Friday, February 9, 2024

Intimate Landscapes | Maryam Eisler

Dal 10 febbraio al 16 marzo 2024 Mucciaccia Gallery prosegue la ricerca di nuove proposte nella sua sede di Roma in via Laurina 31 Mucciaccia Gallery Project, con la direzione artistica di Giulia Abate, presentando la prima mostra in Italia della fotografa Maryam Eisler: Intimate Landscapes.

Nata in Iran nel 1968, Maryam Eisler è cresciuta a Parigi e, dopo i suoi studi negli Stati Uniti, collabora con moltissime riviste come LUX, Vanity Fair e Harpers Bazaar. Autrice di Confined Artists Free Spirits: Portraits and Interviews from Lockdown 2020 (2023) e Voices: East London (2018), Eisler ha curato anche diversi libri per Thames & Hudson. Eisler ha esposto sia negli Stati Uniti che in Europa. Nel 2014 è stata inclusa nell'elenco di Artnet delle "100 donne più potenti dell'arte" e nominata una delle "donne più influenti del mondo dell'arte in Europa".

"I sentimenti sono la mia stella polare... Cerco spesso ispirazione nella letteratura, nella poesia e nelle arti. Storie di vita, vissute e immaginate. Vere o fantastiche. Nostalgia di tempi passati. Passione. Romanticismo. Dolore. Mondi onirici resi reali... Intimate Landscapesoffre uno sguardo su questi sogni e su questa sfaccettata esplorazione del Sublime Femminile" afferma Maryam Eisler.

In mostra circa trenta fotografie di 14 serie realizzate tra il 2018 e il 2024. 

Intimate Landscapes esplora il “Sublime Femminile”, concetto che la fotografa identifica come l’energia femminile, la fisicità del corpo e la sua natura divina. Le diverse serie fotografiche esposte rivelano una ricerca di composizione attraverso i contorni intimi della figura femminile, non tanto in relazione alla sua bellezza implicita, ma nel modo in cui si relaziona al suo contesto fisico, spirituale e metaforico. 

Attraverso la lente della macchina fotografica, l’artista rivela la dualità della donna, la sua forza e la sua vulnerabilità, in egual misura di intimità, mentre cerca di proteggere il suo mistero. 

A queste si accostano, sia nelle serie in bianco e nero che a colori, foto di architetture e paesaggi, che trasudano sentimenti contrastanti: durezza e dolcezza, ostilità e sensualità.











 


Thursday, February 8, 2024

BACKSTAGE Mimmo Cattarinich e la magia del fotografo di scena

 Abano Terme - I volti di grandi attori e registi della storia del cinema internazionale come Federico Fellini, Pier Paolo Pasolini, Bernardo Bertolucci, Anthony Quinn, Marcello Mastroianni, Alberto Sordi, Capucine, Catherine Deneuve, Roberto Benigni, Claudia Cardinale, Maria Callas ma anche protagonisti contemporanei come Giuseppe Tornatore, Pedro Almodovar, Antonio Banderas, Javier Bardem, Isabelle Huppert, Rupert Everett, Rutger Hauer, Carlo Verdone, Monica Bellucci, Natalie Portman e Penelope Cruz sono soltanto alcuni dei protagonisti delle fotografie di Mimmo Cattarinich, al quale il Museo Villa Bassi Rathgeb di Abano Terme dedica dal 9 febbraio al 16 giugno 2024 la mostra BACKSTAGE. Mimmo Cattarinich e la magia del fotografo di scena a cura di Dominique Lora. 100 fotografie provenienti dall’immenso archivio dell’Associazione culturale Mimmo Cattarinich di Roma, capaci di raccontare la storia del cinema italiano e internazionale dagli anni Sessanta ai giorni nostri.

 

Cinema e fotografia, linguaggi visivi nati quasi simultaneamente, da sempre condividono e scambiano tecniche narrative e ispirazioni estetiche, generando quella complessa rete di rapporti che stimola sperimentazione e creatività, una dicotomia narrativa nata da un dialogo naturale in cui immaginario, ispirazione e sovversione sono atti di reciprocità e di scambio. La fotografia documenta il cinema e ne rivela il gesto celato, l’emozione rubata, ritraendo in immagini istanti di vita dietro le quinte: è un linguaggio complementare capace di mettere a nudo i soggetti, svelandone i misteri e raccontandone la vulnerabilità.

 

Guardare il cinema attraverso l’obiettivo del fotografo di scena è un’esperienza complessa, interdisciplinare e organizzata attorno a tre grandi soggetti che, smascherando la finzione cinematografica, rivelano tutta l’essenza umanistica di questa ricerca: la rappresentazione del reale dietro le quinte, il ritratto dell’attore all’interno e oltre la scena e il rapporto tra cinema e arte.

Ad accomunare i soggetti ritratti da Mimmo Cattarinich è la tensione alla diversità: alterazioni corporee, atteggiamenti di sfida o di esibizione, caratteristiche che contribuiscono a renderli veri, trasparenti e vulnerabili. Il fotografo traspone su pellicola sogni ed emozioni dei singoli individui, rivelandone la realtà presente e le aspirazioni. 


9 febbraio - 16 giugno 2024 

Museo Villa Bassi Rathgeb

Mimmo Cattarinich,   Il regista Giuseppe Patroni Griffi dirige Laura Antonelli sul set di "Divina Creatura,   1975,  Courtesy Associazione Culturale Mimmo Cattarinich

Mimmo Cattarinich,  Claudia Cardinale sul set di "La Ragazza di Bube" diretto da Luigi Comencini,  1964, Courtesy Associazione Culturale Mimmo Cattarinich
Mimmo Cattarinich,  Debra Winger e John Malkovich sul set de "Il Tè Nel Deserto" diretto da Bernardo Bertolucci,  1990, Courtesy Associazione Culturale Mimmo Cattarinich 
Mimmo Cattarinich,  Giancarlo Giannini sul set de "Fatti di gente perbene" diretto da Mauro Bolognini,  1974, Courtesy Associazione Culturale Mimmo Cattarinich
Mimmo Cattarinich,  Il regista Bernardo Bertolucci durante il tournage de "Il Tè Nel Deserto",  1990, Courtesy Associazione Culturale Mimmo Cattarinich 
Mimmo Cattarinich,  Il regista Pedro Almodovar dirige Victoria Abril sul set di "Legami!",  1989, Courtesy Associazione Culturale Mimmo Cattarinich
Mimmo Cattarinich,  Il regista Pedro Almodovar tra Victoria Abril e Marisa Paredes sul set di "Tacchi A Spillo",  1991, Courtesy Associazione Culturale Mimmo Cattarinich 
Mimmo Cattarinich,  Maria Callas e Pier Paolo Pasolini sul set di "Medea",  1969, Courtesy Associazione Culturale Mimmo Cattarinich 
Mimmo Cattarinich,  Silvana Mangano nell'episodio "L'Uccellino" diretto da Tinto Brass in un film colettivo intitolato "La Mia Signora" ed interpretato assieme ad Alberto Sordi,  1964, Courtesy Associazione Culturale Mimmo Cattarinich
Mimmo Cattarinich, Federico Fellini e Roberto Benigni sul set di "La Voce della Luna", 1990, Courtesy Associazione Culturale Mimmo Cattarinich
Mimmo Cattarinich, Federico Fellini e Roberto Benigni sul set di "La Voce della Luna", 1990,Courtesy Associazione Culturale Mimmo Cattarinich_2



Thursday, February 1, 2024

FONDAZIONE FURLA - Daniela Ortiz Tiro al Blanco

In occasione dell’edizione 2024 si rinnova la collaborazione fra Arte Fiera e Fondazione Furla per il programma di azioni dal vivo curato da Bruna Roccasalva, Direttrice artistica della Fondazione. Questo sodalizio consolida il percorso intrapreso nel 2023 e conferma la volontà di Fondazione Furla e Arte Fiera di lavorare insieme sul tema della performance, presente ad Arte Fiera fin dalle prime edizioni e divenuto un aspetto caratteristico della manifestazione bolognese, che nel 2024 celebra i 50 anni di attività.

 

Protagonista della nuova edizione è l’artista Daniela Ortiz, invitata da Fondazione Furla a realizzare un intervento inedito per Arte Fiera.

 

Daniela Ortiz è un’artista peruviana da sempre impegnata a indagare i complessi sistemi di potere politici, economici e culturali che governano il mondo, e in modo particolare i meccanismi istituzionali che esercitano violenza sulle popolazioni del Sud del mondo. Attraverso una sperimentazione linguistica che abbraccia un’ampia varietà di mezzi espressivi, dal video alla fotografia, dalla pittura alla performance, Ortiz crea narrazioni visive che esplorano criticamente le nozioni di razza, nazionalità, classe sociale, rivelando l’ideologia discriminatoria che si cela nelle strutture di potere coloniali e capitalistiche.

 

In occasione dell’edizione 2024 di Arte Fiera, Ortiz presenta a Bologna Tiro al Blanco, un’ambiziosa installazione concepita per l’occasione che viene attivata da una performance partecipativa.

 

L’opera è il frutto di una più ampia riflessione critica sull’egemonia del Nord sul Sud del mondo che l’artista conduce da tempo, e si concentra in particolare sulla centralità che l’industria militare ha avuto e ha tutt’ora nel rafforzamento di questa supremazia.

 

Nel 1936, poche settimane prima del colpo di stato che portò alla guerra civile spagnola, Daniel Guerin pubblicò il libro Fascismo e gran capitale, uno dei primi documenti che denunciano l’esistenza di un’industria militare interessata a imporre la guerra in Europa e nel Sud del Mondo. Da allora questa industria si è evoluta enormemente, sviluppando una sofisticata tecnologia concepita per uccidere sempre più persone e da una distanza sempre maggiore, e ha incrementato in maniera esponenziale anche la propria potenza economica e politica. Con Tiro al Blanco Daniela Ortiz accende i riflettori sul potere che l’industria bellica ha avuto negli ultimi 90 anni e sul fatto che la sua invisibilità ha garantito assoluta impunità ai pochi che controllano, sviluppano e impongono il suo potere.

 

Come spesso accade nelle opere di Daniela Ortiz, anche in Tiro al Blanco la denuncia, il dissenso, la protesta passano attraverso un’elaborazione linguistica che impiega l’ironia e il gioco per restituire argomenti complessi in modo semplice, accessibile e diretto. Partendo dalla considerazione di trovarsi all’interno di un contesto fieristico, l’artista ha deciso di ideare uno stand di tiro a segno, ispirandosi per struttura e funzionalità alle comuni bancarelle da luna park ma ripensandone completamente il contenuto, sia per quanto riguarda i bersagli da colpire che in merito ai premi in palio.

 

Se i bersagli puntano il dito contro il complesso dell’industria militare, riproducendo le sagome di loghi aziendali e armi di diversa natura come mitragliatrici, missili o droni, i premi celebrano personaggi del passato e del presente che hanno lottato contro capitalismo, imperialismo e colonialismo, come Lenin, Daniel Guerin, Frantz Fanon e Vijay Prashad, i cui libri più celebri sono riprodotti sotto forma di minuscole sculture in ceramica. Tra gli oggetti in palio ci sono anche coloratissimi burattini in legno e marionette da dito, un omaggio a eroi di pace come i medici delle zone di conflitto, che sfidano i bombardamenti nelle loro ambulanze, o i gruppi di lavoratori che si ribellano opponendosi al trasporto di armi attraverso i porti.

 

Un performer si aggira tra i corridoi della fiera invitando il pubblico a partecipare al gioco: protagonisti di Tiro al Blanco sono infatti gli stessi visitatori che, coinvolti in prima persona, hanno la possibilità di aggiudicarsi questi premi provando a colpire i bersagli, ovvero ad abbattere simbolicamente un sistema che troppo a lungo ha imposto e continua a imporre il suo potere. Il gioco diventa uno strumento attraverso cui generare consapevolezza e stimolare un pensiero critico. 

 

Nato dall’esigenza di mettere a fuoco le dinamiche che regolano le svariate forme, storiche e attuali, di sfruttamento e marginalizzazione, Tiro al Blanco apre uno spazio di riflessione su una delle questioni più urgenti del momento storico che stiamo vivendo: l’industria della guerra.

Daniela Ortiz

Tiro al Blanco

 

Una produzione di Arte Fiera e Fondazione Furla

A cura di Bruna Roccasalva

 

2-4 febbraio 2024 

Preview 1° febbraio 

Arte Fiera, Padiglione 25, BolognaFiere





Tuesday, January 30, 2024

SERGIO PADOVANI - PANDEMONIA

S'intitola Pandemonio la mostra itinerante dell'artista Sergio Padovani (Modena, 1972), che dal 30 gennaio al 9 marzo 2024sarà presentata in anteprima ai Musei di San Salvatore in Lauro a Roma.

Organizzata dalla Fondazione THE BANK ETS - Istituto per gli Studi sulla Pittura Contemporanea e da Il Cigno GG Edizioni, l'esposizione sarà inaugurata martedì 30 gennaio 2024, alle ore 19.00.

La mostra, curata da Cesare Biasini Selvaggi con Francesca Baboni e Stefano Taddei, comprende oltre 60 dipinti, quasi tutti inediti, di grandi dimensioni e di recente produzione. Una pittura figurativa visionaria che si fonda su composizioni fantastiche quanto allucinate, scene inquietanti, paesaggi incendiati da venature crudeli e qualche pennellata di mélo.

«Il sostantivo Pandemonio - racconta Sergio Padovani - si è radicato in me non dal Milton di Paradiso perduto, ma dalla lettura di un altro scrittore, assolutamente distante dal primo, sia per luoghi che per scelte. Dipingevo da pochissimo, ebbi la fortuna di incontrare nel mio cammino Ivano Ferrari, poeta mantovano che con La franca sostanza del degrado mi aveva profondamente impressionato. La parola pandemonio Ã¨ saltata fuori come minimo comun denominatore di un universo di immagini narrate, a volte anche crude e difficili da sopportare, che però testimoniavano il momento reale, non solo sociale e politico, ma anche estremamente mio... la mia confusione, il tormento di quei giorni sfocati, la pittura che dirompeva nella mia vita».

«Ogni tavola, carica di enigmatici piani narrativi, temporali e musicali (questi ultimi dai ritmi ossessivi della visual music praticata dall'artista), è abitata da un universo in eccesso mescolando aspetti classicheggianti a creature oniriche dalle forme bizzarre colte nella loro espiazione, sull'orlo del baratro, il lato mostruoso, le angosce e le inquietudini del nostro tempo. Il rapporto tra campo e fuori campo, tra ciò che possiamo vedere o solo immaginare, cardine per la percezione dell'orrore, viene dunque definito dalla pittura nella zona intermedia tra la sfocatura e la messa a fuoco. E, tuttavia, sullo sfondo di ogni composizione balena il lampo della possibilità visionaria di redenzione per l'umanità, quindi di fede nella salvezza. È qui che si infrange la metafora del Male tinteggiata da Padovani, abissale, profonda, viscerale, nella tensione di una luce bluastra ed elettrica, delle notti e delle albe dei vizi e delle depravazioni ultra millenarie dell'umanità, della nostra interiorità scandita dal lessico delle paure più profonde», dichiara Cesare Biasini Selvaggi, curatore della personale e segretario generale della Fondazione THE BANK ETS.

Il percorso espositivo sarà completato dal video Pandemonio, realizzato dall'artista con musiche autografe (Macchina Anatomica) e l'ausilio dall'intelligenza artificiale (AI). I sottotitoli guidano lo spettatore nell'interpretazione delle immagini, spingendolo a vivere il senso ultimo del proprio destino, rappresentato in metafora da un enorme insetto in continua modificazione/evoluzione/regressione, quasi un oscillare tra le trasformazioni kafkiane e le asettiche deformazioni di David Cronenberg.









Thursday, January 25, 2024

Wednesday, January 24, 2024

CIRCOLO: Geometrie a mano

Milano, 25 gennaio 2024. In via della Spiga 48, ha preso vita uno spazio carico di responsabilità, che vuole farsi portavoce della contemporaneità, dei suoi attori e dei suoi messaggi. Circolo inaugura l’anno 2024 con una nuova mostra, che si inserisce all’interno di un’ampia programmazione di respiro internazionale, che si fonda sul principio della collaborazione e del lavoro collettivo, con l’obiettivo di creare occasioni di scambio e riflessione.

 

Cornelia Grassi e Tommaso Corvi-Mora  presentano Geometrie a mano, mostra collettiva che propone una selezione di opere degli anni Novanta e Duemila di Joanne Greenbaum, Richard Hawkins, Jim Isermann e Pae White.

Nel corso degli anni, la pratica dei quattro artisti statunitensi si è declinata in forme molto diverse tra loro, mantenendo sempre una tensione verso l’astrazione geometrica; un lavoro eseguito a mano dagli artisti nel proprio studio, senza mediazione alcuna nella produzione dell’opera.


Circolo è una comunità di amanti dell'arte, artisti, curatori e creativi con la passione di espandere i confini dell'arte contemporanea ed esplorare nuovi territori. Attraverso la sua ricerca e i suoi programmi, fornisce una piattaforma per artisti emergenti e affermati per esporre le loro opere, connettersi con persone affini e avere visibilità all'interno della comunità artistica. Immaginato da Nicole Saikalis Bay e Matteo Bay come un incubatore di scambio intellettuale e uno spazio comunitario in cui convergono background diversi, trae la sua ispirazione principale dall’attività di Nicole Saikalis Bay come mecenate, consulente e collezionista. Oltre alle mostre, ospita un programma di eventi, conferenze e residenze che offrono ai visitatori l'opportunità di interagire con la comunità.


Geometrie a mano

 

25 gennaio - 22 marzo 2024

 

 

In collaborazione con greengrassi, Londra

e Corvi-Mora, Londra

con Joanne Greenbaum, Richard Hawkins,

Jim Isermann, Pae White

artistica, conoscere le pratiche dell'arte contemporanea e partecipare al processo creativo.

Circolo è una delle espressioni della Saikalis Bay Foundation, che ha sede nel cuore di Milano.



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