Monday, May 9, 2022

MARLENE DUMAS "OPEN-END" - PALAZZO GRASSI

Last weekend I was in Venice for the Biennale. Arriving late on Friday many museums were already closing. I managed to enter Palazzo Grassi where there is a Marlene Dumas  exhibition. An artist I didn't know at all.
The exhibition, entitled “open-end”, is curated by Caroline Bourgeois in collaboration with Marlene Dumas. It brings together over 100 works and focuses on her whole pictorial production, with a selection of paintings and drawings created between 1984 and today, including unseen works made in the last few years. Presented over the two floors of Palazzo Grassi, the works exhibited come from the Pinault Collection, as well as from international museums and private collections. Considered one of the most influential artists on the contemporary art scene, Marlene Dumas was born in 1953 in Cape Town, South Africa. She grew up and studied fine arts during the brutal Apartheid regime. In 1976, she came to Europe for further studies and settled in Amsterdam, where she still lives and works. If in the early years of her career she was known for her collages and texts, Marlene Dumas today works mainly with oil on canvas and ink on paper. Her work largely consists of portraits, which are universal representations of suffering, ecstasy, fear, desperation, but are also often comments on the act of painting itself. A crucial aspect of her work is her use of images from which she draws inspiration, be it in newspapers, magazines, film stills, films or polaroids she herself has taken. Of her work she says: “I am an artist who uses second-hand images and first-hand emotions”. 
 Love and death, gender and race, innocence and blame, violence and tenderness are the major questions she raises, and which combine the intimate sphere with socio-political aspects, news stories and main topics of art history. Her work is based on an awareness that the endless flow of images we see daily impacts our perception of ourselves and our ability to read the world. For her, painting is a very physical act, revolving around eroticism and its different histories. Marlene Dumas’ work focuses on the representation of human figures dealing with the most intense emotions















Friday, May 6, 2022

GREEN RIM - BELÉN URIEL

Immersa nelle campagne del novarese, dal 7 maggio a settembre 2022, CASCINA I.D.E.A. – il complesso rurale trasformato da Nicoletta Rusconi Art Projects in luogo dedicato all’arte e alla sperimentazione – presenta Green rim, mostra personale di Belén Uriel (1974). Green rim - tradotto letteralmente “bordo verde” e inteso come il fenomeno ottico visibile a causa della rifrazione della luce solare attraverso la densità crescente vicino all’orizzonte - rappresenta un approfondimento del progetto di ricerca di Belén Uriel sulla reciprocità tra il corpo umano e gli oggetti di uso quotidiano. Caschi, protezioni per il corpo o mobili da esterno. Ecco una lista, parziale, degli oggetti di consumo, creati per impegnarsi con l'ambiente esterno, per la protezione del corpo nel tempo libero e per la ricreazione, che circolano nell’opera di Belén Uriel. Sono universali, così familiari e ordinari per tutti noi che diventano quasi invisibili: sono qualcosa “che serve a qualcosa”, che a prima vista viene assorbito in una finalità di usi, direbbe Roland Barthes. Mediatori, in quanto tali, tra il soggetto e il mondo, questi prodotti che apparentemente sembrano esistere per altri motivi - svagarsi, ristorarsi, proteggersi, per esempio - hanno un preciso scopo sociale e antropologico: ovvero quello di essere mezzi di significazione, segni sparsi e veri e propri linguaggi. Con la premessa che per “significazione” non si vuole intendere alcuna veicolazione di informazione, l’interesse di Uriel verso questi oggetti svela la loro connotazione tecnologica, cioè in quanto definiti da relazioni di produzione e consumo: come viene prodotta e commercializzata la natura? Fissando il suo sguardo proprio sull’idealizzazione della natura e prendendo ispirazione da oggetti che sono portatori di un senso indipendentemente dalla funzione, Belén Uriel dà nuova vita e nuovo fiato affinché gli oggetti possano ricongiungersi con la loro stessa bellezza, sfuggendo alla serialità produttiva, per aprirsi in un abbraccio all’inaspettato: crediamo di trovarci in un mondo pratico di usi dell’oggetto, quando invece ci troviamo anche in un mondo del senso e delle ragioni in cui possiamo ritrovarci. Green rim è il tentativo di Uriel di costruire una semiologia più e oltre che come scienza delle significazioni, come sguardo pertinente verso il mondo, come fiuto del senso ovunque si possa celare: “c’è sempre un senso che va oltre l’uso dell’oggetto”. Come se ci trovassimo dotati di lenti e qualche grado sopra l’orizzonte, quando il Sole è basso e la dispersione è abbastanza grande da rendere visibili i suoi arti superiori verdi - il bordo verde, appunto - dalla sottile interazione di vetro e ferro Belén Uriel cerca di “creare un dialogo tra l'osservazione dei disegni originali degli oggetti, le ombre della loro materialità, e il loro rapporto con il corpo, per riflettere, attraverso un vocabolario scultoreo, su una serie di ossessioni che stanno definendo il nostro tempo presente”.

Belén Uriel, Weezde (capacete), 2022. Dettaglio

Belén Uriel, Untitled (cabeça), 2017. Dettaglio

Belén Uriel, Borboleta ( I), 2021_dettaglio

Belén Uriel, Parapaná, 2021, vetro e mettalo, 140x65x70 cm

Belén Uriel, NSEO, 2021, vetro, ferro verniciato e pvc, 185x110x110 cm

Belén Uriel, Panóplia, 2021, vetro e ferro verniciato a polvere174x60x50 cm

Belén Uriel, Rayo verde (monoblock II), 2021, vetro e ferro verniciato a polvere, 170x30x30 cm

Belén Uriel, Traba, 2020, bronzo e ferro dipinto, 70x20x23 cm

CASCINA I.D.E.A.

Via Guglielmo Marconi 26, Agrate Conturbia (NO)

CHANEL - MONTECARLO CRUISE COLLECTION

 Chanel Cruise collection 2022-23














Wednesday, May 4, 2022

DA LAURENT A LAUREN

 Shalom Harlow al Met Gala 2022 ha indossato un abito Ralph Lauren evidentemente ispirato al mitico abito "Paris Rose" con fiocco in satin sul fondo della schiena che Yves Saint Laurent ha disegnato per la collezione Fall/Winter 1983.

Il tema del Met Gala 2022 è stato "The Gilden Age" ispirato all'età d'oro americana di fine '800, anche la collezione Fall/Winter 2022-23 di Ralph Lauren  è ispirata alla sua personalissima "Gilden Age" ovvero il ventennio che va dagli anni '80 ai '90, anni in cui il brand ha raggiunto il suo massimo fulgore. 

Shalom Harlow, una tra le più popolari delle indimenticabili supermodel dei nineties, riporta in auge il glamour di quegli anni indossando un abito perfetto per la serata più scintillante della moda.

Yves Saint Laurent F/W 1983  -  Shalom Harlow al Met Gala 2022

Ralph Lauren F/W 2022-23  -  Yves Saint Laurent F/W 1983



Tuesday, May 3, 2022

FISHERMAN SANDALS - SUMMER TREND


Prada sandali in gomma €590  -  Miu Miu sandali con platform in EVA €550

Pull&Bear sandali gomma €19.99  -  Melissa Possession Italy €65

Gucci sandalo gomma con doppia G €400  -  Bottega Veneta Jelly €350

Le Silla sandali merletto rosa €468  -  Marni sandalo pescatore in vitello a pelo lungo €690

See by Chloè sandali Millye €225  -  Max Mara sandalo gomma e pelle €400

Tory Burch sandalo laminato €360  -  The Row pelle bianca martellata €960

Church's €850  -  Zara sandalo in pelle € 79,95

Thom Browne €664  -  The Row €960

 

Monday, May 2, 2022

SONGS FROM THE CAVE - BENEDIKT HIPP

Milano - Occhi, mani, braccia, piedi, forme organiche in continuo mutamento, isolati oppure sovrapposti uno sull’altro e in grado di plasmarsi con lo spazio circostante. La Galleria Poggiali, nella sua sede di Milano, dal 5 maggio al 4 giugno 2022, presenta la mostra Songs from the Cave che segna la sua prima collaborazione con l’artista tedesco Benedikt Hipp (1977, Monaco di Baviera). Nato e cresciuto in un piccolo paese del sud della Baviera da una famiglia di antichi artigiani locali, produttori di ex voto(immagini di parti del corpo umano, animali o case, dati in dono a una divinità come pratica volta a ricevere la grazia). Fin da bambino Hipp è stato circondato di questi oggetti, e li ha utilizzati come fossero giocattoli e proprio dalla sua infanzia nasce la sua ricerca artistica da sempre guidata dalle domande: Dov’è il confine tra un essere e l’altro? Dove finisce l’individuo e dove inizia la società? Il corpo umano diviene nel lavoro di Hipp materiale flessibile in grado di formarsi e deformarsi, di cambiare e adattarsi di volta in volta. Riflettendo in questo modo un pensiero contemporaneo su cosa sia davvero un corpo e quale sia la differenza, se c’è, fra quello umano e quello di altri esseri, organici o inorganici Hipp crea figure combinate di elementi appartenenti a esseri più disparati, corpi post-umani in grado di trascendere la natura antropica limitante. L’artista indaga i concetti di individualità e identità, così come il cambiamento e il significato del corpo quale luogo di azione architettonica, sociale e di culto. 
Creare modelli di corpi nuovi significa creare anche nuovi modelli di mondo, diversi da quello in cui siamo convinti di vivere, in cui la natura, il tempo e il sistema ecologico diventano gli alleati dell’artista. Con l’utilizzo di media differenti come pittura e scultura, nella sua ultima produzione di lavori per Songs from the Cavel’artista esplora le credenze i rituali e il potere dell'iconografia arcaica di uno spazio sacro per eccellenza, la grotta (cave). Nel 2017 visitando le rovine della prima cultura neolitica che ha abitato l'isola di Maiorca è rimasto impressionato dagli enormi blocchi di pietra che componevano il sito, tanto da decidere di fondere la materia ed entrare in contatto con le forze vulcaniche del nostro pianeta. Da qui nascono le sculture in argilla plasmate attraverso tecniche di cottura ad alta temperatura di ispirazione giapponese. Il fascino di questa antica tecnica risiede nel fatto che è possibile influenzare e regolare il fuoco ma il risultato che appare su ogni oggetto è impossibile da prevedere rendendolo un processo anacronistico rispetto all'idea di tecnologia odierna in cui è possibile prevedere e controllare ogni risultato.
Benedikt Hipp, Daylight,
176 x 135, 2021, Oil on MDF. Courtesy the artist

Benedikt Hipp
Courtesy the artist


05.05.2022 – 04.06.2022 
Galleria Poggiali | Milano Foro Bonaparte 52, Milano

Friday, April 29, 2022

VANITY FAIR | MetaVanity - The first Museum in the Metaverso

-Vanity Fair presenta MetaVanity, il primo museo nel Metaverso​. Costruito sul modello del Pantheon di Roma, viene svelato alla Biennale Arte di Venezia E per il suo debutto ospita 19 tra i più acclamati artisti della crypto arte internazionale.
Un luogo dove conoscere e sperimentare. Uno spazio che amplifica la capacità di raccontare storie. Un panorama editoriale inedito per rinnovare informazione e intrattenimento. Tutto questo è MetaVanity, il primo museo di Vanity Fair nel Metaverso, un avamposto culturale presentato all’interno della cornice della Biennale Arte di Venezia. MetaVanity è il terzo capitolo dell’avventura di Vanity Fair nel Metaverso. Il primo è arrivato lo scorso anno, con la copertina in NFT dedicata a Elodie; il secondo è avvenuto lo scorso febbraio, con il debutto di Vanity Player One, l’avatar del giornale protagonista di un servizio moda. Il terzo, MetaVanity, propone un progetto ancora più ambizioso. 
 MetaVanity è stato costruito traendo ispirazione dall’edificio del Pantheon di Roma. Si presenta così: un imponente spazio centrale, sormontato da una cupola aperta come nel monumento originale, e 12 ambienti espositivi dove vivere inedite esperienze di conoscenza e intrattenimento. All’interno si svela una grande mostra: protagonisti, 19 nomi tra i più importanti e conosciuti della scena artistica digitale e crypto internazionale, da Skygolpe a Jesse Draxler, da Luna Ikuta e Quasimondo. 
I visitatori potranno muoversi tra le loro opere e le loro installazioni liberamente, e fruirne secondo modalità impensabili in un ambiente culturale tradizionale. 
 Gli artisti in mostra: Max Papeschi, Emanuele Dascanio, Quasimondo, Matt Kane, Skygolpe, Coldie, Jesse Draxler, Federico Clapis, Edo Bertoglio, Mimmo Dabbrescia, neurocolor, Billelis, Fabio Giampietro, Vhils, Kyle Kemink, Luna Ikuta, Dangiuz, Gammatrace, Stefano Contiero.

-Vanity Fair presents MetaVanity, the first museum in the Metaverso. Built based on the model of the Pantheon in Rome, it will be revealed at the Venice Biennal For its debut, it will host 19 of the most acclaimed international crypto artists. 
A place where you learn and experiment. A space that amplifies your storytelling capability. An original publishing scene to renew information and entertainment. All this is MetaVanity, Vanity Fair’s first museum in the Metaverso, a cultural outpost presented as part of the Venice Biennale. MetaVanity is the third chapter in Vanity Fair’s adventures in the Metaverse. The first came about last year, with the NFT cover dedicated to Elodie and the second in February, with the debut of Vanity Player One, the magazine’s avatar that starred in a fashion shoot. The third, MetaVanity, is an even more ambitious project. MetaVanity was built by seeking inspiration from the Pantheon in Rome. That’s how it looks: an impressive central space, topped with a open dome just like the monument, and 12 exhibition halls where knowledge and entertainment can be experienced in original ways. A major show is revealed inside with 19 of the top names on the international crypto and digital art scene, from Skygolpe to Jesse Draxler, Luna Ikuta and Quasimondo. 
Visitors will be able to move freely between their works and installations, as well as using them in ways that would be unthinkable in a traditional cultural environment. 
 The participating artists are Max Papeschi, Emanuele Dascanio, Quasimondo, Matt Kane, Skygolpe, Coldie, Jesse Draxler, Federico Clapis, Edo Bertoglio, Mimmo Dabbrescia, neurocolor, Billelis, Fabio Giampietro, Vhils, Kyle Kemink, Luna Ikuta, Dangiuz, Gammatrace, and Stefano Contiero.













Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...