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Friday, April 10, 2026

Man Ray: M for Dictionary

 Fondazione Marconi e Gió Marcon presentano Man Ray: M for Dictionary, un’ampia retrospettiva dedicata a Man Ray, che pone il pensiero linguistico dell’artista come principio guida e ne esplora i diversi mezzi espressivi.

La mostra, presentata in occasione del cinquantesimo anniversario della scomparsa dell’artista, è realizzata in collaborazione con il curatore e storico dell’arte Yuval Etgar e Deborah D’Ippolito.

 

Fotografo tra i più celebrati dell’epoca moderna, ideatore originale di oggetti e multipli, pittore e disegnatore, Man Ray è stato un artista multimediale nel senso più ampio del termine. Attratto dal passaggio dall’artigianato manuale alla riproduzione meccanica, cercava di fondere dimensione formale e concettuale. Ma forse, più di ogni altra cosa, il mezzo espressivo che ha attraversato e caratterizzato l’intera sua produzione artistica è stato il linguaggio.

 

All’anagrafe Emmanuel Radnitzky, nato nel 1890, Man Ray era figlio di immigrati russi che si stabilirono inizialmente a Filadelfia per poi trasferirsi a Brooklyn. Nel 1912 la famiglia abbreviò il proprio cognome in Ray con l’intento di celarne le origini ebraiche. Ancora giovane, Emmanuel fece lo stesso, trasformando il proprio nome in Man Ray: un gioco di parole dal carattere trasformativo che gli consentì di reinventare la propria identità senza cancellarla del tutto. Questo episodio, al tempo stesso fonte di ispirazione e di tensione, divenne emblematico del suo modo di intendere l’arte e rappresentò con ogni probabilità il primo di una lunga serie di slittamenti e giochi linguistici.

 

Come un dizionario, la mostra Man Ray: M for Dictionary sviluppa la fascinazione dell’artista per le relazioni inesplorate tra parole, oggetti e immagini.

 

Prima retrospettiva dell’opera di Man Ray che fa del linguaggio la principale chiave di lettura, Man Ray: M for Dictionary rievoca l’esposizione dell’artista presso lo Studio Marconi nel 1969 (Je n’ai jamais peint un tableau récent) e la realizzazione del suo celebre ciclo di disegni Alphabet for Adults. Raccolta di giochi visivi e linguistici, ogni disegno dell’alfabeto presenta una lettera accompagnata dall’immagine di una parola che inizia con quella stessa lettera – ‘D’ per delightdevise o do, e ‘R’ per real o regret. Vero e proprio scrittore visivo, Man Ray dà forma, nei suoi disegni così come nelle fotografie, negli oggetti e nei dipinti, a un autentico esperimento linguistico: ironico e critico, ma anche intimo e profondamente provocatorio. «Creare un nuovo alfabeto a partire dai resti di una conversazione può condurre solo a nuove scoperte nel linguaggio», scriveva, e «la concentrazione è il fine desiderato, come in un anagramma la cui densità è misura del suo destino».

M for Dictionary Ã¨ organizzata in cinque sezioni principali, intitolate ‘The Alphabet’, ‘Light Writing’, ‘Body Language’, ‘Objectives’ e ‘Mathematical Objects’. Un secondo allestimento, dal titolo In Other Words, presenta opere di artisti contemporanei della galleria – Alex Da Corte, Simon Fujiwara, Wade Guyton, Allison Katz e Tai Shani – la cui attenzione al linguaggio come condizione della creazione visiva e materiale si collega direttamente all’eredità di Man Ray.

11 aprile – 24 luglio 2026


Main Ray, 1935-1971Bronzo dipinto e palla da biliardo in avorio su una base di plexiglassPainted bronze, ivory billiard ball on plexiglass baseEdition of 10, GalleriaSchwarz, Milan 197123.5 x 14.6 x 14.6 cm© Man Ray 2015 Trust, by SIAE 2026


Emak Bakia,1926-1970Argento e crine di cavalloSilver and horsehairEdition of 10, Studio Marconi,Milan 197046.5 x 14 x 15 cm© Man Ray 2015 Trust, by SIAE 2026

L’Énigme d’Isidore Ducasse,1920-1971Macchina per cucire avvolta in unacopertaSewing machine wrapped in a blanketEdition of 10, Galleria Schwarz, Milan 197145 x 58 x 23 cm© Man Ray 2015 Trust, by SIAE 2026

Palettable, 1941-1971Tavolozza dipinta su tre piediOil paint on three-legs tableEdition of 10, Galleria Schwarz, Milan 197161.5 x 87.5 x 51.5 cm© Man Ray2015 Trust, by SIAE 2026

Man Ray all’opening della mostraJe nai jamais peint un tableau rcent, StudioMarconi, Milano 1969foto di Enrico Cattaneo

Man RayAutoritratto/ Self-Portrait, 1943-1974Fotografia / PhotographEdition of 100,Studio Marconi, Milan 197418 x 13 cm© Man Ray 2015 Trust, by SIAE 2026


Wednesday, March 11, 2026

CADOGAN GALLERY | Kim Bartelt. Der Himmel über Berlin |

L’artista berlinese presenta un nuovo corpus di opere che indagano gli stati di transizione tra spazi e istanti sospesi, esplorando condizioni di soglia in cui percezione, memoria e materialità restano in costante tensione<
 Fino all'8 aprile, gli spazi milanesi di Cadogan Gallery ospitano la mostra personale dell’artista berlinese Kim Bartelt dal titolo Der Himmel über Berlin.
 Proseguendo un’indagine attivata con la precedente mostra Zwischen Tür und Angel, l’artista presenta un nuovo corpus di opere che esplorano il senso di transizione tra spazi e istanti sospesi, una condizione di soglia che esprime con un linguaggio formale delicato, caratterizzato dall’applicazione di fogli di carta velina su tela, a comporre blocchi geometrici. 
La carta semi-trasparente, per l’artista, è metafora della transitorietà, evocando la vulnerabilità del momento e l’impermanenza dell’esperienza vissuta. Attingendo al linguaggio dell’astrazione geometrica, il lavoro di Bartelt riflette sull’effimero in un mondo iperaccelerato e sulle connessioni nascoste dell’esperienza umana contemporanea, spesso sepolte sotto strati di distrazione digitale. L’uso di un vocabolario visivo consapevolmente ridotto, composto da quadrati e rettangoli sovrapposti, incanala stati emotivi complessi in composizioni apparentemente controllate e armoniose, dove ogni sovrapposizione crea giochi di luce e ombra. Concepito nel suo studio, questo nuovo ciclo di lavori trae ispirazione dalle tonalità e dall’atmosfera dello skyline urbano, visibile in lontananza dalla finestra. 
Lo spettatore è invitato a sostare in questo spazio di transizione, sottilmente avvolto dalla palette della città: una soglia in cui materialità e sentimento convergono.
 Negli spazi di SOLO della galleria sarà visibile, fino all’8 aprile 2026, un gruppo di opere dell’artista texana Terrell James. Attraverso una propria e inconfondibile lente astratta, l’artista dipinge il mondo naturale: pur interpretando il paesaggio piuttosto che rappresentarlo, le forme organiche delle sue opere alludono direttamente alle loro origini in piante, animali, fossili e ghiacciai. Forme definite dominano questi nuovi lavori, che segnano una nuova fase della pratica dell’artista, generando un ritmo percepibile e un senso lirico di movimento all’interno di ogni composizione.


Wednesday, January 28, 2026

JONATHAN LYNDON CHASE EXHIBITION

 Alla Galleria GióMarconi di Milano, dal 30 gennaio al 21 marzo, si terrà la mostra Keep Thinking nobody does it like you here comes the sunset di Jonathan Lyndon Chase, artista statunitense noto per una pittura intensa e profondamente narrativa.

Le opere in mostra restituiscono scene di vita quotidiana popolate da corpi che si cercano, si osservano e si proteggono, spesso inseriti in spazi urbani o domestici carichi di tensione emotiva. Attraverso colori caldi, linee decise e composizioni ravvicinate, Chase costruisce immagini che parlano di intimità, vulnerabilità e desiderio, mettendo al centro relazioni affettive e identità spesso marginalizzate. I personaggi, ritratti in momenti sospesi tra quiete e inquietudine, sembrano abitare un tempo personale, lontano dalla retorica e vicino all’esperienza vissuta.

Il titolo della mostra suggerisce un’affermazione di unicità e resistenza: un invito a riconoscere il valore dell’essere sé stessi, anche nella fragilità. Come un tramonto, le scene dipinte da Chase segnano una soglia, un passaggio, lasciando emergere la bellezza che nasce dall’incontro tra luce e ombra. Con questa esposizione, la Galleria GióMarconi conferma il proprio interesse per pratiche artistiche capaci di coniugare forza visiva e profondità emotiva, offrendo al pubblico milanese un’occasione di confronto con una delle voci più sensibili della pittura contemporanea.



Thursday, April 3, 2025

Les Monstres Amis. Emilio Scanavino e la X Triennale

 FONDAZIONE EMILIO SCANAVINO

 

Les Monstres Amis. Emilio Scanavino e la X Triennale

a cura di Michel Gauthier e Marco Scotini

 

4 aprile – 22 giugno 2025

 

Prima mostra organizzata dalla nuova Fondazione, racconta la Triennale del 1954,

momento fondamentale della storia dell’arte e del design

che vide la partecipazione dell’artista e di altri rappresentanti di rilievo delle arti visive

 

Dal 4 aprile al 22 giugno 2025, la Fondazione Emilio Scanavino presenta la sua prima iniziativa: la mostra Les Monstres Amis. Emilio Scanavino e la X Triennalea cura di Michel Gauthier e Marco Scotini, che rivisita un momento fondamentale della storia dell’arte e del design. L’esposizione si concentra sulla partecipazione di Scanavino e di altri artisti di rilievo dell’epoca alla X Triennale di Milano del 1954, dedicando particolare attenzione alla sezione della ceramica, importante occasione di dialogo tra arte e design industriale.

 

Les Monstres Amis ricrea l’ambiente della sala delle ceramiche della Triennale, che nel 1954 ospitava opere realizzate ad Albisola nell'estate precedente da artisti come Enrico Baj, Sergio Dangelo, Corneille, Asger Jorn, Roberto Matta, Lucio Fontana e lo stesso Emilio Scanavino, all’interno di una scenografia curata da Joe Colombo.

La sezione, inserita in un contesto dedicato a design industriale e funzionalismo, si proponeva di sfidare il predominio di quest’ultimo con un progetto che anticipava il Movimento Internazionale per un Bauhaus Immaginista, un’idea che sarebbe poi evoluta nell'Internazionale Situazionista.









Wednesday, January 29, 2025

PATRIZIO DI MASSIMO Amici, Nemici, Letti e Mariti (Friends, Foes, Beds and Beaus)

 Per Patrizio di Massimo la pittura – urgenza e ossessione - costituisce lo strumento analitico per eccellenza grazie al quale analizzare ed esplorare tutti gli stati emotivi e psicologici dell’esistenza umana. Pittore autodidatta e profondo conoscitore dei grandi maestri del passato, di Massimo fonde nella sua pratica iconografia classica e cultura visuale contemporanea, riesaminando passato e presente attraverso la propria sensibilità e il proprio sistema affettivo. La sua pittura si concentra su soggetti dalle sembianze di persone a lui care e spesso provenienti dal mondo dell’arte – come artisti, collezionisti o curatori -; questi gli permettono di identificarsi di volta in volta in ruoli e personaggi diversi, indagando la storia dell'arte e i temi contemporanei relativi all'identità, all’auto-determinazione, alla mascolinità.

 La mostra Amici, Nemici, Letti e Mariti (Friends, Foes, Beds and Beaus), prima personale negli spazi della galleria Gió Marconi, avviene in un momento specifico del percorso dell’artista ed è il risultato di un processo di lavoro durato un anno. Durante tale gestazione dilatata, di Massimo ha lavorato a più riprese ai lavori nel suo studio londinese, uno spazio capace di influenzare la pratica stessa e in cui praticare l’ascolto dei propri pensieri attraverso una compatta solitudine costellata da intuizioni introspettive.

Nel suo evolversi e trasformarsi, la sua pratica pittorica - metaforica, simbolista e apertamente lirica - ha mantenuto negli anni una coerenza di fondo che si esplicita qui ancora una volta attraverso una profonda consapevolezza emotiva, espressiva e concettuale che emerge dagli spazi esplorativi del ritratto e dell’autoritratto. L’urgenza dell’artista appare guidata dalle medesime istanze che ne hanno caratterizzato il percorso sin dagli esordi all’Accademia di Brera di Milano: l’ineluttabile necessità di interrogare se stesso e la propria identità, il mondo circostante e le relazioni che intessiamo. Costruendo una ricerca tanto artistica quanto spirituale, di Massimo ci offre un accesso alla propria vita mediata da un’essenza visionaria. In un processo che lo rende sempre più (ri)conoscibile all’osservatore e gli consente di sviluppare una messa a fuoco progressiva della propria immagine, l’artista si spoglia – per poi indossarle nuovamente a suo piacimento - delle convenzioni che guidano la vita di un corpo maschile all’interno della cornice del quadro. 

 

Le articolate composizioni dell’artista non sono mai il frutto di una pittura dal vero. Di Massimo infatti organizza degli shooting fotografici nei quali coordina nel dettaglio gli amici coinvolti al fine di realizzare l’immagine desiderata. Spesso sono necessarie numerose prove prima che l’artista ottenga il risultato voluto, in un momento profondamente performativo che può durare ore. La pratica di Patrizio di Massimo possiede dunque a pieno titolo una capacità profondamente performativa, implicita sia nella metodologia di realizzazione delle opere attraverso gli articolati passaggi che le caratterizzano, sia a priori, nei sentimenti e nelle urgenze che definiscono e guidano il suo lavoro alla scoperta di possibili vite, situazioni e incarnazioni. Prima di dipingere, l’artista modifica la foto digitalmente cambiando elementi, mescolando talvolta più foto diverse e alterando spesso le dimensioni dei volti, escamotage usato anche nella ritrattistica dell’antichità. Negli anni di Massimo ha messo a punto una tecnica a olio sempre più solida, preparando le tele attraverso un procedimento sviluppato con gesso non assorbente e utilizzando colori diversi, più caldi o più freddi in base all’overpainting applicato.

 

Amici, Nemici, Letti e Mariti (Friends, Foes, Beds and Beauscondensa tutti i temi più urgenti della pratica di Patrizio di Massimo – l’identità, la domesticità quotidiana, la mascolinità, l’introspezione umana in generale – e si sviluppa secondo cinque capitoli articolati attraverso stanze diverse, un’impostazione espositiva sperimentata in precedenza in occasione della mostra “Antologia”, presso la Pinacoteca di Jesi nel 2023 e applicata anche all’ambito editoriale nel suo ultimo libro “Patrizio di Massimo. Antologia / Anthology (2013–2023)” pubblicato da Quodlibet.

 

Amici, Nemici, Letti e Mariti (Friends, Foes, Beds and Beaus) racconta un percorso di maturazione e sperimentazione artistico e personale, restituendo il processo analitico e quotidiano compiuto dall’artista nel guardare se stesso e il mondo attraverso la propria pratica pittorica. Per Patrizio di Massimo l’arte dunque è strumento di accettazione, di comprensione, non medicina ma pratica medicativa per rimanere presenti a se stessi nello scorrere della vita. Ogni quadro offre sistemi di letture per indagare le emozioni, insiemi.


31 gennaio – 8 marzo 2025

GióMARCONI
Via Tadino, 15 - Milano












Tuesday, December 10, 2024

Cadogan Gallery | Terrell James. Myth

 Per la sua prima personale negli spazi milanesi della galleria,l’artista americanaTerrell James presenta una nuova serie di operec he segnano un’evoluzion e della sua pratica artistica oggi concentrata su forme mitiche descrizione di paesaggi urbani

Si intitolMyth la personale dell’artistaTerrell James,per la prima volta negli spazi milanesi di Cadogan Gallerydall’11 dicembre 2024 al 15 febbraio2025.
Dopo lo stand personale presentato all’edizione 2023 dmiartJames rinnova la collaborazione con Cadogan presentando una nuova serie di lavori che segnano un’evoluzione nella sua pratica pittorica.
Compaiono sulle sue tele tracce, impronte ed evocazioni figlie di un processo creativo che trasforma l’opera in un esercizio istintivo dell’atto del dipingere. Caratterizzata da una ricerca sul colore, la produzione di James mette in risalto i soggetti grazie allo studio sulle cromie, come in How a Poem Beginsin cui emergono frammenti di un paesaggio costruito da pennellate di blu, turchese e verde acqua. La sua è una pittura fortemente introspettiva e propone un’impressione astratta della realtà, presentando una stratificazione di forme e linee che  allude a città e ad architetture inedite.
James ha sempre utilizzato un linguaggio astratto, manei15 dipinti che compongono il percorso di Myth Ã¨ visibile il passaggio dell’artista verso una nuova ricerca su forma, linee e spazioIl mito, concepito dall’artista come fondamentale chiave di lettura della natura umana, è un riferimento onnipresente nella sua ultima serie, che vede forme più nitide, paesaggi riconoscibili e colori più aderenti alla realtà, come nelle opere SovereignThis Place, This TimeL’artista stessa descrive i lavori esposti da Cadogan Gallery come astrazioni tese a un approccio più strutturato alla forma, che non tralascia rimandi mitici intrecciati a nuovi paesaggi urbani.
Terrell James vive e lavora a Houston. Le sue opere sono conservate in prestigiose collezioni, come quella del Boston Museum of Art, del Dallas Museum of Art e del Whitney Museum of American Art .È rappresentata da Cadogan dal 2015

11 dicembre 202415 febbraio 2025
Cadogan GalleryVia Bramante 5, Milano



Friday, November 29, 2024

CENACOLO D’ ARTISTA

 La Galleria d'Arte Sacra dei Contemporanei, con sede nella settecentesca Villa Clerici Milano, presenta, dal 1° dicembre 2024 al 2 marzo 2025, la mostra dossier Villa Clerici: un cenacolo di artisti a Milano, a cura di Luigi Codemo.


Con questo progetto, il percorso museale della GASC si arricchisce di una nuova sezione tematica, tesa a documentare, attraverso piccoli cammei - opere d'arte tratte dai depositi, brani di lettere inedite e fotografie storiche - le intense relazioni con gli artisti portate avanti dagli anni '50 agli anni '70. La collezione della Galleria d'Arte Sacra dei Contemporanei viene, infatti, fondata nel 1955, con l'obiettivo di favorire il confronto tra i linguaggi artistici del '900 e i temi dell'arte sacra.

In mostra, opere mai o raramente esposte prime: disegni preparatori per quadri, sculture e mosaici, così come bozzetti per portali e vetrate di cattedrali. Vengono inoltre esposte alcune grafiche con dedica, segno del clima di amicizia e collaborazione instaurato a Villa Clerici.

In particolare, le opere e i documenti si riferiscono ad artisti come Gino Severini, Giacomo Manzù, Primo Conti, Dina Bellotti, Franco Gentilini, Felice Casorati, Pericle Fazzini, Gianfilippo Usellini, Lello Scorzelli, Luigi Filocamo, Silvio Consadori, Aligi Sassu, Giorgio de Chirico.

Il promotore delle relazioni con gli artisti è stato il primo direttore della GASC, Dandolo Bellini, che a Villa Clerici ha costituito un cenacolo di artisti, un luogo dove avveniva un continuativo scambio di idee e progetti, al fine di trovare committenti, attivare collaborazioni, portare a compimento nuove opere d'arte.

«Villa Clerici costituisce la testimonianza di un laboratorio e della ricerca di nuove soluzioni artistiche. L'arte sacra, infatti, non nasce dalla reiterazione di modelli e stilemi del passato ma dall'incontro, anzi da uno scontro fecondo tra i vincoli di un credo religioso e la libertà creativa dell'artista», dichiara Luigi Codemo, curatore della mostra e direttore della GASC.

Milano- Ad oggi la raccolta museale conserva oltre 3mila opere, con dipinti, sculture, disegni, ceramiche, vetrate, gessi e mosaici di artisti come Libero Andreotti, Agostino Arrivabene, Kengiro Azuma, Angelo Biancini, Mosè Bianchi, Floriano Bodini, Corrado Cagli, Felice Carena, Felice Casorati, Aldo Carpi, Giancarlo e Giovanni Cerri, Davide Coltro, Silvio Consadori, Gerardo Dottori, Pericle Fazzini, Luigi Filocamo, Guido Lodigiani, Trento Longaretti, Max Mandel, Giacomo Manzù, Enrico Manfrini, Francesco Messina, Arrigo Minerbi, Vanni Rossi, Mario Rudelli, Ettore Scorzelli, Elvis Spadoni, Alberto Sughi, Gianfilippo Usellini, Valentino Vago, William Xerra, Giuseppe Zigaina e molti altri.

Le opere presenti in collezione presentano una grande varietà di tecniche e di stili, ma anche una diversa sensibilità verso i temi religiosi. Il percorso museale, infatti, evidenzia come nei 70 anni di vita dell'istituzione sia avvenuto un cambiamento nella percezione del termine "sacro".

«Se negli anni '50 per "arte sacra" si intendeva l'arte specificatamente cristiana - spiega il direttore Luigi Codemo - oggi le opere e il dialogo con gli artisti contemporanei fanno emergere in modo preponderante un'idea del sacro più soggettiva, che esprime il senso di un mistero, di una soglia che si affaccia su di una ulteriorità, su una trascendenza definibile in termini spirituali e antropologici più che confessionali».

Primo Conti -Il tucano con dedica a Dandolo Bellini,1970
serigrafia courtesy GASC
Kenjiro Azuma - Studio per scultura, 1978
matita su carta - courtesy GASC
Lello Scorzelli - Studio per vetrata
tecnica mista su_carta - courtesy GASC.
Dina Bellotti - Studio per la pesca miracolosa, 1971
pastello su carta - courtesy GASC
Giacomo Manzu - Crocifisso con donna, bambino e prelato
china su carta - courtesy GASC
Gianfilippo Usellini - Preti in fuga, 1960
china su carta - courtesy GASC
Gino Severini -La consegna delle chiavi a San Pietro bozzetto per la chiesa di St Pierre a Friburgo Svizzera, 1950 
tecnica mista su carta - courtesy GASC

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