di Verona e in occasione delle fiere di settore, riscuotendo sempre grande interesse e desiderio di approfondimento. Con questa mostra, celebriamo un compleanno importante di un artista, ma anche di un amico, attraverso una selezione di opere recenti ed inedite, perché la creatività è una fonte inesauribile di giovinezza».

Flavio Paolucci nasce nel 1934 a Torre, nel comune svizzero di Blenio. Dopo gli studi all'Accademia di Belle Arti di Brera (Milano), avvia una significativa attività espositiva, che dagli anni Cinquanta lo porta ad esporre nei principali musei europei. Le sue opere sono presenti in importanti collezioni pubbliche e private. Nel 2024 è uscito il film Flavio Paolucci. Da Guelmim a Biasca del regista Villi Hermann, prodotto da Imagofilm Lugano e RSI Radiotelevisione Svizzera, in cui l'artista, tra boschi, montagne e deserto, passato e presente crea opere dove s'incontrano sogno e poesia. Flavio Paolucci vive e lavora a Biasca, in Canton Ticino.

FLAVIO PAOLUCCI. Natura senza confini
A cura di Marco Franciolli
KROMYA Art Gallery, Lugano
4 giugno - 13 settembre 2024







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