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Sunday, October 2, 2022

Ri-Materializzazione del Linguaggio. 1978–2022

La mostra Materializzazione del linguaggio, curata dall'artista e poetessa Mirella Bentivoglio, fu inaugurata il 20 settembre 1978 presso i Magazzini del Sale, nell'ambito della XXXVIII Biennale di Venezia. 
Nella sua molteplicità di immagini e parole, di pratiche individuali e collettive, essa comprendeva le ricerche verbo-visuali di 90 artiste e poetesse internazionali che, raccontando il "rapporto fra la donna e il linguaggio", materializzavano un linguaggio inteso come modalità di comunicazione non condizionata, incorporando un'espressione identitaria trasgressiva, al contempo poetica e critica, di radicale rifiuto del linguaggio patriarcale. Ri-Materializzazione del Linguaggio. 1978-2022 – in cui è presentata un'ampia selezione delle opere originariamente esposte, insieme ad altre coeve e a materiali di documentazione – si propone come il primo tentativo di ricostruzione filologica di una mostra divenuta nel frattempo un punto di riferimento per le ricerche artistiche femminili e femministe, ma anche come la riattivazione contemporanea delle sue istanze storiche. Ispirato alle opere stesse, l'allestimento parte dalla matrice dell'alfabeto quale grado zero del linguaggio, e dal rapporto opera/documento, mostra/libro, muro/vetrina, invitandoci a continuare a reinventare il linguaggio che ci è stato imposto, così da poterci riappropriare del modo più autentico e personale in cui desideriamo esprimerci e comunicare. La mostra è presentata in occasione del centenario della nascita di Mirella Bentivoglio (Klagenfurt am Wörthersee, 1922 - Roma, 2017). Il linguaggio della mostra originaria sarà periodicamente e progressivamente ri-materializzato dagli interventi di tre artiste contemporanee — Monica Bonvicini (Venezia, 1965), BRACHA (Bracha L. Ettinger, Tel Aviv, 1948) e Nora Turato (Zagabria, 1991) — e attraverso una pluralità di eventi, sia digitali che dal vivo.

Fondazione Antonio Dalle Nogare
Rafensteiner Weg 19, Bolzano, Italia   
2.10.2022 – 3.6.2023

01_Mirella Bentivoglio Fiore nero 1971 
Collezione Premio Termoli, MACTE - Foto Gianluca Di Ioia

Mirella Bentivoglio, Il cuore della consumatrice ubbidiente, 1975.
Serigrafia. Courtesy Archivio Mirella Bentivoglio-alta

Mirella Bentivoglio, Monumento (dalla serie), 1968.
Courtesy Archivio Mirella Bentivoglio- alta-1

Elisabetta Gut, Parole ovattate, 1977

Evelina Shatz, Senza Titolo

Jean Trevor, Winds, 1978

Mirella Bentivoglio Manuale_retro, 1970

Blank, Autoritratto E6, 1981, tecnica mista su carta pergamenamixed media on parchment like paper, ditticodiptych, cm.21x14 cadeach (cm.21x28 overall) 

Tuesday, October 15, 2019

PETER WACHTLER - UP THE HEAVIES

Bolzano- Fino al 9 maggio 2020 la Fondazione Antonio Dalle Nogare presenta Up The Heavies personale dell’artista tedesco Peter Wächtler.
 Up the Heavies, letteralmente “Sollevare i pesanti”, è quasi un ossimoro, qualcosa che gioca con l’idea degli opposti. Ed è questo un po’ il tema di una mostra che apparentemente non ha collegamenti lineari tra le varie opere, ma gioca con ognuna di esse su relazioni opposte di velocità e lentezza, pesantezza e leggerezza, astrazione e figurazione, grandezza e piccolezza, narrazione e rappresentazione, specificità e generalismo. Nella grande sala al piano terra la mostra presenta tre serie di sculture, un ciclo di fotografie in bianco e nero e una serie di acquerelli. Come già sottolineato, tutti gli elementi della mostra esistono in una dialettica di opposti: i tre gruppi di sculture infatti sono diversi per forme (fiori, animali e gru) e per materiali (bronzo, acciaio e un misto di acciaio e vetro) e per intenti. Se da un lato infatti i fiori sembrano realizzati in maniera del tutto espressionistica sfruttando la manualità gestuale dell’artista che ha creato queste forme con la sola forza delle sue braccia, rendendole all’apparenza veloci, immediate e espressive, così invece le gru sono la testimonianza di un lavoro meticoloso, quasi ossessivo nella ripetizione di una iconografia. Tra di loro questi due elementi si confrontano anche dal punto di vista tematico: se i fiori rappresentano chiaramente un elemento naturale, così la gru rappresenta invece il simbolo, quasi un’icona dello sviluppo industriale, della cementificazione, della costruzione costante che inonda le nostre città. Non si tratta in nessun caso di un giudizio positivo o negativo, ma di una rappresentazione delle dicotomie in cui ci muoviamo ogni giorno. Molto diverse per iconografia e materiali utilizzati sono le due sculture di bronzo. Esse rappresentano due animali: un lupo ed un orso che sono raffigurati come due marinai in movimento, non si sa se in partenza o di ritorno. A differenza delle altre sculture, meno raffinate e quasi volutamente abbozzate, queste sono realizzate in bronzo, uno dei materiali nobili della scultura classica e sono definite nei minimi particolari. Pesanti, estremante figurative, quasi realistiche, e tradizionali nei materiali, questi lavori si contrappongono agli altri elementi scultorei presenti in mostra.

Fondazione Antonio Dalle Nogare
Rafensteinerweg 19, Bolzano, Italy 
12.10.2019 – 9.5.2020





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