Da qualche settimana Kolatadesign è anche un concept store, si trova a Roma in Via del Pigneto 150B. Lo spazio espositivo nasce dall'esigenza di accostare alle creazioni di kolatadesign altre manifatture complementari, puntando su tipologie diverse che comunque convergono con il mood. La scelta dei vinili limited edition oltre ad una particolare espressione musicale deriva da una suggestione estetica che coniuga parallelamente suoni e design.
Tuesday, October 22, 2019
KOLATADESIGN
Kolatadesign è un progetto che nasce dall'incontro di due designer Daniela Cavasin ed Enrica Zanini.
Dopo aver studiato all'Università di Architettura di Venezia decidono di fondare un proprio marchio mettendo a frutto la loro esperienza e conoscenza di materiali. Tra questi scelgono la resina
epossidica: trasparente, fluida, plasmabile, che riesce a dare forme e colori sempre unici.
Si indaga sulle trame e sugli intrecci sempre diversi che la resina tesse con i colori e le polveri.
Il risultato è un perfetto connubio tra una forma rigorosa e l'esplosione infinita di venature e giochi di colore.
Da qui nascono oggetti decor per interni come vasi, piatti, ma anche gioielli da portare come un prezioso oggetto d'arte,
frutto di una approfondita ricerca materica ed estetica.
Tutti pezzi unici interamente lavorati a mano.
Da qualche settimana Kolatadesign è anche un concept store, si trova a Roma in Via del Pigneto 150B. Lo spazio espositivo nasce dall'esigenza di accostare alle creazioni di kolatadesign altre manifatture complementari, puntando su tipologie diverse che comunque convergono con il mood. La scelta dei vinili limited edition oltre ad una particolare espressione musicale deriva da una suggestione estetica che coniuga parallelamente suoni e design.
Da qualche settimana Kolatadesign è anche un concept store, si trova a Roma in Via del Pigneto 150B. Lo spazio espositivo nasce dall'esigenza di accostare alle creazioni di kolatadesign altre manifatture complementari, puntando su tipologie diverse che comunque convergono con il mood. La scelta dei vinili limited edition oltre ad una particolare espressione musicale deriva da una suggestione estetica che coniuga parallelamente suoni e design.
Saturday, October 19, 2019
MIMMO ROTELLA - FIAC PARIS
Paris - Cardi Gallery presents at FIAC 2019 a museum quality solo exhibition of the great Italian artist Mimmo Rotella (Catanzaro, 1918 - Milan, 2006).
The exhibition will focus on the 'Blanks' and 'Sovrapittura' series conceived by Mimmo Rotella in the 1980s. The process leading to the creation of a blank, or covering as it is also known, consists in applying a monochrome tissue paper over a poster, to silence its advertising message. The blanks were exhibited for the first time in January 1981 in Milan, presented by the French critic Pierre Restany who called them "a third fundamental chapter in the language of posters". Applied on canvas or metal sheet, the blanks reach impressive dimensions, marking a breaking point with the old codes of reference of a society challenged by the tensions of the 1970s. From the tissue often some clues emerge of the image below. The artist stated "it is the representation of the end of an image. Behind the blank is the mystery of an image that has become obsolete, the almost invisible presence of a few fragments of this image, that could be described henceforth as 'degraded', like the impression of a metaphysical latency of the image "(Rotella, 1981). Immediately after the blanks, Rotella approached a new technique: sovrapittura or over-painting. The image, a recognizable icon in the public domain, is still central in his poetry and in the case of over-paintings the artist intervenes with a rough, fast and secure pictorial gesture on integral or torn posters. This way he combines the pictorial praxis - in his most current meaning, influenced by Bad Painting, by the Transavanguardia and by Graffitismo - to the language of décollage that has characterized Rotella's career since the beginning. "I notice that painting is changing. [...] We must return to a semi-expressionist barbaric painting of rather ugly colors. [...] In short, an anti-painting, a bad painting that then becomes beautiful painting, good painting, strong, brilliant, almost magical"(Rotella, 2002). The first works thus obtained were exhibited in Parma in the spring of 1986, where the subjects of the canvases presented range from Elvis Presley to Caravaggio, from James Dean to the advertising for Crodino, showing the explosive vitality that characterizes the artist's gaze during the second half of the Eighties.
Parigi - La Galleria Cardi presenta a FIAC 2019 una mostra personale del grande artista italiano Mimmo Rotella (Catanzaro, 1918 - Milan, 2006). In esposizione circa 40 opere delle serie Blank e Sovrapitture realizzate dall'artista negli anni '80.
I blanks, detti anche coperture, sono ottenuti partendo dal manifesto pubblicitario coperto da una velina monocroma posta a silenziarne il messaggio. Sono stati esposti per la prima volta nel gennaio 1981 a Milano, presentati dal critico francese Pierre Restany che li definisce "un terzo capitolo fondamentale del linguaggio dell'affiche". Applicati su tela o su lamiera metallica, i blanks raggiungono dimensioni imponenti segnando un punto di rottura con i vecchi codici di riferimento di una società messa in discussione dalle tensioni degli anni Settanta. Dalle veline spesso emergono indizi dell'immagine sottostante. Dichiara l'artista "è la rappresentazione della fine di un'immagine. Dietro il blank c'è il mistero dell'immagine ormai obsoleta, la presenza appena percettibile di alcuni frammenti di questa immagine, che si può dire ormai 'deteriorata', come l'impressione di una latenza metafisica dell'immagine" (Rotella, 1981). Subito dopo i blanks, Rotella approda a una nuova tecnica: la sovrapittura. L'immagine, icona riconoscibile e di dominio pubblico, è ancora centrale nella sua poetica e nel caso delle sovrapitture l'artista interviene con un gesto pittorico rude, veloce e sicuro su manifesti integri o già lacerati, unendo così la prassi pittorica – nella sua accezione più attuale, influenzata dalla Bad Painting, dalla Transavanguardia e dal Graffitismo – al linguaggio del décollage che ha caratterizzato la carriera di Rotella fin dagli esordi. "Mi accorgo che la pittura cambia. [...] Si deve tornare a una pittura barbarica di tipo semiespressionista dai colori piuttosto brutti. [...] insomma un'antipittura, una bad painting che poi diventa bella pittura, buona pittura, forte, geniale, quasi magica" (Rotella, 2002). I primi lavori così ottenuti sono esposti nella primavera del 1986 a Parma, dove i soggetti delle tele presentate spaziano da Elvis Presley a Caravaggio, da James Dean alla pubblicità del Crodino, mostrando la vitalità esplosiva che caratterizza lo sguardo dell'artista durante la seconda metà degli anni Ottanta.
Grand Palais
Avenue Winston Churchill, 75008 Paris
The exhibition will focus on the 'Blanks' and 'Sovrapittura' series conceived by Mimmo Rotella in the 1980s. The process leading to the creation of a blank, or covering as it is also known, consists in applying a monochrome tissue paper over a poster, to silence its advertising message. The blanks were exhibited for the first time in January 1981 in Milan, presented by the French critic Pierre Restany who called them "a third fundamental chapter in the language of posters". Applied on canvas or metal sheet, the blanks reach impressive dimensions, marking a breaking point with the old codes of reference of a society challenged by the tensions of the 1970s. From the tissue often some clues emerge of the image below. The artist stated "it is the representation of the end of an image. Behind the blank is the mystery of an image that has become obsolete, the almost invisible presence of a few fragments of this image, that could be described henceforth as 'degraded', like the impression of a metaphysical latency of the image "(Rotella, 1981). Immediately after the blanks, Rotella approached a new technique: sovrapittura or over-painting. The image, a recognizable icon in the public domain, is still central in his poetry and in the case of over-paintings the artist intervenes with a rough, fast and secure pictorial gesture on integral or torn posters. This way he combines the pictorial praxis - in his most current meaning, influenced by Bad Painting, by the Transavanguardia and by Graffitismo - to the language of décollage that has characterized Rotella's career since the beginning. "I notice that painting is changing. [...] We must return to a semi-expressionist barbaric painting of rather ugly colors. [...] In short, an anti-painting, a bad painting that then becomes beautiful painting, good painting, strong, brilliant, almost magical"(Rotella, 2002). The first works thus obtained were exhibited in Parma in the spring of 1986, where the subjects of the canvases presented range from Elvis Presley to Caravaggio, from James Dean to the advertising for Crodino, showing the explosive vitality that characterizes the artist's gaze during the second half of the Eighties.
Parigi - La Galleria Cardi presenta a FIAC 2019 una mostra personale del grande artista italiano Mimmo Rotella (Catanzaro, 1918 - Milan, 2006). In esposizione circa 40 opere delle serie Blank e Sovrapitture realizzate dall'artista negli anni '80.
I blanks, detti anche coperture, sono ottenuti partendo dal manifesto pubblicitario coperto da una velina monocroma posta a silenziarne il messaggio. Sono stati esposti per la prima volta nel gennaio 1981 a Milano, presentati dal critico francese Pierre Restany che li definisce "un terzo capitolo fondamentale del linguaggio dell'affiche". Applicati su tela o su lamiera metallica, i blanks raggiungono dimensioni imponenti segnando un punto di rottura con i vecchi codici di riferimento di una società messa in discussione dalle tensioni degli anni Settanta. Dalle veline spesso emergono indizi dell'immagine sottostante. Dichiara l'artista "è la rappresentazione della fine di un'immagine. Dietro il blank c'è il mistero dell'immagine ormai obsoleta, la presenza appena percettibile di alcuni frammenti di questa immagine, che si può dire ormai 'deteriorata', come l'impressione di una latenza metafisica dell'immagine" (Rotella, 1981). Subito dopo i blanks, Rotella approda a una nuova tecnica: la sovrapittura. L'immagine, icona riconoscibile e di dominio pubblico, è ancora centrale nella sua poetica e nel caso delle sovrapitture l'artista interviene con un gesto pittorico rude, veloce e sicuro su manifesti integri o già lacerati, unendo così la prassi pittorica – nella sua accezione più attuale, influenzata dalla Bad Painting, dalla Transavanguardia e dal Graffitismo – al linguaggio del décollage che ha caratterizzato la carriera di Rotella fin dagli esordi. "Mi accorgo che la pittura cambia. [...] Si deve tornare a una pittura barbarica di tipo semiespressionista dai colori piuttosto brutti. [...] insomma un'antipittura, una bad painting che poi diventa bella pittura, buona pittura, forte, geniale, quasi magica" (Rotella, 2002). I primi lavori così ottenuti sono esposti nella primavera del 1986 a Parma, dove i soggetti delle tele presentate spaziano da Elvis Presley a Caravaggio, da James Dean alla pubblicità del Crodino, mostrando la vitalità esplosiva che caratterizza lo sguardo dell'artista durante la seconda metà degli anni Ottanta.
FIAC
Stand: A54
Stand: A54
form 17 to 20 October 2019
Grand Palais
Avenue Winston Churchill, 75008 Paris
![]() |
| Mimmo Rotella, Duet, 1999 |
![]() |
| Mimmo Rotella, Garus,1988 |
![]() |
| Mimmo Rotella, Apostolato, 1992 |
![]() |
| Mimmo Rotella, Blank-Spleet, 1981 |
Friday, October 18, 2019
GIUSEPPE UNCINI. LA CONQUISTA DELL'OMBRA
Milano - Fondazione Marconi presenta la mostra Giuseppe Uncini. La conquista dell’ombra dedicata al lavoro dell’artista marchigiano tra il 1968 e il 1977.
Questo progetto espositivo in collaborazione con l’Archivio Uncini, a distanza di quattro anni dalla mostra del 2015 incentrata sul disegno, mira oggi a documentare l’evoluzione della lunga e approfondita indagine dell’artista sul tema delle ombre. Punto di partenza è la mostra, intitolata appunto “Ombre”, che ha luogo nel 1976 allo Studio Marconi e per la quale l’artista realizza Grande parete Studio Marconi MT 6, espressamente progettata per la galleria milanese. Quest’opera rientra nel periodo in cui Uncini decide di spostare la sua attenzione dalla “costruzione di oggetti” alla “costruzione dell’ombra”, dalla forma reale dell’oggetto costruito, alla sua forma virtuale. In questa nuova ottica egli trasforma ciò che è da sempre percepito come ambiguo e labile in un elemento sostanziale dell’opera, qualcosa di stabile, visibilmente e tattilmente concreto. Luce e ombra vengono così poste allo stesso livello di valore e considerate “materie” alla stessa stregua, permettendo una nuova e inedita lettura dell’opera. Questa scoperta, motivo dominante della sua ricerca fino agli anni Ottanta, lo porta anche a riflettere sulle antinomie luce-ombra, pieno-vuoto, presenza-assenza. È dunque lo spazio a farsi materia dell’atto costruttivo dell’artista e non esiste più distinzione tra il fare pittura e il fare scultura. La mostra presenta un nucleo di opere, comprese tra il 1968 e il 1977, con l’obiettivo di fornire un excursus completo sulla produzione creativa di Uncini in questo arco temporale. Verranno così passate in rassegna tutte le principali declinazioni di quell’assidua necessità dell’artista di indagare la dimensione virtuale della proiezione dei volumi: dalle prime Sedia con ombra e Finestra con ombra (1968), alle Colonne con ombra (1969), Ombra di un cubo sospeso (1973), Muro con ombra T.23 (1976).
“L’ombra, questa fuggevole essenza, questa negatività del segno, che troppo spesso viene ignorata o passata sotto silenzio, che quasi sempre vale solo come fattore passivo, di assenza, tutt’al più di completamento dell’indagine – doveva invece costituire, a un certo punto, il centro delle indagini dell’artista; non già come artificio per una resa prospettica o naturalistica, ma come ‘messa in luce’ (non solo metaforicamente) di un elemento sostanziale dell’opera.” (G. Dorfles, 1976)
Questo progetto espositivo in collaborazione con l’Archivio Uncini, a distanza di quattro anni dalla mostra del 2015 incentrata sul disegno, mira oggi a documentare l’evoluzione della lunga e approfondita indagine dell’artista sul tema delle ombre. Punto di partenza è la mostra, intitolata appunto “Ombre”, che ha luogo nel 1976 allo Studio Marconi e per la quale l’artista realizza Grande parete Studio Marconi MT 6, espressamente progettata per la galleria milanese. Quest’opera rientra nel periodo in cui Uncini decide di spostare la sua attenzione dalla “costruzione di oggetti” alla “costruzione dell’ombra”, dalla forma reale dell’oggetto costruito, alla sua forma virtuale. In questa nuova ottica egli trasforma ciò che è da sempre percepito come ambiguo e labile in un elemento sostanziale dell’opera, qualcosa di stabile, visibilmente e tattilmente concreto. Luce e ombra vengono così poste allo stesso livello di valore e considerate “materie” alla stessa stregua, permettendo una nuova e inedita lettura dell’opera. Questa scoperta, motivo dominante della sua ricerca fino agli anni Ottanta, lo porta anche a riflettere sulle antinomie luce-ombra, pieno-vuoto, presenza-assenza. È dunque lo spazio a farsi materia dell’atto costruttivo dell’artista e non esiste più distinzione tra il fare pittura e il fare scultura. La mostra presenta un nucleo di opere, comprese tra il 1968 e il 1977, con l’obiettivo di fornire un excursus completo sulla produzione creativa di Uncini in questo arco temporale. Verranno così passate in rassegna tutte le principali declinazioni di quell’assidua necessità dell’artista di indagare la dimensione virtuale della proiezione dei volumi: dalle prime Sedia con ombra e Finestra con ombra (1968), alle Colonne con ombra (1969), Ombra di un cubo sospeso (1973), Muro con ombra T.23 (1976).
“L’ombra, questa fuggevole essenza, questa negatività del segno, che troppo spesso viene ignorata o passata sotto silenzio, che quasi sempre vale solo come fattore passivo, di assenza, tutt’al più di completamento dell’indagine – doveva invece costituire, a un certo punto, il centro delle indagini dell’artista; non già come artificio per una resa prospettica o naturalistica, ma come ‘messa in luce’ (non solo metaforicamente) di un elemento sostanziale dell’opera.” (G. Dorfles, 1976)
Fondazione Marconi
Via Tadino 15 – 20124 Milano
Via Tadino 15 – 20124 Milano
18 ottobre – 21 dicembre 2019
![]() |
Grande parete Studio
Marconi MT.6,
1976
cemento
e laminato legno
|
|
Finestra con ombra, 1968
cemento e ferro
|
![]() |
|
Grande muro con ombra, 1970
polistirolo
e cemento bianco
|
|
Ombra di un cubo sospeso, 1973
cemento
e laminato legno
|
![]() |
|
Ombra di tre cubi M. 26, 1975
cemento
e laminato legno
|
![]() |
|
Ombra di tre parallelepipedi T. 10, 1976
cemento
e laminato legno
|
![]() |
|
Ombra di due quadrati, 1977
cemento
e laminato legno
|
Subscribe to:
Posts (Atom)















