Wednesday, January 24, 2024

HAUTE COUTURE S/S 2024 #2

Chanel

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Giorgio Armani Privé
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Tuesday, January 23, 2024

HAUTE COUTURE S/S 2024

 

Schiaparelli
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Christian Dior

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Giambattista Valli
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Thursday, January 18, 2024

Different Might be Everything

Firenze - Da venerdì 19 gennaio fino a domenica 18 febbraio il loggiato al piano terra del Museo Novecento ospita per la prima volta un intervento di Street Art.  Different Might be Everything Ã¨ il nome dell'opera realizzata dallo street artist Kraita317, nata in collaborazione con la Street Levels Gallery di via Palazzuolo a Firenze.

 

L'intervento pensato per il Museo Novecento Ã¨ un lavoro unico e site-specific, che nasce dalle considerazioni sull'opera del 1988 di Maurizio Nannucci, Everything Might Be Different, esposta nel chiostro del Museo Novecento. L'idea di invertire l'ordine semantico delle parole scelte da Nannucci supporta l'artista nella legittimazione del suo operato, così come della corrente di cui fa parte. Il nuovo motto, "Diverso potrebbe essere tutto", indica appunto la volontà di riconoscimento di un movimento artistico ancora sottovalutato, spesso controverso, ma vivo e prorompente, come quello della Street Art. Kraita317 Ã¨, infatti, un rappresentante intraprendente di quella cerchia di artisti che hanno iniziato il proprio cammino con pochi mezzi, spinti unicamente dalla propria determinazione, perennemente scortati dalla disapprovazione familiare e dalle comunità di appartenenza che avrebbero preferito vederli operai in fabbrica o dipendenti dietro una scrivania. Artisti cresciuti sacrificando il senso di sicurezza per inseguire una felicità autentica, da raggiungersi attraverso percorsi intricati e spesso amari.


Kraita317 Ã¨ uno dei principali protagonisti del movimento artistico urbano fiorentino degli ultimi anni e tra gli artisti che lo scorso anno hanno partecipato alla grande esposizione internazionale di urban art del Museo Fluctuart di Parigi. Membro attivo della crew romena ANS sin dalla fine degli anni Duemila, Kraita317 nel 2018 lascia la sua città natale, BraÈ™ov, per trasferirsi a Firenze. Questo cambiamento di contesto è altamente significativo e innesca un'evoluzione rapida e costante nel suo stile, sia nel tratto sia nella selezione cromatica, transitando dal figurativo all'astratto senza mai abbandonare una cifra stilistica altamente espressiva. Le opere astratte e sintetiche di Kraita317 rimandano a dialoghi introspettivi e personali che escludono l'uso della parola, facendo leva sulla capacità di forme essenziali e colori primari di evocare sensazioni complesse e sentimenti profondi. Quel che l'artista restituisce, prima in studio e poi in strada, è il risultato finale di un lungo percorso nato dall'urgenza di rispondere agli stimoli raccolti e poi assimilati nell'ambiente urbano. Kraita317deposita il proprio credo direttamente sulla strada, affidando le sue opere all'usura del tempo e all'interazione con la città e suoi abitanti, quelle mani che spesso strappano o alterano i tratti distintivi originali dei lavori.









Friday, January 12, 2024

KEITH HARING Art to the Streets

Tokyo - Tra i miei giri  a Tokyo mi sono fermata al Mori Art Museum, nel quartiere di Rappongi dove ho visto una mostra su Keith Haring.
Keith Haring (1958-1990) ha avuto un ruolo chiave  nella scena della street art newyorkese  a partire dai primi anni '80. La convinzione di Haring che l’arte dovrebbe essere accessibile a tutti lo ha ispirato a iniziare a creare opere ormai iconiche nelle stazioni della metropolitana e in altri siti pubblici, mentre un forte senso di giustizia sociale lo ha visto infondere nel suo lavoro affermazioni dirette e facilmente comprensibili. Queste includevano critiche all’indifferenza verso la crisi dell’HIV-AIDS che allora stava mietendo vittime (inclusa, in ultima analisi, quella di Haring) e affermazioni di speranza per le generazioni più giovani. Attraverso circa 150 opere, tra cui pezzi di grandi dimensioni che si estendono fino a sei metri, questa retrospettiva ripercorre il viaggio di Haring dalla scena underground alla celebrità globale, dimostrando al contempo come la sua creatività sia rimasta una vibrante forma di messaggio che continua a risuonare oggi. Unico in questa mostra è uno sguardo raro all'attività di Haring alla fine degli anni '80 a Tokyo e all'influenza che il pensiero e la calligrafia orientali hanno avuto sul suo lavoro.



















Monday, January 8, 2024

I GIOIELLI DAL MOOD INDIANO DI RUGGERO ROCCHETTI

Roma - Vicino piazza di Spagna, in via Mario de'Fiori, c'è un piccolo salotto accogliente, arredato con pezzi di antiquariato, ma ciò che rende veramente scintillante questo posto sono i gioielli esposti nelle vetrine lungo le pareti, gioielli che con le mille sfumature dei colori e delle luci delle pietre creano un'incredibile atmosfera. Sono le creazioni di Ruggero Rocchetti, jewelry designer da più di quarant’anni, con la passione per l’India, da cui prende ispirazione per i suoi pezzi unici e dove a Jaipur ha anche un laboratorio. Proprio nel Rajasthan ricerca e seleziona le pietre preziose come rubini, zaffiri, diamanti e smeraldi e semipreziose come tormaline, ametiste, spinelli, rubelliti, kunziti e tanzaniti, che adornano ed enfatizzano i suoi gioielli. Anelli, orecchini, collane, bracciali e pendenti, tutti lavorati con metodi artigianali e montati in oro, dalle forme sinuose tra cui serpenti e piume ispirati alle geometrie dell’art déco e allo stile vittoriano. 
 Decorare, dal latino "decorum" ossia bello, elegante, ecco lo scopo dei gioielli, quello di ornare il corpo delle donne per renderlo più bello ed elegante, e i gioielli di Ruggero Rocchetti partono da una base classica per arrivare a forme inconsuete dove le influenze etno-chic regalano quel tocco 'bourgeois boheme' che non ci rende solo più belle, ma sicuramente indimenticabili.















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