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Friday, November 3, 2023

CARLA FENDI FOUNDATION | Daniele Puppi. Frammento Fatica n.26

A Milano dal 6 al 19 novembre presso l'ADI Design Museum e a Roma dal 27 novembre al 2 dicembre allo Spazio WeGil, è in mostra il video del progetto Frammento Fatica n. 26, installazione commissionata dalla Carla Fendi Foundation all'artista Daniele Puppi per l'edizione 2022 di Spoleto Festival dei Due Mondi. 
 Il progetto è stato selezionato per la categoria Exhibition Design ed è visibile nel corso dei due eventi espositivi, insieme ad oltre 120 lavori selezionati da ADI Design Index per l'edizione del biennio 2022-2023 del prestigioso Compasso d'oro. Frammento Fatica n. 26 è un lavoro fotografico tridimensionale realizzato dall'artista nel 2004, rielaborato concettualmente per diventare un wall-drawing sulla facciata del seicentesco Teatro Caio Melisso – Carla Fendi, restaurato dalla Fondazione. 
 "La gigantesca mano di Frammento Fatica n.26 mi ha fatto subito pensare ad un gesto di protezione e cura nei confronti di un prezioso bene culturale del passato a cui la Fondazione è particolarmente legata", dichiara Maria Teresa Venturini Fendi, Presidente della Carla Fendi Foundation. "Sono convinta che un'opera site-specific elaborata per avere una forte relazione con un dato contesto storico possa inserirsi positivamente e con grande impatto visivo e concettuale nel design urbano, anche in un'antica città d'arte come Spoleto, e apprezzo che le intenzioni, il significato e l'estetica contemporanea di questo progetto siano stati compresi e selezionati per ADI Design Index" aggiunge Maria Teresa Venturini Fendi, Presidente della Carla Fendi Foundation. 
 EVENTO INAUGURALE | DIRETTA STREAMING lunedì 6 novembre 2023, ore 18.00 ADI-DESIGN.ORG FACEBOOK @ADIassodesign YouTube ADI ASSOCIAZIONE PER IL DESIGN INDUSTRIALE

MILANO | ADI DESIGN MUSEUM

Piazza Compasso d'Oro

6 - 19 novembre 2023

 

ROMA | SPAZIO WEGIL

Largo Ascianghi 5, Trastevere Roma

27 novembre - 2 dicembre 2023



Friday, June 16, 2023

WHITE CARRARA023 | STILL LIV(F)E. Le forme della scultura

A Carrara (MS), città frequentata nei secoli da scultori di tutto il mondo per il marmo statuario delle Apuane e le maestranze altamente specializzate, dal 17 giugno al 1 ottobre 2023 va in scena la settima edizione di White Carrara, manifestazione che coinvolge l'intero centro storico con sculture e installazioni di artisti nazionali e internazionali nelle strade e nelle piazze.
 White Carrara si articola in due progetti paralleli che , come indicato dal titolo STILL LIV(F)E, giocano sul tema della trasformazione dal blocco non lavorato - STILL LIFE - alle varie forme della scultura contemporanea, STILL ALIVE. Una scultura viva, in movimento, interpretata anche dall'obiettivo di cinque autori contemporanei.
 Nel centro storico della capitale mondiale del marmo, sono dislocate le sculture di Sergi Barnils, Mattia Bosco, Stefano Canto, Michelangelo Galliani, MOG, Mikayel Ohanjanyan e Quayola, unitamente ad un'opera storica di Giò Pomodoro, collocata di fronte all'Accademia di Belle Arti di Carrara, in dialogo con le giovani promesse della scultura contemporanea. A Palazzo Binelli, sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara (Via Verdi, 7), è allestita la mostra Visioni plastiche. Le forme della scultura, che interpreta il tema della scultura attraverso le fotografie di Bruno Cattani, Giacomo Infantino, Simon Roberts, Carolina Sandretto, Dune Varela.
Bruno Cattani - serie Eros, 2000-2022
Carolina Sandretto -Discobolo, 2020
Dune Varela - serie Sculptures, 2023
Giacomo Infantino -Desired Constellations, 2022
Gio Pomodoro-Folla grande,1961-62
Mattia Bosco - Sezione Aurea, 2023
Michelangelo Galliani - Lassu, 2019
Sergi Barnils-Senza titolo, 2021-2022
Simon Roberts - Shrouded Sculpture(Theseus and the Minotaur by Antonio Canova), 2021
Stefano Canto - Carie, 2021

Tuesday, December 6, 2022

"L’incanto del buio. Racconto di Natale”

La nuova proposta espositiva di Tricromia ArtGallery è dedicata alle tavole di Claudia Palmarucci, tratte dal racconto di Francesca Scotti “L’incanto del buio. Racconto di Natale” edito da Orecchio Acerbo. Nella realtà, l’intesa armoniosa tra chi scrive e chi illustra. Nella finzione, un magnifico gioco d’immaginazione e sensazioni tra due piccoli amici. Un racconto autentico d’infanzia, un ritratto del legame profondo e inesauribile che due bambini si regalano a vicenda, lontano dal mondo reale e dalle lucine dell’albero. 
 Oggi è Natale. In attesa di scambiarsi i regali, Pietro e Giulia, amici da sempre, giocano a buio: il loro gioco preferito che può occupargli interi pomeriggi. Nell’oscurità della camera, al tatto, gli oggetti che hanno raccolto e poi sparso sul pavimento diventano altro nelle loro parole: una forchetta può essere a chiave di un forziere, una scarpa è forse il letto di una fata. Quando le loro mani si incontrano al buio, viene naturale per Giulia e Pietro dare un nome anche ai loro sogni reciproci: un’archeologa e un cigno sta per dire Pietro, un pilota d’aereo e un cervo, sta pensando Giulia. Qualcuno apre la porta e accende la luce. Il buio svanisce e l’incanto s’interrompe, i loro sogni tornano svelti a nascondersi, ma non spariscono, perché è nel domani la chiave per diventare realtà. 
 CLAUDIA PALMARUCCI 
Nata a Tolentino (MC) nel 1985, Claudia Palmarucci studia all’Accademia di Belle Arti di Macerata, dove ora è arrivata a insegnare. Di certo, ai grandi maestri della pittura Claudia guarda costantemente, e all’illustrazione dedica le sue energie e i suoi pensieri. Nel catalogo di Orecchio acerbo: “Le case degli altri bambini” di Luca Tortolini (2015), “I musicanti di Brema” dei fratelli Grimm (2012) e “La Rosa” di Ljudmila PetruÅ¡evskaja (2011) il suo album d’esordio, con il quale è stata selezionata a Illustr’arte 2011 e al prestigioso CJ Picture Book 2011. Il suo ultimo libro illustrato “Marie Curie nel paese della scienza”, su testo di Irène Cohen-Janca, ha vinto il Bologna Ragazzi Award 2020 nella sezione Non Fiction. 

 dal 6 all’11 dicembre
 Tricromia 
Via Roma Libera 10 - Roma












Monday, August 24, 2020

THE BITS YOU REMEMBER WHEN YOU WAKE UP


Novara- Ad Agrate Conturbia – piccolo comune di 1.500 abitanti a 30 km da Novara – gli spazi recuperati di un’antica cascina sono stati trasformati in un luogo dedicato all’espressione artistica e agli artisti: è CASCINA I.D.E.A. il nuovo progetto di Nicoletta Rusconi Art Projects.
 CASCINA I.D.E.A. si compone di ampi spazi espositivi in ambienti domestici e non, una residenza per artisti e un parco di sculture. Cascina I.D.E.A. nasce dunque come occasione di pura sperimentazione, nella volontà di dissolvere i confini tra discipline e di ospitare esperimenti di arte ambientale.
 Il primo artista ospite di Cascina I.D.E.A. è Federico Pepe. Artista, editore, designer, connettore e rianimatore culturale. I suoi grafismi, le cromie e le figurazioni sono i medesimi, la radice generativa è una sola. Federico Pepe è certamente una delle figure italiane più complesse: in lui convivono perennemente tante anime, diverse e collaboranti. Esplora le potenzialità compositive ed espressive dei suoi segni con una spiccata componente ossessiva incarnando, in modo modernissimo, il definitivo superamento della seicentesca separazione dei saperi. Tutta la sua opera è leggibile solo sul piano della continuità espressiva. Inizia a lavorare in pubblicità come art director in McCann Erickson dove incontra Maurizio Cattelan e Paola Manfrin che proprio da quegli uffici creavano il mitico Permanent Food. Quando sperimenta con la fotografia è con Pierpaolo Ferrari, con cui fonda nel 2006 Le Dictateur, progetto editoriale prima e spazio espositivo indipendente tra i più celebri in Italia, poi, che ha visto il susseguirsi di nomi di spicco come Paola Pivi, Nico Vascellari, Sophie Calle, Micol Assael, Luca Vitone, Roberto Cuoghi, solo per citarne alcuni. Dalla collaborazione con l'artista e fotografo Jacopo Benassi nasce The eyes can see what the mouth can not say, e il progetto COCO all'insegna della convergenza tra musica e videoarte. Attorno a Federico si genera una vera e propria comunità di persone e di intenti. La sua opera editoriale è stata esposta dal MoMA di New York, alla Kunsthalle di Vienna, passando per il Laboratorio Formentini per l'Editoria. La poetica indipendente del suo spazio espositivo lo ha portato fino alla Turbine Hall della Tate Modern per l'esibizione "No soul for sale" curata da Cecilia Alemani, Maurizio Cattelan e Massimiliano Gioni. La sua produzione nel design gli è valsa l'assegnazione del Good design award al Chicago Athenaeum. Ma è dall'incontro con la grande designer spagnola Patricia Urquiola che la sua carriera, in questo ambito, è stata profondamente segnata: dal confronto continuo sul confine tra arte e design sono nate mostre e collezioni. Federico Pepe oggi è pronto a lasciarci immergere in tutta la sua opera e ha scelto di farlo nello spazio speciale di Cascina I.D.E.A., con la mostra monografica THE BITS YOU REMEMBER WHEN YOU WAKE UP, a cura di Marco Tagliafierro.  Quadri, sculture, wallpaper, tappeti, design, editoria: le sue opere agiscono come attori di un mobilissimo immaginario fluido. Federico Pepe è il direttore d'orchestra, l'armonizzatore del suo incessante bisogno espressivo e sincretico.




Wednesday, October 23, 2019

LUCIANELLA CAFAGNA - RAGAZZE

Roma - Palazzo Merulana presenta RAGAZZE la mostra personale di LUCIANELLA CAFAGNA. L'artista romana lavora da vent'anni intorno al tema dell'adolescenza, concentrandosi in particolare sulla figura archetipica della fanciulla-ninfa, nella storia dell'arte come nella psicologia del profondo. Le sue caratteristiche di ambiguità, l'essere tra l'umano e il divino, tra l'infanzia e l'età adulta, la sua androgina indeterminatezza fanno di ninfa un essere che sfugge alle costrizioni e stereotipizzazioni nelle quali continuamente si cerca di chiuderla, ma anche il simbolo di quella misteriosa bellezza carica di pathos che è del transitorio, dell'impermanente. Ninfa come il fiore di ciliegio, incarnazione di quel mono no aware, di quel senso di nostalgia, che introduce nel sentimento della bellezza la profondità del tempo, il senso struggente della sua solitudine. Cafagna vuole celebrare questa figura nella sua declinazione contemporanea, dedicando le sue ragazze a tutte le nuove coraggiose Antigoni comparse sulla scena da qualche anno. Antigone è da sempre considerata il simbolo della lotta contro il potere, della ribellione solitaria e romantica contro l'ingiustizia di un tiranno. “Dalle Pussy Riot alla ragazzina che legge la costituzione davanti all'esercito russo, da Malala a Eddi la guerrigliera che è andata a difendere l'esperimento curdo dagli integralisti, da Greta, alla ragazza vissuta sugli alberi, a tutte le “capitane”. E’ una figura totalmente nuova e carica di speranza,” dice la Cafagna. Lucianella Cafagna è nata a Roma nel 1968. Ha studiato all'École Nationale Supérieure des Beaux-Arts di Parigi e ha passato un periodo d'apprendistato nello studio di Pierre Carron, pupillo di Balthus, esperienza che si è chiusa con una collettiva al Grand Palais. Nel 2011 ha partecipato alla 54˚ Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia all'interno del Padiglione Italia e nel 2014 ha una voce a suo nome nell'Enciclopedia Treccani, dove è annoverata tra i venti artisti contemporanei più rilevanti del panorama italiano.
Da oggi fino al 31 ottobre
PALAZZO MERULANA
Via Merulana 121, 00185 Roma





Thursday, January 17, 2019

3 GIOVANI ARTISTI ALLA GAMeC DI BERGAMO

La galleria d'Arte moderna e contemporanea  GAMeC di Bergamo inaugura oggi con tre giovani artisti: Oscar Giaconia, Jacopo Milani e Valentina Gervasoni.I progetti, a cura di Sara Fumagalli e Valentina Gervasoni, confermano l’attenzione che la GAMeC riserva da sempre ad artisti e curatori delle nuove generazioni, creando opportunità espositive e occasioni di approfondimento del loro lavoro.
OSCAR GIACONIA - HOYSTERIA: L'assonanza concettuale e fonetica che accomuna le parole "osteria", "ostrica" e "isteria" produce un titolo intraducibile, un equivoco linguistico, una disfunzione di senso incarnata dalle figure che abitano l’esposizione: locandieri, falsari, vecchi nostromi, sentinelle, spettri e mostri sono i soggetti che popolano lo Spazio Zero della GAMeC, e che mettono in scena una degenerazione contemporanea della pittura di genere. La maniacalità linguistica di Giaconia si esprime attraverso l’uso di materiali eterogenei come silicone, vulcanite, nylon, gomma di neoprene, salpa, elastomeri, rivelando l’accanimento e l’ostinazione empirica della sua ricerca e della sua pratica pittorica.

JACOPO MILANI (Firenze, 1979), è presente con due opere video che rielaborano le tematiche trattate nel film Teorema di Pier Paolo Pasolini: in Deserto (2017) un corpo enigmatico, lunghe unghie laccate di rosso, una nuova lingua dei segni, una voce, un testo, danza e fotografia sono gli elementi che danno vita a una fitta trama di stimoli in cui linguaggio verbale e visivo si intrecciano al lessico sensoriale e sensuale. TEOREMA TEOREMA TEOREMA (2018), appositamente prodotto in collaborazione con la GAMeC per questa edizione, rappresenta invece l’ideale sviluppo di Deserto e ha come protagonista il performer parigino Matyouz – danzatore, Master of Ceremony e commentatore dei più importanti Vogue Contests in Europa.

 DRIANT ZENELI - WHEN DREAMS BECOME NECESSITY costituisce una riflessione sul fallimento, inteso non come fine ma come opportunità per immaginare sentieri ancora inesplorati e accogliere lo stimolo di nuove sfide. I tre video documentano altrettante azioni performative svolte dall’artista: un salto nel vuoto, un volo con il parapendio e un lancio agganciato a una teleferica, a tutta velocità. In tutti i casi, Zeneli cerca di realizzare tre desideri, tre sogni verosimilmente impossibili da concretizzare, che implicano un certo grado di pericolosità e coraggio. La modalità stessa di ripresa, con la camera a mano, contribuisce a creare una dimensione immersiva, a dare la sensazione di essere presenti, fisicamente, accanto all’artista nel momento in cui si accinge a compiere le sue azioni.

Oscar Giaconia

Oscar Giaconia

Oscar Giaconia

Oscar Giaconia

Jacopo Milani

Jacopo Milani

Driant Zeneli

Driant Zeneli

Wednesday, June 29, 2016

ANISH KAPOOR AT CASAMADRE

 THE ANISH KAPOOR OPENING EXHIBITION YESTERDAY AT CASAMADRE ART GALLERY IN NAPLES.
WHILE I LIQUEFIED FOR THE HOT, THE SILICONE AND RED PIGMENTS WORKS AND THOSE OF WAX, FORTUNATELY THEY REMAINED INTACT.
A CYCLE OF FOUR DRAWINGS AND SIX SCULPTURES  LINKED TO THE THEME OF ROTATION; IN THE LAST ROOM: THE ALUMINIUM MIRROR,  A MIRROR GAME THAT PLAYING WITH  EFFECTS BETWEEN CONCAVE AND CONVEX.
KAPOOR'S WORKS ARE CONCEPTUALLY SPATIAL, PURE ABSTRACTIONS, MEASUREMENTS OF THE INFINITE, OF ABSENCE MORE THAN PRESENCE; IS ACTION IS NEVER NORMATIVE OR IMPOSITIONAL. HIS SCULPTURES ARE SUSPENDED BETWEEN THE MATERIAL AND IMMATERIAL, HARD AND SOFT, SOLID AND FLUID, WEIGHT AND LIGHTNESS, LIGHT AND DARKNESS, AND THE GESTURE THEY INTRODUCE ALSO OSCILLATES BETWEEN STRENGTH AND ABANDONMENT.
HOW CAN WE DESCRIBE THE WORKS IN THIS EXHIBITION: FORMS IN MOTION, REFLECTING FORMS, KAPOOR'S SCULPTURAL OBJECTS ARE INTELLECTUAL ACTS SHAPED BY THE UNCERTAIN  ETYMOLOGY OF OBIECTUM, TO UNDERSTAND KAPOOR'S VIEWPOINT, WE MUST THINK OF OBJECTS TOGETHER WITH SPACE, FOR THE ARTIST OBIECTUM IS AN INDETERMINATE CONCEPT, A NATURALLY INFINITE POSSIBILITY, NOT VISIBLE OBJECTS THAT WE HAVE POSITIONED IN SPACE, BUT THE OBJECT AS A UNIQUE EXTENSION- HIDDEN, COMPRESSED, SWALLOWED UP IN FORMS,  IS THE PRINCIPAL THEME OF HIS WORK.
THE SCULPTURES INSIST ON COLLECTING AND CONCENTRATING WITHIN THEMSELVES AS MUCH OF THE EXTERNAL WORLD POSSIBLE, AS IF FORM WERE AN INNER QUALITY OF THINGS, UNATTAINABLE AND INTANGIBLE; AS IF THE SCULPTOR'S FATE WERE TO ALLOW THIS TO SHINE THROUGH, CROSSING OVER TOWARD WHAT WE CAN NEITHER CONCEDE NOR COMPREHEND.
FUNDAMENTALLY ALL KAPOOR'S ART CONVEYS A SPACE THAT IS SUCKED UP AND CONDENSED INTO OBJECTS THAT REMAIN MUTE AND INEXPRESSIVE, PERFECTLY EMPTY, EVEN IF THEY SEEM LIKE PRESENCES THAT ARE CORPOREAL  AND BOUNDLESS, OR INDEFINITE AND FLEETING, LIKE SOME OF THESE WORKS IN THIS EXHIBITION.


HA INAUGURATO IERI A CASAMADRE, LA GALLERIA D'ARTE CONTEMPORANEA A PIAZZA DEI MARTIRI A NAPOLI, LA MOSTRA DI ANISH KAPOOR.
MENTRE IO MI SCIOGLIEVO DAL CALDO LE OPERE  DI SILICONE E PIGMENTI  ROSSI E QUELLE DI CERA  FORTUNATAMENTE SONO RIMASTE INTATTE.
UN CICLO DI QUATTRO DISEGNI E SEI SCULTURE LEGATI DAL TEMA DELLA ROTAZIONE, NELL'ULTIMA SALA: L'ALLUMINIUM MIRROR, UN GIOCO DI SPECCHI CHE GIOCA CON GLI EFFETTI TRA CONCAVO E CONVESSO.
LE OPERE DI KAPOOR SONO CONCETTUALMENTE SPAZIALI, PURE ASTRAZIONI, MISURAZIONI DELL'INFINITO, DELL'ASSENZA PIÙ CHE DELLA PRESENZA. E RICONOSCERE CHE LA SUA AZIONE NON È MAI NORMATIVA NÉ IMPOSITIVA: SE LE SCULTURE SONO SOSPESE TRA MATERIALE E IMMATERIALE, DURO E MORBIDO, SOLIDO E FLUIDO, PESO E LEGGEREZZA, LUCE E OSCURITÀ, ANCHE IL GESTO CHE LE METTE AL MONDO OSCILLA TRA FORZA E ABBANDONO.
COME DESCRIVERE I LAVORI PRESENTI IN QUESTA MOSTRA, FORME IN MOVIMENTO, RIFLETTENTI, PER CAPIRE IL PUNTO DI VISTA DI KAPOOR SI DOVREBBE POTER PENSARE GLI OGGETTI INSIEME CON LO SPAZIO, L'OBIECTUM PER L'ARTISTA È UN CONCETTO INDETERMINATO, POSSIBILITÀ TENDENZIALMENTE INFINITA NON GLI OGGETTI VISIBILI NELLO SPAZIO POSTO LÌ DA NOI, MA L'OGGETTO COME UN'UNICA ESTENSIONE NASCOSTA, COMPRESSA, INGHIOTTITA NELLE FORME SAREBBE IL TEMA PRINCIPALE DELLA SUA OPERA.
LE SCULTURE INSISTONO NEL RACCOGLIERE E CONCENTRARE IN SÉ QUANTO PIÙ MONDO ESTERNO È POSSIBILE, COME SE LA FORMA FOSSE UNA QUALITÀ INTERIORE DELLE COSE, IRRAGGIUNGIBILE E INTANGIBILE. E FOSSE DESTINO DELLA SCULTORE FAR SÌ CHE POSSA TRASPARIRE, CREANDO UN VARCO VERSO CIÒ CHE NON SI DÀ, NÉ SI PUÒ COGLIERE.
IN FONDO, TUTTA L'ARTE DI KAPOOR CI PARLA DI UN SPAZIO CHE È RISUCCHIATO E CONDENSATO IN OGGETTI CHE RESTANO MUTI E INESPRESSIVI, PERFETTAMENTE VUOTI, SE PURE SI DANNO COME PRESENZE CORPOSE E SMISURATE O INDEFINITE E SFUGGENTI COME ALCUNI LAVORI QUI IN MOSTRA.
Anish Kapoor









Saturday, February 13, 2016

PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI-BOTERO VIA CRUCIS

Via Crucis. La Passione di Cristo is the series produced by Fernando Botero between 2010 and 2011. The series, made up of 27 oli paintings and 34 artworks on paper.
The issue of this series emerged out of the childhood and youth of Fernando Botero, with the first visual education he received in Colombia, due to plentiful omnipresent religious images both in public and in private spaces.
The Fernando Botero's work generates multiple reading interpretations: related to what is represented, the work issue and his constant references to art history, between the most visible.
His work is permanent amplified interpretation, and never just imitative, of some of the  protagonists of Western art: Paolo Uccello, Peter Paul Rubens, Diego Velasquez, Paul Cezanne and Pablo Picasso, among many others. Beyond the issue, however, Botero has built a sensual world populated by beings filled of a bulged and happy pleasure; he does through that quiet and sumptuous plenty of the forms, which found  their maturity by the end of the 1970's. Here is a crossroads where the memories of his city and region are tightly crossed, among other things, by religious practices deeply rooted in the culture and its iconography.
Other previous works refer to that religious tradition; but peaceful semblance, ideas and forms, that seemed so stable, are enriched with a twist that represent how the pain and tragedy are reflected, using figurative language without abandoning his particular deforming look.
Botero's place in history is due to the construction of the most convincing visualities in the history of modern art. This twist could be considered a new display where the dramatic makes its apparance, where persistence but also internal changes that enrich and broad his work are identified. The ironic tone is replaced by a compassionate one to reflect with poetry and drama, about the intensity and cruelty of the Passion of Crist.
At Palazzo delle Esposizioni - from February 13  to May1

Via Crucis. La Passione di Cristo è il ciclo di opere prodotto da Ferdinando Botero tra il 2010 e il 2011. La serie, composta da 27 dipinti e 34 opere su carta.
Il tema della via Crucis affascina da sempre Botero, sin dalla prima educazione artistica ricevuta in gioventù, grazie all'abbondanza di immagini religiose presenti in Colombia.
L'opere di Fernando Botero offre molteplici livelli di lettura: la rappresentazione della realtà, il tema dell'opera e il suo costante riferimento alla storia dell'arte, solo per citare i più evidenti.
Il suo lavoro è un'interpretazione sempre amplifiacativa, e mai semplicemente imitativa, di alcuni dei protagonisti dell'arte occidentale: Paolo Uccello, Peter Paul Rubens, Diego Velasquez, Paul Cezanne e Pablo Picasso, tra gli altri. Al di là del tema affrontato, tuttavia, Botero costruisce mondi sensuali, popolati da esseri colmi di un piacere immenso e felice e lo fa attraverso  quell'abbondanza tranquilla e sontuosa di forme che trovano la sua maturità verso la fine del 1970. Le sue opere riflettono un crocevia di percorsi in cui i ricordi della sua città e regione natale si mescolano con la memoria di rituali religiosi profondamente radicati nella cultura e nell' iconografia colombiane.
L'allusione a questa tradizione religiosa compare già in opere precedenti. Nel ciclo dedicato alla via Crucis tuttavia, le dolci sembianze, le idee e le forme che parevano così stabili vengono arricchite, mostrandoci come l'artista plasma il dolore e la tragedia impiegando il linguaggio figurativo che lo caratterizza, senza abbandonare il suo particolare sguardo deformante.
La visione di Botero è considerata una delle più persuasive nella storia dell'arte moderna e questa serie, in cui il dramma compare per la prima volta, ne è l'ennesima dimostrazione. In essa coesistono persistenze e trasformazioni interne che arricchiscono e amplificano il lavoro dell'artista. Il tono ironico viene sostituito da uno sguardo compassionevole attraverso il quale riflettere intorno alla poesia, al dramma, all'intensità e alla crudeltà della Passione di Cristo.
Al Palazzo delle Esposizioni-Dal 13 febbraio al 1° maggio
Jesuùs y la multitud

El beso de Judes

Jesus encuentra a su Madre


Jesus clavado en la cruz

El desnudo de Cristo

Jesus cae por primera vez

Jesus consuela a las mujeres


Cristo ha muerto

Las uñas

Crucifixion

Entierro de Cristo

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