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Thursday, April 16, 2026

Mario - Schifano. Io guardo

 Dal 18 aprile al 16 maggio 2026, la Galleria Lombardi, nella sede di via di Monte Giordano 40 a Roma, presenta la mostra monografica Mario Schifano | Io guardo, curata da Lorenzo e Enrico Lombardi, con un testo critico in catalogo di Silvia Pegoraro.

In contemporanea alla grande retrospettiva in corso a Palazzo delle Esposizioni, la mostra alla Galleria Lombardi propone un percorso selezionato e rigoroso che attraversa trent’anni di attività dell’artista, dai primi anni Sessanta ai primi anni Novanta, restituendo uno sguardo ravvicinato su uno dei protagonisti dell'arte del secondo Novecento.

Il titolo della mostra, Io guardo, richiama una celebre dichiarazione dell'artista: “Non mi ispiro. Io osservo, guardo... Il mio lavoro nasce dall'esterno, dalla realtà che riesco a captare attraverso i media. Il video per me rappresenta una finestra sul mondo”.

In mostra circa venti opere che ripercorrono i principali nuclei della sua ricerca: dai monocromi ai cartelli pubblicitari, dai paesaggi anemici al ciclo del Futurismo rivisitato, fino ai quadri equestri e alle materie cromatiche degli anni Novanta.

Figura centrale della Scuola di Piazza del Popolo, Schifano rielabora i linguaggi della Pop Art americana in chiave europea, contrapponendo alla logica della riproducibilità industriale una pittura colta, stratificata e orgogliosamente manuale.

Le sue opere trasformano l’immaginario dei consumi e dei mass media – dalle fotografie di giornale alle immagini televisive – in una materia pittorica densa, sospesa tra memoria, visione e critica. Gli smalti che "sgocciolano" su carta, i paesaggi televisivi degli anni Settanta, le "geografie della memoria" degli anni Ottanta e Novanta sono emblemi di un artista capace di "sentire" l'immagine prima ancora di dipingerla.









Sunday, September 17, 2023

Mario Schifano TUTTO nelle carte…

Mario Schifano TUTTO nelle carte..., dal 22 settembre alla Galleria Giò Marconi di Milano un’importante retrospettiva realizzata con il supporto dell’Archivio Mario Schifano, e a cura di Alberto Salvadori, che intende gettar luce sull’ampia e variegata produzione di opere su carta degli anni Sessanta di Mario Schifano.
 In mostra sarà presente una selezione di opere su carta che intende ripercorrere i cicli più noti che l’artista affronta contemporaneamente anche su tela, a partire dai Monocromi fino ad arrivare a Compagni compagni. 
 L’opera e il viaggio di Mario Schifano sono stati intensi e mai lasciati soli. La produzione di opere su carta è importante e copiosa. 
Per l’intero decennio dei Sessanta dalle carte in mostra si può evincere come per Mario Schifano l’arte fosse TUTTO: è l’arte che si svolge e rivolge all’oggetto, alla realtà, ad una nuova coscienza attenta, in relazione alla città, allo spazio umano, alla vita, alle passioni. 
Nelle opere su carta, come nei dipinti, vivida è la testimonianza di come tutto agisse su di lui, sul suo modo di vedere, pensare: i film, la segnaletica, la pubblicità, la politica, gli amori, le amicizie. Nulla sfugge alla necessità di fissare su un supporto il momento, l’idea fulminea, il concetto. Lui meglio di altri capisce, subito e autonomamente, differenziandosi, in assonanza prima dai fenomeni americani come la pop e il new dada, e poi da chiunque altro per l’intera carriera, come l’arte sia vita e viceversa. Le carte sono la mappa geografica del suo lavoro, del suo pensiero. 
 Le opere su carta occupano uno spazio importante nella sua opera: sono essenziali per una lettura in analogia sia in termini di rapporto di somiglianza con i dipinti sia in termini linguistici con l’intero suo lavoro. Dai primi anni del monocromo, che contiene e rielabora la grafica di strada, il linguaggio della cultura pop, non intesa come pop art, bensì come quella popolare dei pittori d’insegne, fino alle tele emulsionate, le carte sono sempre presenti come costante dell’idea che attraversa il momento. Nel suo mondo le immagini non funzionano più nel modo in cui siamo abituati a leggerle, siamo costretti a riconsiderarle, svaniscono i rapporti tradizionali della composizione lasciando spazio alle mille possibilità che l’artista sceglie e determina come passaggio ineludibile. 
Quello che viene dato per scontato in termini pittorici e fotografici con Schifano evapora, ci pone di fronte ad un nuovo modo di affrontare realtà e invenzione che in lui diviene manipolazione attraverso la pittura, indifferentemente dal supporto. Il lavoro, nel decennio dei Sessanta, ci porta ad analizzare le funzioni, gli usi, i ruoli sociali, i contesti culturali e politici. 
Con Schifano emerge la necessità della domanda: quali sono i nuovi ambiti di creazione? È un esercizio di filosofia legato all’esperienza di vita, un richiamo all’analisi dei comportamenti reali e diffusi, in antitesi a quelli elitari o specialistici. Schifano, con la sua opera - che poi è la sua biografia - appare come un sodale dalle connotazioni accentratrici, autoritarie, per aprirci poi improvvisamente, al contrario, a un sistema aperto, volontario e partecipativo alla sua arte. 
All’ontologia si contrappone l’uso, all’autorialità l’accesso e la partecipazione, all’appropriazione l’adozione, alla creatività l’attribuzione di significato. Tutto è a disposizione, va condiviso, scelto. Dall’archivio in divenire, - costituito dalla mole di carte disegnate, dipinte - come disponibilità dei materiali e pretesa di totalità, si deve passare alla collazione pittorica come esercizio del distinguere, rovistare, selezionare, riciclare. Schifano è empirico e sperimentale, è affamato del mondo che gli si palesa davanti, trasforma tutto in pittura pura. Non è necessario che sia sulla tela, vive anche sulla carta.

  1. Mario Schifano
    Senza titolo / Untitled, 1960

    Smalto e matita su carta / Enamel and pencil on paper 70 x 99.8 cm

    Collezione privata, Courtesy Gió Marconi, Milano Photo: Fabio Mantegna

  1. Mario Schifano Tutto, 1963

    Smalto, grafite e pastelli su carta intelata / Enamel, graphite and crayon on paper mounted on canvas
    111.5 x 96 cm

    Collezione privata, Courtesy Gió Marconi, Milano Photo: Fabio Mantegna

  1. Mario Schifano Tuttestelle, 1967

    Smalto, matita e spray su carta / Enamel, pencil and spray paint on paper 126 x 70 cm

    Collezione privata, Courtesy Gió Marconi, Milano Photo: Fabio Mantegna


Friday, September 18, 2020

ATTRAVERSO LE AVANGUARDIE

Sabato 19 settembre, all' APE Parma Museo la mostra inedita Attraverso le Avanguardie.
Giuseppe Niccoli / visione e coraggio di una Galleria, organizzata da Fondazione Monteparma, con la preziosa collaborazione di Roberto e Marco Niccoli, figli del fondatore della celebre e omonima Galleria con sede a Parma e oggi alla guida della stessa. Il prolungamento dell’esposizione fino al 21 febbraio 2021 consentirà, inoltre, di programmare nel corso della mostra una pluralità di iniziative collaterali di approfondimento destinate a pubblici ridotti. Nell’ambito della programmazione artistica del suo nuovo centro culturale e museale, inaugurato nel 2018, la Fondazione ha scelto di ricordare la figura di Giuseppe Niccoli, la sua straordinaria attività di scoperta e valorizzazione di talenti e la storia della Galleria fondata negli anni ’70, che per la sua opera originale costituisce un unicum e ha saputo affermarsi a livello internazionale. La mostra, curata da Roberto e Marco Niccoli, presenta opere di artisti internazionali, come Afro, Agostino Bonalumi, Alberto Burri, Enrico Castellani, Alik Cavaliere, Ettore Colla, Piero Dorazio, Lucio Fontana, Conrad Marca-Relli, Fausto Melotti, Angelo Savelli, Salvatore Scarpitta, Mario Schifano e molti altri, in rappresentanza delle correnti artistiche che la Galleria Niccoli ha seguito, esposto e sostenuto nel corso degli ultimi 50 anni, anticipando in molti casi le tendenze di mercato e svolgendo inoltre un’importante attività di riordino e riscoperta di artisti e movimenti dimenticati. In particolare, un posto di riguardo all’interno del percorso espositivo è riservato al noto artista Conrad Marca-Relli, trasferitosi a Parma nel 1997, anno nel quale viene istituito presso la Galleria il suo archivio. Il titolo dell’esposizione si rifà all’importante collana Attraverso le avanguardie, cardine dell’intensa attività editoriale portata avanti dalla Galleria Niccoli, che ha dato vita a cataloghi e volumi divenuti veri e propri manuali di storia dell’arte, cui la mostra riserva un ampio spazio. L’editoria è del resto il mondo dal quale Giuseppe Niccoli proviene: da agente editoriale della Rizzoli, apre quattro punti vendita a Trieste, Firenze, Pescara e Parma, scegliendo poi quest’ultima come propria città adottiva dove si stabilisce aprendo una libreria specializzata in volumi d’arte, che diviene pian piano anche spazio espositivo, fino a trasformarsi definitivamente in galleria d’arte nel 1980.
Michelangelo Pistoletto
Venere con la pipa,1973

Carla Accardi

Conrad Marca-Relli
Death of Jackson Pollock

Conrad Marca-Relli
The Struggle,1955

Ettore Colla
Spiralide,1962


Mimmo Rotella
Prima o poi,1961

Munari
Negativo Positivo,1995

Piero Dorazio
Bello sguardo,1964

Salvatore Scarpitta
Racing Car,1990

Tuesday, January 21, 2020

MARIO SCHIFANO. QUALCOS'ALTRO

La galleria Gió Marconi presenta la mostra Mario Schifano. Qualcos’altro dedicata ad un nucleo di monocromi compresi tra il 1960 e il 1962, curata da Alberto Salvadori e in collaborazione con l’Archivio Mario Schifano. L’artista comincia a realizzare questi smalti su carta intelata a partire dal 1959, dopo alcune esperienze informali. Li presenta per la prima volta a Roma, alla galleria La Salita (1960), nella collettiva 5 pittori cui partecipano Giuseppe Uncini, Tano Festa, Francesco Lo Savio e Franco Angeli, e successivamente, in una personale alla Tartaruga (1961). In anticipo rispetto ad altri protagonisti della scena romana, Schifano intende con i suoi monocromi non solo azzerare la superficie del quadro, anche come risposta all’informale, ma attribuirle un altro punto di vista, “inquadrarla”, proporre un nuovo modo di vedere e di fare pittura. Il primo a capire che la superficie dei monocromi è semplicemente uno schermo sarà Maurizio Calvesi che così scrive nel catalogo della mostra alla Galleria Odyssia (1963): “Erano quadri originalissimi: verniciati con una sola tinta o due, a coprire l’intero rettangolo della superficie o due rettangoli accostati... Un numero o delle lettere (ma solo talvolta) isolati o marcati simmetricamente; qualche gobba della carta, qualche scolatura: il movimento della pittura era tutto lì.” Comune denominatore di un’intera generazione di artisti da Lucio Fontana a Enrico Castellani, da Piero Manzoni a Yves Klein, il monocromo non è una novità tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta e Schifano ne è perfettamente consapevole. “Pensavo che dipingere significasse partire da qualcosa di assolutamente primario...”, racconta l’artista, “I primi quadri soltanto gialli con dentro niente, immagini vuote, non volevano dir nulla. Andavano di là, o di qua, di qualsiasi intenzione culturale. Volevano essere loro stessi... Fare un quadro giallo era fare un quadro giallo e basta”. Azzeramento del gesto e del senso, dunque, un semplice pretesto per fare una pittura che riparta da zero, un incipit a qualcosa di diverso. La grammatica dei monocromi di Schifano è molto semplice: smalti industriali dall’effetto lucido e coprente; colore “grondante” steso in maniera libera e non uniforme sulla ruvida superficie della carta da pacchi. L’intento è dare l’idea di una pittura da cartellone pubblicitario. La superficie dei quadri, dai colori accesi e privi di sfumature, alla stregua di una lastra fotografica, prelude all’impressione di nuove immagini: è un nuovo spazio da indagare, un campo di germinazione che si dispone a produrre qualcos’altro. L’emblematico titolo di questa mostra si riferisce a un’opera del 1960 che Schifano realizza appena ventiseienne e a un polittico del 1962 che figura tra le opere esposte. Con efficace sinteticità da messaggio pubblicitario Qualcos’altro sta forse a indicare che ciò che l’artista intendeva dipingere doveva essere diverso da quanto si vedeva in giro; ma è anche un intento programmatico espresso in due parole: il monocromo, inteso come tabula rasa, è già pronto a trasformarsi in luogo di proiezione, campo fotografico in cui si metteranno a fuoco dettagli, particolari, frazioni di immagini. Qualcos’altro ha un sapore quasi profetico, se si pensa che questi “schermi” si riempiranno presto dei nuovi segni della vita moderna. È alla luce di tutto questo che la mostra si concentra sui monocromi, a sessant’anni dalla loro nascita, in quanto tappa cruciale del cammino creativo di Mario Schifano e genesi della sua invenzione pittorica.
MARIO SCHIFANO. QUALCOS'ALTRO
a cura di Alberto Salvadori
dal 22 gennaio al 20 marzo 2020 
 GióMARCONI
Via Tadino, 20 - Milano
Tempo Moderno, 1962

Congeniale, 1960

Qualcos'altro, 1962

Vero Amore Incompleto, 1962

Mario Schifano nel suo studio

Wednesday, November 22, 2017

CONTEMPORANEAMENTE-ARTE E DESIGN A ROMA

Da stasera nello spazio della Galleria Mizar (via San Sebastianello 16B, Roma), storica sede di una delle gallerie d’arte – La Salita di GianTomaso Liverani - che hanno “fatto” la storia dell’arte degli anni sessanta e settanta a Roma e in Italia, si terrà la mostra Contemporaneamente, che esporrà una scelta di opere d’arte e di mobili e oggetti di design italiani degli anni cinquanta, sessanta, settanta e ottanta. Saranno in mostra opere di Fontana, Burri, Scialoja, Sadun, Pascali, Lo Savio, Kounellis, Uncini, Rotella, Schifano, Paolini, Griffa, Ontani e altri, insieme a mobili e oggetti di Giò Ponti, Ico Parisi, L. Caccia Dominioni, Nanda Vigo, Vittorio Nobili, Claudio Salocchi, Vittorio Introini, Gae Aulenti, Fulvio Bianconi, Dino Martens, Gaetano Pesce, ecc.
 La mostra, soprattutto per ragioni di spazio, non intende certo essere esaustiva nella narrazione di periodi talmente geniali e fecondi ma intende rappresentare uno spunto di riflessione da cui possa scaturire lo stimolo e la curiosità per un passato prossimo tanto geniale quanto ancora fertile di sviluppi e suggerimenti.
Unire ed esporre insieme arte e design – contemporaneamente - non vuole soltanto riferirsi all’ambiente domestico, ma vuole riferirsi all’ambiente tutto, in una sorta di ecologia visiva, estetica e funzionale, che riguarda appunto la società nella sua globalità e la nostra vita che in essa si dispiega

Giulio Paolini, 1990

Ludovico Diaz de Santillana, 1965

Pino Pascali - Baco da setola, 1968

Mario Schifano - Nel mio lavoro dal '60 al '65, 1965

Jannis Kounellis, 2010

Paolo Venini, 1952

Toti Scialoja - Libeccio, 1954

Gio Ponti, anni '50

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