Friday, April 8, 2022

MUSEION - DAVID MEDALLA

MUSEION Bolzano- David Medalla: Parables of Friendship è la prima grande mostra internazionale dedicata all’opera dell'artista, poeta e attivista filippino David Medalla dopo la sua improvvisa scomparsa nel dicembre 2020. Realizzata da Museion insieme al Bonner Kunstverein, che ha ospitato l’esposizione fino al 30 gennaio 2022, e in stretta collaborazione con il David Medalla Archive di Berlino, la mostra racconta l’eredità vitale, lo spirito, l’energia e la radicalità della pratica dell’artista. 
 Disegni, dipinti, collage, sculture, neon, opere di arte cinetica, partecipativa e performance realizzati in oltre settant’anni di carriera: accanto a importanti prestiti e nuove commissioni, Museion esporrà molti lavori inediti e alcune opere fragili, restaurate per l’occasione e presentate al pubblico per la prima volta, in una mostra – a cura di Steven Cairns e Fatima Hellberg e con un allestimento di Michael Kleine Studio – che si preannuncia essere una pietra miliare per lo studio del lavoro di questo grande ed eclettico artista. L’opera di Medalla, caratterizzata da un’assoluta libertà di espressione, esplora le possibilità di scambio e intersezione tra arte e vita, mixando grandi temi del presente come l’ecologia, l’identità culturale, la sessualità, l’etica del lavoro, senza mai preoccuparsi delle compartimentazioni attuate dalla società. Dandy e viaggiatore, dopo essere arrivato a Marsiglia da Manila, già negli anni Sessanta Medalla ha vissuto a Londra, Parigi, Venezia, Berlino, New York e ancora a Manila, portando le esperienze di viaggio e di transizione all’interno del suo lavoro, spesso effimero e deperibile perché realizzato con materiali trovati, a ulteriore riprova della natura libera della sua pratica. 
 Fortemente influenzato dall'arte e dalla letteratura europea del XIX e XX secolo, figura attiva nella Swinging London, Medalla è stato determinante nella breve ma pionieristica esperienza della Signals Gallery (1962–64) di Londra, nel collettivo di performance sperimentali The Exploding Galaxy (1967–68) e in quello politicamente impegnato degli Artists for Democracy di cui è stato presidente (1974-1977). In collaborazione con l'artista Adam Nankervis (1994) fonda The Mondrian Fan Club e la Biennale di Londra (2000), dove i processi di collaborazione e scambio hanno continuato a essere centrali. 
 Come suggerisce il titolo, Parables of Friendship comprende ugualmente impegno sociale e trascendenza, le due caratteristiche principali della pratica di Medalla: la molteplicità della sua produzione instancabile e la sua continua ricerca di connessioni rivelano una ricerca di “unicità del tutto” attraverso le differenze, e una relazione con l’essere profondamente esperienziale e sentimentale. Nella sua opera si riflettono paradossi e traumi parte dell’identità culturale, identità che per lui resta un processo multitemporale e multidirezionale.

David Medalla.

Parables of Friendship

a cura di Steven Cairns e Fatima Hellberg

9 aprile – 14 settembre 2022










Saturday, April 2, 2022

PUTINPEACE | PEACE OF ART | Aste benefica online

Il progetto PUTINPEACE | artisti uniti contro la guerra lancia PEACE OF ART, asta benefica online in collaborazione con Catawiki a favore di Fondazione Cesvi, in prima linea al confine ucraino. Dai social network all'aiuto concreto: mentre prosegue il conflitto in Ucraina, la pagina Instagram @putinpeace che continua a raccogliere opere d'arte e generosità da tutto il mondo come un urlo contro l'invasione russa, lancia dall'1 al 10 aprile PEACE OF ART, asta benefica online in collaborazione con Catawiki, a favore di Fondazione Cesvi, organizzazione umanitaria impegnata nell'assistenza ai rifugiati nelle zone di confine. Dallo scorso 25 febbraio, allo scoppio del conflitto, in molti hanno aderito a @putinpeace tra artisti visivi e video, fotografi, art director, un urlo compatto da nazioni diverse con un’unica avvertenza: "The gallery will close when the war is over". 
 I tre fondatori (Fabrizio Spucches - Catania 1987, Andreana Ferri - Livorno 1992, Umberto Cofini - Padova 1993), hanno sin da subito affiancato il progetto social con azioni concrete: Spucches ha infatti intrapreso un viaggio di oltre due settimane nelle zone di guerra, incontrando persone, rifugiati, associazioni umanitarie, volontari, raccogliendo testimonianze nei centri di accoglienza e sui mezzi in fuga, dando il benvenuto in UE, offrendo ogni aiuto e sostegno laddove possibile. Con il materiale raccolto ha condiviso tramite la pagina @putinpeace un racconto day by day permettendo ai cittadini ucraini di non sentirsi soli e, a noi, di partecipare al dramma che si sta consumando attraverso gli occhi delle molte persone ritratte. Lo stesso per Umberto Cofini, che ha intrapreso il viaggio con Francesco Perruccio. Tra gli autori che hanno aderito al progetto, per ora ma lista è in continuo e generoso aggiornamento, e che doneranno le opere in asta: Pavlo Makov (l'artista ucraino che rappresenterà il Padiglione nazionale alla Biennale di Venezia) con Sergiy Zhadan, Oliviero Toscani, Jean-Charles De Castelbajac, TvBoy, Goldschmied & Chiari, Giorgio Galimberti, Lady Tarin, Orticanoodles, Giuseppe Veneziano, Ludovica Bastianini, Merle Goll. L'intero ricavato dell'asta PEACE OF ART verrà devoluto a favore di Fondazione Cesvi, presente in Ungheria a Záhony e in Romania a Sighet per supportare i rifugiati attraverso l’accoglienza alle frontiere, offrendo spazi sicuri in cui garantire protezione, servizi essenziali, assistenza legale, riposo e gioco, soprattutto per mamme, bambini, anziani e persone con disabilità. Inoltre, in collaborazione con i partner europei di Alliance2015 continua a essere presente in Ucraina per assistere gli sfollati garantendo aiuti umanitari e kit medici. 
 PUTINPEACE cerca di fare la propria parte. 
 PUTINPEACE chiuderà quando la guerra sarà finita e non vede l’ora di chiudere.
 PUTINPEACE parla a nome di tanti perché “Welcome to European Union”. 
 Per condividere immagini, video, fotografie contro la guerra e per sostenere il progetto: @putinpeace #putinpeace 
 Per partecipare all'asta benefica PEACE OF ART dall'1 al 10 aprile: www.catawiki.com



Tvboy

Jean Charles de Castelbajac

Ludovica Bastianini

Fabrizio Spucches
studio spucches UkrainianS pring-2022

Andreana Ferri

Goldschmied & Chiari

Oliviero Toscani



Friday, April 1, 2022

'GET ME PATRICK' - ADDIO PATRICK DEMARCHELIER

"È con grande tristezza che annunciamo la morte di Patrick Demarchelier, avvenuta il 31 marzo 2022, all'età di 78 anni."- Questo l'annuncio su Instagram da parte dell'entourage del fotografo. 
 Demarchelier nasce in un piccolo paesino vicino Parigi nel 1943, trascorre la sua adolescenza a Le Havre. A 17 anni la sua prima macchina fotografica. A 20 anni si trasferisce a Parigi dove diventa fotografo prima lavorando come assistente di Hans Feurer, poi in proprio per Elle e Marie Claire. Nel 1975 si trasferisce a New York iniziando una lunga collaborazione con le riviste americane, in particolare le testate di Condé Nast come Vogue, Glamour e Mademoiselle. Nel 1992 approda ad Herper's Bazaar, assunto da Liz Tilberis, per le sue fotografie così chiare, grafiche. Era il materiale perfetto per i paginoni disegnati dal direttore creativo Fabien Baron. Dagli anni '70 a oggi, Demarchelier ha realizzato le copertine di Harper's Bazaar, Vogue, Elle, Esquire e Arena Homme. Suo, il Calendario Pirelli del 2005 e del 2008. Portano la sua firma anche molte campagne pubblicitarie maison d'alta moda da Chanel a Yves Saint Laurent, da Louis Vuitton a Versace fino a Giorgio Armani, Ralph Lauren e Calvin Klein. Fu il primo a fotografare Lady Diana di cui divenne il ritrattista ufficiale, il primo non britannico ad esser scelto come fotografo reale, con scatti che catturavano l'informalita' della principessa. 
Herper's Bazaar ha definito così il suo lavoro: "Per gente che vuole veramente apparire belle, Demarchelier è diventato il fotografo di elezione, forse il più desiderato degli anni '90".

Lili Rose Depp for Chanel 

Cindy Crawford 

Claudia Schiffer.
Madame Figaro, 1990.

Kate Moss for Calvin Kein 1992

Kate Moss, New York, 2010

Nadja Auermann for Herper Bazaar 
  July 1994

Nude. St. Barthélémy 1994

Dior Haute Couture, 2011. 

Christy Turlington, 1987

Sasha Pivovarova for Dior S/S 2018

Angelina Jolie for Vanity Fair


Wednesday, March 30, 2022

LAWRENCE CARROLL AL MUSEO MADRE

Il Madre di Napoli celebra Lawrence Carroll,l’artista vissuto tra gli Stati Uniti e l’Italia con la prima mostra antologica dalla sua scomparsa: 80 opere che raccontano la storia, la ricerca e le inquietudini di un interprete cosmopolita della ricerca pittorica. 
 Mentre negli anni Ottanta si assiste negli Stati Uniti alla storicizzazione della Pop Art, all’esaurirsi dell’Espressionismo Astratto e del Minimalismo, Lawrence Carroll (Melbourne 1954 – Colonia 2019) si trasferisce in un’euforica New York dove, finchè lavora come grafico e illustratore, dà vita alle sue prime opere, non riconducibili a una specifica tendenza: fin da subito i suoi quadri sono strumenti di indagine del fare pittura al di là delle scuole e delle teorie del secondo dopoguerra. A tre anni dalla sua scomparsa il Madre di Napoli dedica la prima grande retrospettiva museale a Lawrence Carroll. 
La mostra – a cura di Gianfranco Maraniello – indaga la storia e la figura di questo protagonista della scena artistica nordamericana e internazionale, non assimilabile alla storia delle avanguardie e neoavanguardie. "Siamo orgogliose di presentare al Madre questo omaggio a Lawrence Carroll, artista vissuto tra gli Stati Uniti e l'Italia– affermano la Presidente Angela Tecce e la Direttrice Kathryn Weir–, progetto espositivo che si inserisce nella tradizione delle grandi mostre che il museo ha dedicato a protagonisti della ricerca artistica contemporanea. La pittura, la scultura, le installazioni e le foto di Carroll sono testimonianze di una profonda riflessione interiore e della sua costante indagine sull'esistenza e sulla necessità che l'umanità ha dell'arte. Le sue opere dai colori sommessi, stratificati e dalle forme essenziali inglobano memorie del vissuto e tracce del reale, trasfigurandoli in un linguaggio rigoroso ed evocativo".
 La mostra presenta 80 opere dell’artista realizzate nel corso di oltre trent’anni di carriera (dal 1985 al 2019), allestite in un percorso che – come nel sentire dello stesso Carroll – privilegia le relazioni delle opere con lo spazio e con i sentimenti rispetto alla paralizzante classificazione cronologica o tematica. Carroll considerava infatti i suoi lavori presenze fisiche che abitano gli spazi e che incontrano l’osservatore, entrandoci in dialogo. Ogni sua realizzazione mantiene per questo la stessa imperfezione dell’essere umano e, usando le sue stesse parole, un necessario “ancoraggio al mondo”.
 “Lawrence Carroll ha un ruolo eminente nella storia dell’arte americana per avere mostrato orizzonti e aperture oltre l’impasse dei dogmatismi teorici che avevano sostenuto gli impianti di modernismo e postmodernismo fino alla metà degli anni Ottanta – dice Gianfranco Maraniello, curatore della mostra –. Realizzare oggi una mostra di Lawrence Carroll significa restare fedeli alla sua inquietudine, corrispondere alla vitalità di opere che continuano a cercare il loro luogo dove vivere interrogando le incessanti possibilità della pittura.” Nelle opere di Carroll sono presenti temi e maniere della pittura contemporanea negli Stati Uniti, da Jasper Johns a Robert Ryman, da Ad Reinhardt a Robert Rauschenberg, come della scultura di Donald Judd e Carl André; partendo dalla progressiva cancellazione di immagini preesistenti, Carroll arriva a stesure di colore bianco simili alla tela stessa. La superficie del quadro si rivela così non solo un campo stratificato di pigmento, ma anche un modo per osservare il potenziale infinito di dipingere. 
 Nei suoi quadri Carroll ha continuato a interrogare gli strumenti dell’arte, tagliando e ricombinando porzioni di tela dove le cuciture sembrano disegni o ferite, innestando oggetti organici o inorganici – fiori, foglie, guanti, scarpe, la polvere del suo studio – dando luogo a sorprendenti volumetrie, attuando una costante ridefinizione della pittura. Attraverso le sue opere l’artista propone un’incessante interrogazione su quale sia la sua posizione nei confronti della realtà, della sua solitudine di fronte al mondo, del mondo da lui creato.
25 marzo – 5 settembre 2022

Madre - museo d’arte contemporanea Donnaregina, Napoli











Tuesday, March 29, 2022

RICHARD SERRA - “40 BALLS”

MIlano - Tra gli artisti più significativi della sua generazione, Leone d’oro alla carriera alla Biennale di Venezia nel 2001, Richard Serra (San Francisco, 1939) ha installato le gigantesche sculture in acciaio per cui è internazionalmente riconosciuto in contesti architettonici, urbani e paesaggistici di tutto il mondo: da Londra a Berlino, da Napoli a Bilbao, le sue opere da più di cinque decenni popolano gli spazi pubblici e i musei, instaurando una relazione diretta con lo spettatore. 
Dal 30 marzo al 5 agosto 2022, con la mostra 40 BALLS la sede milanese di Cardi Gallery presenta per la prima volta 40 nuovi disegni, tutti pezzi unici, realizzati dall'artista americano appositamente per l'occasione, in un allestimento da lui stesso ideato. Accanto alle sue imponenti sculture site-specific, nel corso della sua lunga carriera Richard Serra ha approfondito con costanza la pratica del disegno, realizzando opere che, per la loro capacità di indagine del reale e di costruzione del segno grafico, risultano immediate e assolute quanto le sue sculture. Per i suoi disegni l'artista utilizza, sin dal 1971, uno stick di vernice nera (pittura a olio compressa, cera e pigmento) lavorando in modo intuitivo: anche se queste opere sono parte integrante di quello studio dei temi chiave di tempo, materialità e processo, caratteristici della sua pratica scultorea, non vanno considerati schizzi o studi per le sculture. I disegni di Richard Serra sono opere a sé stanti, ognuna con un carattere e un'energia singolari, resistenti a qualsiasi associazione metaforica o emotiva, tutti pezzi unici.







Monday, March 28, 2022

MIART 2022

150 gallerie da 21 Paesi: dal 1 al 3 aprile 2022 torna miart, la fiera internazionale d’arte moderna e contemporanea organizzata da Fiera Milano, che conferma le date annunciate e si riposiziona come da tradizione in primavera. In un aprile denso di importanti appuntamenti per il mondo dell’arte, miart sarà la prima fiera di settore del 2022 organizzata in Italia e tra le prime in Europa: l’avvio simbolico di una nuova fase, il primo movimento di una nuova possibile sinfonia. Nella seconda edizione diretta da Nicola Ricciardi, miart rafforza la sua portata internazionale e rimette al centro il legame con la città, di nuovo protagonista dentro e fuori il quartiere fieristico. A soli sette mesi di distanza dall’edizione 2021, eccezionalmente organizzata nel mese di settembre, con 150 gallerie operanti da 21 Paesi miart sarà cronologicamente la prima fiera d’arte del 2022 in Italia e tra le prime in Europa: un appuntamento imprescindibile per il pubblico e i collezionisti italiani e internazionali alla ricerca dei grandi capolavori del primo Novecento come delle creazioni delle ultime generazioni di artisti e del design d'autore. miart 2022 torna a ospitare le principali gallerie italiane e al tempo stesso rafforza in modo significativo la sua portata internazionale, grazie a importanti ritorni e a nuovi e straordinari ingressi. I progetti, accuratamente selezionati dal comitato, hanno l'obiettivo di presentare una fiera coerente e accurata, promuovere il dialogo tra le gallerie e tra artisti iconici e nuovi talenti, esaltare la tradizione con un occhio rivolto al futuro.

Grazia Varisco,

Reticolo frangibile Quadricromia, 1969, acrylic, wood and glass,
53 x 72 cm,
courtesy Volker Diehl Gallery, Berlin, copyright Alicja Kielan 


Jannis Kounellis,

Senza titolo, 2000.
Lamiera di ferro, piombo, brandina in alluminio e coperta, 200x180x10 cm.
Courtesy Galleria Fumagalli 


Bruno Munari,

Macchina inutile, 1934-1984,
cartoncino Arches serigrafato, legno, spago e tondino in ferro brunito per contrappeso,
253 x 72 cm
Courtesy MAAB Gallery, Milano 


Yuli Yamagata

Explorador, 2021
shoe, dried fish, pool noodle, resin, rope, fake leather, silicone fiber, sewing thread
62 × 90 × 70 cm
unique
Cooutesy Madragoa 


Luigi Ghirri
Milano (Studio di Aldo Rossi), 1989-90
signed, dated and stamped estate verso
c-print, vintage
image 19.1 x 24.1 cm (7.5 x 9.5 in.)
framed 41.5 x 51.5 x 3.2 cm (16.3 x 20.3 x 1.3 in.)
Photo: Luigi Ghirri, Milano (Studio di Aldo Rossi), 1989-90 © Eredi di Luigi Ghirri, Courtesy Mai 36 Galerie, Zurich 


Alighiero Boetti,

Le infinite possibilità di esistere, 1990,
Arazzo,
33x34
Courtesy ML Fine Art Matteo Lampertico, Milano - credito fotografico Paolo Vandrasch, Milano 


Adelaide Cioni,

Study for a red headdress, 2020, wool stitched on canvas,
cm.112x92
Courtesy the artist and P420, Bologna Photo Credit Carlo Favero
 


Aldo Mondino,

Pinguini, 1963,
tecnica mista e collage su masonite, 180x130 cm
Crediti e courtesy Galleria Il Ponte 


Lucio Fontana,

Battaglia equestre,1947, Ceramica,
12x14x8 cm,
Courtesy Galleria Allegra Ravizza 


Ugo Mulas

Saul Steinberg, Palazzina Mayer #02, Milano, 1961
Modern Print. Gelatin silver print on baritated paper on board 37 × 37 cm (not framed)
63 × 58 × 4 cm (framed)
Edition of 28
Courtesy Archivio Ugo Mulas, Milano – Galleria Lia Rumma Milano/Napoli 


Marcia Hafif,

Nr. 111 (from the series Italian Paintings), 1966 acrylic on canvas
70 x 70 cm
Courtesy Galerie Hubert Winter, Vienna_Established 


Toti Scialoja

Il primo dell’anno, 1957
olio e tempera su tela di canapa
184,3 x 179,3 cm
Courtesy Studio Vandrasch e Galleria dello Scudo, Verona 


Anna Perach

Mother of Egg, 2019
tufted yarn, beading and wooden frame 90 x 150 x 110 cm
Courtesy of the artist and ADA Rome Photo by Matt Ashford 


Ezio Gribaudo,
Cuba, 1967,
acrylic on canvas and mixed media,
80 x 100 cm,
Unique
courtesy of the artist & Sans titre (2016), Paris credit: Isabelle Arthuis 


Enzo Mari
Progetto 1379A, Le porte, 1976-84
Serigrafia su carta
50x69.5 cm
Ed. Danese, XXV prove d’artista numerate e firmate Courtesy Eredi Enzo Mari e Galleria Massimo Minini 



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