Sabato 13 aprile 2019, alle ore 17.00, la Fondazione Ermanno Casoli inaugura The Relay, l’opera creata da Patrick Tuttofuoco per il Premio Ermanno Casoli Edizione Speciale 20 anni in occasione dell’inaugurazione del Museo Premio Ermanno Casoli 1998-2007, sito nel Complesso monumentale di Santa Lucia di Serra San Quirico, suggestivo borgo medioevale in provincia di Ancona.
L’artista è stato invitato a realizzare un’installazione site-specific per celebrare i 20 anni del Premio, diventato uno degli appuntamenti più importanti e attesi nell’ambito dell’arte contemporanea. L’opera, installata all’ingresso del Museo Premio Ermanno Casoli 1998 – 2007, funge da trait d’union tra la prima fase del premio e la seconda, nata nel 2007 con l’istituzione della Fondazione Ermanno Casoli.
The Relay, una grande installazione luminosa realizzata dall’artista con il neon, affronta gli argomenti caratteristici del suo lavoro: le relazioni familiari e lo scambio generazionale, i meccanismi e i legami che uniscono e caratterizzano le comunità . Il titolo fa esplicito riferimento ad una disciplina olimpionica, la staffetta, unica specialità nell’atletica leggera che si configura come sport di squadra e non individuale, in cui i componenti devono correre passandosi una bacchetta: il testimone.
Le mani, che si sfiorano, si toccano, si passano il testimone, sono le vere protagoniste di questo lavoro: sono una delle parti più importanti del corpo, ci permettono di socializzare, di lavorare, di stringere relazioni e contatti, di manifestare i nostri sentimenti. Nel lavoro di Tuttofuoco il semplice gesto di stringere una forma nella propria mano viene dilatato e riproposto in tutte le sue fasi, dando una dimensione spaziale alla nozione di tempo. Ricevere qualcosa ed essere in grado di trasmetterla ad un altro essere umano, diventa la metafora dello scambio, del dono, del premio, ma anche del susseguirsi delle generazioni, e, in definitiva, della vita stessa.
Complesso monumentale di Santa Lucia
Serra San Quirico (Ancona)
Friday, April 12, 2019
Thursday, April 11, 2019
YANKEE
Tuesday, April 9, 2019
SIMPLE REMEDIES FOR TIRED EYES
After hours in front of the computer screen the eyes look tired. Here are some simple natural remedies you can do or buy.
-You can simply soake a cotton pad in pure rose water and place it upon the eyes for a period of 15 minutes, it induces a soothing effect and relaxes the eyes.
-Put some used tea bags in the refrigerator for 5 to 10 minutes. Then damp the tea bags on your eyes for 10-15 minutes. This is one of the best home remedies to remove the swelling and darkness around your eyes.
-Blend 4 tablespoons of fresh whole milk and 2 tablespoons of baking soda. Mix to achieve a smooth mixture of cream consistency. Place it in the refrigerator and apply the chilled mask around your eyes. Let it stay for 20-25 minutes and wash it off with cold water.
More practical for those who don't have much time: Dr. Hauschka Eye Revive refreshing compresses soothe tired eyes with extracts of anthyllis, chamomile and camellia , it offers refreshment to eyes that appear tired, puffy or red. This soothing herbal solution reduces the appearance of puffiness in the skin around the eyes and comforts eyes exposed to pollutants and irritants. Eyes look and feel refreshed, revitalized and relaxed. Each box contains 10 soothing treatments. (€28.90)
In the same line Eye Balm soothes, nurtures and protects Carrot, calendula and anthyllis soothe delicate skin while apricot kernel oil, jojoba oil and beeswax moisturize and soften dry skin and visibly smooth fine lines. Neem leaf and silk powder fortify and firm. Eye Balm supports elasticity, minimizes the appearance of fine lines and wrinkles, and protects the delicate skin around the eyes. Skin is moisturized, firmed and fortified. (€32.90)
-You can simply soake a cotton pad in pure rose water and place it upon the eyes for a period of 15 minutes, it induces a soothing effect and relaxes the eyes.
-Put some used tea bags in the refrigerator for 5 to 10 minutes. Then damp the tea bags on your eyes for 10-15 minutes. This is one of the best home remedies to remove the swelling and darkness around your eyes.
-Blend 4 tablespoons of fresh whole milk and 2 tablespoons of baking soda. Mix to achieve a smooth mixture of cream consistency. Place it in the refrigerator and apply the chilled mask around your eyes. Let it stay for 20-25 minutes and wash it off with cold water.
More practical for those who don't have much time: Dr. Hauschka Eye Revive refreshing compresses soothe tired eyes with extracts of anthyllis, chamomile and camellia , it offers refreshment to eyes that appear tired, puffy or red. This soothing herbal solution reduces the appearance of puffiness in the skin around the eyes and comforts eyes exposed to pollutants and irritants. Eyes look and feel refreshed, revitalized and relaxed. Each box contains 10 soothing treatments. (€28.90)
In the same line Eye Balm soothes, nurtures and protects Carrot, calendula and anthyllis soothe delicate skin while apricot kernel oil, jojoba oil and beeswax moisturize and soften dry skin and visibly smooth fine lines. Neem leaf and silk powder fortify and firm. Eye Balm supports elasticity, minimizes the appearance of fine lines and wrinkles, and protects the delicate skin around the eyes. Skin is moisturized, firmed and fortified. (€32.90)
Monday, April 8, 2019
HOME SWEET HOME-ALESSANDRA ROVEDA PER MISSONI
Angela Missoni continues on her quest for what appears to be an artistic empathy, as well as a creative support and interaction focused on material and colour. She has entrusted the Missoni space in via Solferino to the visionary Alessandra Roveda, who, with her love of covering furnishings and objects from the past in colourful woollen threads, has created a fantastic environment within the space. Specifically for this occasion, Alessandra Roveda has conceived a pervasive atmosphere with a magical fairy-tale interior completely enveloped in multicoloured knits; breathing life into one of her most spectacular, demanding and ambitious bodies of work yet. The creation of Alessandra Roveda is an extraordinary example of art and craftsmanship, allowing her to reinterpret and reinvent the space, as well as the textures and furnishings, and transform the habitat into an inviting and exhilarating experience of sensuality, colour and softness, while casting the knitted materials as the sole protagonists. She refashions crochets into fascinating and enveloping garments of things; a trait-d’union between the past and the future. Everyday objects of affection and furniture from the past take on evocative appearances that are, at the same time, alien, unexpected and unique as sofas, beds, armchairs, books, shelves, pendulum clocks and many other items assume new, unrecognisable vestments. Alessandra Roveda’s completely-manual artistic process speaks to the Missoni language with its continual articulation of colourful threads and crochet stitches that come together to create a singular pictorial landscape of their own making. A world surprisingly revisited and transformed. A world in which reality becomes a fairytale and imaginatively surreal and playful presences appear and encourage intimate observances and digressions from one’s self, all within the sphere of one’s personal recollections.
Angela Missoni prosegue quella che appare una ricerca di empatie artistiche, affiancamenti e interazioni creative incentrate sulla materia e sul colore. Affidando la concezione di un environment nello spazio MISSONI di via Solferino alla visionarietà di Alessandra Roveda, che con i fili di lana colorati ama rivestire oggetti e arredi della memoria. E ha concepito per l'occasione un progetto totalizzante, un magico fiabesco interior ricoperto in ogni sua parte di maglia variopinta. Per dare vita così a una delle sue opere più spettacolari, impegnative e ambiziose. Straordinario saggio d'arte e artigianalità , il lavoro di Alessandra Roveda ridisegna e reinventa lo spazio cosi come la consistenza e la concezione degli elementi d’arredo, trasformando l'habitat in un'esperienza avvolgente e coinvolgente, sensuale, colorata e morbida, che assegna alla maglia il ruolo di assoluta protagonista. E trasforma il crochet in un'affascinante onnicomprensiva veste delle cose, un trait- d'union tra passato e futuro, rendendo evocativa e al tempo stesso imprevedibile, aliena e unica la fisionomia di mobili della memoria, comuni oggetti d’affezione come divani, letti, poltrone, libri, librerie, orologi a pendolo e molto altro ancora. Completamente manuale, la pratica artistica di Alessandra Roveda evidenzia molti punti di contatto con il linguaggio Missoni, articolando all'infinito fili colorati e punti all'uncinetto in quella che appare una texture pittorica sui generis. Un mondo sorprendentemente rivisitato e trasfigurato, in cui la realtà diventa fiaba, trama di presenze surreali fantasiose e ludiche, ricognizione e divagazione nell’intimità del sé, nella sfera dei propri personali ricordi domestici.
Angela Missoni prosegue quella che appare una ricerca di empatie artistiche, affiancamenti e interazioni creative incentrate sulla materia e sul colore. Affidando la concezione di un environment nello spazio MISSONI di via Solferino alla visionarietà di Alessandra Roveda, che con i fili di lana colorati ama rivestire oggetti e arredi della memoria. E ha concepito per l'occasione un progetto totalizzante, un magico fiabesco interior ricoperto in ogni sua parte di maglia variopinta. Per dare vita così a una delle sue opere più spettacolari, impegnative e ambiziose. Straordinario saggio d'arte e artigianalità , il lavoro di Alessandra Roveda ridisegna e reinventa lo spazio cosi come la consistenza e la concezione degli elementi d’arredo, trasformando l'habitat in un'esperienza avvolgente e coinvolgente, sensuale, colorata e morbida, che assegna alla maglia il ruolo di assoluta protagonista. E trasforma il crochet in un'affascinante onnicomprensiva veste delle cose, un trait- d'union tra passato e futuro, rendendo evocativa e al tempo stesso imprevedibile, aliena e unica la fisionomia di mobili della memoria, comuni oggetti d’affezione come divani, letti, poltrone, libri, librerie, orologi a pendolo e molto altro ancora. Completamente manuale, la pratica artistica di Alessandra Roveda evidenzia molti punti di contatto con il linguaggio Missoni, articolando all'infinito fili colorati e punti all'uncinetto in quella che appare una texture pittorica sui generis. Un mondo sorprendentemente rivisitato e trasfigurato, in cui la realtà diventa fiaba, trama di presenze surreali fantasiose e ludiche, ricognizione e divagazione nell’intimità del sé, nella sfera dei propri personali ricordi domestici.
Thursday, April 4, 2019
WEDDING DRESS: CARDIN vs BALENCIAGA
Christobal Balenciaga spent his life refining the construction of his creations and introducing extraordinary innovations that allowed him to gradually evolve towards simpler, purer forms. Pierre Cardin
prefers geometric shapes and motifs, often ignoring the female form. He's
known for his avant-garde style and his Space Age designs.
Both wedding dresses by the designers have a triangoular shape, and appear almost similar. I love them both.
Both wedding dresses by the designers have a triangoular shape, and appear almost similar. I love them both.
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| Pierre Cardin - wedding dress 1970 |
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| Christobal Balenciaga - wedding dress 1968 |
Wednesday, April 3, 2019
MIART 2019
Adottando come formula per l’edizione del 2019 il verso “abbi cara ogni cosa”, miart porge al suo pubblico l'invito a fare proprio il gesto di attenzione con cui l’arte custodisce la realtà nel momento in cui la trasforma.
Dal 5 al 7 aprile 2019 torna miart, la fiera internazionale d’arte moderna e contemporanea organizzata da Fiera Milano e diretta da Alessandro Rabottini. All’interno del padiglione 3 di fieramilanocity, 186 gallerie provenienti da 19 paesi esporranno opere di maestri moderni, artisti contemporanei affermati ed emergenti e designer storicizzati e sperimentali.
miart 2019 accoglie numerose e influenti le gallerie provenienti da tutto il mondo come A Arte Invernizzi (Milano), Alfonso Artiaco (Napoli), Bortolami (New York), Isabella Bortolozzi (Berlino), Campoli Presti (Londra – Parigi), ChertLüdde (Berlino), Clearing (Bruxelles – New York – Brooklyn), Galleria Continua (San Gimignano – Pechino – Les Moulins – L’Avana), Raffaella Cortese (Milano), Thomas DaneGallery (Londra – Napoli), Massimo De Carlo (Milano – Londra – Hong Kong), Dvir Gallery (Bruxelles – Tel Aviv), Kalfayan Galleries (Atene – Salonicco), Gladstone Gallery (New York – Bruxelles), Kaufmann Repetto (Milano – New York), Peter Kilchmann (Zurigo), Andrew KrepsGallery (New York), Lelong& Co (Parigi – New York), Magazzino (Roma), Mai 36 (Zurigo), Giò Marconi (Milano), Massimo Minini (Brescia), P420 (Bologna), Gregor Podnar (Berlino), Almine Rech (Parigi – Bruxelles – Londra), Lia Rumma (Milano – Napoli), Sprovieri (Londra) e Zero (Milano). E per la prima volta: Cabinet (Londra), Corvi-Mora (Londra), Marian Goodman Gallery (New York – Parigi – Londra), Hauser & Wirth (Hong Kong – Londra – Los Angeles – New York – Somerset – St. Moritz – Gstdaad – Zurigo), Herald St (Londra), GalerieThaddaeus Ropac (Parigi – Londra – Salisburgo) e Tucci Russo (Torre Pellice.
L’arte posa sulla realtà uno sguardo che è tanto una forma di attenzione quanto un invito all’attenzione: l’arte, infatti, non esplora solo gli aspetti più estremi della vita ma anche quelli all’apparenza meno rilevanti, trasformando ciò che appare insignificante in un simbolo potente dell’esistenza umana.
Dal 5 al 7 aprile 2019 torna miart, la fiera internazionale d’arte moderna e contemporanea organizzata da Fiera Milano e diretta da Alessandro Rabottini. All’interno del padiglione 3 di fieramilanocity, 186 gallerie provenienti da 19 paesi esporranno opere di maestri moderni, artisti contemporanei affermati ed emergenti e designer storicizzati e sperimentali.
miart 2019 accoglie numerose e influenti le gallerie provenienti da tutto il mondo come A Arte Invernizzi (Milano), Alfonso Artiaco (Napoli), Bortolami (New York), Isabella Bortolozzi (Berlino), Campoli Presti (Londra – Parigi), ChertLüdde (Berlino), Clearing (Bruxelles – New York – Brooklyn), Galleria Continua (San Gimignano – Pechino – Les Moulins – L’Avana), Raffaella Cortese (Milano), Thomas DaneGallery (Londra – Napoli), Massimo De Carlo (Milano – Londra – Hong Kong), Dvir Gallery (Bruxelles – Tel Aviv), Kalfayan Galleries (Atene – Salonicco), Gladstone Gallery (New York – Bruxelles), Kaufmann Repetto (Milano – New York), Peter Kilchmann (Zurigo), Andrew KrepsGallery (New York), Lelong& Co (Parigi – New York), Magazzino (Roma), Mai 36 (Zurigo), Giò Marconi (Milano), Massimo Minini (Brescia), P420 (Bologna), Gregor Podnar (Berlino), Almine Rech (Parigi – Bruxelles – Londra), Lia Rumma (Milano – Napoli), Sprovieri (Londra) e Zero (Milano). E per la prima volta: Cabinet (Londra), Corvi-Mora (Londra), Marian Goodman Gallery (New York – Parigi – Londra), Hauser & Wirth (Hong Kong – Londra – Los Angeles – New York – Somerset – St. Moritz – Gstdaad – Zurigo), Herald St (Londra), GalerieThaddaeus Ropac (Parigi – Londra – Salisburgo) e Tucci Russo (Torre Pellice.
L’arte posa sulla realtà uno sguardo che è tanto una forma di attenzione quanto un invito all’attenzione: l’arte, infatti, non esplora solo gli aspetti più estremi della vita ma anche quelli all’apparenza meno rilevanti, trasformando ciò che appare insignificante in un simbolo potente dell’esistenza umana.
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| Photo by Jonathan Frantini |
Tuesday, April 2, 2019
ZHIVAGO DUNCAN - SOULMATE/ CELLMATE
Milan- From 2 April to 28 June 2019 the Galleria Poggiali of Milano presents Soulmate / Cellmate, a solo show by the artist Zhivago Duncan (Terre Haute, USA, 1980).
Soulmate / Cellmate brings together a new body of works specially conceived and produced by the artist for the Milan premises of the Galleria Poggiali. This series of works ranges from painting to sculpture, with ceramics and paintings that symbolise and represent Zhivago Duncan’s cosmology. In the exhibition the artist has recreated an image of his mind. Starting from a free and fluid speculation, in the paintings he has sketched out worlds in formation, mythical and imaginary landscapes in psychedelic colours. Zhivago Duncan thus finds himself in dialogue with the project room overlooking Foro Buonaparte, moulding and altering the cubic space by the installation of paintings of exotic and abstract forms produced using the batik technique. This is an ancient technique, the origins of which are still uncertain, which manages to give the works an incredibly rich luminosity. It is a procedure that emerged by accident during the dying of fabrics, when the presence of stains of fat or other impermeable substances prevented the colour from penetrating when the fabric was immersed in the dye bath. In this series, to make his batik works Duncan has used wax, covering certain areas of the painting with it in such a way that the colour cannot penetrate the surface of the canvas. Using this technique, Zhivago has created unique works featuring unusual forms,stemming from exotic horizons.
Born to a Danish father and a Syrian mother, he became familiar with profoundly different cultural backgrounds, characterised by stories, myths and legends that marked his childhood and are inevitably channelled into his artistic work. In the show the artist recreates a world tied up with his ancestral heredity, a connection between its physicality and the metaphysical personification of a lost world. “All this is rendered on canvas through a mesh of citations, prophecies and images of deities drawn from ancient Syrian tales. Duncan’s creative process is underpinned by a yearning to discover hidden interconnections. This exploration is expressed in a joyous universe of shapes and colours, which in actual fact conceal fragile foundations and a profound inner lamentation.” Kit Hammonds.
Milano- dal 2 Aprile al 28 Giugno la Galleria Poggiali presenta Soulmate / Cellmate, prima mostra personale a Milano dell' artista Zhivago Duncan (Terre Haute, USA, 1980).
Soulmate / Cellmate raccoglie un nuovo corpo di opere pensate e realizzate dall’artista appositamente per la sede milanese della Galleria Poggiali. Una serie di lavori che spaziano dalla pittura alla scultura in ceramica, l’artista ha ricreato in mostra l’immagine della sua mente, partendo da un pensiero libero, fluido, ha abbozzato nei dipinti degli universi in formazione, paesaggi mitici e immaginari dai colori psichedelici. Zhivago Duncan si trova così a dialogare con lo spazio cubico della projetc-room che si affaccia su Foro Buonaparte, modificando e plasmando l’ambiente con l’installazione di sculture in ceramica e dipinti dalle forme esotiche e astratte, realizzate con la tecnica Batik. Una tecnica antica, le cui origini ancora oggi non sono certe, capace di donare alle opere una luminosità incredibilmente ricca. Si tratta di un modus operandi nato da errori casuali nella tintura dei tessuti, dove macchie di grasso o altre sostanze impermeabili hanno impedito al colore di penetrare durante il bagno di tintura. Duncan in questa serie, per realizzare le sue opere con la tecnica Batik ha utilizzato la cera, materiale con cui ha coperto alcune zone dei dipinti, impedendo così al colore di penetrare sulla superficie della tela. Ha creato in questo modo dei lavori unici caratterizzati da forme insolite provenienti da orizzonti lontani.
Nato da padre danese e madre siriana, Zhivago ha avuto modo di conoscere ambienti profondamente differenti, contraddistinti da storie, miti e leggende che hanno segnato la sua infanzia e che non può non considerare e convogliare all’interno della sua opera artistica. L’artista ricrea in mostra un mondo legato alla sua eredità ancestrale, connessione tra la sua fisicità e la personificazione metafisica di una terra perduta. “Tutto ciò viene reso su tela attraverso una rete di citazioni, profezie e immagini di divinità , prese da antiche narrazioni siriane. Alla base del processo creativo di Duncan vi è una ricerca bramosa di scoprire interconnessioni nascoste. Indagine espressa da un universo gioioso di forme e colore, sotto le quali in realtà , si celano fragili fondamenta e un profondo lamento interiore.” Kit Hammonds. 02.04.2019 - 28.06.2019 Galleria Poggiali Milan Foro Buonaparte 52, Milan
Soulmate / Cellmate brings together a new body of works specially conceived and produced by the artist for the Milan premises of the Galleria Poggiali. This series of works ranges from painting to sculpture, with ceramics and paintings that symbolise and represent Zhivago Duncan’s cosmology. In the exhibition the artist has recreated an image of his mind. Starting from a free and fluid speculation, in the paintings he has sketched out worlds in formation, mythical and imaginary landscapes in psychedelic colours. Zhivago Duncan thus finds himself in dialogue with the project room overlooking Foro Buonaparte, moulding and altering the cubic space by the installation of paintings of exotic and abstract forms produced using the batik technique. This is an ancient technique, the origins of which are still uncertain, which manages to give the works an incredibly rich luminosity. It is a procedure that emerged by accident during the dying of fabrics, when the presence of stains of fat or other impermeable substances prevented the colour from penetrating when the fabric was immersed in the dye bath. In this series, to make his batik works Duncan has used wax, covering certain areas of the painting with it in such a way that the colour cannot penetrate the surface of the canvas. Using this technique, Zhivago has created unique works featuring unusual forms,stemming from exotic horizons.
Born to a Danish father and a Syrian mother, he became familiar with profoundly different cultural backgrounds, characterised by stories, myths and legends that marked his childhood and are inevitably channelled into his artistic work. In the show the artist recreates a world tied up with his ancestral heredity, a connection between its physicality and the metaphysical personification of a lost world. “All this is rendered on canvas through a mesh of citations, prophecies and images of deities drawn from ancient Syrian tales. Duncan’s creative process is underpinned by a yearning to discover hidden interconnections. This exploration is expressed in a joyous universe of shapes and colours, which in actual fact conceal fragile foundations and a profound inner lamentation.” Kit Hammonds.
Milano- dal 2 Aprile al 28 Giugno la Galleria Poggiali presenta Soulmate / Cellmate, prima mostra personale a Milano dell' artista Zhivago Duncan (Terre Haute, USA, 1980).
Soulmate / Cellmate raccoglie un nuovo corpo di opere pensate e realizzate dall’artista appositamente per la sede milanese della Galleria Poggiali. Una serie di lavori che spaziano dalla pittura alla scultura in ceramica, l’artista ha ricreato in mostra l’immagine della sua mente, partendo da un pensiero libero, fluido, ha abbozzato nei dipinti degli universi in formazione, paesaggi mitici e immaginari dai colori psichedelici. Zhivago Duncan si trova così a dialogare con lo spazio cubico della projetc-room che si affaccia su Foro Buonaparte, modificando e plasmando l’ambiente con l’installazione di sculture in ceramica e dipinti dalle forme esotiche e astratte, realizzate con la tecnica Batik. Una tecnica antica, le cui origini ancora oggi non sono certe, capace di donare alle opere una luminosità incredibilmente ricca. Si tratta di un modus operandi nato da errori casuali nella tintura dei tessuti, dove macchie di grasso o altre sostanze impermeabili hanno impedito al colore di penetrare durante il bagno di tintura. Duncan in questa serie, per realizzare le sue opere con la tecnica Batik ha utilizzato la cera, materiale con cui ha coperto alcune zone dei dipinti, impedendo così al colore di penetrare sulla superficie della tela. Ha creato in questo modo dei lavori unici caratterizzati da forme insolite provenienti da orizzonti lontani.
Nato da padre danese e madre siriana, Zhivago ha avuto modo di conoscere ambienti profondamente differenti, contraddistinti da storie, miti e leggende che hanno segnato la sua infanzia e che non può non considerare e convogliare all’interno della sua opera artistica. L’artista ricrea in mostra un mondo legato alla sua eredità ancestrale, connessione tra la sua fisicità e la personificazione metafisica di una terra perduta. “Tutto ciò viene reso su tela attraverso una rete di citazioni, profezie e immagini di divinità , prese da antiche narrazioni siriane. Alla base del processo creativo di Duncan vi è una ricerca bramosa di scoprire interconnessioni nascoste. Indagine espressa da un universo gioioso di forme e colore, sotto le quali in realtà , si celano fragili fondamenta e un profondo lamento interiore.” Kit Hammonds. 02.04.2019 - 28.06.2019 Galleria Poggiali Milan Foro Buonaparte 52, Milan
FONDAZIONE NICOLA TRUSSARDI presents IBRAHIM MAHAMA A FRIEND
From Tuesday, April 2, to Sunday, April 14, 2019, Fondazione Nicola Trussardi presents A FRIEND, a monumental installation specially conceived for the two neoclassical tollgates of Porta Venezia by the Ghanaian artist Ibrahim Mahama (b. 1987, Tamale, Ghana), curated by Massimiliano Gioni. The site-specific installation is presented on the occasion of the Milanese Art Week, and during the Milan Design Week – Salone del Mobile.
Following Mahama’s large-scale interventions in various major international exhibitions, the Fondazione Nicola Trussardi has invited the artist to Milan to carry out an urban-scale installation at a key site in the city: the crossroads of Porta Venezia.
A Friend aims to reflect on the very concept of the threshold—that place of passage defining inside and outside; one’s self and the other; the friend and the enemy.
As in the numerous public installations realized by Mahama in museums, libraries, government buildings, theaters, and railway stations around the world, the artist will wrap Porta Venezia with jute sacks. Creating a second skin, the artist will generate a new identity for the two structures, underscoring their historical origins and symbolic functions as places of trade and exchange.
Through his research and the transformation of materials, Mahama investigates some of today’s most important issues: migration, globalization, and the circulation of goods and peoples across borders and between nations. His large-scale installations make use of materials gathered from urban settings—such as architectural fragments, wood, fabric, and, in particular, jute sacks—often sewn together and draped over major architectural structures.
Da martedì 2 a domenica 14 aprile 2019, la Fondazione Nicola Trussardi presenta A Friend, un’imponente installazione concepita appositamente per i due caselli daziari di Porta Venezia dall’artista ghanese Ibrahim Mahama (Tamale, Ghana, 1987), a cura di Massimiliano Gioni. L’installazione è realizzata in occasione dell’Art Week milanese, coordinata dal Comune di Milano, e rimarrà visibile anche per l’intera durata della Design Week. Dopo i suoi grandi interventi all’interno di importanti rassegne internazionali di arte contemporanea – dalla 56. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia (2015) a Documenta 14 (2017) a Kassel e Atene – la Fondazione Nicola Trussardi ha invitato Mahama a realizzare a Milano un’installazione su scala urbanistica che coinvolgerà interamente un luogo simbolo della città : il crocevia di Porta Venezia. A Friend vuole innescare una riflessione sul concetto stesso di soglia, quel luogo di passaggio che definisce l’interno e l’esterno, il sé e l’altro, l’amico e il nemico. Come già avvenuto per le numerose opere pubbliche realizzate da Ibrahim Mahama nelle capitali dell’arte contemporanea in musei, biblioteche, palazzi governativi, teatri e stazioni ferroviarie, anche a Milano l’artista avvolgerà i caselli neoclassici di Porta Venezia con sacchi di juta, creando una seconda pelle che conferirà ai due edifici una nuova identità , portandoci a riguardarli non più come semplici monumenti, ma alla luce della loro origine storica e della loro funzione simbolica ed economica come luogo di scambio commerciale. Attraverso la ricerca e la trasformazione dei materiali, Ibrahim Mahama indaga alcuni dei temi più importanti della contemporaneità : la migrazione, la globalizzazione e la circolazione delle merci e delle persone attraverso i confini e le nazioni. Le sue installazioni su larga scala impiegano materiali raccolti da ambienti urbani, come frammenti architettonici, legno, tessuti e, in particolare, sacchi di juta che vengono cuciti insieme e drappeggiati su imponenti strutture architettoniche.
Da martedì 2 a domenica 14 aprile 2019, la Fondazione Nicola Trussardi presenta A Friend, un’imponente installazione concepita appositamente per i due caselli daziari di Porta Venezia dall’artista ghanese Ibrahim Mahama (Tamale, Ghana, 1987), a cura di Massimiliano Gioni. L’installazione è realizzata in occasione dell’Art Week milanese, coordinata dal Comune di Milano, e rimarrà visibile anche per l’intera durata della Design Week. Dopo i suoi grandi interventi all’interno di importanti rassegne internazionali di arte contemporanea – dalla 56. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia (2015) a Documenta 14 (2017) a Kassel e Atene – la Fondazione Nicola Trussardi ha invitato Mahama a realizzare a Milano un’installazione su scala urbanistica che coinvolgerà interamente un luogo simbolo della città : il crocevia di Porta Venezia. A Friend vuole innescare una riflessione sul concetto stesso di soglia, quel luogo di passaggio che definisce l’interno e l’esterno, il sé e l’altro, l’amico e il nemico. Come già avvenuto per le numerose opere pubbliche realizzate da Ibrahim Mahama nelle capitali dell’arte contemporanea in musei, biblioteche, palazzi governativi, teatri e stazioni ferroviarie, anche a Milano l’artista avvolgerà i caselli neoclassici di Porta Venezia con sacchi di juta, creando una seconda pelle che conferirà ai due edifici una nuova identità , portandoci a riguardarli non più come semplici monumenti, ma alla luce della loro origine storica e della loro funzione simbolica ed economica come luogo di scambio commerciale. Attraverso la ricerca e la trasformazione dei materiali, Ibrahim Mahama indaga alcuni dei temi più importanti della contemporaneità : la migrazione, la globalizzazione e la circolazione delle merci e delle persone attraverso i confini e le nazioni. Le sue installazioni su larga scala impiegano materiali raccolti da ambienti urbani, come frammenti architettonici, legno, tessuti e, in particolare, sacchi di juta che vengono cuciti insieme e drappeggiati su imponenti strutture architettoniche.
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