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Thursday, June 11, 2026

JAN FABRE. Allegory of Caritas

 Ad inaugurare 21Art Montecarlo, sarà l'artista belga Jan Fabre, tra le figure più influenti della scena contemporanea internazionale. Curata da Melania Rossi, la mostra Allegory of Caritas (An Act of Love) sarà aperta dall'11 giugno all'11 settembre 2026 e presenterà circa cinquanta opere, tra cui sculture in corallo rosso del Mediterraneo e una serie di disegni realizzati con il sangue dell'artista stesso.


Con oltre quattro decenni di ricerca artistica che abbracciano arti visive, teatro e letteratura, Jan Fabre ha esposto in alcune delle istituzioni più prestigiose al mondo, tra cui il Museo del Louvre di Parigi e il Museo dell'Ermitage, diventando il primo artista vivente a tenere importanti mostre personali in entrambi i musei. Le sue opere sono state inoltre presentate alla Biennale di Venezia, a Documenta Kassel e in numerosi musei e festival internazionali.

Allegory of Caritas (An Act of Love) riflette la pratica visionaria di Fabre, fondendo l'antica tradizione simbolica del corallo con il concetto di caritas, dal latino carus, che significa "amato" o "prezioso". Presente nelle culture di Oriente e Occidente, la nozione di caritas diventa, nell'opera di Fabre, una forza universale di solidarietà, compassione e amore, capace di generare e preservare la vita.

La mostra comprende i celebri teschi da vanitas dell'artista, cuori anatomici, croci, oggetti liturgici, simboli Yin e Yang, nodi d'amore celtici ed emblemi associati all'aiuto umanitario e alla solidarietà collettiva, accanto a oggetti legati ai ricordi personali e alle credenze popolari.

Le sculture in corallo rosso del Mediterraneo - forme rosso fuoco che sembrano emergere direttamente dalle profondità dell'immaginazione dell'artista - creano un incontro poetico tra materia naturale e visione artistica. Altrettanto potenti sono i disegni realizzati con il sangue, nei quali Fabre utilizza il proprio sangue con straordinaria precisione tecnica per raccontare la gestazione di suo figlio Django.

Un antico legame simbolico unisce sangue e corallo. Nel poema Le Metamorfosi di Ovidio, si racconta che il corallo abbia origine dal sangue di Medusa; persino la struttura ramificata del corallo richiama l'intricata rete di vene e arterie del corpo umano.

Come osserva la curatrice Melania Rossi, «Attraverso queste opere, l'arte diventa un linguaggio privilegiato per rappresentare la vita, le sue origini, i suoi misteri, le sue opposizioni e armonie. Nella ricerca meticolosa e profondamente spirituale di Fabre, bellezza e vulnerabilità convivono, trasformando l'esperienza personale in una riflessione universale».

La fisicità primordiale delle sculture in corallo risuona con la tenerezza intima dei disegni realizzati con il sangue, nei quali l'artista racconta le prime fasi dell'esistenza attraverso le ecografie del figlio non ancora nato. L'emozione privata viene elevata a una meditazione universale sulla fragilità, l'empatia e l'interconnessione umana.
La tensione che permea l'opera di Fabre - sospesa tra carne e spirito, vita e morte, sofferenza e riconciliazione - rivela infine una visione artistica intrisa di profonda spiritualità. Come afferma l'artista, «L'arte è come l'amore, conduce sempre alla riconciliazione».

Il corallo utilizzato da Jan Fabre per le sue sculture è corallo del Mediterraneo, una specie di profondità la cui raccolta è pienamente legale. Il materiale proviene da Enzo Liverino 1984 di Torre del Greco, storica azienda specializzata nella lavorazione ed esportazione del corallo a livello mondiale, con la quale Fabre aveva già collaborato per la sua mostra personale presso il Museo e Real Bosco di Capodimonte e per le installazioni permanenti presso il Pio Monte della Misericordia, la Cappella di San Gennaro e la chiesa di Santa Maria del Purgatorio ad Arco (Napoli).

Un aspetto particolarmente importante è che Liverino, come altre aziende di Torre del Greco, è nota per l'utilizzo responsabile del corallo, oggi raccolto nel rispetto di rigorose normative sulla pesca nel Mediterraneo. Questo corallo non appartiene infatti agli ecosistemi delle barriere coralline minacciati dai cambiamenti climatici e dall'acidificazione degli oceani e, soprattutto, non è considerato una specie in pericolo, essendo tutelato da organizzazioni internazionali come la CITES.

Considerato l'impegno speciale del Principato di Monaco nella conservazione degli oceani, 21Art presenta la mostra di Jan Fabre Allegory of Caritas (An Act of Love) in dialogo ideale con uno dei più importanti centri mondiali dedicati alla ricerca e alla conservazione dei coralli.

Già presente a Roma, Treviso, Padova e Jesolo, la società benefit fondata da Alessandro Benetton su un progetto dell'imprenditore Davide Vanin sceglie Montecarlo per la sua prima sede all'estero: una decisione strategica e simbolica che riflette la rapida evoluzione della città in un polo culturale internazionale.

Situata nel nuovo eco-quartiere Mareterra (Quai du Petit Portier, 22), importante progetto affacciato sul Mediterraneo progettato da Renzo Piano, 21Art Montecarlo promette di diventare una destinazione dinamica per la scoperta di artisti internazionali affermati ed emergenti, offrendo un programma dedicato ad alcune delle voci più interessanti dell'arte contemporanea.


Tuesday, January 27, 2026

21Art apre una nuova galleria a Roma

 21Art apre una nuova galleria d'arte nel cuore di Roma. Situata in Largo della Fontanella di Borghese n. 89, la sede è stata oggetto di un importante intervento di ristrutturazione firmato dal collettivo Fosbury Architecture, curatore del Padiglione Italia alla Biennale Architettura 2023.


21Art Roma sarà accessibile al pubblico dal 29 gennaio 2026 con una selezione di opere di giovani promesse e artisti internazionali cui saranno dedicate, nel corso del 2026, mostre personali e momenti di approfondimento nelle diverse sedi di 21Art, tra cui quella romana.

21Art è una società benefit fondata da Alessandro Benetton su un progetto dell'imprenditore Davide Vanin. Le gallerie che fanno capo a 21Art sono attualmente tre e hanno sede a Roma, Padova e Treviso. È inoltre imminente l'apertura a Montecarlo e sono previste per il 2027 le inaugurazioni delle sedi di Milano e Cortina d'Ampezzo.

«Sono profondamente grato ad Alessandro Benetton che, per primo, ha creduto nelle potenzialità di un giovane imprenditore e in un progetto ambizioso, preferendolo alle proposte di realtà molto più grandi e strutturate. Insieme, abbiamo avviato 21Art e la abbiamo fatta crescere, coinvolgendo in breve tempo importanti collezionisti e imprenditori, istituzioni, fondazioni e operatori di settore», dichiara il Ceo Davide Vanin. «Con l'apertura di uno spazio strategico nella Capitale, 21Art si espande ulteriormente: ci auguriamo che questa nuova galleria contribuisca a sostenere gli artisti emergenti e a presentare al grande pubblico autori internazionali, testimoni di un approccio innovativo all'arte e alla cultura».

Negli spazi della galleria verrà presentata, fino al 24 aprile 2026, una panoramica delle opere degli artisti di 21Art: Valerio Adami, Gonzalo Borondo, Pierpaolo Calzolari, Mario Ceroli, Jan Fabre, Ahmet Gunestekin, Ania Hobson, Cristiano Pintaldi, Piero Pizzi Cannella, Emma Talbot. Dieci autori, diversi per esperienza e linguaggio, dall'Arte Povera alla pittura aniconica e all'arte pubblica.

Autori come Pierpaolo Calzolari e Mario Ceroli utilizzano la superficie come materia viva e tridimensionale, Jan Fabre, Piero Pizzi Cannella, Valerio Adami e Ahmet Gunestekin costruiscono narrazioni attraverso segni carichi di memoria e mitologia, come anche Emma Talbot, il cui lavoro è incentrato sull'universo femminile. Gonzalo Borondo sperimenta materiali e supporti innovativi, mentre Cristiano Pintaldi con i pixel dipinti proietta l'immagine digitale e tecnologica nella tradizione del dipinto, infine Ania Hobson dipinge tele nelle quali guarda con occhio poetico alla vita di tutti i giorni.
Valerio Adami Cane Lupo,2016
olio su_tela_ 47x198cm,Artista tutelato Siae

Pier_Paolo Calzolari Senza Titolo,2010
sale,pastelli a lecu,pastelli ad olio mollettone 96x90xcm,
Artista tutelato Siae



Mario Ceroli Senza  itolo,1981
 tecnica mista su legno 80x106x9cm

Jan Fabre Sharing secrets about the neurons,2024
marmo bianco di Carrara 45x50x42cm
Artista tutelato Siae


Ahmet Gnee351tekin Last Day of the Flood Witnesses Throug Thousands of Years
Series 2024 tecnica_mista

Ania Hobson 000am Drink,2023 olio su tela

Piero Pizzi Cannella Turchese,2009
tecnica mista su tela

Emma Talbot The Phases of the Moon,2024
acrilico su seta

Monday, December 5, 2022

Jan Fabre ALLEGORY OF CARITAS (An Act of Love)

Ultimi giorni di apertura per la mostra ALLEGORY OF CARITAS (An Act of Love), a cura di Melania Rossi, in corso alla Galleria Mucciaccia fino al 15 dicembre 2022. 
 In mostra trenta nuove sculture in corallo rosso e una serie di inediti disegni di sangue di Jan Fabre: teschi da vanitas, cuori anatomici, croci e oggetti liturgici ma anche lo Yin e Yang e il nodo d’amore celtico, così come emblemi legati alla solidarietà e agli aiuti umanitari, e ancora oggetti che ricordano credenze popolari o vicende personali dell’artista. Il corpus di sculture in corallo rosso del Mediterraneo, concrezioni rosso fuoco che sembrano emerse direttamente dagli abissi della mente dell’artista, è un incontro poetico tra materia naturale e visionarietà artistica. Allo stesso modo, nei disegni realizzati dall’artista fiammingo con il suo stesso sangue, il fluido vitale è usato con abile maestria tecnica per raccontare la gestazione del figlio Django.










Mostra: Jan Fabre ALLEGORY OF CARITAS (An Act of Love)

Sede: Galleria Mucciaccia, Largo della Fontanella Borghese 89, Roma

Apertura al pubblico: 6 ottobre – 15 dicembre 2022

Orari: lunedì– sabato, 10.00 – 19.30; domenica chiuso; chiuso giovedì 8 dicembre. 

Apertura straordinaria domenica 11 dicembre.

Wednesday, March 27, 2019

ORO ROSSO - JAN FABRE TORNA A NAPOLI

Jan Fabre torna a Napoli con un nuovo progetto che coinvolge quattro luoghi di grande prestigio: il Museo e Real Bosco di Capodimonte, la chiesa del Pio Monte della Misericordia, il Museo Madre e la galleria Studio Trisorio.
Al Museo e Real Bosco di Capodimonte, l’artista esporrà un gruppo di lavori in dialogo con una selezione speciale di opere d’arte provenienti dalla collezione permanente del museo e da altre istituzioni museali napoletane . La mostra, dal titolo Oro Rosso. Sculture d’oro e corallo, disegni di sangue, curata da Stefano Causa insieme a Blandine Gwizdala, inaugurerà il 30 marzo e vedrà sculture in oro e disegni di sangue creati dall’artista dagli anni Settanta ad oggi, oltre a una serie inedita e sorprendente di sculture in corallo rosso, realizzata appositamente per Capodimonte. In mostra, le sculture dorate di Jan Fabre danno corpo prezioso alle idee dell’artista sulla creazione, sull’arte e sul suo rapporto con i grandi maestri del passato. Nei disegni di sangue si ritrovano invece le più profonde motivazioni dell’artista, le sue sperimentazioni, il suo manifesto poetico, fisico, intimo.
 Sempre dal 30 marzo, a cura di Melania Rossi, la scultura di Jan Fabre The man who bears the cross (L’uomo che sorregge la croce) (2015), sarà visibile nella chiesa del Pio Monte della Misericordia, in dialogo diretto con il capolavoro di Caravaggio Sette opere di Misericordia. La scultura, realizzata completamente in cera, è un autoritratto dell’artista, basato sui tratti somatici dello zio Jaak Fabre, che tiene in bilico una croce di oltre due metri sul palmo della mano. Nel rituale auto-rappresentativo l’artista esce da sé stesso e diviene qualunque uomo, lo specchio di ognuno di noi.
Dal 30 marzo, inoltre, il Museo Madre, a cura di Andrea Viliani, Melania Rossi e Laura Trisorio, ospiterà in anteprima l'iconica scultura L’uomo che misura le nuvole (2018), in un’inedita versione in marmo di Carrara allestita nel Cortile d'onore del museo regionale d'arte contemporanea. Dopo la presentazione nel 2008 e nel 2017 della versione in bronzo della stessa scultura in Piazza del Plebiscito e sul terrazzo del museo, Jan Fabre torna a celebrare al Madre la capacità di immaginare, sognare e conoscere, elevandosi oltre il nostro destino di esseri umani. L’uomo che misura le nuvole si ispira dall’affermazione che l’ornitologo Robert Stroud pronunciò nel momento della liberazione dalla prigione di Alcatraz, quando dichiarò che si sarebbe d’ora in poi dedicato appunto a “misurare le nuvole”.
 Presso la storica galleria Studio Trisorio, sarà esposta una selezione di opere di Jan Fabre realizzate completamente con di gusci di scarabei iridescenti. La mostra, dal titolo Tribute to Hieronymus Bosch in Congo (Omaggio a Hieronymus Bosch in Congo), a cura di Melania Rossi e Laura Trisorio, inaugurerà il 29 marzo e vedrà dei grandi pannelli e delle sculture a mosaico di scarabei ispirati alla triste e violenta storia della colonizzazione del Congo belga. In queste opere, l’ispirazione storica si unisce alla simbologia medioevale tratta da uno dei più grandi maestri fiamminghi, uno dei maestri putativi di Jan Fabre, Hieronymus Bosch, e in particolare dal suo capolavoro Il Giardino delle Delizie (1480-1490). L’artista ci porta in una zona indefinita, tra il Paradiso e il Congo Belga, in un'illusione di libertà, in un luogo lontano, sia mitico che concreto, attraverso una polisemia di immagini dell’esistenza umana.

The Devilish Love for Death
 FABRE OROROSSO Capodimonte

The Red Gold Passion
FABRE OROROSSO Capodimonte

TELLING THE PASSION OF ART AND CHRIST

Golden human brain with angel wings
 FABRE OROROSSO Capodimonte

The Man who Bears the Cross
FABRE  Pio Monte

The civilizing country of Belgium
 FABRE  Trisorio


Wednesday, June 28, 2017

JAN FABRE A NAPOLI

Jan Fabre artista poliedrico, performer, drammaturgo, regista, coreografo, disegnatore, scultore...in tutte queste vesti è a Napoli in una serie di mostre e performance.
 Fabre intraprende un percorso di ricerca interdisciplinare, dedicato all'esplorazione delle modalità espressive più idonee per raggiungere, attraverso tecniche, materiali e linguaggi sempre in evoluzione e mutamento, il dominio del corpo umano e delle sue manifestazioni.
- Lunedi 26 giugno presso lo Studio Trisorio è stata inaugurata la sua personale "My Only Nation is Imagination" a cura di Melania Rossi. In mostra sculture e disegni frutto della sua ricerca sul rapporto tra arte e scienza. Questa mostra raccoglie un nucleo di opere che indagano la natura del cervello, definito dall'artista "la parte più sexy del corpo umano".
-Giovedi 29 giugno invece, sul terrazzo del museo MADRE sarà inaugurata l'opera iconica dell'artista belga Jan Fabre (Anversa, 1958) L’uomo che misura le nuvole (versione americana, 18 anni in più) 1998 – 2016 a cura di Laura Trisorio, Melania Rossi e Andrea Viliani. L'opera, visibile fino al 19 dicembre 2017, è un inno alla capacità di continuare a sognare, di trascendere il tempo e lo spazio attraverso l’immaginazione ed è ispirata dall'affermazione che l'ornitologo Robert Stroud pronunciò nel momento della liberazione dalla prigione di Alcatraz, quando dichiarò, appunto, che si sarebbe d'ora in poi dedicato a “misurare le nuvole”. Esprimendo la sensazione di pianificare l'impossibile (appunto il tentativo di misurare un'entità mutevole e incostante come le nuvole), Fabre riflette su se stesso e sullo statuto della ricerca dell'artista, assimilata alla pretesa dello scienziato di travalicare il limite umano della conoscenza. Come artista e ricercatore, Fabre tenta costantemente, in effetti, di misurare le nuvole, ammettendo e dichiarando con la sua opera che la tensione verso il sapere ha limiti invalicabili che, però, è possibile accostare e affrontare attraverso la sperimentazione.
-Sabato 1 luglio, alle ore 11:30, al Museo e Real Bosco di Capodimonte si inaugura la mostra Jan Fabre. Naturalia e Mirabilia nell'ambito del ciclo Incontri sensibili, a cura di Sylvain Bellenger e Laura Trisorio: l'artista presenterà due opere realizzate interamente con gusci di scarabei, elemento distintivo e ricorrente della sua ricerca, ambientati in una Wunderkammer in dialogo con alcune rarità, tra naturalia (madrepore, rami di corallo, uova di struzzo, rostri di pesce sega, uova di struzzo) e mirabilia (oggetti d'arte realizzati in cristallo di rocca, bronzo, avorio, ambra, noci di cocco, corno di rinoceronte, corno di cervo, nonché manufatti provenienti da terre di esplorazione) accomunati dalla capacità di destare stupore generalmente per l’origine misteriosa, la tecnica o il materiale di realizzazione, collezionate dai Farnese tra il Cinquecento e il Seicento.
Fabre presenta due lavori: Spanish Sword (Knight of modesty) – Spada spagnola (Cavaliere di umiltà) – è una spada in acciaio ricoperta di corazze naturali e iridescenti di scarabeo che evoca l’investitura cavalleresca, le armature cinquecentesche e la battaglia per l’arte che Jan Fabre ha intrapreso sin dal 2004 con il film Lancelot, una crociata in difesa della fantasia e dell’immaginazione come forme di conoscenza. Railway Tracks to Death - Binari verso la Morte - appartiene alla serie Tribute to Hieronymus Bosch in Congo, realizzata dall’artista per indagare la controversa storia coloniale del Belgio. La superficie dell’opera, dall’aspetto prezioso, mutevole e cangiante, è ottenuta con una tecnica da sapiente mosaicista, montando insieme migliaia di ali di scarabeo di colori differenti su legno. Essi compongono una strana versione dello stemma delle ferrovie del Congo belga, al cui centro si riconoscono figurine zoomorfe ricorrenti nel linguaggio del maestro fiammingo Bosch, noto per il suo immaginario surreale e mostruoso.
- Infine, sabato 1 (ore 20:30) e domenica 2 luglio (ore 19:00), Fabre presenterà in anteprima mondiale la sua nuova produzione teatrale Belgian Rules/Belgium Rules al Teatro Politeama di Napoli, nell’ambito del Napoli Teatro Festival. Jan Fabre con Belgian Rules fa un omaggio alla terra madre. Dopo aver realizzato istallazioni e performance che celebrano l’universo animale e le pulsioni umane che di quel mondo sono partecipi e avversarie allo stesso tempo, il regista belga, celebra il volto complesso del suo “pazzo paese”. Il Belgio è  un minuscolo territorio in cui convivono tre regioni e si parlano tre diverse lingue. Ma è anche uno stato instabile che i vicini usano come palcoscenico di guerra. I suoi abitanti sono schiacciati da burocrazia e formalità, ma sono anche dei sovversivi. La parola razionale non riesce a rappresentarne tutte le sfaccettature e per farlo, Fabre usa il linguaggio più adatto ad afferrare quello che definisce il suo “viscido paese”, cioè la lingua immaginifica del teatro.
Jan Fabre L'uomo che misura le nuvole (versione americana, 18 anni in più) 1998 - 2016 Veduta dell'allestimento, Madre · Museo d'arte contemporanea Donnaregina, Napoli, 2017 Collezione privata Courtesy Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee, Napoli Foto © Amedeo Benestante


Top: The brains of my mother and my father, 2006
Down: Brain legs, 2010

Top: 1-My only nation is imagination, 2014; 2- The brain of god (according to Thierry), 2014; 3-Laughter and bread mirror, 2014
Down: 1-Brain of an atheist, 2014; 2- The sweet and satisfied brain of the lab-monkey, 2014; 3- Brain with Star, 2012

Left: My brain as a religion, 2008 - Right: Jumping brain-legs, 2009

Spanish Sword (Knight of modesty), 2016
Jewel scarab wing-cases, steel 20,5 x 119 x 10,2 cm Copyright: Angelos bvba Photo: Pat Verbruggen
Belgian Rules/Belgium Rules 


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