Wednesday, July 5, 2023

Francesco Vezzoli Mimmo Jodice - Damnatio memoriae

Inaugura oggi presso lo Studio Trisorio di Capri, in Via Vittorio Emanuele 44,  la mostra Damnatio memoriae. Francesco Vezzoli incrocia lo sguardo di Mimmo Jodice mettendo in dialogo la sua personalissima interpretazione della Storia con quella del Maestro della fotografia e con le sue iconiche immagini dei reperti archeologici. 
 In particolare Vezzoli ha scelto di confrontarsi con la fotografia di Jodice che raffigura l’Amazzone da Ercolano perché come ha dichiarato: «È la prova che la bellezza dell'antichità persiste anche quando il reperto archeologico è ferito, mutilato o, in qualche modo, compromesso». 
 Vezzoli usa la Storia come un repertorio di icone, modelli e narrazioni per riflettere criticamente sul presente e indagare tematiche diverse come il potere, la fama, la sessualità. 
 Nell’allestimento della mostra caprese, progettato da Filippo Bisagni, fanno da contraltare alla fiera guerriera, protagonista della fotografia di Jodice, due busti in marmo del Seicento e del Settecento - con interventi di Vezzoli - dell’imperatore romano Caracalla, stratega avido e narcisistico che per affermarsi fu capace persino di condannare all’oblio la memoria dei suoi parenti. 
 Le vetrine della galleria ospitano invece un’installazione di locandine di alcuni dei più noti film del genere dei peplum movies, realizzate da Vezzoli, che evocano l’atmosfera delle sale cinematografiche vintage.
Dal 5 luglio all' 8 agosto

Francesco Vezzoli

Francesco Vezzoli
Francesco Vezzoli
Francesco Vezzoli
?immo Jodice


Tuesday, July 4, 2023

CHANEL - HAUTE COUTURE 2023/24







 

Leonardo Anker Vandal. In a Landscape

Cadogan Gallery presenta In a Landscape, la prima personale nella sede milanese della galleria dell'artista danese Leonardo Anker Vandal (Copenaghen, 1988) che vive e lavora da diverso tempo in Italia, a Brescia. 
 Per questa mostra Vandal, da sempre artista astratto, si ispira all'arte dei pittori della dinastia cinese Song (XII secolo), che realizzarono rotoli dipinti di grande formato raffiguranti prevalentemente vedute montane. Dalla suggestione di questi paesaggi è nata una serie di tele di grandi dimensioni dai colori autunnali che richiamano, trasfigurandoli, i paesaggi orientali. Un viaggio dell’artista in una terra di forme fragili, fatta di luoghi accennati che sfociano nell’astrazione. In alcuni casi sembra di poter vedere i profili delle montagne che emergono dalla nebbia, in altri il sole che si impone da dietro le nuvole, del tutto assente è invece l’elemento umano, come d’altronde nelle vedute orientali. 
 Vandal ritiene che il suo lavoro abbia una volontà propria. Per quanto l’atto generativo dell’artista sia condizione imprescindibile per la creazione di un’opera, afferma anche che tutto ciò che accade sulla tela è al di fuori del suo controllo. Supporta questa tesi la tecnica da lui scelta, che consiste nel versare pigmento misto ad acqua direttamente sulla superficie del dipinto: “l’acqua fa ciò che vuole”, afferma. E anche quando interviene direttamente col pennello, Vandal nasconde le proprie tracce, non lasciando visibile alcuna pennellata.

5 luglio - 9 settembre 2023*

 

Via Bramante 5 – 20154 Milano


Saturday, July 1, 2023

John Bellany. Time will tell. Il tempo ci rivelerà

A dieci anni dalla sua scomparsa, il Comune di Barga si fa promotore di una grande mostra antologica dedicata a John Bellany (1942-2013), uno dei più importanti artisti scozzesi del XX secolo, la cui pittura, caratterizzata da una dimensione spirituale che sovrasta il vero, è strumento per una profonda comprensione umana. 
 Per la prima volta in Italia, viene ricostruito il suo intero percorso artistico, dagli anni della formazione fino all’ultima produzione pittorica dedicata a Barga e alla Valle del Serchio, grazie ad opere selezionate provenienti dalla collezione privata della famiglia. Intitolata "John Bellany. Time will tell. Il tempo ci rivelerà", la mostra curata da Helen e Angela Bellany si articola su due sedi: dal 1 al 22 luglio 2023 saranno esposti presso la Fondazione Ricci di Barga (LU) i dipinti realizzati a partire dal 2000, anno del suo arrivo a Barga; dal 2 al 30 luglio 2023 verrà presentato al Palazzo delle Esposizioni di Lucca, sede della Fondazione Banca del Monte di Lucca, un ricco corpus di opere, dagli anni giovanili fino al trasferimento in Toscana. «John Bellany - dichiara Caterina Campani, Sindaco di Barga - era profondamente legato alla valle; per adozione e empatia qui aveva trovato una seconda casa, una terra dove fermarsi per raccontare i suoi colori, le sue storie in un modo cosi personale. 
I paesaggi che fecero breccia in Giovanni Pascoli cent’anni prima hanno dato anche a lui nuove prospettive e ispirazioni. Così a dieci anni dalla scomparsa vogliamo ricordare non solo il grande artista, ma anche la persona, che insieme alla sua famiglia, ha partecipato alla vita del paese tanto da rendere ancora più forti i legami con la Scozia. 
La mostra che oggi gli dedichiamo vuole essere un tributo dell’intera Comunità, un modo di ringraziarlo ancora per aver reso immortali i nostri paesaggi consegnandoli all’Arte mondiale e senza tempo». 
 Gli anni di Barga segnano per John Bellany un nuovo inizio, che trova eco in una rinnovata via alla pittura: dai paesaggi e dai toni freddi delle Highlands scozzesi è evidente il passaggio alla luce e ai colori del paesaggio toscano, in un’esplosione vitalistica che costituisce una novità assoluta nell’ultima stagione pittorica della sua vita. 
 «Affidate a centinaia di quadri, che Bellany realizzò con un impegno quotidiano senza posa, le testimonianze del suo innamoramento per Barga - scrive Umberto Sereni, storico, già docente di Storia contemporanea all’Università di Udine - dicono per sempre la grandezza della pittura di Bellany e varranno come la definitiva certificazione dell’appartenenza della nostra Valle al Bello e al Buono. Terra di meravigliosi incantesimi che danno la vita e fanno vivere i sogni e ci ammaestrano nella Verità che ci conforta». 
  John Bellany (Cockenzie and Port Seton, 1942 - Saffron Walden, 2013) è considerato uno dei più autentici rappresentanti delle nuove tendenze della pittura contemporanea e il più importante della sua terra. Il suo percorso artistico ha inizio nel 1960 presso l’Edinburgh College of Art e prosegue al Royal College of Art di Londra, che nel 1986 gli dedica una grande personale. Le sue opere sono esposte, tra gli altri, al Museum of Modern Art di New York, al Tate Britain e fanno parte della collezione della National Galleries of Scotland di Edimburgo. Nel 1994 viene onorato del titolo di Baronetto per alti meriti artistici dalla Regina Madre. Scomparso nel 2013, la Royal Academy di Londra gli ha reso un sentito omaggio. Profondamente legato a Barga e all’intera Valle del Serchio, aveva già esposto nel borgo toscano negli anni Novanta e in una mostra retrospettiva a lui dedicata nel 2014. È stato docente di Pittura presso il College of Art di Brighton nel 1968 e successivamente ha insegnato al Winchester College of Art.







Friday, June 30, 2023

The Floating Realm

IN’EI 
presenta

 

 

Studio h220430

The Floating Realm

a cura dell’architetto giapponese Satoshi Itasaka 板坂 諭

 

 

Per il secondo appuntamento dedicato al design

la galleria invita tutti a tornare al gioco,

ai sogni e ai sentimenti del regno fluttuante dell’infanzia.

 

Per avvicinarsi a questa immersione, da oggi sarà possibile accedere alla versione nel Metaverso della galleria e di questa mostra

Galleria IN’EI

Sestiere San Polo, Riva dei Vin, 1100, Venezia 


1° luglio – 20 agosto 2023








Thursday, June 22, 2023

GAMeC | LE MOSTRE ESTIVE | RACHEL WHITEREAD e VIVIAN SUTER |

Le mostre personali di Rachel Whiteread e Vivian Suter e un nuovo appuntamento del ciclo La Collezione Impermanente aprono la stagione estiva della GAMeC, nell'anno di Bergamo Brescia Capitale Italiana della Cultura. 

RACHEL WHITEREAD ...AND THE ANIMALS WERE SOLD 
 23 giugno - 29 ottobre 2023 
A cura di Lorenzo Giusti e Sara Fumagalli La GAMeC torna ad abitare la prestigiosa sede del Palazzo della Ragione con una nuova mostra firmata Rachel Whiteread, artista inglese di fama internazionale che nell'anno di Bergamo Brescia Capitale Italiana della Cultura presenterà un'installazione inedita pensata in relazione alla città e in conversazione con l'architettura e la storia del Palazzo. 
 Da sempre interessata a quegli spazi che appartengono alla nostra vita quotidiana ma che vengono spesso dimenticati, Rachel Whiteread realizza per la Sala delle Capriate un'installazione ambientale composta da sessanta sedie, che costituiscono la materializzazione dello spazio vuoto compreso fra le gambe di due differenti modelli di sedute. Le sculture sono realizzate in diverse tipologie di pietre che si ritrovano nei materiali di costruzione sia del Palazzo della Ragione sia di Piazza Vecchia, come nel caso della pietra di Sarnico nella facciata del Palazzo della Ragione e del marmo di Zandobbio nella Fontana del Contarini, e che vengono tutt'ora estratte dalle cave del territorio bergamasco. L'artista ha voluto in questo modo creare una stretta relazione con il territorio e la sua storia, nonché con l'architettura stessa del luogo che ospita la mostra. Il titolo dell'installazione è evocativo sia della pandemia – le parole "And the Animals Were Sold (E gli animali furono venduti)" portano alla mente l'immagine dei mercati asiatici in cui si vendono animali di ogni sorta e che molti studiosi sostengono essere all'origine della mutazione del Coronavirus – sia di una qualsiasi conversazione di cui si possono cogliere quasi inavvertitamente alcune parole. 
 La mostra costituisce infatti per Whiteread la prima occasione di esprimersi artisticamente sull'esperienza drammatica e straniante della pandemia: l'esperienza che l'artista ha fatto in occasione della sua prima visita alla città l'ha colpita al punto che ha iniziato a pensare al suo intervento come legato agli eventi tristemente noti della diffusione incontrollata della pandemia a Bergamo. Le sessanta sedie evocano la presenza e insieme l'assenza di altrettante persone. Come per molte delle sue opere, infatti, anche il vuoto che si fa pieno di queste sculture "sta al posto di qualcosa d'altro": in questo caso, in particolare, di una persona o di una moltitudine di persone. Le differenti disposizioni studiate dall'artista rimandano all'obbligo del distanziamento sociale oppure, al contrario, a una prossimità ritrovata. Le sedute che compongono l'installazione costituiscono in definitiva un invito rivolto ai visitatori a sostare per animare la Sala delle Capriate e viverla come luogo di scambio e relazione, di vicinanza e condivisione. 






VIVIAN SUTER HOME 
 23 giugno - 24 settembre 2023 
A cura di Lorenzo Giusti Prima mostra personale in un museo italiano di Vivian Suter, Home raccoglie quasi 200 tele realizzate dall'artista nel corso di fasi diverse della propria produzione. Dagli inizi degli anni Ottanta, in seguito a un lungo viaggio nel Sud del mondo, Suter si è stabilita in Guatemala, sulle rive del lago Atitlán. Da allora il suo lavoro si è sviluppato attraverso uno scambio sempre più stretto con gli elementi dello straordinario contesto naturale e antropologico in cui la sua casa-studio di Panajachel si inserisce, tra comunità indigene, foreste pluviali e cime vulcaniche. 
 Aperte alle infinite possibilità del caso, le tele di Vivian Suter – sporcate dal vento, dalla pioggia, dal fango o dai piccoli organismi del bosco – raccontano l'intimo legame che le tiene unite alle forze vitali dell'ambiente da cui scaturiscono. 
La mostra alla GAMeC restituisce la dimensione visiva di questo connubio straordinario, la densità del sistema integrato di piante, persone, animali e relazioni alla base del lavoro di Vivian Suter. Una dimensione in cui arte e natura si innestano l'una nell'altra, senza soluzione di continuità. Al centro dello spazio espositivo, una struttura in legno evoca questa dimensione domestica, mentre le tele a essa sostenute, insieme a quelle distribuite sulle pareti della grande sala che le ospita – dipinte con gli stessi colori rosso porpora e verde acquamarina della casa dell'artista – simulano l'intreccio di forme, luci e colori caratteristica dell'ambiente in cui i lavori nascono e si trasformano. 
 Le opere selezionate per la mostra rendono conto dei diversi motivi pittorici sviluppati dall'artista nel corso degli ultimi anni. Quelle che a noi appaiono come forme astratte, come segni grafici colorati, sono per Vivian Suter elementi concreti del proprio quotidiano, scorci aperti sul paesaggio attorno alla sua casa di Panajachel.







Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...