Monday, December 19, 2016

PAUSILYA-SPA SUL MARE

 Il mare anche d'inverno, un Vulcano sullo sfondo e un palazzo del '600 che sorge dall'acqua. Napoli, l'incanto e il relax che si gode dalle terme di Pausilya, piccola ed elegante spa sul lungomare di Posillipo di fianco allo storico Palazzo Donn'Anna.. Tappa obbligata per me tutte le volte che mi trovo nella mia città. Inizio con il percorso delle vasche idromassaggio, pozzo romano, bagno turco e la sauna, le docce energizzanti ed emozionali, e poi scelgo un trattamento. Adoro quello Illuminante alla Vitamina C ed Estratto di Passiflora, che illumina, rigenera e uniforma il colorito, o quello Antiage Biolift all’Acido Ialuronico ed Estratto di Ibiscus. Ma anche un bel massaggio sul lettino ad acqua che ti sembra di volare. E poi tornare a rilassarsi su una sdraio con una tisana e respirare l'energia del mare.
Puoi scoprire tutti i trattamenti e prenotarti sul sito http://www.pausilya.it
Via Posillipo 19-Napoli


Trattamento Illuminante alla Vitamina C ed Estratto di Passiflora


Trattamento Antiage Biolift all’Acido Ialuronico ed Estratto di Ibiscus




Friday, December 16, 2016

SETTE STAGIONI DELLO SPIRITO-GIAN MARIA TOSATTI AL MADRE

Inaugura stasera al Museo Madre di Napoli, la mostra Sette Stagioni dello Spirito di Gian Maria Tosatti, curata da Eugenio Viola (fresco di nomina a Senior Curator presso pica-Perth Institute of Contemporary Arts, Perth Western Australia).
 Nella sua pratica artistica, Gian Maria Tosatti (Roma, 1980), percepisce la città come un doppio, un’analogia dello spirito, in cui le forme interiori dell’essere umano si articolano in una composizione concreta. Analogamente a quanto già sperimentato in altre città, come Roma (Devozioni, 2005-2011) e New York (I’ve Already Been Here, 2011-in corso), l’artista ha avuto per la prima volta la possibilità, unica, di utilizzare l’intera città di Napoli come possibile spazio di intervento. Nell’ideazione e realizzazione dell’imponente progetto Sette Stagioni dello Spirito, dal 2013 al 2016, Tosatti ha ripercorso la traccia di Il Castello Interiore (1577), il libro in cui Santa Teresa d’Avila suddivide l’animo umano in sette stanze, e le ha trasfigurate in altrettante monumentali installazioni ambientali, ordinate come i sette capitoli progressivi di un libro in cui si intrecciano fonti letterarie e filosofiche, riferimenti storici e teologici, ulteriori figure, pensieri e storie.
La mostra dedicata al progetto Sette Stagioni dello Spirito – ospitata in due aree del museo MADRE, la Project room al piano terra e otto sale al secondo piano – non intende semplicemente restituire la memoria di quest’esperienza, sintetizzandola in una prospettiva unitaria, quanto offrirne una dimensione ulteriore: ricostruirne il percorso “dietro le quinte”, permettendo al pubblico di ripercorrerlo nella sua articolazione complessiva e raccontandone la dimensione intima.
Due elementi, esposti nella Project room al piano terra, fungono da prologo all’intero racconto: il pavimento dello studio dell’artista e il suo diario. Il secondo è restituito, invece, come il sudario di un pensiero nel suo stesso farsi. Accanto a questi due elementi, il lungometraggio che racconta l’imponente processo di realizzazione del progetto, e che funge da ideale controcampo, è presentato come un ulteriore diario per immagini che introduce il visitatore in una storia raccontata, ora, nella sua interezza.
Il percorso nelle otto sale al secondo piano procede presentando una sequenza di “camere mentali”, riferite ai sette capitoli del progetto originario, oltre ad una prima sala di carattere introduttivo. Questi ambienti diventano altrettante metaforiche declinazioni dello studio dell’artista, nel corso degli anni trascorsi a Napoli, ognuno occupato da materiali di studio (disegni progettuali, schizzi preparatori, documenti e resti) insieme a una selezione di opere del progetto, esposto come il resoconto, pieno di appunti e cancellature nel sovrapporsi delle decisioni e dei cambiamenti, di quella “sinfonia per città e suoi abitanti” con cui l’artista spesso si è riferito alla sua opera.
 I sette interventi/capitoli site-specific di Sette Stagioni dello Spirito hanno originariamente permesso la progressiva riapertura e il recupero di alcuni edifici storici e monumentali, abbandonati o dismessi, della città di Napoli, radicalmente trasformati dall’intervento dell’artista. Questi luoghi sono diventati punti radianti per opere che, dal tessuto umano, si sono estese a quello urbano, animando o rianimando spesso interi quartieri, ed ora strutturano il percorso della mostra al MADRE.
 Ad ognuno di questi interventi, o “stazioni”, è stato dato un titolo che saranno possibile percorrere in mostra:
1_La peste (Chiesa dei SS. Cosma e Damiano ai Banchi Nuovi) ha affrontato il tema dell’inconsapevolezza come la più grave malattia dello spirito;
 2_Estate (ex-Anagrafe Comunale in Piazza Dante) si è focalizzato sul principio dell’inerzia quale principale causa della dissoluzione;
3_Lucifero (ex-Magazzini Generali del Porto di Napoli) ha indagato la complessità legata al concetto di errore;
4_Ritorno a casa (ex-Ospedale militare) si è concentrato sul tema della salvezza;
5_I fondamenti della luce (ex-Convento di Santa Maria della Fede) ha indagato il concetto di ricerca della verità;
6_Miracolo (ex-fabbrica nel quartiere di Forcella) ha istituito una vera e propria pratica del bene; 7_Terra dell’ultimo cielo (Convento della Santissima Trinità delle Monache) ha suggerito una possibile suggestione sul destino finale dell’uomo.
Il progetto originario Sette Stagioni dello Spirito, nelle sue articolazioni territoriali, è stato promosso e organizzato da Fondazione Morra con il sostegno di Galleria Lia Rumma.
Fino al 20 marzo 2017








Gian Maria Tosatti  e il curatore della mostra Eugenio Viola


Thursday, December 15, 2016

LUCIENNE BLOCH:DENTRO LA VITA DI FRIDA KAHLO - ONO ARTE CONTEMPORANEA

ONO Arte Contemporanea presenta “Lucienne Bloch: dentro la vita di Frida Kahlo”, una mostra fotografica che racconta non solo l’amicizia tra le due donne, ma anche e soprattutto la vita di Frida Kahlo, da un punto di vista intimo e privilegiato.
 “Io ti odio”. Sono state queste le prime parole che Frida Kahlo rivolge a Lucienne Bloch durante il party al MOMA di New York nel 1931, organizzato in onore di Rivera che in quel periodo avrebbe dovuto affrescare sette pannelli per la sua personale nel museo newyorkese. Lucienne e Rivera erano stati fianco a fianco tutta la sera, avevano parlato per lo più della tecnica dell’affresco, che Lucienne amava e che aveva studiato nel suo viaggio in Italia ma anche nelle scuole d’arte che aveva frequentato. La sintonia era palese, ma quello che Frida ancora non sapeva era che Lucienne, a differenza delle altre donne che gravitavano intorno a quell’”ingombrante” marito, sarebbe diventata una delle sue amiche più fedeli e fidate, colei che le sarebbe stata a fianco quando avrebbe abortito, quando avrebbe perso la madre e quando avrebbe scoperto il tradimento di Diego con la sorella Cristina. E subito dopo quel primo incontro newyorkese con Rivera, ne diventa assistente: ne condivide ideali politici ma anche estetici. Entrambi sono alla ricerca di un’arte per il popolo, che sia comprensibile e quindi fruibile da tutti. Lucienne segue Diego durante l’esecuzione di tutti i suoi murales negli Stati Uniti, come quello del Rockfeller Center di New York, che poco prima che venisse distrutto per il contenuto politico, riesce a fotografare sfuggendo alle guardie che Frida si era premurata di distrarre, regalandoci le uniche immagini tutt’oggi esistenti di quei lavori.
Lucienne Bloch, da sempre aveva nutrito una grande passione per l’arte, che il padre, il noto compositore Ernst, aveva da sempre appoggiato e incoraggiato. Dopo averla iscritta alle migliori scuole, le aveva inoltre regalato le sue due prime macchine fotografiche (una Brownie Box Camera prima e una Leica dopo), le stesse con le quali inizia ad immortalare una sempre più complice Frida. L’amore, la politica e l’arte.
Le foto di Lucienne raccontano tutto questo, in modo candido e ravvicinato: Frida sorridente alla mattina, Frida che bacia Diego, Frida che scherza di fronte all’obiettivo. Sono molti i punti che le legano: entrambe artiste, entrambe libere da ogni tipo di briglia sociale, entrambe forti e determinate. Lucienne Bloch, attraverso queste immagini, ci offre l’opportunità di cogliere la vera essenza della Kahlo, quella che solo un rapporto così intimo era in grado di far emergere. Le loro strade si divideranno solo nel 1938, quando Lucienne e Dimitroff (assistente di Rivera che la Bloch sposerà) si trasferiscono in Michigan e Frida torna in Messico, ma la carica di questo rapporto continuerà ad influenzare non solo la vita, ma soprattutto i lavori di queste due grandi artiste.
 La mostra (15 dicembre 2016 – 26 febbraio 2017) è composta di 45 fotografie in diversi formati. Tutte le fotografie sono vintage print, stampate e firmate da Lucienne Bloch.
 ONO Arte Contemporanea, Via Santa Margherita 10 - Bologna.













Wednesday, December 14, 2016

GIULIA BARELA JEWELS

You can always wear the jewels of the Roman designer Giulia Barela, "poor" and traditional materials are chosen such as gilt bronze, white and burnished silver, which are sometimes set with irregular shaped pearls, and semiprecious stones that are characterized for their particular nuances and inclusions, she uses an ancient sculptural lost wax technique, which allows her to construct and shape the initial design and finish it by hand for a special touch that renders it unique. The Giulia Barela jewels are limited edition and entirely handmade in Italy, the attention to volumes and shapes is accentuated within all of collections, the creations despite being fully textured, maintain a lightness deriving from expert craftsmanship and the use of high end jewelry techniques.
 The knot collection is my favorite, expecially the long necklace, and I really like the butterfly bracalet of Obladi Obladà collection.
 You can look them on web site: http://www.giuliabarela.com/
I discovered the Giula Barela's jewels from Artisanal Cornucopia in Via dell'Oca in Rome, but you can find them in many selected stores or on e-shop.

I gioielli della designer romana Giulia Barela possono essere indossati sempre, sono realizzati con materiali "poveri" e tradizionali come il bronzo dorato, l’argento bianco e brunito, sui quali a volte si posano perle dalle forme irregolari, pietre dure, preziose e semipreziose, caratterizzate da particolari sfumature e inclusioni,usa l’antica tecnica scultorea della fusione a cera persa, che le permette di costruire e plasmare il modello iniziale e di rifinirlo per dargli un tocco speciale che lo rendono unico. I gioielli di Giulia Barela sono in edizione limitata e interamente realizzati a mano in Italia, l’attenzione ai volumi e alle forme si evidenzia in tutte le collezioni, le creazioni, pur essendo fortemente materiche, mantengono una leggerezza che deriva dalla sapiente lavorazione artigianale e dall’utilizzo di tecniche dell’alta gioielleria. La collezione Knot è la mia preferita, specialmente la lunga catena, e mi piace molto il bracciale  farfalla della collezione Obladì Obladà.
Potete vederle sul sito web:http://www.giuliabarela.com/
Ho scoperto i gioielli di Giulia Barela da Artisanal Cornucopia in via dell'Oca a Roma, ma potete trovarli in molti negozi selezionati o sull' e-shop.









Tuesday, December 13, 2016

MADE AND TOLD - FONDAZIONE PASTIFICIO CERERE

Martedì 13 dicembre 2016 alle ore 18.00 la Fondazione Pastificio Cerere inaugura la mostra Made and told.
 Il Made in Italy raccontato dai giovani, appuntamento finale dell’omonimo progetto, realizzato in collaborazione con Melting Pro, che ha visto alcuni ragazzi dell'Istituto Superiore Leon Battista Alberti di Roma cimentarsi nella creazione di opere originali sotto la guida di cinque artisti e designer residenti al Pastificio (Myriam B, Ottavio Celestino, Eligio Paoni, Pietro Ruffo e Andrea Stoger) e nel raccontare poi il percorso creativo e le loro passioni in un laboratorio di storytelling.
L’iniziativa, promossa dal MIUR - Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca con l’intento di accompagnare la scuola italiana nella comprensione del Made in Italy, ha preso avvio ad ottobre quando circa 50 studenti tra i 15 e i 18 anni, iscritti al nuovo indirizzo Sistema Moda dell’Istituto di Istruzione Superiore Leon Battista Alberti, hanno visitato gli spazi del Pastificio Cerere entrando direttamente in contatto con la realtà  artistica del luogo attraverso l’incontro con le figure professionali dei settori di arte, design, moda e fotografia.
 In mostra le opere frutto dei cinque workshop, svoltisi a cavallo tra ottobre e novembre, in cui gli studenti sono stati suddivisi in base alle inclinazioni personali e alle competenze creative: la fashion designer MYRIAM B. nel workshop Pezzi unici ha guidato i ragazzi nella realizzazione di gioielli contemporanei mediante l'utilizzo di materiali tessili quali filati di paillettes, basi di lana cotta, filo di ferro, nylon e stoffa; il fotografo OTTAVIO CELESTINO nel suo laboratorio L’esperienza del set ha introdotto gli studenti al mondo della fotografia di moda dando vita alla simulazione di un set fotografico dedicato alle creazioni dei workshop di fashion design; i ragazzi, con ELIGIO PAONI nel workshop Fare-Musica, hanno realizzato alcune macchine per l’ascolto della musica a partire da materiali di riuso; Cartografia della moda, capitanato dall’artista PIETRO RUFFO, ha portato alla creazione attraverso il disegno di opere di carta legate al mondo del fashion; nel laboratorio Different ways to get famous, a cura di ANDREA STOGER, gli studenti hanno realizzato due abiti partendo dallo stesso modello ma con materiali completamente diversi.
Nel mese di novembre i ragazzi, con l’aiuto dello staff di Melting Pro, hanno raccontato la loro esperienza e le loro passioni utilizzando lo storytelling digitale, una tecnica narrativa in cui parole e tecnologia si fondono per creare brevi video e aprire delle piccole finestre sui pensieri e le emozioni vissute dai ragazzi nel corso di questi mesi. Le storie digitali saranno parte integrante della mostra dedicata al progetto.
Andrea Stoger


Myriam B

Myriam B
Atelier Myriam B


Eligio Paoni

Eligio Paoni



Monday, December 12, 2016

MERRY CHRISTMAS DAY AL MERCATINO DEL BORGHETTO FLAMINIO

DOMENICA 18 DICEMBRE 2016 “MERRY CHRISTMAS DAY”
DOMENICA 8 GENNAIO 2017 “RICICLO DAY”
 Domenica 18 dicembre è l'ultima domenica di questo mese dedicata agli appassionati di vintage, bric-à-brac, modernariato e antiquariato che hanno la possibilità di scovare al Mercatino del Borghetto Flaminio di Piazza della Marina nei suoi padiglioni all’aperto e al coperto con circa 200 stand, oggetti rari e curiosità. Atmosfera natalizia tra i banchetti soprattutto Domenica 18 dicembre, una pre-vigilia “Merry Christmas style”: vin brulè & prosecco e dolci natalzi per il tradizionale brindisi delle ore 12 .
Le domeniche pre-natalizie al mercatino del Borghetto Flaminio, sono utilissime: mille idee divertenti per regali home-made economici, etici e originali, pezzi unici boho-chic...
Décor natalizi, Christmas card e cartoline augurali primi Nocevento, candele profumate, sciarpe, cappelli e pullover tricot, paltò d’antan, trendy giacche tartan e kilt scozzesi, vestiti da sera “old fashion", foulard di seta griffati, orecchini artistici e bijoux americani, servizi da tè molto British, complementi d’arredo, giochi di società in edizioni d’epoca, posate inglesi, porcellane danesi, colbacchi e pellicce ecologiche, calde pantofole di feltro, cd, stampe e libri rari, sculture in bronzo, scatole di latta d’epoca, souvenir vintage, modernariato artistico, profumi&balocchi e gadget anche per gli amici a quattro zampe…
Dopo la chiusura per le vacanze ( chiuso il 25 dicembre e il 1° gennaio), il Mercatino del Borghetto Flaminio riapre al pubblico Domenica 8 gennaio 2017 con l’attesissimo “Riciclo Day”: appuntamento sui banchetti i cadeaux natalizi più inutili e kitsch.
 Il Mercatino del Borghetto Flaminio, ideato 22 anni fa dai collezionisti di abiti storici Enrico Quinto e Paolo Tinarelli (reduci dal successo della pubblicazione del volume con immagini della loro mostra a Rio de Janeiro e a Lima “Italian Glamour – l’essenza della moda italiana dal dopoguerra al XXI secolo”) , è il “Portobello” romano che non ha nulla da invidiare ai flea market di Amsterdam, New York e Hong Kong.
E’ un animato mercato delle pulci (con il frequentatissimo food corner Ape Romeo Chef&Baker con panini e focacce gourmet ) che nel tempo è diventato l’immancabile rendez-vous domenicale di migliaia di romani e turisti tra cui celebrities americane come Cher e Diane Keaton, intellettuali, artisti, blogger e trend-setter.
C'è chi si disfa di abiti che non usa più come Guia e Maria di Montezemolo che con il loro banchetto hanno proposto coloratissimi accessori del loro guardaroba e, chi prende ispirazione come il top designer di Gucci Alessandro Michele che curiosa tra gli abiti vintage, chi cerca un affare o un pezzo raro, come tutti noi appassionati di vintage.
Tra gli espositori, con stand di vestiti e bijoux griffati, anche Cosima Bucarelli e Giacinta Ruspoli, L’idea di diventare rigattiere per un giorno affascina ogni settimana centinaia di persone che si mettono in fila per prenotare il proprio stand e disfarsi così di tutto ciò che ingombra armadi, soppalchi, cantine e garage e magari fare la gioia di qualche originale collezionista a caccia proprio di “quell’oggetto”.

Mercatino del Borghetto Flaminio “Garage Sale-Rigattieri per Hobby” Piazza della Marina 32 – Roma. Creativitalia tel. 065880517 – 065817308 - 065810734 (Orario 10-19)


Borsa Roberta di Camerino


Cappotto uomo Etro

Top: Burberry-D&G-Giorgio Armani
Down:Burberry-Yves Saint Laurent-Alexander McQueen



Abito vintage anni '40
Un servizio di fattorini è a disposizione degli espositori. Il costo di uno stand è di 92 euro (Iva inclusa), prenotabile dal Martedì al Giovedì in orario d’ufficio ai numeri di Creativitalia: tel./fax 065880517 – 065817308 – 065810734 .Il biglietto d’ingresso al pubblico è di euro 1,60.
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