Thursday, October 19, 2023

WOMEN EXHIBITION - POP HOUSE

La Marco Orler International Gallery di Milano, inaugura presso lo spazio Pop House, la mostra "Women", una straordinaria esposizione dedicata esclusivamente all’arte femminile moderna e contemporanea. che rimarrà accessibile al pubblico fino al 19 novembre.

Women” vuole tracciare una nuova narrazione nell’ambito dell’arte contemporanea, mettendo in luce l’importante contributo di artiste donne che, nonostante le sfide storiche e culturali, hanno saputo emergere con forza nel panorama artistico globale. La mostra espone le opere di nove straordinarie artiste, tra le più quotate e influenti nel contesto contemporaneo mondiale. Da Kiki Smith a Jenny Holzer, da Niki de Saint Phalle a Joanna Pousette Dart, da Maria Lai a Grazia Varisco, fino a Tracey Emin, Esiri Erheriene-Essi e Sherrie Levine.

Le artiste in mostra

 

  • Kiki Smith (Norimberga, Germania 1954) è considerata una tra le artiste concettuali più influenti del panorama contemporaneo femminista. Nelle sue opere sono centrali i temi della mortalità, della spiritualità e del misticismo. Durante la sua carriera vanta l’uso di materiali singolari come capelli e lattice, cera d’api e oro, gesso, bronzo, carta, vetro e porcellana, attraverso varie espressioni artistiche come la pittura, la fotografia, la scultura, il disegno, le installazioni, i gioielli, i libri d’artista, i video e le opere cinematografiche. Le sue opere sono presentate nei più importanti musei del mondo tra i quali Centre Pompidou di Parigi, Solomon R. Guggenheim Museum di New York, Tate Gallery di Londra. 
  • Niki de Sain Phalle (Neuilly-sur-Seine, Francia 1930 – San Diego, USA 2002) spazia attraverso varie forme creative, dalla scultura alla pittura, all’incisione, all’architettura fino alla regia. I temi da lei trattati riguardano la femminilità e il femminismo, lo svago e la violenza, la felicità e il dolore. Si scaglia contro la società chiaramente patriarcale dei suoi tempi, ma anche contro la religione e il razzismo. Soggetti della sua arte ono figure stravaganti, dai colori accesi, dapprima realizzati con lana, filati, cartapesta e filo metallico, in seguito in poliestere. Le sue opere sono presentate nei più importanti musei del mondo tra i quali Metropolitan Museum of Art di New York, Musée d’Art Contemporain di Marsiglia, Museo Stedelijk di Amsterdam, Tate Gallery di Londra.
  • Jenny Holzer (Gallipolis, USA 1950), artista concettuale, si specializza in pittura e incisione alla Ohio University nel 1972, per poi trasferirsi nel 1977 a New York dove attualmente vive e lavora. Negli anni ’80 progetta i primi “LED” che posiziona al centro della città di New York. Sono aforismi che invitano i passanti a credere in sé stessi e a fronteggiare con consapevolezza i momenti più bui della vita. Le opere di Jenny Holzer sono esposte nei più importanti musei del mondo tra i quali Museo Solomon R. Guggenheim di New York, Centre Pompidou di Parigi, Museum of Modern Art di New York, Neue Nationalgalerie di Berlino. Nel 1990, l’artista viene riconosciuta come prima donna americana vivente a rappresentare gli Stati Uniti alla Biennale di Venezia.
  • Sherrie Levine (Hazleton, USA 1947) fotografa e artista concettuale. Insieme a Cindy Sherman, Robert Longo e David Salle è una delle maggiori esponenti del “Appropriation Art”. L’artista è impegnata nel dibattito femminista; si appropria di opere di predecessori uomini per analizzarne il ruolo nel mondo dell’arte ed evidenziare il concetto di differenza di generi. Le sue opere sono state esposte in numerosi musei di fama internazionale tra i quali Hirshhorn Museum di Washington D.C, San Francisco Museum of Modern Art di San Francisco, Centre Pompidou di Parigi, Whitney Museum of American Art di New York.
  • Maria Lai (Ulassai, Italia 1919 – Cardeu, Italia 2013), artista concettuale. Fin da adolescente è appassionata d’arte. Diviene famosa per i suoi lavori tessili, opere derivanti da una ricerca minuziosa di nuovi materiali e nuove forme di espressione come libri e tele cucite, pani e terrecotte. Le opere di Maria Lai sono esposte in alcune delle più prestigiose istituzioni pubbliche tra cui la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, Museum of Modern Art di New York, la Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea di Roma, il Museo d’arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto (MART).
  • Joanna Pousette-Dart (New York, USA 1947). Nel dinamismo della sua arte si percepiscono la forma e la luce in continua mutazione, come anche gli spazi aperti e il senso della curvatura terrestre. Dipinge attingendo a varie linee artistiche: islamica, mozarabica, catalana, calligrafia e pittura di paesaggi cinesi, arte Maya e degli indiani d’America. I suoi lavori sono conservati in collezioni pubbliche di fama internazionali come Solomon R. Guggenheim Museum di New York, Indianapolis Museum of Art di Indianapolis, Museum of Fine Arts di Boston. 
  • Esiri Erheriene-Essi (Londra, Inghilterra 1982), pittrice figurativa; attualmente vive e lavora ad Amsterdam. Le opere di Esiri raccontano scene di vita popolare tra amici o parenti realizzate traendo ispirazione da eventi storici, da esperienze di vita personale oppure dalla consultazione di album di famiglia. Utilizza tele di grande formato (quasi a misura d’uomo), in cui inserisce figure dai colori molto vivaci, rappresentazioni di storie d’archivio mai tramandate, tenute nascoste o scordate. Le opere dell’artista sono esposte nelle collezioni dello Stedelijk Museum di Amsterdamdell’Institute of Contemporary Art di Miami (ICA), del Ministero dell’Interno e delle Relazioni del Regno dei Paesi Bassi.
  • Grazia Varisco (Milano, Italia 1937) è figura di spicco nell’arte cinetica e programmata. Nei primi anni ‘60 diviene l’unica esponente femminile e co-fondatrice del Gruppo T insieme a Colombo, Anceschi, De Vecchi e Boriani. Le sue opere spaziano attraverso numerosi temi: la correlazione fra tempo e spazio, tra caso e programma, ma anche la percezione e il confronto fra opposti, la concezione del divenire, la transitorietà e la provvisorietà. I materiali utilizzati sono spesso magneti, vetri, fogli di carta o ferro, elementi semplici che esortano il fruitore a prendere parte all’esperimento percettivo, regalandogli un’esperienza unica, tra stupore e curiosità. Le opere di Grazia Varisco sono presenti in musei e collezioni pubbliche e private italiane ed estere tra cui la Collezione Farnesina di Roma, Museum of Modern Art di New York, Centre Georges Pompidou di Parigi, Museo del ‘900 di Milano, Fondazione Prada di Milano. 
  • Tracey Emin (Londra, Inghilterra 1963) è un’artista femminista e post-modernista. Nelle opere realizzate dall’artista emergono tematiche quali l’amore, la passione, la perdita e il dolore, che avvolgono lo spettatore in un’atmosfera altamente emotiva. Ciò si può notare innanzitutto dai famosi neon, caratterizzati da una scrittura corsiva e da una grammatica propria riconoscibile. Sono frasi che colpiscono per il loro carattere forte e contemporaneamente fragile, due aspetti che ritroviamo anche nelle relazioni umane. I lavori di Emin si trovano esposti in numerose istituzioni come Royal Academy of Arts di Londra, Musée d’Orsay di Parigi, Museo de Arte Latinoamericano di Buenos Aires, Museo Stedelijk di Amsterdam. 

TRACEY EMIN
Her Soft Lips Touched mine And Every Thing Became Hard, 2008

NIKI DE-SAINT-PHALLE
Oiseau amoreux,1972

ESIRI ERHERIENE ESSI
The memor scaled
GRAZIA VARISCO
Schema luminoso variabile-19651966
JENNY HOLZER
Truism-1983
JOANNA POUSETTE DART
Senza titolo-2020-2021
MARIA LAI
Composizione polimaterica con ripresa del tema del telaio, 1999
SHERRIE LEVINE
Phrenology Cranium-2006

Wednesday, October 18, 2023

WITH LOVE. PETER BLAKE

Dal 19 ottobre 2023 al 18 gennaio 2024 Mucciaccia Gallery presenta nella sua sede di Roma With Love, la mostra più ampia e approfondita finora realizzata in Italia dell'acclamato artista britannico Peter Blake, pittore, scultore, disegnatore e stampatore, spesso definito “il Padre della Pop-Art Britannica”, a più di quindici anni dalla sua partecipazione alla mostra Pop Art 1956–1968 che si è tenuta nel 2007 alle Scuderie del Quirinale. 
 La mostra, a cura di Jonathan Watkins – curatore, ex direttore della Ikon Gallery (Birmingham, UK), per la quale ha curato anche progetti al Castello di Rivoli di Torino, alla Biennale di Venezia e alla Tate di Londra – vuole ripercorrere la lunga carriera di Peter Blake, oggi novantunenne, con più di 160 opere esposte, tecniche miste, collage su carta e su legno, tele e sculture, datate dal 1956 al 2023. 
 Il titolo dell’esposizione, With Love. Peter Blake, pone l’accento sul profondo affetto dell’artista verso i soggetti umani, sia che appartengano al mondo del jet set che agli strati sociali più poveri, ai quali è legato per la propria storia familiare. 
 Peter Blake (1932) è nato a Dartford, nel Kent; nelle sue opere inizia presto ad utilizzare immagini tratte dalla pubblicità, dall'intrattenimento, dalle music hall, per trarne dei collage. Tra i più noti lavori sono le copertine di album musicali, come ad esempio quella di Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band (1967) dei Beatles, ideata con la moglie Jann Haworth, in occasione della quale l’artista ha allestito un vero e proprio set fotografico con sagome di persone a grandezza naturale da cui è stata poi tratta una fotografia. 
 Ad accogliere il visitatore in Galleria è proprio un’opera nella quale campeggia una grande foto dei Beatles, lo schermo pieghevole LOVE (2010-15), un collage scultoreo che evoca con forza il pop e il glamour del dopoguerra.
In diverse opere di Blake ricorre la parola LOVE, spesso composta su legno con materiali di recupero. Sono assemblaggi che sembrano evocare al famoso brano dei Beatles "All you Need is Love” e che, in qualche modo, si inseriscono nel solco di un’altra serie di opere, ugualmente in mostra, quella dei Generals (2012), sculture che rappresentano dei soldati formati con palle da bowling al posto delle teste, spalle squadrate e corpi fatti grossolanamente di legno, con medaglie costituite da monete, tappi di bottiglia o distintivi. Nell’utilizzare materiali di recupero, ovvero decisamente non “da ufficiali”, Blake ci comunica quell’umorismo leggermente irriverente che caratterizza la sua intera produzione artistica, un umorismo molto inglese, che nasce nel solco della tradizione di Edward Lear e Lewis Carroll, ed è tipico dei nonsense.
Da associazioni di idee simili nascono i suoi collage, nei quali utilizza le immagini di Elvis Presley, Brigitte Bardot, Kim Novak e tanti altri personaggi. Tra questi ben quattro sono dedicati a Marilyn Monroe, di cui uno, molto intenso, è intitolato con il vero nome dell’attrice seguito dalle date di nascita e morte: Norma Jean Baker 1926 - 1962 (1988), ed è composto da una serie di fotografie in bianco e nero con le quali ripercorre per fotogrammi il corso della sua vita, pieno di sorrisi per la macchina fotografica, e li contrappone all’ultima, tragica, su fondo nero, che la ritrae ormai cadavere e coperta da un lenzuolo, mentre viene portata via su una barella d'ambulanza.
Una vasta serie di collage esposti in mostra sono i Joseph Cornell's Holiday. Si tratta di piccole e poetiche opere su carta, realizzate a più riprese tra il 2017 e il 2019, nelle quali egli guarda alla storia umana e artistica di Joseph Cornell, il famoso collagista americano che non ha mai lasciato gli Stati Uniti, pur essendo affascinato dalla cultura europea.
In queste opere Blake immagina di fare amicizia con lui e di viaggiare insieme attraverso l'Europa; lo fa andare in barca a Copenaghen, pescare in Scozia, visitare un mercatino delle pulci a Parigi e rendere omaggio a Las Meninas di Velasquez al Prado di Madrid. In diverse opere è alla Farley Farm, la casa inglese degli artisti Roland Penrose e Lee Miller, che negli anni Cinquanta e Sessanta era una sorta di Mecca per amici artisti, tra cui Picasso, Man Ray, Henry Moore, Eileen Agar, Jean Dubuffet, Dorothea Tanning e Max Ernst. In questo modo offre all’artista americano avventure bohémien da lui mai vissute nella realtà e, ad esempio, gli fornisce occasione di riunirsi, anche se solo con la fantasia, con Marcel Duchamp, spesso anche nelle vesti del suo alter ego femminile, Rrose Selavy. 
 Concludono il percorso espositivo la selezione dei lavori più recenti, tra cui quelle sui Clown e sui Wrestler, soggetti molto popolari nella società operaia inglese - con i quali l’artista ci ricorda le proprie radici e la sua identificazione con le persone che vivono e lavorano ai margini – e gli acquerelli su carta Studies for ‘Party’ (2018), che raffigurano volti di bambini dietro una pioggia di coriandoli. Essi sono sorridenti, anche se a tratti malinconici, giovani e ingenui. L’anziano artista è attratto dalla loro giovinezza e ingenuità e si identifica con loro. Confida Blake al curatore Jonathan Watkins: "Forse questi dipinti parlano dell'invecchiamento e forse un po' della mia infanzia".

I love You

 Blake-Joseph Cornell’s Holiday – England, Farley Farm

Blake-Mary Lin Monroe Fabulous Texan MM, 2019jp
Blake-Late Period – Study for ‘Party’ 6, 2 j
Blake-Late Period – Study for ‘Party’ 5, 2018 

Blake-Norma Jean Baker, 1988

Blake-Joseph Cornell’sHoliday – Italy, Rome. ‘Street jp
Paravento


Friday, October 6, 2023

Thursday, October 5, 2023

Matete Martini. Beaten Egg

Dal 6 al 28 ottobre 2023 gli spazi di Nonostante Marras a Milano ospitano la mostra Matete Martini. Beaten Egg, a cura di Costanza Longanesi Cattani, un’indagine a cavallo tra cinema, arte, e design.

Matete Martini, promuovendo e sviluppando progetti in aree diverse, ha creato collaborazioni nel mondo del teatro, della performance, del video e del cinema selezionando i suoi soggetti da incontri comuni, ricercando caratteri naturali e non professionali. La promozione dell’altrui talento si proietta anche nel suo sogno di fondatrice di Future Young Talent, un programma di workshop internazionali volto alla diffusione delle arti attraverso una metodologia progettuale: pittura, astrazione, design e architettura diventano medium per sognare un mondo dell’arte e dell’educazione artistica connesso.

Nel 2023 realizza e scrive il film Beaten Egg (40’, scritto da Matete e Giulio Bertolo, fotografia di Maurizio Polese, con Thomas Bozzetto, Riccardo Lovatini, Giulia Manfrin, Clemente Grava)nucleo dell’omonima mostra negli spazi di Nonostante Marras in cui la proiezione è accompagnata da una serie di oggetti che richiamano i soggetti e le tematiche del video, in un percorso che dal contenuto digitale arriva al materico, passando per “effetti personali”.

La scena iniziale, dove un uovo viene ripetutamente sbattuto in una terrina, introduce a cinque personaggi, cinque prove, un mescolarsi esteriore e interiore di verità scomode, di vite simili, di brillanti intuizioni che fanno perdere il segno.

Beaten Egg è un esercizio, un inno alla pratica, la stessa che è cura contro la pena dell’essere umano, il pensiero vacante e intangibile che ci accompagna durante la nostra esistenza, un augurio, un messaggio sociale di ritorno all’essenza.

Dalla tela del film l’esposizione si muove su materiali morbidi e setosi, con tele di stoffe e tessuti di recupero, su opere pittoriche e di vetro che richiamano l’architettura fisica e psicologica del film, fino ad arrivare a materiali ruvidi e porosi, rappresentati da sculture in cemento, per ritornare infine alla forma primordiale dell’uovo, simbolo e insieme sintesi del film stesso.

Il feticcio, gli abiti, gli oggetti di scena e la loro rappresentazione umana parla dei cinque protagonisti di Beaten Egg, in un processo che man mano svela le trame del film, rendendolo tangibile, presente, in un racconto e una narrazione muta, che si può toccare.











Wednesday, October 4, 2023

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