Tuesday, January 3, 2023

EMANUELE PANTANELLA ARCHIVES – COLLEZIONI 1970-1990

Dagli Archivi di Emanuele Pantanella, è stata inaugurata una mostra permanente a Roma in quello che fu il suo studio a Via della Vetrina 4. 
 Esposizione pensata dai figli dell’artista (scomparso qualche anno fa) Anna e Edoardo Pantanella e dedicata a tutti coloro che amano avere pezzi di design iconici e unici realizzati a mano dagli anni ‘70 agli anni ’90 con legni preziosi. Ebano, mogano, palissandro, ciliegio e anche rovere, pero, acero e ulivo sono i protagonisti nelle borse, una sorta di elegantissime “scatole” intarsiate e lineari (tra cui le celebri trousse a forma di pesce in legno laccato), nelle cinture, lacci di cuoio tubolari con le famose chiusure a gancio o a forma di uovo in legni dalle mille sfumature e nei portasigarette e portasigari dall’inconfondibile disegno a capsula. 
Pezzi d’arte di gran moda (ancora oggi modernissimi) sfoggiati negli anni da dame del jet set e da icone di stile internazionali. I lavori di Emanuele Pantanella fanno parte delle collezioni permanenti di prestigiosi musei quali il Metropolitan Museum di New York, il Victoria&Albert Museum di Londra e il Musée des Arts Décoratifs di Parigi e celebrati vent’anni fa con una mostra all’Accademia di Francia a Villa Medici. Nello straordinario studio, una vera scatola delle meraviglie, si possono ammirare anche complementi di arredo sempre in legni pregiati dalle forme ricercate e essenziali, stampe d’epoca, raffinati bozzetti e schizzi preparatori, libri e cataloghi rari che raccontano gli oggetti d’arte di Emanuele Pantanella con autorevoli testi di critici del calibro di Alvar Gonzáles-Palacios, Giuliano Briganti, Françoise Cachin, Sophie Makariou, Caterina Napoleone e Carlo Ripa di Meana. 

 Emanuele Pantanella Archives 
Via della Vetrina 4 – Roma 
Dal lunedì al venerdì dalle 12 alle 19
 e su appuntamento tel. + 39 3391735805
EMANUELE PANATANELLA Archives - Collezioni 1970-1990
iconica trousse "pesce" in legno laccato

EMANUELE PANTANELLA Archives - Collezioni 1970-1990 
 iconica trousse in ebano e mogano

EMANUELE PANTANELLA Archives - Collezioni 1970-1990 
 bozzetto e iconici portasigarette in legni pregiati

EMANUELE PANTANELLA Archives - Collezioni 1970-1990
bozzetto e portasigarette realizzate in legni pregiati

EMANUELE PANTANELLA Archives - Collezioni 1970-1990
iconiche cinture "gancio" in legni pregiati (ebano, mogano, palissandro, ciliegio, ulivo) e cuoio

EMANUELE PANTANELLA Archives - Collezioni 1970-1990 
 portasigarette in legni pregiati

EMANUELE PANTANELLA Archives - Collezioni 1970-1990 
portasigari

EMANUELE PANTANELLA Archives - Collezioni 1970-1990
trousse "pesce" in ebano e mogano

EMANUELE PANTANELLA Archives - Collezioni 1970-1990
trousse in mogano


Sunday, January 1, 2023

HAPPY NEW YEAR


 

Friday, December 30, 2022

BYE BYE VIVIENNE WESTWOOD

Vivienne Westwood è morta il 29 dicembre, serenamente e circondata dalla sua famiglia, a Clapham, nel sud di Londra. La Westwood ha segnatola storia del costume come "regina del punk". 
Nata a Glossop nel Derbyshire e figlia di operai tessili Dora e Gordon Swire che la chiamarono Vivienne Isabel in omaggio a Vivienne Leight, si forma Glossop Grammar School. Profetico per la sua carriera il motto dell'istituto: "Virtus, veritas, liberate". Dopo un breve matrimonio con Derek Westwood si lega al musicista Malcom McLaren, dando alla luce nel '68 Joseph Ferdinand, titolare del marchio Agent Provocateur. 
Nel 1970 Vivienne e Malcom aprono il negozio Let it Rock  al 430 di King's Road. Antesignano delle contaminazioni, vende dischi anni '50 e abiti ispirati a quell'epoca. Nel '72, nella stesso negozio che si chiamerà Too Fast to Live, Too Fast to Die, presenta la sua prima collezione dedicata ai Rockers. I due si fanno notare rappresentando così una cultura giovanile urbana e anarchica. Il negozio vendeva capi in pelle e gomma agli amanti della moda punk e vado-maso.
All'inizio degli anni '80 la Westwood lancia il look da pirata e il 'New Romantic" , che la riportano alla ribalta del mondo della modano enormi gonne a spirale, fibbie, rouche, cappelli da pirata e stivaloni. In questo periodo i suoi abiti vengono esposti al Victoria and Albert Museum.
Nell'82, dopo Mary Quant, è la prima inglese ad essere accolta nel calendario delle passerelle parigine.
Nel 1983 sfila Witcher, frutto dei rapporti sempre più stretti con il graffiataro Keith Haring. 
Nell'1985 il successo per la Crini Collection, con mini crinoline zeppe altissime.
Tornata a sfila re a Londra nell'87 con la collezione Harris Tweed, dall'89 al '91 insegna all'Accademia delle Arti Applicate di Vienna in qualità di docente di moda.
Nel '90 debutta con la collezione uomo presentata a Firenze nell'ambito di Pitti Uomo.
La sua fama è ormai all'apice tanto che la regina Elisabetta , dimenticando l'affronto di God Save the Queen le dà l'onorificenza dell'Order British Empire.
Viene poi premiata ben cinque volte ai British Fashion Award, aggiudicandosi per ben due volte il titolo di Designer of the Year, nel 1990 e nel 1991. 
 Creatrice totalmente anticonformista, la Westwood afferma apertamente il proprio disinteresse per l'aspetto sartoriale dello stiliamo, mentre tutta la sua attenzione è rivolta a come e dove la stoffa tocca il corpo. Per i suoi modelli è solita tagliare scalfi extra-large, maniche molto più lunghe del necessario, strappa stoffe, crea pantaloni a sbuffo, t-shirt in pelle, cappelli a cilindro e presenta reggiseni indossati sopra altri indumenti. Anarchici e perversi, con colori tenui o tetri, con  i suoi capi  reinventa nuove dimensioni della moda.
“Continuerò con Vivienne nel mio cuore - ha detto Andreas Kronthaler, marito e partner creativo della stilista -. Abbiamo lavorato fino alla fine e lei mi ha dato un sacco di cose con cui andare avanti. Grazie tesoro”. “



Pirate Collection

Pirates Collection
Crini Collection F/W 1987

Witcher collection
Spring 1993


Harris Tweed collection

Andreas Kronthaler per Vivienne Westwood F/W 19/20

MY 2022 OUTFITS #5

 






Thursday, December 22, 2022

Salvatore Emblema - La materia del Cielo

 Il 23 dicembre inaugura nel nuovo spazio “ART GATE” all’Aeroporto Internazionale di Napoli (area imbarchi, C20), la mostra “Salvatore Emblema. La materia del Cielo” (23 dicembre 2022-23 gennaio 2023) a cura di Sylvain Bellenger realizzata da Gesac in collaborazione con il Museo e Real Bosco di Capodimonte e il Museo Emblema. 

La mostra Salvatore Emblema. La materia del Cielo suggella una più stretta collaborazione tra l’Aeroporto Internazionale di Napoli e il Museo e Real Bosco di Capodimonte, due importanti attori dello sviluppo in chiave turistica della città di Napoli, e inaugura un nuovo spazio espositivo “ART GATE” nella zona imbarchi. Uno spazio interamente dedicato alla scena artistica campana, in cui si alterneranno periodicamente mostre capaci di mettere in risalto la vivacità culturale di una città stratificata di storia e di arte, sempre protesa verso la sperimentazione di nuovi linguaggi e l’accoglimento delle più svariate istanze culturali. 

 La mostra si compone di cinque grandi opere pittoriche risalenti alla prima metà degli anni Sessanta, quando Salvatore Emblema declinava la sua formazione di matrice informale in una ricerca di tipo spiccatamente materico e gestuale. Ricorrenti le forme dell’ovale e del quadrato che da un lato hanno memoria della pittura pompeiana e dall’altro sembrano aprire finestre ipotetiche all’interno dello spazio del quadro. “Autoritratti”, li chiamava l’artista scherzando. Ammiccando così alla possibilità di una pittura, sempre più libera da schemi compositivi complessi, capace di poter diventare quasi una superficie riflettente, come uno specchio. Superficie che l’artista carica di materia, inserendo cenere e sabbie vulcaniche all’interno dell’impasto coloristico.

 La Materia del Cielo è una mostra su Emblema non priva di una calibrata valenza di studio su un periodo breve ma intenso di ricerca. Sono i primi anni Sessanta e l’artista va selezionando progressivamente gli elementi distintivi del proprio lavoro. Si riconoscono già le fasce quadrangolari degli anni successivi. L’interesse verso la trama e l’ordito della tela che in alcuni punti è già portata alla luce tra le masse di colore. E’ già rintracciabile quel ragionare per moduli compositivi minimi che accompagneranno la produzione di Emblema per tutti i successivi anni Settanta. Una mostra sul cielo in cui l’aria si traduce in massa fisica ed il riflesso luminoso è quasi scavato nella materia pittorica. D’altronde il cielo, nella storia dell’arte, non ha mai nascosto una sua certa ambiguità: è una massa indivisa di spazio che si può rappresentare solo per frammenti. Ed è proprio nel tentativo di restituire l’emozione del cielo, della luce cangiante di un tramonto e del gioco delle nuvole che la pittura ha iniziato a diventare movimento.

autoritratto, 1963

autoritratto, 1964



senza titolo, 1961

senza titolo, 1966

senza titolo, 1967




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