Showing posts with label milan exhibition. Show all posts
Showing posts with label milan exhibition. Show all posts

Thursday, May 25, 2023

Attilio Solzi. Tra Presenza e Assenza

Dal 26 maggio al 25 giugno 2023, gli spazi di Nonostante Marras a Milano accolgono la mostra Attilio Solzi. Tra Presenza e Assenza, a cura di Antonio Marras. 
Attilio Solzi, fotoreporter professionista con la passione per la fotografia d'autore, orienta la sua ricerca artistica verso una visione iperrealista del mondo femminile, dell'immagine del corpo e della sua rappresentazione, con un'attenzione sempre presente a soggetti e situazioni marginali. 
Lavora con foto, video, collage e libri d'artista, forma che predilige per la realizzazione dei suoi progetti. In mostra 42 stampe del progetto fotografico The absence (2019-2020) e 45 collage racchiusi in cornici nere della serie inedita Blame (2022-2023), affiancati da piccoli collage su cemento e foto su lenzuola. The Absence è imperniata sullo studio di una delle sedie utilizzate dalle prostitute che frequentano la strada statale Paulese, che collega le città di Milano e Cremona. Utilizzata principalmente di pomeriggio e di notte, la sedia di plastica viene "abbandonata" durante il giorno, quando viene incatenata alla segnaletica stradale dalla sua proprietaria. Per un anno Solzi ha fotografato la sedia tutti i giorni, la mattina presto o il primo pomeriggio, nella posizione esatta in cui la prostituta l'ha lasciata. 
La serie di fotografie documenta il tempo dell’attesa, del passaggio, dello scorrere del tempo alternando luce e buio, stagione dopo stagione. La presenza umana è solo suggerita. Persone invisibili, ai margini della società e della comunità, lasciano tracce impersonali e trascurabili come un pacchetto di sigarette o una bottiglia di birra. Il lavoro è confluito poi nel libro "The Absence", che ha vinto il Premio Marco Bastianelli come miglior libro di fotografia pubblicato in Italia nel 2021. 
Blame si configura in una sorta di diario, composto da una serie di collage che l’artista realizza con fotocopie delle sue foto, annotazioni, osservazioni e scritte, utilizzando come base i fogli di un vecchio quaderno. 
Attilio Solzi ha esposto in numerose gallerie e fondazioni, tra le quali Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Quadriennale di Roma, Metronom Modena. Tra i suoi libri figurano: “Something before death”, Bad Weather Press, Spagna (2022); “Verbum”, 89books con testo di Lorenzo Madaro, Italia (2022); “Hole Hose Hope”, Everyedition, Svizzera (2022); “Obsession”, Dito Publishing, Italia (2021); “The last summer”, Salt n Pepper, Gran Bretagna (2021); “The Absence”, 89books, Italia (2021) vincitore del Premio Marco Bastianelli come miglior libro fotografico pubblicato in Italia nel 2021 “New Perspectives in Western Civilization”, Everyedition Svizzera (2020); “The Deaf-Mute”, Paranoia , Estonia (2019); “Monolith”, 89books con testo di Michele Bonuomo , Italia (2019); “Odd One Out”, Studio Bibliografico l'Arengario , Italia (2019); “Concrete”, Samopal Books, Russia (2019); “Untitled”, Les Crocs Electriques , Francia (2018); “Home Video Diary”, Void, Grecia (2017); "Dollhouse", Lieutenant Willsdorff, Francia (2016); "The car", Unknown Books, Portogallo (2016); "Taedium", Yard Press, Italia (2015); "Flat Land", Silvana Editoriale con testo di Luca Beatrice, Italia (2003); "Wo-Men" Calco Editore, Italia (2002); "Emil Mihaela e altre storie" Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Italia (2002).





Thursday, April 13, 2023

Happy Birthday Fondazione Nicola Trussardi

Vent’anni fa, nel 2003, la Fondazione Nicola Trussardi – guidata dal presidente Beatrice Trussardi e dal direttore artistico Massimiliano Gioni – ha inventato un nuovo modello di istituzione dedicato all’arte contemporanea: un museo mobile, senza uno spazio espositivo fisso, che per ogni mostra sceglie un luogo speciale della città di Milano dove mettere in scena ambiziosi progetti d’artista e grandi mostre d’arte contemporanea, tutte sempre gratuite. Grazie alla Fondazione Nicola Trussardi, palazzi, piazze, strade, luoghi simbolici, spazi dimenticati ed edifici poco accessibili sono diventati altrettanti musei temporanei dove scoprire le opere e le visioni dei più importanti artisti internazionali, presentate in contenitori unici e ricchi di storia.
Agendo sui punti nevralgici della città, negli ultimi vent’anni il museo nomade della Fondazione Nicola Trussardi ha realizzato progetti, incursioni e mostre memorabili che hanno regalato una nuova identità a Milano, trasformandone la vita quotidiana e la dimensione pubblica e arricchendole di nuovi linguaggi ed esperienze.
La roulotte di Elmgreen & Dragset che sbucava dal pavimento di mosaico dell’Ottagono di Galleria Vittorio Emanuele (2003), i bambini di Maurizio Cattelan appesi alla quercia di piazza XXIV maggio (2004), la casa di pane e l’albero di acciaio di Urs Fisher all’Istituto dei Ciechi (2005), gli animali bianchi di Paola Pivi nei vecchi magazzini ferroviari di Porta Genova (2006), il gigantesco pallone gonfiabile con le sembianze di Pawel Althamer che fluttuava sopra l’Arena Civica (2007), le sculture viventi di Tino Sehgal negli spazi della Galleria d’Arte Moderna a Villa Reale (2008), le fiabe misteriose di Fischli e Weiss a Palazzo Litta (2008), i film senza fine di Tacita Dean a Palazzo Dugnani (2009), lo studio californiano di Paul McCarthy trasportato nei sotterranei di Palazzo Citterio (2010), le immagini lisergiche di Pipilotti Rist sulle pareti dell’ex Cinema Manzoni (2011), le performance musicali di Allora & Calzadilla al Circolo degli Ufficiali di Palazzo Cusani (2013), i sogni dei milanesi proiettati sulla volta del Planetario (2014), il campo di grano di Agnes Denes fatto crescere a Porta Nuova (2015), le sculture irriverenti di Sarah Lucas all’Albergo Diurno Venezia (2016), lo Stonehenge gonfiabile di Jeremy Deller nel giardino pubblico di CityLife (2018), i caselli di Porta Venezia impacchettati da Ibrahim Mahama (2019), Il cielo in una stanza riarrangiato da Ragnar Kjartansson per organo e voce alla Chiesa di San Carlo al Lazzaretto (2020), la piscina dorata di Nari Ward al Centro Balneare Romano (2022): questi sono solo alcuni dei progetti che negli ultimi vent’anni hanno fatto riscoprire ai cittadini e ai visitatori di Milano i gioielli nascosti della città, spesso restaurandoli e riaprendoli al pubblico, trasformati in suntuose scenografie per gli interventi dirompenti di alcuni dei più importanti artisti contemporanei.

Oggi la Fondazione Nicola Trussardi festeggia il proprio compleanno con il pubblico di miart, la fiera d'arte moderna e contemporanea di Milano, e lo fa a modo suo, con l’ennesima incursione inaspettata: al centro del padiglione della fiera svetta una surreale torta di compleanno, regalo di Maurizio Cattelan, artista da sempre legato all’istituzione milanese. Con i suoi sei piani alti più di tre metri, questa torta ripercorre le tappe di un’avventura che, in due decenni, ha contribuito a dare nuova attenzione e importanza all’arte contemporanea in Italia, rendendola davvero accessibile a tutti.

13 aprile 2023, ore 17.30*
miart
Allianz MiCo, Padiglione 3
viale Scarampo, Milano



Wednesday, November 16, 2022

Yelena Yemchuk. Characters

In occasione del Photo Vogue Festival 2022, in programma a Milano dal 17 al 20 novembre, Nonostante Marras, in collaborazione con Metronom, presenta la mostra Yelena Yemchuk - Characters, a cura di Marcella Manni, aperta al pubblico dal 18 novembre 2022 all’8 gennaio 2023. All’inaugurazione sarà presente l’artista. 
 La mostra personale di Yelena Yemchuk raccoglie due serie di lavori, una recente (finalizzata nella pubblicazione YYY, Depart Pour L’image, 2022) e Ten Years After (2006) nata dalla collaborazione con Antonio Marras. Characters sono tutti i personaggi che danno forma e caratterizzano l’immaginario dell’artista e che ne invadono le rappresentazioni, tra tratto dipinto, costumi e messa in scena di set. Creando una rottura tra i confini disciplinati, le opere presentate si costruiscono, frammento dopo frammento, come narrazione surreale ed enigmatica. 
 Come all’interno di un montaggio cinematografico si presentano allo sguardo soldati, ballerine, spose, pin up, marinai, uomini travestiti da orsi, bambine con le trecce, gatti e pesci… questi sono solo alcuni dei protagonisti delle storie surreali che Yemchuk, osservatrice silenziosa ma attenta, ci racconta. L’elemento comune che riesce ad iscrivere ogni personaggio nello stesso grande romanzo è la stranezza e il mistero che naturalmente codifica i progetti dell’artista: la fotografia, come il disegno, sono i mezzi con i quali è possibile creare un ponte con la realtà ordinaria, per stravolgerla e donarle una sfumatura onirica e fantastica. Arricchendosi di dettagli e gesti teatrali il quotidiano riscopre una nuova veste, si trasforma in sogno animato da apparizioni e visioni. 
 David Lynch, descrive il suo processo creativo come un costante rischio di innamorarsi di un’idea e cadere all’interno del vortice che essa porta con sé. Yemchuk sembra aderire a questo atteggiamento, e nella sua caduta da innamorata porta con sé i personaggi che incontra lungo la sua strada: i suoi soggetti vengono così ritratti, scoperti e indagati per la loro capacità di allusione ad un mondo altro, quello immaginato e immaginario dell’artista. La costellazione caleidoscopica dei personaggi sembra però essere tenuta insieme da un filo invisibile, un filo che unisce, collega e compone in sequenze e atmosfere che si ritrovano: le donne e gli uomini che si muovono nella Sardegna di Ten Years After ballano la stessa danza magica dei personaggi, quasi degli attori di improvvisazione, di ?YY. Characters coinvolge l’osservatore per guidarlo in questi luoghi e atmosfere, velate dal ricordo. Lo sguardo di Yemchuk, poetico, carico di nostalgia e affetto riporta a una dimensione di infanzia e di libertà. 

 Yelena Yemchuk vive e lavora a New York. Nata a Kiev (UA) si trasferisce all’età di undici anni in America, a New York studia Arti Visive presso la Parsons School of Design e successivamente Fotografia presso l’Art Center di Pasadena. Ha collaborato come fotografa di moda con Vogue, Dazed & Confused, AnOther, Numéro, TAR Magazine, The New Yorker e altri. Tra le mostre Gidropark, Gitterman Gallery, New York (2011); Ten Years After, Fondazione Sandretto Re Rebaduengo, Torino (2006); Sensitive, Dactu Fondation, New York (2004); No Vacancy, Eastwick Gallery, Chicago (2001). Inoltre ha pubblicato una serie di libri tra i quali: Odesa, Gost Books (2022); YYY, Départ Pour L’Image (2022), Mabel, Betty & Bette, Kosminek Books (2021); Anna Maria, United Vagabonds (2017); Gidropark, Damiani (2011).

Yelena Yemchuck, Mirabelle Bloody Nose, 2018
courtesy the artist

Yelena Yemchuck, ana and Triss, 2019
courtesy the artist

Yelena Yemchuck, Guinevere #18, 2018
courtesy the artist

Yelena Yemchuck, 120, Rue de la Gare, 2017
courtesy the artist

Yelena Yemchuck, Hands, Puglia, 2018
courtesy the artist

Yelena Yemchuck, House of Stranger, 2009
 courtesy the artist

Yelena Yemchuck, The Bigamist, 2009
courtesy the artist

Yelena Yemchuck, Warrior Girls #2, 2020
courtesy the artist

Yelena Yemchuck, Mykolaiv, 2019
 courtesy the artist


Friday, September 9, 2022

NARI WARD - FONDAZIONE NICOLA TRUSSARDI

Dal 12 settembre al 16 ottobre 2022 la Fondazione Nicola Trussardi presenta un nuovo progetto realizzato appositamente per la città di Milano: Gilded Darkness, dell’artista americano Nari Ward (St. Andrew,Giamaica, 1963; vive e lavora a New York) .Negli spazi esterni e interni del Centro Balneare Romano, in zona Città Studi,Nari Ward porterà opere inedite, realizzate per l’occasione, accanto a celebri sculture, installazioni e interventi ambientali. Noto per le sue sculture e installazioni assemblate con materiali di recupero, dall'inizio degli anni Novanta, Nari Ward ha contribuito a immaginare l'arte e la cultura contemporanea come esperienze globali e polifoniche. Di origini giamaicane, Ward si è trasferito con la famiglia a New York in giovane età, e dopo gli studi d’arte si è stabilito ad Harlem, quartiere prevalentemente afroamericano di Manhattan. Colpito dal proliferare di oggetti abbandonati nelle strade, Ward ha cominciato a collezionare oggetti dal forte valore simbolico. Dalla manipolazione di questi materiali–passeggini, carrelli della spesa, ombrelli, lacci per le scarpe e altri oggetti trovati e rifiuti urbani–sono nate installazioni monumentali che hanno trasformato il linguaggio della scultura contemporanea, introducendo esperienze teatrali e immersive diventate poi un aspetto tipico dell'arte di questo nuovo secolo. Ad aprire il progetto per il Centro Balneare Romano sarà una delle sue opere più note, Amazing Grace, prodotta durante la sua residenza nel 1993 allo Studio Museum di Harlem: per questa grande installazione, Ward ha raccolto più di 300 passeggini abbandonati disponendoli in forma di scafo di nave. L’allestimento è accompagnato dalla voce della cantante gospel e attivista afroamericana Mahalia Jackson, che intona la struggente Amazing Grace. Installata negli spazi raramente accessibili dei vecchi spogliatoi della Piscina Romano, l’opera si carica di nuovi significati: è un anti-monumento che ricorda le immagini recenti dei passeggini lasciati nelle stazioni al confine con l’Ucraina per accogliere i profughi in fuga dal conflitto ma è anche un grande abbraccio che avvolge gli spettatori in un’atmosfera malinconica e struggente. Accanto ad Amazing Grace, Nari Ward presenterà una serie di opere che mettono al centro molti temi che animano la sua ricerca: il dialogo tra culture, l’arte come spazio di incontro e scambio, il formarsi dell’identità al confine tra linguaggi e tradizioni diverse e, in particolare, una riflessione sulla funzione dei monumenti in un momento segnato dalla continua revisione della storia e dai numerosi crolli e le ripetute crisi che hanno definito questi ultimi anni. Gilded Darknesssi articolerà negli spazi del Centro Balneare Romano, occupandoli con tracce fisiche e immateriali.

Nari Ward portrait, 2016.
 Courtesy Pérez Art Museum Miami
Photo World Red Eye


Nari Ward, Amazing Grace, 1993.

Exhibition views of Nari Ward. We the People, 2019. New Museum, New York.

Photo Maris Hutchinson / EPW Studio


Nari Ward, Amazing Grace, 1993.

Exhibition views of Nari Ward. We the People, 2019. New Museum, New York.

Photo Maris Hutchinson / EPW Studio


Nari Ward

Radiant Opacity, 2022.
Exhibition views, Galleria Continua / Les Moulins.

Courtesy GALLERIA CONTINUA

Photo Oak Taylor-Smith




Nari Ward

Canned Smiles, 2013

Courtesy the artist and Lehmann Maupin, New York, Hong Kong, Seoul and London




Nari Ward

Sugar Hill Smiles, 2014

Installation view, If You Build It, No Longer Empty, Harlem, New York, June 2014.

Photo Whitney Browne

Courtesy the artist and Lehmann Maupin, New York, Hong Kong, Seoul and London


Exhibition views of Nari Ward. We the People, 2019. New Museum, New York.

Photo Maris Hutchinson / EPW Studio




Exhibition views of Nari Ward. We the People, 2019. New Museum, New York.

Photo Maris Hutchinson / EPW Studio


 

Tuesday, March 29, 2022

RICHARD SERRA - “40 BALLS”

MIlano - Tra gli artisti più significativi della sua generazione, Leone d’oro alla carriera alla Biennale di Venezia nel 2001, Richard Serra (San Francisco, 1939) ha installato le gigantesche sculture in acciaio per cui è internazionalmente riconosciuto in contesti architettonici, urbani e paesaggistici di tutto il mondo: da Londra a Berlino, da Napoli a Bilbao, le sue opere da più di cinque decenni popolano gli spazi pubblici e i musei, instaurando una relazione diretta con lo spettatore. 
Dal 30 marzo al 5 agosto 2022, con la mostra 40 BALLS la sede milanese di Cardi Gallery presenta per la prima volta 40 nuovi disegni, tutti pezzi unici, realizzati dall'artista americano appositamente per l'occasione, in un allestimento da lui stesso ideato. Accanto alle sue imponenti sculture site-specific, nel corso della sua lunga carriera Richard Serra ha approfondito con costanza la pratica del disegno, realizzando opere che, per la loro capacità di indagine del reale e di costruzione del segno grafico, risultano immediate e assolute quanto le sue sculture. Per i suoi disegni l'artista utilizza, sin dal 1971, uno stick di vernice nera (pittura a olio compressa, cera e pigmento) lavorando in modo intuitivo: anche se queste opere sono parte integrante di quello studio dei temi chiave di tempo, materialità e processo, caratteristici della sua pratica scultorea, non vanno considerati schizzi o studi per le sculture. I disegni di Richard Serra sono opere a sé stanti, ognuna con un carattere e un'energia singolari, resistenti a qualsiasi associazione metaforica o emotiva, tutti pezzi unici.







Wednesday, January 12, 2022

GióMARCONI | Programma 2022

Milano - Importanti protagonisti del Novecento come Emilio Tadini e Louise Nevelson, giovani donne come Kerstin Brätsch e Trisha Baga, artisti di fama internazionale come André Butzer e Jorge Pardo, sperimentazione attraverso linguaggi e pratiche differenti – dalla pittura alla scultura, dalla performance ai video, dal design all’architettura – sono i cardini della stagione espositiva 2022 di GióMARCONI. Dopo il successo delle ultime esposizioni dedicate a Emilio Tadini dalla Fondazione Marconi, a febbraio torna una mostra dedicata all’artista e intellettuale milanese che intrattenne un’intensa relazione di lavoro e amicizia con Giorgio Marconi. Milano- Galleria Giòmarconi-Programma 2022:Da fine marzo, in occasione dell’Art Week milanese, torna per la terza volta a esporre in galleria l’artista e scultore cubano Jorge Pardo, il cui lavoro esplora l'intersezione tra pittura, design, scultura e architettura contemporanei. Sempre in primavera, negli spazi della sede di via Tadino 15, verrà dedicato un importante omaggio alla scultrice ucraina, naturalizzata americana, Louise Nevelson. Da maggio a luglio, in concomitanza con l’apertura della Biennale di Venezia, la galleria presenta la terza personale della pittrice tedesca Kerstin Brätsch. In autunno, invece, torna in galleria per la seconda volta l’artista americana di origine filippine Trisha Baga, tra le giovani film-maker e artiste più innovative e attive della sua generazione. La sua pratica include dispositivi e medium differenti, tra cui installazioni, sculture, performance e video. Accanto a lei un altro ritorno, quello dell’artista tedesco André Butzer, tra i più interessanti della sua generazione.


Emilio Tadini Viaggio in Italia, 1971
Acrylic on canvas 200 x 300.5 x 3 cm
Courtesy/ Gió Marconi, Milan

Jorge Pardo nstallation view
Gió Marconi, Milan 2006

Louise Nevelson Untitled. 1976-1978
Black painted wood 125 x 248 x 48 cm

Kerstin Brätsch Installation view
Gió Marconi, Milan 2016. Photo Andrea Rossetti

Trisha Baga Installation view
Gió Marconi, Milan 2014. Photo Filippo Armellin

André Butzer Installation view
Gió Marconi, Milan 2021. Photo Fabio Mantegna


Tuesday, October 26, 2021

CORPUS DOMINI - PALAZZO REALE DI MILANO

Dal 27 ottobre 2021 al 30 gennaio 2022 Palazzo Reale di Milano presenta la mostra Corpus Domini. Dal corpo glorioso alle rovine dell'anima, curata da Francesca Alfano Miglietti. 
 La mostra è promossa e prodotta da Palazzo Reale, Comune di Milano-Cultura in collaborazione con Marsilio Arte e con Tenderstories. 111 opere – installazioni, sculture, disegni, dipinti, videoinstallazioni e fotografie – di 34 artisti riconosciuti a livello internazionale - alcune delle quali vere icone del contemporaneo, esposte per la prima volta in Italia, per raccontare la molteplicità della rappresentazione dell’essere umano. Il titolo si riferisce alla scomparsa del ‘corpo vero’ a favore del ‘corpo dello spettacolo’: da un Corpo Glorioso - il corpo della consapevolezza, della ribellione, dell’alterità - al Corpo del Contemporaneo - da un lato nella sua declinazione di corpo della società dello spettacolo e dall’altro nelle sue forme più poetiche: il corpo dell’esodo, del lavoro, della moltitudine silenziosa. “Il confine tra reale e immaginario è sempre meno riconoscibile, tanto da assorbire la realtà dentro uno schermo, come dimostra l’ossessiva presenza degli schermi nella nostra vita: schermi piatti delle televisioni e dei computer, dei videogiochi, degli smartphone.” afferma la curatrice, che prosegue: “Lo schermo annulla la distanza tra lo spettatore e la scena, lo invita a immergersi dentro, gli offre una realtà a portata di mano, ma su cui la mano non ha alcuna presa.” In circa mille metri quadrati di superficie si snoda un percorso espositivo che analizza l’insorgere nella contemporaneità di nuove forme di rappresentazione, ponendo l’attenzione sullo storico passaggio dal corpo vivo protagonista della Body Art al corpo rifatto dell’Iperrealismo, sul mutamento dei canoni estetici della rappresentazione, e sulla potente evocazione dell’individuo mediante i suoi resti, le sue tracce, i suoi rivestimenti. 
Un racconto che vuole riflettere sulla crisi dell’esperienza sensoriale provocata dall’avvento di una cultura che propone corpi perfetti, modificati, ripensati, prodotti e ri-prodotti ed essenzialmente finti. 
 In mostra opere di AES+F, Janine Antoni, Yael Bartana, Zharko Basheski, Joseph Beuys, Christian Boltanski, Vlassis Caniaris, Chen Zhen, John DeAndrea, Gino de Dominicis, Carole A. Feuerman, Franko B, Robert Gober, Antony Gormley, Duane Hanson, Alfredo Jaar, Kimsooja, Joseph Kosuth, Charles LeDray, Robert Longo, Urs Lüthi, Ibrahim Mahama, Fabio Mauri, Oscar Muñoz, Gina Pane, Marc Quinn, Carol Rama, Michal Rovner, Andres Serrano, Chiharu Shiota, Marc Sijan, Dayanita Singh, Sun Yuan & Peng Yu, Gavin Turk.

Feuerman

 Basheski

 Luthi

Caniaris

Gormley

Quinn

Rama


Tuesday, August 31, 2021

IRVING PENN - CARDY GALLERY

 Milano- Quattro anni fa  ho potuto assistere alla mostra/omaggio al maestro della fotografia Irving Penn per il centenario della sua nascita (1917-2009) che si è tenuta al Grand Palais di Parigi e che ho ampiamente riportato in un mio articolo (http://www.scostumista.com/2017/09/irving-penn-exhibition-grand-palais.html ). 

Per chi non avesse avuto la possibilità di ammirare da vicino le opere di Penn, dal 9 settembre al 22 dicembre la Cardi Gallery di Milano gli dedica una mostra curata in collaborazione con The Irving Penn Foundation, dove si può  incontrare la complessità dell’opera dell’artista americano.    La mostra si sviluppa su due piani della galleria, abbracciando non solo la fotografia di moda per cui Penn è conosciutissimo, ma sottolineando il legame speciale dell’artista con l’Italia, capitolo a cui è interamente dedicato il primo piano. L’esposizione, che comprende opere prodotte dall’artista tra gli anni Quaranta e gli anni Novanta, percorre momenti salienti della quasi totalità della carriera artistica di Penn. Considerato uno dei maggiori fotografi del Novecento, Irving Penn  è conosciuto per il suo radicale contributo alla modernizzazione del mezzo fotografico, grazie alla creazione di un canone concretizzatosi attraverso le sue opere sia commerciali che personali. Figlio di migranti ebrei russi, Penn emerse a New York in un’epoca turbolenta dal punto di vista sociopolitico. In seguito a studi di pittura, verso la fine degli anni Trenta iniziò a lavorare come artista per la rivista di moda Harper’s Bazaar, all’epoca guidata proprio dal suo ex insegnante, il leggendario Alexey Brodovitch, per poi passare ad American Vogue negli anni Quaranta. Incoraggiato da Alexander Liberman, direttore editoriale di Vogue, Penn focalizzò la propria attenzione professionale sulla fotografia, coltivando al contempo una pratica artistica personale. Nel corso dei successivi sessant’anni, scattò oltre 150 copertine per Vogue, producendo editoriali all’avanguardia, celebrati per la loro semplicità formale e l’uso della luce. Il contributo artistico di Penn formò per Vogue un’eredità senza precedenti; la direttrice Anna Wintour descrive come egli “cambiò radicalmente il modo in cui la gente vedeva il mondo, e la nostra percezione del bello”. Rompendo con le convenzioni, Penn utilizzava la fotografia come un artista, espandendo il potenziale creativo del mezzo in un’era in cui l’immagine fotografica era vista principalmente come mezzo di comunicazione. 

IRVING PENN riunisce lavori chiave che situano l’opera di Penn nel contesto di vari soggetti artistici, sociali e politici. In mostra sono presenti alcuni dei suoi contenuti più iconici, scattati sia in studio che in esterna. Sono scatti che spaziano dalle immagini accattivanti delle star a impressioni del mondo naturale, fino ai rifiuti abbandonati in strada, e a nature morte surreali, a testimonianza della sua costante ricerca di autenticità. L’esposizione introduce l’ispirazione dell’artista, derivata da rifiuti e oggetti quotidiani, e la sua capacità di portare alla luce la bellezza di ambienti caratterizzati da un’estetica calma e minimalista, producendo un linguaggio visivo distillato, caratterizzato da una eleganza disarmante.

Inving Penn, Black and White Vogue Cover (Jean Patchett), New York, 1950 © Condé Nast


Wednesday, September 9, 2020

EXHIBITION AT MIART

Milano -Renata Fabbri arte contemporanea announce the participation in miart 2020 digital edition, presenting artworks by Giovanni Kronenberg (Milano, 1974), Margherita Moscardini (Donoratico, 1981), Bea Bonafini (Bonn, 1990) and Elif Erkan (Ankara, 1985). Miart's established art section attracts galleries that present works produced before 1999, in a selection ranging from the masters of modern art to twentieth century artists currently enjoying a revival of interest. The section excludes works produced after 1999 with the exception of recent works by historically recognised artists. Starting from the 2020 edition, miart will also be accepting applications for this section from galleries in the field of collector and famous name designs, with special emphasis on the relationship between the visual and applied arts and on the design-oriented nature of exhibits. The main section of miart dedicated to contemporary art attracts galleries who present contemporary art in its strictest interpretation, from modern classics to the most recent new creations.
11-13 September 2020
VIP Days: 9 - 11 September




Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...