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Wednesday, April 3, 2019

MIART 2019

Adottando come formula per l’edizione del 2019 il verso “abbi cara ogni cosa”, miart porge al suo pubblico l'invito a fare proprio il gesto di attenzione con cui l’arte custodisce la realtà nel momento in cui la trasforma.
 Dal 5 al 7 aprile 2019 torna miart, la fiera internazionale d’arte moderna e contemporanea organizzata da Fiera Milano e diretta da Alessandro Rabottini. All’interno del padiglione 3 di fieramilanocity, 186 gallerie provenienti da 19 paesi esporranno opere di maestri moderni, artisti contemporanei affermati ed emergenti e designer storicizzati e sperimentali.
 miart 2019 accoglie numerose e influenti le gallerie provenienti da tutto il mondo come A Arte Invernizzi (Milano), Alfonso Artiaco (Napoli), Bortolami (New York), Isabella Bortolozzi (Berlino), Campoli Presti (Londra – Parigi), ChertLüdde (Berlino), Clearing (Bruxelles – New York – Brooklyn), Galleria Continua (San Gimignano – Pechino – Les Moulins – L’Avana), Raffaella Cortese (Milano), Thomas DaneGallery (Londra – Napoli), Massimo De Carlo (Milano – Londra – Hong Kong), Dvir Gallery (Bruxelles – Tel Aviv), Kalfayan Galleries (Atene – Salonicco), Gladstone Gallery (New York – Bruxelles), Kaufmann Repetto (Milano – New York), Peter Kilchmann (Zurigo), Andrew KrepsGallery (New York), Lelong& Co (Parigi – New York), Magazzino (Roma), Mai 36 (Zurigo), Giò Marconi (Milano), Massimo Minini (Brescia), P420 (Bologna), Gregor Podnar (Berlino), Almine Rech (Parigi – Bruxelles – Londra), Lia Rumma (Milano – Napoli), Sprovieri (Londra) e Zero (Milano). E per la prima volta: Cabinet (Londra), Corvi-Mora (Londra), Marian Goodman Gallery (New York – Parigi – Londra), Hauser & Wirth (Hong Kong – Londra – Los Angeles – New York – Somerset – St. Moritz – Gstdaad – Zurigo), Herald St (Londra), GalerieThaddaeus Ropac (Parigi – Londra – Salisburgo) e Tucci Russo (Torre Pellice.
 L’arte posa sulla realtà uno sguardo che è tanto una forma di attenzione quanto un invito all’attenzione: l’arte, infatti, non esplora solo gli aspetti più estremi della vita ma anche quelli all’apparenza meno rilevanti, trasformando ciò che appare insignificante in un simbolo potente dell’esistenza umana.
Photo by Jonathan Frantini 



Monday, November 19, 2018

AMELIE VON WULFFEN- GALLERIA GIO' MARCONI

Milano-Dal 15 novembre fino al 19 gennaio la galleria Gió Marconi presenta Ragazze dietro le sbarre (Mädchen hinter Gittern) una mostra di nuovi lavori dell'artista tedesca Amelie von Wulffen, sua seconda personale con la galleria. Le opere più recenti di Amelie von Wulffen raccontano la sua lunga analisi della pittura come un medium che l’artista spesso sembra sperimentare senza consapevolezza di sé. Von Wulffen venera la pittura, più di qualsiasi altro approccio alla creazione artistica, per la sua storia e attinge a questo medium dall'interno, prendendone in prestito i capitoli meno eccellenti. Le opere in mostra sono permeate dal gusto della pittura di genere, come quando von Wulffen accosta le bucce di limone ricurve, tipiche delle nature morte olandesi, alle pennellate filamentose dell'Espressionismo. Von Wulffen utilizza la schiettezza della tonalità marrone, peculiare della tavolozza tedesca - dalla pittura di genere del XVIII secolo fino ad Anselm Kiefer - come se fosse un genere tutto suo. Von Wulffen non tralascia nemmeno i gradi più bassi della pittura - nelle sue opere si leggono brani chiaramente ispirati ai prodotti di massa, come i quadri-suovenir, che si trovano nelle località di villeggiatura. In Der Nackte im Park (Il nudo nel parco), le immagini sono dipinte una sull'altra senza sosta, come in una sorta di tic compulsivo. Un angolo di strada e un paesaggio autunnale sono i soggetti principali della tela. Al centro un nudo sta raccogliendo un'arancia. Queste sono le tipiche cose che i bambini pensano che gli artisti dipingano, ma non è quello che fanno davvero. Nel dipingere questi soggetti, von Wulffen si concede una breve pausa dalla realtà e illustra il divario tra le diverse possibilità di comprensione del medium. La pittura ha spesso un dominio più ampio e variegato rispetto a quello che solitamente le riconosciamo ed è chiamata ad agire in una miriade di contesti, molti dei quali sono stati effettivamente ostracizzati, ma non nell’opera di Amelie von Wulffen. Una natura morta - Kinder, Hunde, Silber (Bambini, cani, argento) – presenta gli elementi caratteristici del genere: la brocca d’argento, i bicchieri e la bottiglia di vetro, il limone sbucciato a metà; ma sono due fotografie incorniciate a svelare l’ambientazione contemporanea. Sono di quelle che si trovano nelle case di periferia: teneri bambini in posa, cani dipinti. La sensazione è la stessa di un fratello o una sorella che chiamano per parlare di una questione familiare senza senso quando qualcuno cerca di masturbarsi. Im Todestrakt (Nel braccio della morte) mostra la scena di una sobria cena attorno ad un tavolo. Appollaiata in un angolo, una donna sta mangiando un gelato e guardando una serie che parla di detenuti nel braccio della morte. La realtà sembra interrompere la fantasia, o vice versa. Forse ignorare la realtà è una nuova forma di condivisione. In un'altra opera un volto isterico chiede se abbiamo visto il nuovo House of Cards. Questo dualismo corre attaraverso la pittura di Amelie von Wullfen come un treno di pensieri conflittuali, oscillanti tra impulso e razionalità, repressione e apparenza, individuale e universale. Le decisioni difficili sono messe da parte per lasciare spazio alla scelta del gusto di Magnum o dello show su Netflix. Ragazze dietro le sbarre (Mädchen hinter Gittern) dipinge un ritratto non solo della lunga e ampia storia della pittura, ma dell’interiorità individuale, dove ciascuno di noi trascorre la maggior parte del suo tempo.



Friday, October 26, 2018

DEL BELLO IDEALE- GIULIO PAOLINI IN MOSTRA A MILANO

Da oggi a Milano è possibile visitare la mostra personale di Giulio Paolini: Del bello ideale, a cura di Francesco Stocchi, inaugurata ieri alla Fondazione Carriero che prosegue il suo percorso di indagine dell’arte concettuale analizzando l’opera dell'artista genovese.
 Del bello ideale ripercorre l’intero arco dei suoi 57 anni di carriera, esponendo capisaldi della sua produzione come Senza titolo (1961), Monogramma (1965), AB 3 (1966), Nécessaire (1968), Controfigura (critica del punto di vista) (1981), alcuni dei suoi celebri autoritratti, fino a tre nuove opere appositamente concepite per l’occasione.
Tre sono i nuclei tematici individuati come punti di riferimento nel percorso espositivo, presentati singolarmente, uno per ogni piano della Fondazione, ma mantenendo una relazione reciproca e costante tra loro. Al piano terra l’allestimento ruota attorno al tema del Ritratto e Autoritratto, fulcro della poetica di Paolini, che fin dall’inizio degli anni Sessanta si è cimentato in modo fortemente personale con l’analisi di questa tematica, distillandola fino ad arrivare alla sottrazione dell’autore nella sua opera. La sezione al primo piano si intitola In superficie e sviluppa la relazione con il tema della prospettiva nelle sue varie declinazioni, dall’indagine sulla linea alla simbologia dell’orizzonte fino all’uso della specularità, della tautologia e della ripetizione come strumenti di analisi dello spazio e del tempo. Infine, la sala rococò del secondo piano fa da cornice a Uno di due, che presenta una selezione di lavori che indagano il rapporto tra il mito e la classicità nell’universo artistico di Paolini, emblemi di quella bellezza ideale che crea una distanza apparentemente incolmabile tra opera d’arte e osservatore.
Fino al 10 febbraio
Fondazione Carriero Via Cino del Duca 4 – Milano
Giulio Paolini
Senza titolo (Plakat Carton), 1962

Giulio Paolini
Necessaire, 1968

Giulio Paolini
Idem IV, 1974

Giulio Paolini
Mimesi, 1975

Giulio Paolini
Caleidoscopio,1976

Giulio Paolini
Ritratto dell'artista..1980,parte2

Giulio Paolini
Controfigura,1981

In studio, Torino 1965, foto Anna Piva

Thursday, May 18, 2017

NONOSTANTE MARRAS -ROBERTO KUSTERLE:SULLA METAMORFOSI

Inaugura oggi nello spazio Nonostante Marras la personale di Roberto Kusterle: Sulla metamorfosi, a cura di Francesca Alfano Miglietti. In mostra opere scelte da serie diverse di Roberto Kusterle. Scatti, ritratti, fotomontaggi, opere che suscitano una quieta inquietudine, la stessa che scaturisce dal mondo in cui si viene proiettati dall’artista. Nella dimensione proposta da Kusterle, infatti, i confini del corpo si dissolvono, pur mantenendo forme riconoscibili, nel perpetuarsi di una metamorfosi sospesa nella cornice della foto. I personaggi si sdoppiano, si fondono, spiccano il volo con ali di farfalla o con orecchie alate, in un gioco di contaminazioni e di trasformazioni, in cui le nervature delle foglie diventano le vene e le arterie di corpi umani, dove lo spirito selvaggio di una volpe squarcia il petto di quell’uomo che lo cela nel fondo del suo cuore. Sono esseri che non vivono nel reale ma in un mondo di metamorfosi, dove i sogni diventano più reali del reale, in cui la rappresentazione si trasforma in ineluttabile destino.
Roberto Kusterle attivo dagli anni Settanta nel campo delle arti visive, si dedica alla pittura e alle installazioni fino all’incontro con la fotografia, che elegge strumento ideale della propria ricerca espressiva. Le sperimentazioni degli anni successivi portano alla luce i temi essenziali della sua poetica: la continuità tra il mondo umano, animale e vegetale, il ruolo di mediazione del corpo, la negazione dello sguardo, l’esercizio costante dell’ironia, dell’ambiguità e dello spiazzamento.

Fino al 16 Giugno- Spazio NONOSTANTE MARRAS -Via Cola di Rienzo 8, Milano

Il Risveglio - Il Distacco dell'Ala

Il Profeta degli Abissi - Danza Nuziale

Ascolto il mio volo - Bricolage della memoria

Camicia di pietra - La maschera dell'ipocrisia

Cinta d'alloro - Estrema difesa

Eudora - Galatea - Penelope

L'Ombra del desiderio - Il Desiderio della notte

La Carezza - La Maschera bianca

Protezione - Abbandono sul fondo

Pseudoedipo - Volerò per tornare

Vortici della serenità - L'ansia sospesa

Wednesday, March 29, 2017

I DISABITANTI - THE UNINHABITANTS

 La Galleria Riccardo Crespi presenta I disabitanti, una mostra concepita al confine tra arte e design a partire da un gruppo di opere che, per le sue caratteristiche potrebbero essere attribuite all’area dell’abitare. Le opere degli artisti suggeriscono tutte una connessione con corrispettivi oggetti del quotidiano, ma le porte di Patrizia Giambi in collaborazione con Opifici Dal Re, così come la cucina sgretolata di Gal Weinstein, rivelano, ad una analisi ravvicinata, una ben altra vocazione che tradisce una spinta al dis-abitare piuttosto che all’abitare: porte che non riparano, né isolano, una cucina in cui non si può cucinare, un separé che non protegge la privacy, invece di invitare ad una rassicurante idea di focolare domestico, una volta uscite dallo studio dell’artista, le opere palesano la loro inadeguatezza ad essere agite, mostrando così la sostanziale separazione tra i significati sottesi nella creazione di un’opera e la sua effettiva fruizione.
I disabitanti Gal Weinstein, Patrizia Giambi,
in collaborazione con Opifici Dal Re
 29 marzo – 20 maggio 2017
Galleria Riccardo Crespi
 Via Mellerio 1
 20123 Milano, Italia
Gal Weinstein, Untitled, 2016, installation, wood, mdf, variable dimensions

Gal Weinstein, Untitled, 2016, installation, wood, mdf, variable dimensions

Gal Weinstein, Untitled, 2016, installation, wood, mdf, variable dimensions


Gal Weinstein, Carpet, 2017, wool and mixed textile fibers, 250 x 350 cm


Patrizia Giambi, in collaborazione con Opifici Dal Re, Porta Office, 2017-esterno

Patrizia Giambi, in collaborazione con Opifici Dal Re, Porta Office, 2017, felt, 220 x 100 cm

Patrizia Giambi, in collaborazione con Opifici Dal Re, Porta Wunderkammer, 2017, felt, 220 x 100 cm


Patrizia Giambi, in collaborazione con Opifici Dal Re, Separé Ombelico, 2017, felt, 210 x 165 cm  

Friday, January 27, 2017

MIART 2017

DAL 31 MARZO AL 2 APRILE A MILANO TORNA LA ARTWEEK PIU’ IMPORTANTE D’ITALIA: MIART 2017

175 GALLERIE INTERNAZIONALI PROVENIENTI DA 14 PAESI 6 PREMI E UN FONDO ACQUISIZIONI DA 100.000 EURO OLTRE 60 CURATORI, DIRETTORI DI MUSEO E PERSONALITA’ DA TUTTO IL MONDO COINVOLTI NELLE SEZIONI DELLA FIERA, NELLE GIURIE E NEI TALK UNA SETTIMANA DI INCONTRI, INAUGURAZIONI, MOSTRE ED EVENTI IN TUTTA LA CITTÀ, DENTRO E FUORI DAI PADIGLIONI DELLA FIERA

Mancano poco più di due mesi a miart 2017, la ventiduesima edizione della fiera internazionale d’arte moderna e contemporanea di Milano organizzata da Fiera Milano e diretta per la prima volta da Alessandro Rabottini.  Dal 30 marzo al 2 aprile i padiglioni di fieramilanocity accoglieranno 175 gallerie internazionali che ancora una volta rappresentano il meglio dell’arte moderna e contemporanea e del design a edizione limitata. Si conferma importante la presenza di gallerie straniere che quest’anno partecipano alla fiera milanese: saranno infatti 71 le gallerie estere provenienti da 13 paesi oltre l’Italia (Austria, Belgio, Brasile, Francia, Germania, Gran Bretagna, Irlanda, Repubblica Slovacca, Romania, Spagna, Sudafrica, Stati Uniti, Svizzera), con una spiccata presenza di gallerie provenienti da Stati Uniti e Gran Bretagna – a testimoniare la forte attenzione del mercato più vivace del mondo verso miart. Con l’edizione del 2017 miart si conferma la fiera in Italia con la più ampia offerta cronologica, attraverso la presenza di opere che spaziano dai primi anni del secolo scorso fino alle più recenti sperimentazioni. Numerose le importanti gallerie internazionali che confermano la loro presenza dopo aver partecipato alle precedenti edizioni, come Alfonso Artiaco (Napoli), Bortolami (New York), Campoli Presti (Londra-Parigi), Cardi (Londra-Milano), Clearing (New York-Bruxelles), Sadie Coles HQ (Londra), Continua (San Gimignano-Beijing-Les Moulins-L’Avana), Raffaella Cortese (Milano), Massimo De Carlo (Milano-Londra-Hong Kong), Greene Naftali (New York), Kaufmann Repetto (Milano-New York), König Galerie (Berlino), Andrew Kreps (New York), Emanuel Layr (Vienna-Roma), Lelong (Parigi-New York), Giò Marconi (Milano), Mazzoleni (Torino-Londra), Massimo Minini (Brescia), Office Baroque (Bruxelles), Robilant+Voena (Londra-Milano), Lia Rumma (Milano-Napoli), Richard Saltoun (Londra), Seventeen (Londra-New York), Sperone (Sent), T293 (Roma), Tega (Milano), Tornabuoni (Firenze-Londra-Milano-Parigi), Michael Werner (New York-Londra), Wilkinson (Londra), Zero... (Milano). Tra le molte gallerie che si aggiungono per la prima volta spiccano 47 Canal (New York), A Gentil Carioca (Rio de Janeiro) , The Approach (Londra) (Berlino) Art:Concept (Parigi), Marianne Boesky (New York), Hollybush Gardens (Londra), Antoine Levi (Parigi),  Stuart Shave/Modern Art (Londra), Nahmad Project (Londra), Nathalie Obadia (Parigi-Bruxelles), Gregor Podnar (Berlino), Jocelyn Wolff (Parigi), Zeno X (Anversa). Miart è anche l’unica fiera ad avere al suo interno una sezione dedicata al design d’autore e da collezione: anche quest’anno la sezione Object conferma la partecipazione di influenti gallerie tra cui Dimoregallery (Milano), Luisa delle Piane (Milano), Erastudio Apartment (Milano), Giustini/Stagetti Galleria O. (Roma), Nilufar (Milano), Rossella Colombari (Milano), Antonella Villanova (Firenze).
Da lunedì 27 marzo e per tutta la durata della fiera. Ogni giorno aperture e visite speciali: dall’inaugurazione della personale di Santiago Sierra al PAC, per proseguire con gli opening delle mostre alla Fondazione Arnaldo Pomodoro, all’Albergo Diurno di Porta Venezia, a cura del FAI, ad Assab One, a FM Centro per l’Arte Contemporanea dei Frigoriferi Milanesi e al Triennale Design Museum; dalle aperture straordinarie della mostra a Palazzo Reale dedicata a Keith Haring, della mostra dedicata alla scultura tra Ottocento e Novecento alla GAM e al Museo del Novecento con il progetto Andy Warhol. Sixty Last Suppers e la presentazione del Premio Acacia 2017, per proseguire con quelle della nuova mostra alla Fondazione Carriero e dei progetti di Fondazione Prada Milano, fino alle visite speciali alla mostra di Miroslav Balka e l’evento di finissage della mostra personale di Laure Prouvost da Pirelli HangarBicocca, per concludere con le vetrine d’artista realizzate da Paola Pivi per la Rinascente in piazza Duomo e i mille altri appuntamenti ancora in preparazione.
fieramilanocity 
ingresso viale Scarampo, Milano gate 5, padiglione 3
www.miart.it
www.carnetdemiart.it
IMMAGINI GALLERIE:
Concept-Eric Hussenot-Fl Gallery-Galleria Tiziana De Caro-Giò Marconi Gallery-Plutschow Gallery-Project B-Prometeogallery-Riccardo Crespi-Rodolphe Janssen-Studio Guenzani-Decades Lorenzelli-Acappella-Car-Eastwards Prospectus
Ribot-Grimmuseum-Hollybush Gardens-The Approach Gallery-Contini-Guastalla-Lorenzelli-Open Art-Spazia Dadamiano-Varrengia-Werner-Colleoni

Friday, December 2, 2016

BELLOTTO E CANALETTO - LO STUPORE E LA LUCE EXHIBITION IN MILAN

A magnificent exhibition is being held in Milan: Bellotto and Canaletto - Wonder and Light, at the museum situated in Piazza Scala. This is the first exhibition project dedicated by Milan to the pictorial genius and creative intelligence of two leading artists of the European 18th century, Antonio Canal, known as “Canaletto” (Venice, 1697-1768), and his nephew Bernardo Bellotto (Venice, 1722-Warsaw, 1780).
The exhibition, which will remain open to the public from 25 november to 5 March 2017, is organised by Intesa Sanpaolo, curated by Bożena Anna Kowalczyk.  Comprising 100 works, including paintings (overall 72, counting 10 by Canaletto and 62 by Bellotto), 14 drawings (2 by Canaletto and 12 by Bellotto) and 14 etchings (2 by Canaletto, 9 by Bellotto and 3 by Fabio Berardi), the exhibition track is studied to illustrate one of the most fascinating episodes of European painting, Venetian Vedutismo (landscape painting), through the works of two artists who, bound by family ties, expertly transformed this particular genre into the avant-garde current that was so typical of the 1700s. Bellotto and Canaletto, painters whose talent far surpasses that of the landscape artists who anticipated them, achieve the highest standards of this artistic genre.
They were once acknowledged as the precursors of photography, but this exhibition, instead, underscores their affinity to the art of cinema, considering the combined use of manual sketches and preparatory drawings produced using the dark room, thus anticipating the creation of the photogram. Many are the differences between the two artists who dialogue today along an exhibition track structured in ten sections laid out thematically rather than chronologically to highlight the core interests of Bellotto, compared to those of Canaletto. While the latter met with success on the European scene by exploiting particular procedures of composition resulting from the rationalism of Enlightenment and from modern research on optics (the exhibition also includes the “optical chamber” he perfected and used for his creations), Bellotto understood his technical secrets and then developed his own original contribution according to his personal interpretation. Indeed, the nephew distinguishes himself from his uncle in many aspects: he initially followed him, and then found his personal vision of reality. Despite remaining within Canaletto’s schemas of composition, he changes the light and the technique with a more impressive effect. His shadows are deeper, he enhances the silver hue of light, and pays more attention to details and daily life.
The artistic journey commenced in Venice and reached Rome, Florence, Verona, Turin, Milan, where Bellotto applied Canaletto’s teachings to his views and landscapes that feature magnificent modern traits. He then moved on to Europe, with portraits of London, Dresda, Warsaw or Wilanòw, reaching both fantastic and imaginary locations that he depicted in his memorable Capricci

A Milano è in corso una grande mostra su Bellotto e Canaletto nella sede museale di Piazza Scala.
 Lo stupore e la luce, il primo progetto espositivo che Milano dedica ai due artisti di spicco del Settecento europeo: Antonio Canal, detto “il Canaletto” (Venezia 1697-1768) e suo nipote Bernardo Bellotto (Venezia 1722-Varsavia 1780).
La mostra, aperta al pubblico dal 25 novembre al 5 marzo 2017, è organizzata da Intesa Sanpaolo con la curatela di Bożena Anna Kowalczy.
Con 100 opere, tra dipinti (72 in tutto, di cui 10 di Canaletto e 62 di Bellotto), 14 disegni (2 di Canaletto e 12 Bellotto) e 14 incisioni (2 di Canaletto, 9 di Bellotto e 3 di Fabio Berardi), il percorso espositivo intende illustrare uno dei più affascinanti episodi della pittura europea, il vedutismo veneziano, attraverso l’opera dei due artisti che, legati da vincolo di parentela, seppero trasformare questo genere nella corrente d’avanguardia che tanto caratterizzò il Settecento. Se in passato Canaletto e Bellotto sono stati riconosciuti come i precursori della fotografia, questa mostra invece evidenzia la loro affinità con la cinematografia: l’uso combinato di schizzi a mano e disegni preparatori, tracciati utilizzando la camera oscura, anticipano lo sviluppo del fotogramma.
Molte le differenze fra i due artisti, che oggi dialogano in un percorso di mostra articolato in dieci sezioni e caratterizzato da un’impostazione non cronologica bensì tematica con l’obiettivo di mettere in rilievo gli interessi più importanti di Bellotto a confronto con quelli di Canaletto. Mentre quest’ultimo si impose sul teatro europeo grazie ai particolari procedimenti compositivi risultato del razionalismo di matrice illuminista e delle più moderne ricerche sull’ottica (è in mostra anche la “camera ottica” che egli mise a punto e utilizzò per le sue creazioni), Bellotto ne comprese i segreti della tecnica per poi sviluppare secondo una personale chiave interpretativa il proprio originale contributo. Il nipote si distingue infatti dallo zio per molti aspetti: agli inizi lo segue per poi trovare un suo modo di vedere la realtà. Pur mantenendosi negli schemi compositivi canalettiani, modifica la luce, cambia tecnica, risultando così più incisivo: vede le ombre più profonde, la luce più argentata, dedica maggior attenzione al particolare e al quotidiano.
Il viaggio artistico parte da Venezia per toccare Roma, Firenze, Verona, Torino, Milano – dove Bellotto mette a frutto l’insegnamento di Canaletto nelle sue vedute e paesaggi di stupefacente modernità – e prosegue quindi alla volta dell’Europa, con i ritratti di Londra, Dresda, Varsavia o Wilanòw, fino a raggiungere luoghi fantastici e immaginari, immortalati nei memorabili “capricci”.


Bernardo Bellotto
Il Canal Grande verso sud, dai Palazzi Foscari e Moro Lin fino a Santa Maria della Carità, Venezia , 1738
The Grand Canal Looking South, from Palazzi Foscari and Moro Lin to Santa Maria della Carità, Venice, 1738
Bernardo Bellotto
 Piazza San Marco Venezia, 1742

Bernardo Bellotto
Dresda dalla riva sinistra dell'Elba, a valle dei bastioni , 1748
Dresden from the Left Bank of the Elbe, below the Fortifications, 1748

Bernardo Bellotto
Pirna dal villaggio dei pescatori, 1753-1754
 Pirna from the Boatmen’s Village, 1753-1754

Bernardo Bellotto
Pirna dalla Fortezza di Sonnenstein , 1754-1756
 Pirna from the Sonnenstein Fortress, 1754-1756


Canaletto
Il Canal Grande con il Ponte di Rialto da sud, Venezia, 1740 
The Grand Canal with the Rialto Bridge from the South, Venice, 1740 
Canaletto
La Piazza San Marco verso ovest, Venezia, 1753
 Piazza San Marco Looking West, Venice, 1753



Wednesday, May 27, 2015

FONOBAR-VINI&VINILI OPENS IN MILAN

"Something old, something new, something borrowed, something blue “: this is what you will find in Milan from Wednesday , May 27th at the Fonobar – Vini & Vinili (Wines & Vinyls).
This idea comes from six friends, each of them with different backgrounds, but all united by the common denominator of the passion for good music and good wine. Since from the name ‘Fonobar’ you can discover which is the essence of this new wine bar, situated in Via Conca del Naviglio n. 10: the fonobar was a forniture as well as hosting a gramophone or a turntable and which also contained a small bar. As a metter of fact, all music lovers and anyone who is crazy about old (and new) vinyls will be not disappointed, since they could select some of their favourite albums and play them by themself at the console, or they could bring their own EPs and play them for all costumers and friends, lending some good music for everybody! The blue color is in the details of the wine cellar, which has a fine selection of Italian wines that will be accompanied by platters of cold cuts, cheeses and mini tapas. Cocktails there will be there too, of course! The Fonobar will be open soon not only in the evening time, when there will be performed concerts, live music sessions and DJ sets (strictly with vinyls!), but also for breakfast time and snacks during the afternoon. So… “Jazz do it!”

 “Qualcosa di nuovo, qualcosa di vecchio, qualcosa di blu, qualcosa di prestato”: ecco cosa potranno trovare i milanesi da mercoledì 27 Maggio al Fonobar – Vini & Vinili.
L’idea nasce da sei amici, ognuno con esperienze diverse, ma tutti uniti dal comun denominatore della passione per la buona musica e il buon vino. Nel nome già si trova l’essenza del nuovo locale di via Conca del Naviglio 10: il fonobar era un mobile che oltre a ospitare un grammofono o un giradischi, conteneva anche un piccolo servizio bar. L’appassionato di musica e di vecchi ( e nuovi) vinili, infatti, non rimarrà deluso, potendoli tal volta selezionare e far suonare lui stesso alla consolle, o portandoli da casa, prestandoli così all’ ascolto di clienti e amici. Il blu è nei dettagli cromatici della vinoteca, che presenta una ricercata selezione di vini italiani, serviti con taglieri e mini tapas. I cocktail non mancheranno, ovviamente! Presto il locale sarà aperto non solo la sera, quando si terranno i concerti, le sessions di musica live e i dj set (rigorosamente con i vinili!), ma anche per la prima colazione e nel pomeriggio. Quindi… “Jazz do it!”

 Fonobar – Vini & Vinili
 Inaugurazione mercoledì 27 Maggio – via conca del Naviglio 10, Milano




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