Thursday, May 25, 2023
Attilio Solzi. Tra Presenza e Assenza
Thursday, April 13, 2023
Happy Birthday Fondazione Nicola Trussardi
Vent’anni fa, nel 2003, la Fondazione Nicola Trussardi – guidata dal presidente Beatrice Trussardi e dal direttore artistico Massimiliano Gioni – ha inventato un nuovo modello di istituzione dedicato all’arte contemporanea: un museo mobile, senza uno spazio espositivo fisso, che per ogni mostra sceglie un luogo speciale della città di Milano dove mettere in scena ambiziosi progetti d’artista e grandi mostre d’arte contemporanea, tutte sempre gratuite. Grazie alla Fondazione Nicola Trussardi, palazzi, piazze, strade, luoghi simbolici, spazi dimenticati ed edifici poco accessibili sono diventati altrettanti musei temporanei dove scoprire le opere e le visioni dei più importanti artisti internazionali, presentate in contenitori unici e ricchi di storia.
Agendo sui punti nevralgici della città , negli ultimi vent’anni il museo nomade della Fondazione Nicola Trussardi ha realizzato progetti, incursioni e mostre memorabili che hanno regalato una nuova identità a Milano, trasformandone la vita quotidiana e la dimensione pubblica e arricchendole di nuovi linguaggi ed esperienze.
La roulotte di Elmgreen & Dragset che sbucava dal pavimento di mosaico dell’Ottagono di Galleria Vittorio Emanuele (2003), i bambini di Maurizio Cattelan appesi alla quercia di piazza XXIV maggio (2004), la casa di pane e l’albero di acciaio di Urs Fisher all’Istituto dei Ciechi (2005), gli animali bianchi di Paola Pivi nei vecchi magazzini ferroviari di Porta Genova (2006), il gigantesco pallone gonfiabile con le sembianze di Pawel Althamer che fluttuava sopra l’Arena Civica (2007), le sculture viventi di Tino Sehgal negli spazi della Galleria d’Arte Moderna a Villa Reale (2008), le fiabe misteriose di Fischli e Weiss a Palazzo Litta (2008), i film senza fine di Tacita Dean a Palazzo Dugnani (2009), lo studio californiano di Paul McCarthy trasportato nei sotterranei di Palazzo Citterio (2010), le immagini lisergiche di Pipilotti Rist sulle pareti dell’ex Cinema Manzoni (2011), le performance musicali di Allora & Calzadilla al Circolo degli Ufficiali di Palazzo Cusani (2013), i sogni dei milanesi proiettati sulla volta del Planetario (2014), il campo di grano di Agnes Denes fatto crescere a Porta Nuova (2015), le sculture irriverenti di Sarah Lucas all’Albergo Diurno Venezia (2016), lo Stonehenge gonfiabile di Jeremy Deller nel giardino pubblico di CityLife (2018), i caselli di Porta Venezia impacchettati da Ibrahim Mahama (2019), Il cielo in una stanza riarrangiato da Ragnar Kjartansson per organo e voce alla Chiesa di San Carlo al Lazzaretto (2020), la piscina dorata di Nari Ward al Centro Balneare Romano (2022): questi sono solo alcuni dei progetti che negli ultimi vent’anni hanno fatto riscoprire ai cittadini e ai visitatori di Milano i gioielli nascosti della città , spesso restaurandoli e riaprendoli al pubblico, trasformati in suntuose scenografie per gli interventi dirompenti di alcuni dei più importanti artisti contemporanei.
Oggi la Fondazione Nicola Trussardi festeggia il proprio compleanno con il pubblico di miart, la fiera d'arte moderna e contemporanea di Milano, e lo fa a modo suo, con l’ennesima incursione inaspettata: al centro del padiglione della fiera svetta una surreale torta di compleanno, regalo di Maurizio Cattelan, artista da sempre legato all’istituzione milanese. Con i suoi sei piani alti più di tre metri, questa torta ripercorre le tappe di un’avventura che, in due decenni, ha contribuito a dare nuova attenzione e importanza all’arte contemporanea in Italia, rendendola davvero accessibile a tutti.
13 aprile 2023, ore 17.30*
miart
Allianz MiCo, Padiglione 3
viale Scarampo, Milano
Wednesday, November 16, 2022
Yelena Yemchuk. Characters
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| Yelena Yemchuck, Mirabelle Bloody Nose, 2018 courtesy the artist |
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| Yelena Yemchuck, ana and Triss, 2019 courtesy the artist |
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| Yelena Yemchuck, Guinevere #18, 2018 courtesy the artist |
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| Yelena Yemchuck, 120, Rue de la Gare, 2017 courtesy the artist |
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| Yelena Yemchuck, Hands, Puglia, 2018 courtesy the artist |
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| Yelena Yemchuck, House of Stranger, 2009 courtesy the artist |
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| Yelena Yemchuck, The Bigamist, 2009 courtesy the artist |
| Yelena Yemchuck, Warrior Girls #2, 2020 courtesy the artist |
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| Yelena Yemchuck, Mykolaiv, 2019 courtesy the artist |
Friday, September 9, 2022
NARI WARD - FONDAZIONE NICOLA TRUSSARDI
Dal 12 settembre al 16 ottobre 2022 la Fondazione Nicola Trussardi presenta un nuovo progetto realizzato appositamente per la città di Milano: Gilded Darkness, dell’artista americano Nari Ward (St. Andrew,Giamaica, 1963; vive e lavora a New York) .Negli spazi esterni e interni del Centro Balneare Romano, in zona Città Studi,Nari Ward porterà opere inedite, realizzate per l’occasione, accanto a celebri sculture, installazioni e interventi ambientali. Noto per le sue sculture e installazioni assemblate con materiali di recupero, dall'inizio degli anni Novanta, Nari Ward ha contribuito a immaginare l'arte e la cultura contemporanea come esperienze globali e polifoniche. Di origini giamaicane, Ward si è trasferito con la famiglia a New York in giovane età , e dopo gli studi d’arte si è stabilito ad Harlem, quartiere prevalentemente afroamericano di Manhattan. Colpito dal proliferare di oggetti abbandonati nelle strade, Ward ha cominciato a collezionare oggetti dal forte valore simbolico. Dalla manipolazione di questi materiali–passeggini, carrelli della spesa, ombrelli, lacci per le scarpe e altri oggetti trovati e rifiuti urbani–sono nate installazioni monumentali che hanno trasformato il linguaggio della scultura contemporanea, introducendo esperienze teatrali e immersive diventate poi un aspetto tipico dell'arte di questo nuovo secolo. Ad aprire il progetto per il Centro Balneare Romano sarà una delle sue opere più note, Amazing Grace, prodotta durante la sua residenza nel 1993 allo Studio Museum di Harlem: per questa grande installazione, Ward ha raccolto più di 300 passeggini abbandonati disponendoli in forma di scafo di nave. L’allestimento è accompagnato dalla voce della cantante gospel e attivista afroamericana Mahalia Jackson, che intona la struggente Amazing Grace. Installata negli spazi raramente accessibili dei vecchi spogliatoi della Piscina Romano, l’opera si carica di nuovi significati: è un anti-monumento che ricorda le immagini recenti dei passeggini lasciati nelle stazioni al confine con l’Ucraina per accogliere i profughi in fuga dal conflitto ma è anche un grande abbraccio che avvolge gli spettatori in un’atmosfera malinconica e struggente. Accanto ad Amazing Grace, Nari Ward presenterà una serie di opere che mettono al centro molti temi che animano la sua ricerca: il dialogo tra culture, l’arte come spazio di incontro e scambio, il formarsi dell’identità al confine tra linguaggi e tradizioni diverse e, in particolare, una riflessione sulla funzione dei monumenti in un momento segnato dalla continua revisione della storia e dai numerosi crolli e le ripetute crisi che hanno definito questi ultimi anni. Gilded Darknesssi articolerà negli spazi del Centro Balneare Romano, occupandoli con tracce fisiche e immateriali.
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Nari Ward portrait,
2016. |
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Nari Ward, Amazing Grace, 1993. Exhibition views of Nari Ward. We the People, 2019. New Museum, New York. Photo Maris Hutchinson / EPW Studio |
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Nari Ward, Amazing Grace, 1993. Exhibition views of Nari Ward. We the People, 2019. New Museum, New York. Photo Maris Hutchinson / EPW Studio |
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Nari Ward Radiant Opacity, 2022. Courtesy GALLERIA CONTINUA Photo Oak Taylor-Smith |
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Nari Ward Canned Smiles, 2013 Courtesy the artist and Lehmann Maupin, New York, Hong Kong, Seoul and London |
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Exhibition views of Nari Ward. We the People, 2019. New Museum, New York. Photo Maris Hutchinson / EPW Studio |
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Exhibition views of Nari Ward. We the People, 2019. New Museum, New York. Photo Maris Hutchinson / EPW Studio |
Tuesday, March 29, 2022
RICHARD SERRA - “40 BALLS”
Wednesday, January 12, 2022
GióMARCONI | Programma 2022
Milano - Importanti protagonisti del Novecento come Emilio Tadini e Louise Nevelson, giovani donne come Kerstin Brätsch e Trisha Baga, artisti di fama internazionale come André Butzer e Jorge Pardo, sperimentazione attraverso linguaggi e pratiche differenti – dalla pittura alla scultura, dalla performance ai video, dal design all’architettura – sono i cardini della stagione espositiva 2022 di GióMARCONI. Dopo il successo delle ultime esposizioni dedicate a Emilio Tadini dalla Fondazione Marconi, a febbraio torna una mostra dedicata all’artista e intellettuale milanese che intrattenne un’intensa relazione di lavoro e amicizia con Giorgio Marconi. Milano- Galleria Giòmarconi-Programma 2022:Da fine marzo, in occasione dell’Art Week milanese, torna per la terza volta a esporre in galleria l’artista e scultore cubano Jorge Pardo, il cui lavoro esplora l'intersezione tra pittura, design, scultura e architettura contemporanei. Sempre in primavera, negli spazi della sede di via Tadino 15, verrà dedicato un importante omaggio alla scultrice ucraina, naturalizzata americana, Louise Nevelson. Da maggio a luglio, in concomitanza con l’apertura della Biennale di Venezia, la galleria presenta la terza personale della pittrice tedesca Kerstin Brätsch. In autunno, invece, torna in galleria per la seconda volta l’artista americana di origine filippine Trisha Baga, tra le giovani film-maker e artiste più innovative e attive della sua generazione. La sua pratica include dispositivi e medium differenti, tra cui installazioni, sculture, performance e video. Accanto a lei un altro ritorno, quello dell’artista tedesco André Butzer, tra i più interessanti della sua generazione.
| Emilio Tadini Viaggio in Italia, 1971 Acrylic on canvas 200 x 300.5 x 3 cm Courtesy/ Gió Marconi, Milan |
| Jorge Pardo nstallation view Gió Marconi, Milan 2006 |
| Louise Nevelson Untitled. 1976-1978 Black painted wood 125 x 248 x 48 cm |
| Kerstin Brätsch Installation view Gió Marconi, Milan 2016. Photo Andrea Rossetti |
| Trisha Baga Installation view Gió Marconi, Milan 2014. Photo Filippo Armellin |
| André Butzer Installation view Gió Marconi, Milan 2021. Photo Fabio Mantegna |
Tuesday, October 26, 2021
CORPUS DOMINI - PALAZZO REALE DI MILANO
Tuesday, August 31, 2021
IRVING PENN - CARDY GALLERY
Milano- Quattro anni fa ho potuto assistere alla mostra/omaggio al maestro della fotografia Irving Penn per il centenario della sua nascita (1917-2009) che si è tenuta al Grand Palais di Parigi e che ho ampiamente riportato in un mio articolo (http://www.scostumista.com/2017/09/irving-penn-exhibition-grand-palais.html ).
Per chi non avesse avuto la possibilità di ammirare da vicino le opere di Penn, dal 9 settembre al 22 dicembre la Cardi Gallery di Milano gli dedica una mostra curata in collaborazione con The Irving Penn Foundation, dove si può incontrare la complessità dell’opera dell’artista americano. La mostra si sviluppa su due piani della galleria, abbracciando non solo la fotografia di moda per cui Penn è conosciutissimo, ma sottolineando il legame speciale dell’artista con l’Italia, capitolo a cui è interamente dedicato il primo piano. L’esposizione, che comprende opere prodotte dall’artista tra gli anni Quaranta e gli anni Novanta, percorre momenti salienti della quasi totalità della carriera artistica di Penn. Considerato uno dei maggiori fotografi del Novecento, Irving Penn è conosciuto per il suo radicale contributo alla modernizzazione del mezzo fotografico, grazie alla creazione di un canone concretizzatosi attraverso le sue opere sia commerciali che personali. Figlio di migranti ebrei russi, Penn emerse a New York in un’epoca turbolenta dal punto di vista sociopolitico. In seguito a studi di pittura, verso la fine degli anni Trenta iniziò a lavorare come artista per la rivista di moda Harper’s Bazaar, all’epoca guidata proprio dal suo ex insegnante, il leggendario Alexey Brodovitch, per poi passare ad American Vogue negli anni Quaranta. Incoraggiato da Alexander Liberman, direttore editoriale di Vogue, Penn focalizzò la propria attenzione professionale sulla fotografia, coltivando al contempo una pratica artistica personale. Nel corso dei successivi sessant’anni, scattò oltre 150 copertine per Vogue, producendo editoriali all’avanguardia, celebrati per la loro semplicità formale e l’uso della luce. Il contributo artistico di Penn formò per Vogue un’eredità senza precedenti; la direttrice Anna Wintour descrive come egli “cambiò radicalmente il modo in cui la gente vedeva il mondo, e la nostra percezione del bello”. Rompendo con le convenzioni, Penn utilizzava la fotografia come un artista, espandendo il potenziale creativo del mezzo in un’era in cui l’immagine fotografica era vista principalmente come mezzo di comunicazione.
IRVING PENN riunisce lavori chiave che situano l’opera di Penn nel contesto di vari soggetti artistici, sociali e politici. In mostra sono presenti alcuni dei suoi contenuti più iconici, scattati sia in studio che in esterna. Sono scatti che spaziano dalle immagini accattivanti delle star a impressioni del mondo naturale, fino ai rifiuti abbandonati in strada, e a nature morte surreali, a testimonianza della sua costante ricerca di autenticità . L’esposizione introduce l’ispirazione dell’artista, derivata da rifiuti e oggetti quotidiani, e la sua capacità di portare alla luce la bellezza di ambienti caratterizzati da un’estetica calma e minimalista, producendo un linguaggio visivo distillato, caratterizzato da una eleganza disarmante.
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| Inving Penn, Black and White Vogue Cover (Jean Patchett), New York, 1950 © Condé Nast |













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