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Wednesday, April 5, 2023

PROJECT ROOM #17 Lito Kattou Whisperers

Milano - Dal 6 aprile 2023, con la mostra Whisperers di Lito Kattou (Cipro, 1992), prende il via Corpo Celeste, nuovo ciclo espositivo di Project Room, il progetto “osservatorio” di Fondazione Arnaldo Pomodoro dedicato agli sviluppi del panorama artistico internazionale, che quest’anno viene affidato alla curatrice Chiara Nuzzi (Napoli, 1986). 
 Corpo Celeste si articola in due mostre personali, la prima dedicata a Lito Kattou e la successiva, prevista a settembre 2023, a Paul Maheke (Francia, 1985). In entrambe le mostre la scultura è uno strumento di costruzione di corpi altri, ibridati con la materia, la natura e il mondo animale, per abitare nuovi mondi. 
Gli artisti sviluppano due progetti site-specific che mescolano media differenti per costruire installazioni ambientali immersive: lo spazio espositivo della Fondazione diventa così un paesaggio popolato da immagini e presenze quasi metafisiche. Whisperers è la prima personale in una istituzione italiana di Lito Kattou. 
Le sue opere – corpi, creature ibride e astratte, antropomorfe o animali, al cui interno sono inglobati elementi naturali e cosmici – analizzano il processo di cambiamento della materia nel tempo, il tema dell’alterità e scenari spazio-temporali sconosciuti. La serie Whisperers (coloro che sussurrano) del 2022 si concentra sull’idea di comunità in un’ambientazione senza tempo che individua nuove strategie di coesistenza. L’artista realizza per gli spazi della Fondazione Whisperer I, II, III e IV, quattro imponenti sculture in alluminio, acciaio, acrilico, rame nichelato e plastica biodegradabile, che rappresentano quattro componenti di una comunità – legati tra loro da simboli, segni, frammenti che compongono una grammatica familiare – connessi a Whisperer V, una quinta scultura allestita sulla facciata di Fondazione ICA Milano, intervento che funge da ponte tra le due istituzioni e che ne sancisce la collaborazione.






Tuesday, February 23, 2021

ARCHIVIO ATELIER PHARAILDIS VAN DEN BROECK

Milano - L'Archivio Atelier Pharaildis Van den Broeck presenta per il 2021 un programma culturale ricco di collaborazioni con artisti, fashion designer, studiosi, ricercatori e studenti, in continuità con l’attività iniziata nel 2019 tra progetti di ricerca, valorizzazione dell'archivio e produzione di nuovi contenuti. 
 Per il 2021 le attività dell'archivio sono state suddivise in tre sezioni – PROJECT ROOM, LECTURE ROOM e ACADEMY ROOM – che comprendono attività in presenza e digitali, in cui l'arte del presente si intreccia con la storia e le opere di Pharaildis Van den Broeck. Facendo proprio quel fluire tra arte, moda e design che è stata la particolare attitudine di Van den Broeck, l'attività 2021 dell'archivio propone approfondimenti multidisciplinari che rievocano la complessità della ricerca dell’artista, grazie a scambi metodologici tra pratiche poetiche diverse. Iniziato nel febbraio 2019 con una serie di interventi artistici realizzati ad hoc per l'atelier in cui Van den Broeck ha lavorato gli ultimi anni della sua vita, riprende il programma delle PROJECT ROOM, che dopo gli interventi di Alessandro Roma, Giulio Squillacciotti e Andrea Kvas – invitati a dialogare con le opere, la memoria e il luogo di lavoro dell’artista italo fiamminga – vede come prima protagonista nella primavera 2021 l'artista del gioiello Tatjana Giorgadse con alcune nuove opere in un progetto a cura di Irene Belfi, storica del gioiello contemporaneo. Per la Project Room #4, Giorgadse, partendo da alcuni disegni di Van den Broeck, ha realizzato delle vere e proprie sculture indossabili. Il programma continua in estate con la Project Room #5 che vede protagonisti l'artista Sara Enrico e il fashion designer Fabio Quaranta con un intervento tra arte e moda, e in inverno Claudia Losi, che per la Project Room #6 presenta un progetto editoriale a cura di Emiliano Biondelli. In occasione di ogni nuovo intervento d’artista viene realizzato un booklet, parte della collana di pubblicazioni cominciata nel 2019. 
 Con le LECTURE ROOM l’archivio presenta degli spazi virtuali in cui studiosi di diversi ambiti disciplinari condividono le ricerche tematiche condotte in archivio, partendo dall'analisi del lavoro di Van den Broeck per arrivare a fornire nuove chiavi di lettura e nuove metodologie di ricerca visiva contemporanea. Si comincia ad aprile con Cristina Masturzo, giornalista e docente di Economia e Mercato dell'arte, che fa un'analisi della posizione liminare di Van den Broeck rispetto al mercato dell'arte. A maggio Valeria Raho e Jonatah Manno – fondatori di P.I.A. centro di formazione, ricerca e produzione artistica di Lecce – danno una lettura sul tema della marginalità e il significato di ritagliarsi spazi al confine del sistema dell'arte. In ottobre il duo curatoriale Francesco Urbano Ragazzi esamina i codici visivi di Pharaildis Van den Broeck tra arte e moda. Mentre a dicembre la storica dell'arte Roberta Bernabei offre un racconto dell'artista italo fiamminga tra ricordi personali e riferimenti storico artistici.

Berna- Festa della cipolla, 2007/8

In breve tempo gli elementi iconici del gioco del calcio diventano propri dell’immaginario e del processo pittorico di Phara. Nel 2007 inizia a dipingere anche altri avvenimenti sociali che per lei hanno un particolare valore antropologico privato e collettivo, come la Festa della Cipolla di Berna. Il campo da calcio ritorna a questo punto sotto forma di elemento compositivo (cornice) mentre la forma stilizzata della cipolla ha assunto la dimensione decorativa di un pattern. 


Senza titolo, 2009

Nel 2009 Phara, parallelamente al tema del calcio, riprende alcuni temi che aveva già trattato negli anni Novanta combinandoli con simboli provenienti dalla cultura popolare. In quest’opera la consueta cipolla si trasforma in un albero della cuccagna da cui pendono gnomi dalle fattezze geometriche. Sempre nello stesso periodo ritorna all’uso della tela sperimentando nuove tecniche pittoriche. 


Pesaggio con cipolle, 2010

Paesaggio con cipolle è un esempio di sintesi delle sperimentazioni pittoriche degli anni precedenti e di apertura verso nuove ricerche. Il dipinto di grandi dimensioni apre una finestra su un paesaggio solo apparentemente tradizionale in cui la ricca tavolozza di blu e verdi riesce a trovare un bilanciamento tra profondità del campo visivo e graficità decorativa dei dettagli, tra bidimensionalità della trama pittorica e volume scultoreo del soggetto ritratto. 




Onions 1994-95


In questa serie di piccole tavole dipinte tra il 1994 e il 1995 Pharaildis Van den Broeck inizia la sua analisi della cipolla, semplice elemento di vita quotidiana. La tecnica pittorica utilizzata ricorda la tradizione 


Arsenal Liverpool, 2008

Nel corso degli anni Phara dimostra sempre maggiore interesse al valore simbolico dell’evento calcistico, rinuncia alla cronaca a favore di una sorta di narrazione mitologica dei semidei del campo sportivo. La carta di giornale diventa puro supporto per una tessitura fittissima di pennellate mentre le composizioni assumono sembianze sempre 


China series, 1996 (guache su carta di riso)

Nel 1996 Pharaildis Van den Broeck, durante un viaggio in Cina, visita Suzhou e si fa fotografare vestita da imperatore cinese in un giardino acquatico. Da questi scatti nascono una serie di dipinti ispirati al tema

della Cina in cui il soggetto si trasforma da autoritratto a cipolla. Il processo di immedesimazione dell’artista con questo oggetto diventerà negli anni sempre più complesso.



Senza titolo, 2013

Il desiderio di sperimentare costantemente nuove tecniche spinge Phara a combinare sulla tela gli esiti delle ricerche sia sulla pittura acrilica sia sulla carta di giornale. Nelle opere del 2013 i quotidiani non sono più scelti per le immagini stampate che raccolgono ma perchè le permettono di introdurre una componente tridimensionale all’interno dell’opera. Tagliato a sottili strisce il supporto mediatico va idealmente a comporre il corpo della cipolla, le pennellate dense e decise ne sottolineato struttura e contorni. 


Italia, 2009

Con il passare degli anni la tecnica pittorica di Phara propende sempre più verso un’espressività sintetica e graffiante. Le opere di questo periodo, come questa, sono caratterizzate da campiture piatte, colori saturi, pennellate decise e contrastanti che 


Cura Primaverile 1997

Pharaildis Van den Broeck divorava immagini stampate spaziando da monografie di grandi artisti del passato a pubblicazioni monotematiche su specifici argomenti. La sua biblioteca è emblematica di come cultura alta e bassa possano convivere nello stesso luogo. In Cura primaverile l’artista antropizza lo sguardo del cane ripreso da un libro sulla razza dei Barboni e lo circonda di oggetti che conferiscono all’animale una vanità tipicamente umana. 



Thursday, February 18, 2021

PROJECT ROOM #13 KASPER BOSMANS - A Perfect Shop-Front

Dal 17 febbraio al 14 maggio 2021, con la mostra A Perfect Shop-Front di Kasper Bosmans, la Fondazione Arnaldo Pomodoro presenta il primo appuntamento del nuovo ciclo espositivo delle Project Room, progetto “osservatorio” dedicato ai più recenti sviluppi del panorama artistico internazionale, affidato per il 2021 alla guest curator Eva Fabbris. Nel suo lavoro Kasper Bosmans (Lommel, Belgio; 1990) associa temi socio-politici e contesti storico-culturali tra loro diversi in forme che attingono a repertori araldici, alla simbolica del folklore, alla tradizione del ready-made e alla storia della decorazione. Combinati secondo un’attitudine del tutto soggettiva, questi elementi si fondono in opere che raccontano e teorizzano delle mitologie insolite, nel tentativo di trovare nuovi modi di raccontare il sapere. Aneddoti provenienti da tempi e luoghi differenti vengono traslati in dipinti, installazioni e oggetti eleganti, arguti e ironici. In occasione della Project Room #13 l’artista ha progettato un intervento complesso in cui gli elementi della sua pratica si legano ad alcune istanze strettamente contemporanee, come i disastri ambientali e le limitazioni fisiche determinate dalla pandemia. L’insieme delle opere innesca una dimensione di flânerie tutt’altro che disimpegnata, in cui lo spettatore incontra dei richiami alla coscienza politica in forme che prendono le mosse da un approccio radicale all’arte folk, tra concetto e storia dei materiali.
Fondazione Arnaldo Pomodoro
via Vigevano 9 – 20144 Milano
Kasper Bosmans, A Perfect Shop - Front Installation view Fondazione Arnaldo Pomodoro, Milano, 2021 Photo: Carlos Tettamanzi


Californien

CottageCheese

Gemstons NorthAmerica

Hudsons Bay

LeopoldMuller, 1968

LyndonJohnson, 1961

Native American

Noord Amerika

NormanRockwell, 1967

Voyageur Americain


Wednesday, December 4, 2019

PROJECT ROOM #12 - REBECCA ACKROYD

Milano - Con la mostra Underfoot (4 dicembre 2019 - 31 gennaio 2020) di Rebecca Ackroyd (1987, UK) si apre il terzo e ultimo appuntamento del 2019 – il dodicesimo dalla sua ideazione – di PROJECT ROOM, il ciclo espositivo voluto dalla Fondazione Pomodoro per approfondire la ricerca e la produzione di artisti under 40 che indagano in modo innovativo la scultura.
 Nel corso dell’ultimo anno la guest curator Cloé Perrone ha scelto il lavoro di Sophia al-Maria, Caroline Mesquita e Rebecca Ackroyd, tre giovani artiste internazionali che, all’interno di una pratica multidisciplinare, utilizzano anche la scultura espandendone la definizione stessa. Protagonista dell’appuntamento conclusivo del 2019, con Underfoot, la sua prima mostra personale in Italia, Rebecca Ackroyd mette in scena un mondo post-apocalittico che proietta il visitatore in un’ipotesi di futuro. Il lavoro dell’artista è caratterizzato dalla ricostruzione di spazi degradati, pervasi da atmosfere reali, tesi ad accrescere la consapevolezza della brutalità dell'ambiente urbano e la coscienza del tema dell’abbandono. In un momento in cui un'incombente crisi climatica minaccia la vita sulla Terra, l’artista ha deciso di esporre all’interno di una serra, struttura normalmente utilizzata per la coltivazione, una grande installazione site-specific che occupa l’intero spazio della Fondazione, e una serie di disegni e sculture tutti di nuova produzione, creando un luogo avvolgente, sospeso tra sogno e realtà. Circondate da un clima malinconico, le strutture architettoniche dell’artista incarnano una sorta di sentimento primordiale che genera nell’osservatore un senso di impotenza e lo spinge a interrogarsi sul suo ruolo nella società. Con Underfoot, l'attenzione di Rebecca Ackroyd si concentra su una definizione ibrida di casa, capace di riflettere diversi paradossi della società contemporanea e di avviare una profonda riflessione su temi universali come l’identità nazionale, il senso di appartenenza e i processi di crescita.









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