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Tuesday, March 19, 2024

Dominika Kowynia All These Waves

La Galleria  Renata Fabbri presenta All These Waves, la prima personale in Italia di Dominika Kowynia (1978, Sosnowiec, Polonia). La mostra raccoglie una produzione di dipinti recenti che l’artista ha concepito traendo ispirazione da tematiche a lei sensibili, come il femminismo, l’emancipazione corporea ed emotiva, ma anche la storia, l’identità e i confini personali.

Intrecciando eventi di attualità e letteratura con frammenti legati al suo trascorso individuale, il lavoro di Kowynia restituisce una visione critica del tempo presente. La sua ricerca pittorica trova spinta, nello specifico, a partire da questioni legate al contesto polacco contemporaneo: le lotte femministe, le problematiche migratorie, le ingiustizie sociali, la crisi climatica e ambientale. Passando da una sfera intima ad una prospettiva globale, l’artista sovrappone accadimenti autobiografici e preoccupazioni di natura collettiva, mettendo in scena non solo la sua storia e quella del contesto natale, ma anche quella di un mondo nel quale sono le realtà dei singoli a costituire l’esperienza universale.

In occasione della mostra in galleria, Kowynia presenta una selezione di opere inedite che esplorano il concetto di femminilità, a partire dalla condizione delle donne in Polonia, e alla luce delle politiche restrittive adottate dai recenti governi conservatori riguardo alle questioni riproduttive e ai diritti civili.

Attingendo all’esperienza personale e al sentimento di rabbia provato sin dai tempi dell’adolescenza, in risposta alle disparità di genere e alla mancanza di figure di riferimento che sfidassero gli stereotipi tradizionalmente associati alle donne, l’artista mette in luce i retaggi di una cultura patriarcale tutt'oggi radicata nella società. Lo fa attraverso lavori pittorici densi e riflessivi, in cui le donne sono ritratte in compagnia o mutuo scambio. Non si tratta della rappresentazione di un idillio, piuttosto di una sospensione da ciò che accade nel mondo reale. L'atmosfera è silente e, al tempo stesso, carica di ambiguità e tensione emotiva. Questa intensità traspare nel titolo della mostra All These Waves: espressione scelta per indicare la propagazione di un sentimento collettivo racchiuso sia nelle opere in mostra che nell’esperienza femminile stessa. Evocativo di un moto plurale e perpetuo, il titolo riporta alla mente la forza delle lotte femministenella storia e delle odierne battaglie per il riconoscimento dei propri diritti. Attraverso un processo pittorico inconscio ed intuitivo, Dominika Kowynia restituisce una pluralità di voci che si confondono in un’unica, potente onda che racconta l’esistenza di ciascuno di noi. L’onda del mare, del tempo, delle lotte, della libertà, delle parole.











Dominika Kowynia (1978, Sosnowiec, Polonia) è una pittrice specializzata in dipinti a olio figurativi. Si è laureata all'Accademia di Belle Arti di Katowice nel 2003 e da allora lavora presso lo stesso istituto come docente. Ha conseguito il dottorato nel 2010. Ha esposto le sue opere in numerose mostre personali e collettive. Tra le mostre personali e bipersonali più recenti si ricordano: Panoramas, New Theater, Varsavia, Polonia (2023); Animals she houses, Polana Institute Gallery, Varsavia, Polonia, e Nada Fair a New York (2023); Inner Edge, Import Export Gallery, Varsavia, Polonia (2022); Attempt at Reversing, BWA Bielsko Biala, Polonia (2020). Tra le mostre collettive recenti si ricordano: Building a garden around a burning house, Duza Scena Gallery, Poznan, Polonia (2023); Who will write the history of tears. Artists on Women's Rights, Museo di Arti Moderne, Varsavia, Polonia (2022); After Desire, Galleria Monti8, Italia (2022); Women at the Academies of Fine Arts, Aula Gallery, Danzica, Polonia (2022); Something in common/Warsaw Under Construction, Museo di Arte Moderna, Polonia (2020). I suoi dipinti fanno parte di collezioni private e pubbliche come la Collezione della ING Polish Art Foundation, la Collezione d'Arte della Galleria Bielska BWA, la Collezione della Fondazione Bęc Zmiana.

Wednesday, February 23, 2022

ELIF ERKAN IN THE OFF HOURS

Renata Fabbri arte contemporanea presenta: In the Off Hours, la prima personale in Italia dell’artista Elif Erkan (Ankara, Turchia, 1985). In mostra una serie di opere scultoree inedite, accompagnate da una proiezione video, che richiamano l’attenzione sui temi della sostenibilità ecologica e ambientale. Attraverso un approccio orientato al processo, la pratica artistica di Elif Erkan indaga le connotazioni emotive e psicologiche interne alle strutture socio-economiche, politiche e culturali della contemporaneità. Tale dimensione, affettiva e mutevole, è al centro della produzione dell’artista, che si contraddistingue per l’utilizzo di materiali scultorei tradizionali combinati a elementi e iconografie del consumismo odierno e delle sue dipendenze. Mediante gesti seriali, di impressione, di accumulazione e rimozione, Erkan interviene in modo spontaneo sulla materia di cui si serve per creare le sue sculture, lasciando al comportamento irrazionale di questa, la facoltà di generare oggetti misteriosi ed accidentali. Questi oggetti, apparentemente contraddittori ma accomunati da una delicata organicità, conservano e sublimano nel loro stato “compiuto”, l’impronta dell’azione trasformativa dell’artista, che ne ha definito la sembianza, rivelando, dietro un’illusoria solidità plastica, l’essenza transitoria e vulnerabile della stessa. In occasione della sua prima mostra in galleria, Erkan presenta una produzione di nuovi lavori che, legati a una sua esperienza personale su una nave da crociera, interrogano la presunta sostenibilità ambientale delle compagnie di navigazione turistiche – decantata dalle stesse come primaria responsabilità aziendale. Allestite alle pareti della galleria, una serie di sculture realizzate con una plastilina biodegradabile che allude, a livello cromatico, alla natura pericolosa e al contempo vitale dell’acqua del mare. Ricavati dal calco di imballaggi o, ancora, utilizzando frammenti di manifesti pubblicitari presenti sulle navi per incrementare la sensibilità ecologica dei passeggeri e dei dipendenti, tali ambigui artefatti palesano l’ipocrisia di un sistema mascherato da allettanti promesse: volto al profitto economico a scapito della salvaguardia ambientale. In dialogo con le opere a parete, un gruppo di sculture dalla forma stalagmitica, disseminate sulla pavimentazione e composte di un amalgama di argilla, gesso e cemento, sembrano trasportarci nell’abisso del mare, nei recessi del pianeta terra, nel flusso incessante, silente e opulento, degli scarti globali. Collegate fra loro da lunghe catene, le sculture “connotano” gli ambienti espositivi, simulando – attraverso una struttura divisoria e labirintica – i lunghi momenti di attesa in coda che i turisti trascorrono prima di salire a bordo. Così sospese, come in stato di “potenziale attivazione”, le opere in mostra – accompagnate da una proiezione video caratterizzata da una dimensione intima e partecipativa – guidano l’osservatore, invitandolo a meditare sul valore di un tempo che, svincolato da impegni e restrizioni, possa indurlo nella formulazione di un pensiero critico sul mondo: una sorta di intervallo, appunto, in cui è possibile fare esperienza di un pensiero diverso.

Renata Fabbri arte contemporanea presents In the Off Hours, the first solo exhibition in Italy by the artist Elif Erkan (b. 1985, Ankara, Turkey). On show, a series of new sculptural works which, accompanied by a video, draw attention to ecological and environmental sustainability issues. 
By means of a process-oriented approach, Elif Erkan’s artistic practice looks into the emotional and psychological connotations that lie inside socio-economic, political and cultural structures of the contemporaneity. This affective and ever-changing dimension is at the core of the artist's production, marked by the use of traditional sculptural materials combined with elements and iconographies of today’s consumerism and its addictions. Through repetitive gestures of imprinting, accumulation, and removal, Erkan acts expressively and spontaneously on the material she uses, leaving its irrational behavior, the faculty to generate mysterious and accidental objects. These objects, apparently contradictory but linked by a delicate organicity, hold and exalt in their state of “completion”, the trace of the transformative action of the artist, who defined their appearance, bringing about the vulnerable and transitory essence, hidden behind their illusory plastic solidity. 
 On the occasion of her first solo show, Erkan presents a group of new works which, influenced by a personal experience spent on a cruise ship, questions the presumed environmental sustainability of the tourist shipping companies – boasted as being a primary corporate responsibility. Exhibited on the gallery walls, are a series of sculptures realized with a biodegradable plasticine and chromatically allusive to the dangerous and at the same time vital nature of the sea. Obtained by casting packaging molds or even using fragments of billboards – found on board with the aim of boosting the passengers’ and the employees’ environmental awareness – these ambiguous artifacts reveal the hypocrisy of a system masked by alluring promises: aimed at economic profit at the expense of safeguarding the environment. In dialogue with the works on the wall, several stalagmitic-shaped sculptures are dispersed on the floor and made of a mixture of clay, gypsum and cement. They seem to convey us into the sea abyss, into the recesses of planet earth, into the incessant, silent and opulent flow of global waste. Chained to each other, they characterize the exhibition spaces, simulating – through their divisional and maze-like structure – the tourists’ long waiting times in queues before embarking. Thus suspended, like in states of “potential activation”, the works on display – accompanied by a video of intimate and participatory dimension – invite the spectators to meditate on the value of a temporality which, limited by commitments and restrictions, can force them to think critically about the world. A kind of interval during which it is possible to experience a different thinking.
22.02 – 3.04.2022

RENATA FABBRI arte contemporanea

Via Antonio Stoppani 15/c, 20129 Milano


Elif Erkan, Pot, 2021, cornstarch, vinegar, mineral oil, iron oxide, elmers glue, parsley, 

Courtesy the artist and Renata Fabbri arte contemporanea, Milan. Photo: Peter Trykar.









Wednesday, September 9, 2020

EXHIBITION AT MIART

Milano -Renata Fabbri arte contemporanea announce the participation in miart 2020 digital edition, presenting artworks by Giovanni Kronenberg (Milano, 1974), Margherita Moscardini (Donoratico, 1981), Bea Bonafini (Bonn, 1990) and Elif Erkan (Ankara, 1985). Miart's established art section attracts galleries that present works produced before 1999, in a selection ranging from the masters of modern art to twentieth century artists currently enjoying a revival of interest. The section excludes works produced after 1999 with the exception of recent works by historically recognised artists. Starting from the 2020 edition, miart will also be accepting applications for this section from galleries in the field of collector and famous name designs, with special emphasis on the relationship between the visual and applied arts and on the design-oriented nature of exhibits. The main section of miart dedicated to contemporary art attracts galleries who present contemporary art in its strictest interpretation, from modern classics to the most recent new creations.
11-13 September 2020
VIP Days: 9 - 11 September




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